[AIB]AIB Notizie 8/2002
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Access to research: un progetto per garantire l’accesso gratuito
ai periodici elettronici per i paesi in via di sviluppo.
Intervista a Gertraud Griepke (Springer Verlag)

a cura di Valentina Comba e Vittorio Ponzani

Come abbiamo già avuto modo di ricordare di recente su questa rivista, l’avvento dei periodici elettronici non ha portato alle biblioteche l’auspicato abbassamento dei prezzi degli abbonamenti, ma ha invece provocato l’incremento dei servizi a valore aggiunto e di conseguenza l’aumento dei costi. Esistono tuttavia alcune eccezioni, tanto più importanti in quanto destinate a scopi umanitari: con il progetto “Access to research” l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in collaborazione con il British Medical Journal (BMJ) e l’Open Society Institute della Fondazione George Soros, ha stipulato un accordo con i più importanti editori di riviste scientifiche di ambito biomedico per garantire l’accesso gratuito ai periodici elettronici per i ricercatori dei paesi in via di sviluppo.
Migliaia di medici, ricercatori e scienziati di oltre 70 paesi dell’Africa, dell’Asia centrale e dell’Europa orientale avranno accesso gratuito tramite Internet a quasi 1500 periodici biomedici. In questi paesi si sta sviluppando un’interessante attività di ricerca, soprattutto per quanto riguarda quelle malattie che colpiscono principalmente le aree più povere (come ad esempio la malaria o le patologie legate alla malnutrizione), ma la mancanza di informazione aggiornata e di qualità non permette ai lavori degli scienziati di avere un impatto significativo sulla comunità scientifica mondiale. Lo scopo che il piano “Access to research” intende perseguire è quello di rinforzare i servizi sanitari dei paesi in via di sviluppo offrendo agli operatori sanitari, ai ricercatori e agli uffici governativi che si occupano di salute pubblica l’accesso gratuito all’informazione biomedica di qualità attraverso Internet. Chiediamo a Gertraud Griepke, responsabile del settore vendite e marketing dei periodici elettronici e delle banche dati per la Springer Verlag, di illustrarci il punto di vista di uno dei maggiori editori scientifici coinvolti nell’iniziativa.

Innanzi tutto, quali sono state le motivazioni e come si articola questo importante progetto?
Il progetto “Access to research”, promosso congiuntamente dall’OMS e dal BMJ e annunciato nell’ottobre del 2000, è effettivamente molto ambizioso e si pone l’obiettivo di ridurre l’enorme divario che esiste tra paesi ricchi e paesi poveri per quanto riguarda l’accesso all’informazione sanitaria. La durata prevista è di tre anni ed è articolato in tre fasi, in ognuna delle quali sono coinvolti paesi diversi, a seconda del loro reddito.
La prima fase, partita alla fine di gennaio 2002, intende favorire i paesi più poveri del mondo, dove il prodotto interno lordo per persona è inferiore a 1000 dollari l'anno. Le maggiori case editrici in ambito biomedico, Elsevier Science, Springer Verlag, Blackwell, il gruppo Harcourt Worldwide STM, Wolters Kluwer e John Wiley, garantiscono ai ricercatori di quei paesi l'accesso a una delle più grandi collezioni di periodici biomedici, formata da quasi 1500 e-journals, attraverso il sito Web Health InterNetwork (http://www.healthinternetwork.net).
L'iniziativa sta creando molto interesse tra gli altri editori, molti dei quali si stanno muovendo per partecipare alla seconda fase del progetto. Infatti ci si rende sempre più conto che è necessario sostenere la ricerca scientifica nei paesi in via di sviluppo, anche se purtroppo quei paesi non hanno la possibilità di sostenere la ricerca sviluppando collezioni di periodici cartacei, perché non possono affrontarne i costi. Si stanno definendo intanto la seconda e la terza fase del piano, che coinvolgeranno i paesi con prodotti nazionali lordi progressivamente superiori.
Un aspetto molto importante di tutta l’iniziativa è che l'OMS potrà valutare l’impatto che l’utilizzo di questa grande quantità di periodici biomedici da parte dei ricercatori dei paesi in via di sviluppo avrà direttamente sulla salute dei cittadini di quegli stessi paesi.
Un caso molto significativo è quello della Palestina. Tre anni fa sono stata in Israele, dove i ricercatori hanno libero accesso alle informazioni scientifiche senza particolari problemi. Mentre partecipavo a una conferenza in Israele sono stata anche in Palestina, in particolare a Gaza e Ramallah, dove ho potuto visitare alcune biblioteche universitarie. L’aspetto che più mi ha colpito è stato che si tratta di strutture abbastanza avanzate per quanto riguarda le tecnologie, ma con collezioni del tutto inadeguate. Solo pochissime biblioteche hanno abbonamenti a periodici e di conseguenza i ricercatori e gli scienziati hanno scarso accesso alle informazioni, soffrendo molto per questa situazione. Tutto questo mi ha tanto impressionato che io personalmente ho tentato di trovare un finanziatore in Germania che offrisse denaro per incrementare le collezioni di quelle biblioteche. Ho contattato quindi la "Digitale Bibliothek" Nord-Rhein-Westfalen, che ha messo a disposizione finanziamenti con i quali le biblioteche in Palestina hanno potuto non solo incrementare le loro collezioni di periodici ma anche svolgere attività di formazione per i bibliotecari e sviluppare strategie per la creazione e l'uso di nuove risorse informative. Tra l’altro, in questa circostanza, ci siamo resi conto di come in quel paese i ricercatori abbiano bisogno non già di una quantità infinita di letteratura scientifica, ma al contrario, solo di poche centinaia di articoli, purché siano quelli giusti e di buona qualità, che magari sono pubblicati su varie riviste di editori differenti.

E una delle fonti migliori per riviste cliniche pubblicate da editori differenti è Highwire, che ha creato una ricca collezione di periodici accessibili gratuitamente...
In realtà Highwire è un aggregatore, una piattaforma tecnologica attraverso la quale vengono veicolati i contenuti provenienti da editori scientifici, e quindi la richiesta di accedere gratuitamente (o con tariffe agevolate) a quei contenuti doveva comunque essere fatta agli editori. Questi, d’altra parte, aspirano naturalmente a una distribuzione sempre più ampia delle loro riviste e alla crescita del numero degli abbonamenti, e per questo offrono sempre più spesso servizi aggiuntivi per i propri abbonati. Molto spesso però le biblioteche non hanno la possibilità economica di abbonarsi a tutte le riviste esistenti, e quindi devono fare una selezione.

Gli editori in ambito biomedico hanno maggiori difficoltà rispetto a quelli che si occupano di altri settori disciplinari, perché il numero degli utenti è molto ristretto e le riviste sono molto specializzate. Una delle difficoltà è per esempio quella di trovare nuovi autori in grado di scrivere articoli di buon livello. Lei pensa che questa iniziativa dell'OMS aiuterà i ricercatori provenienti dai paesi in via di sviluppo a pubblicare di più nelle riviste scientifiche?
Certamente. L’accesso a una ricca collezione di periodici biomedici consentirà ai ricercatori di quei paesi di avere una visione globale più chiara e più aggiornata dello stato dell'arte degli studi nel loro ambito disciplinare, evitando così i rischi della doppia pubblicazione. Un accordo tra gli editori coinvolti nel progetto garantirà inoltre la possibilità di passare, attraverso link, dai riferimenti bibliografici contenuti in un articolo al testo completo degli articoli citati, anche se pubblicati da un editore diverso.
In ambito biomedico, in particolare, avere la possibilità di verificare cosa sia stato fino a quel momento pubblicato su un argomento è un punto di partenza fondamentale per produrre lavori che possano ottenere un significativo impatto sulla comunità scientifica.

È possibile dare un primo giudizio su come sta procedendo questa iniziativa?
Sia l'OMS sia tutti gli editori coinvolti hanno dimostrato grande soddisfazione per i risultati che si stanno ottenendo in questa prima fase del progetto. Si tratta di esiti eccezionali, in particolare perché era molto complesso offrire la possibilità di accedere a informazioni provenienti da tanti editori diversi. È essenziale elaborare una sorta di contratto tra le istituzioni e i vari editori, chiarendo preliminarmente tutti i problemi relativi ai diritti degli editori stessi e il loro ruolo all’interno del progetto. Decisiva inoltre si è dimostrata la scelta di adottare una piattaforma tecnologica adatta a supportare l’iniziativa, utilizzando un’unica interfaccia (Pubmed) per tutti gli editori. È quindi possibile seguire i riferimenti bibliografici presenti in Pubmed attraverso link che portano direttamente agli articoli citati. La conseguenza di questa scelta è che gli editori non devono sopportare l’onere di garantire l'accesso a diverse centinaia di istituzioni diverse. È stato necessario soltanto aprire un sito Web unico, attraverso cui tutti potessero accedere ai periodici, e questo è stato tecnicamente abbastanza facile e ha richiesto tempi brevi. Si tratta dunque di un progetto ben organizzato e ne sono rimasta molto impressionata. Purtroppo non credo che la stampa internazionale abbia segnalato con la giusta e meritata evidenza questa notizia.

No, è vero. I giornali non hanno dato grande rilievo a questa iniziativa, e solo parlando con i colleghi più informati è stato possibile coglierne appieno l'importanza.
L'ottimo risultato ottenuto in questa prima fase ci fa inoltre sperare per le fasi successive, perché se tutto è andato bene, e non ci sono stati problemi da parte degli editori, ci sono tutte le premesse per proseguire.

Nelle fasi successive verranno introdotte delle licenze?
Sì, penso che gli editori dovranno negoziare i prezzi degli abbonamenti, perché da una parte devono analizzare i modelli economici presenti in questi paesi e dall’altra devono verificare quanto denaro stanno perdendo nell’offrire l’accesso gratuito ai propri periodici. Esiste un grosso problema per le case editrici a offrire a titolo gratuito le proprie risorse, a eccezione di quelle che vengono create proprio per essere diffuse e utilizzate senza prevedere alcun guadagno, come per esempio gli abstract, i motori di ricerca o alcuni particolari periodici online. Dopo un’attenta analisi della situazione economica e dei risultati ottenuti nel corso della prima fase del progetto si deciderà in che modo impostare le fasi successive.

comba@cib.unibo.it
ponzani@aib.it

Access to research: un progetto per garantire l'accesso gratuito ai periodici elettronici per i paesi in via di sviluppo. Intervista a Gertraud Griepke a cura Di Valentina Comba e Vittorio Ponzani . «AIB Notizie», 14 (2002), n. 8, p. 9-10.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2002-09-25 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n14/02-08comba.htm

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