[AIB]AIB Notizie 8/2002
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Le bibliotecarie di Alessandria

Simonetta Buttò

«Era stata una collega violinista dell'orchestra del teatro dei Piccoli a segnalare a Marta il concorso per "posti della carriera direttiva nelle Biblioteche dello Stato: Gruppo A.". Era richiesta la laurea in Lettere o in Lingue. Marta presentò il certificato di laurea e gli altri titoli: la borsa di studio, l'attestato di partecipazione al Corso di Estetica Musicale a Berlino. Dichiarò di possedere la conoscenza di Francese, Inglese e Tedesco, oltre che del Latino e del Greco: parlato e scritto. Inoltre, l'Arabo parlato. Tacque il diploma di violoncello. All'esame tradusse dal Latino e in Latino, tradusse dal Greco. Per l'orale "impostò una ricerca" in francese; l'esame di paleografia fu "una passeggiata". Marta era alta, molto bella e timida».
Così Alessandra Lavagnino racconta nel suo romanzo Le bibliotecarie di Alessandria (Palermo: Sellerio, 2002) il primo, casuale, incontro con le biblioteche di Marta Canterno, una delle due protagoniste che danno il titolo al libro. L’altra, Margherita, sorella di Marta, è l'intermittente voce narrante, la fonte dei ricordi, la sopravvissuta («Ma io non ho una storia – dice di sé Margherita – La mia vita è stata stupida. Proprio stupida. Sarà per questo […] che non finisce mai”).
La storia di Marta e Margherita è la storia di Angela e di Luigia Augusta Lattanzi, entrambe nate ad Alessandria d’Egitto, dove il professor Lattanzi era insegnante di latino e greco al Liceo italiano, entrambe destinate a diventare bibliotecarie, dopo il ritorno in patria, avvenuto nel 1920 per permettere alla maggiore delle due sorelle di frequentare l'Università di Roma.
Dopo la laurea, il matrimonio e la nascita della figlia, Angela, infatti, aveva brillantemente vinto quel concorso segnalatole dalla “collega violinista” ed era diventata bibliotecario aggiunto nelle biblioteche pubbliche statali con assunzione in prova il 16 luglio 1935.
Assegnata "di prima nomina" alla Biblioteca Casanatense, allora diretta da Luigi de Gregori, fu incaricata della catalogazione degli incunaboli e delle cinquecentine: quel primo contatto con i libri antichi era destinato a espandersi all'indietro, verso i secoli alti del Medioevo, i manoscritti, le miniature, che costituirono da allora in poi, per Angela, il più congeniale argomento di studio, di lavoro, di insegnamento.
La sorella Luigia (la "zia Margherita" del romanzo) entrò invece alla Biblioteca Casanatense nel 1937, come gruppo C, e lì rimase come coadiutore fino alla fine della carriera.
Le bibliotecarie di Alessandria non è, per chi fa la nostra professione, un romanzo come tanti. L'autrice è la figlia di Angela Lattanzi e di Emilio Lavagnino, storico dell'arte, ispettore delle Belle arti, direttore della Galleria nazionale d'arte antica a Palazzo Corsini e poi soprintendente alle gallerie di Roma e del Lazio.
Le vicende che racconta sono quelle di una "bibliotecaria per caso" che gli accidenti della vita portarono a scoprire una specie di vocazione celata, un mestiere tanto coinvolgente da risultare strettamente legato a ogni gesto quotidiano e, insieme, alla storia del nostro Paese, fra le distruzioni della guerra e l'impegno per la ricostruzione.
Angela, infatti, trasferita nel 1937 alla Biblioteca nazionale di Palermo al seguito del secondo marito, l'antiquario Antonio Daneu, sloveno di Opicina nato e cresciuto in Sicilia, si trovò fin dall'inizio della carriera a dover fare fronte a incarichi di grande responsabilità che i tempi difficili della guerra imponevano anche a quella fascia di funzionari delle biblioteche governative, proprio allora emergente, rappresentata dalle donne bibliotecarie, che di lì a poco andranno a costituire il nucleo numericamente e tecnicamente portante di tutta l'amministrazione bibliotecaria italiana.
In un gioco di specchi a distanza, durante la guerra Angela ed Emilio Lavagnino parteciparono entrambi, a rischio della propria incolumità, al salvataggio dalle razzie e dai bombardamenti del materiale bibliografico raro e di pregio di tutta la Sicilia, l'una, delle opere d'arte del Lazio, delle Marche, di Napoli, Venezia e Milano, l'altro, decidendo con lucidità e lungimiranza non comuni della sorte dei cimeli loro affidati.
Finita la guerra, si impegnarono per la ricostruzione e la rinascita degli istituti culturali, Angela come soprintendente alle biblioteche della Sicilia occidentale, Emilio Lavagnino come soprintendente alle gallerie e alle opere d'arte medievale e moderna del Lazio.
Le "belle arti" e le biblioteche pubbliche si incontrano attraverso questi due protagonisti nelle pagine del romanzo e fanno da collante per una carrellata di personaggi che rappresentano tanta parte della cultura del Novecento: Adolfo Venturi e Federico Hermanin, Ettore Apolloni, Luigi De Gregori e Alberto Giraldi, ma anche Giuseppe Ceccarelli (Ceccarius), Giorgio Vigolo, Francesco Flora e Gino Doria, dopo che sullo sfondo degli anni egiziani si erano intravisti Ungaretti e Pea.
Mentre la storia delle famiglie di origine, i ciociari Lattanzi e i genovesi Lavagnino, il loro convergere fino a intrecciarsi nel grande nodo della nuova capitale d'Italia si sviluppa dentro i tempi e i luoghi dei ricordi: la trasformazione urbanistica di Roma dopo la Breccia di Porta Pia, la nascita del Quartiere Prati, la Grande esposizione universale del 1911, la demolizione della Spina di Borgo, il bombardamento di San Lorenzo, l'arrivo degli americani, l'inizio del ritorno alla normalità.
Degli altri protagonisti, i Daneu di Palermo, antiquari e scopritori delle arti paesane della Sicilia e della Sardegna, la famiglia "altra", Alessandra Lavagnino aveva già ricostruito l'epopea a partire dal periodo napoleonico in un volume nel 1981 (I Daneu, Milano: Rizzoli): qui appaiono già ben radicati nella realtà palermitana del commercio e dell'esportazione di oggetti d'arte, portatori di quel fascino esotico che riguarda le origini nordiche ma che rimanda all'infanzia egiziana della protagonista.
E proprio dall'Alessandria di oggi era partita l'Autrice, interrogandosi nella Premessa: “Ho visto il cantiere della nuova grande Biblioteca. La Biblioteca di Alessandria! Voluta dall'Unesco, è nata su progetto di architetti norvegesi. Conterrà […] tutti i cinquecentomila titoli di quella antica famosa. Mi chiedo come, e lì non ho trovato alcuno cui domandare. Saranno volumi di carta, o microfilm, dischetti e CD? E le lingue? Ci saranno testi nelle lingue antiche? Come sarebbe possibile ciò? Chi leggerà l'Aramaico, il Greco antico, le lingue di Persia, il Latino?”.

Notizie e informazioni su Angela Daneu sono consultabili in: Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo, http://www.aib.it/editoria/aib/dbbi20/daneu.htm

butto@aib.it

BUTTÒ, Simonetta. Le bibliotecarie di Alessandria. «AIB Notizie», 14 (2002), n. 8, p. 18-19.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2002-09-25 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n14/02-08butto.htm

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