[AIB]AIB Notizie 8/2002
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Limitazioni di accesso: le ragioni dell'utente

Vittorio Ponzani

In questo periodo estivo si è presentata, per gli iscritti ad AIB-CUR, un’occasione rara da prendere al volo. Si è svolto infatti un interessante scambio di opinioni, originato – e qui sta la novità – non già da un bibliotecario bensì da un utente (una categoria poco presente in lista, o comunque molto silenziosa), che lamenta la politica di limitazione dell’accesso al pubblico non “selezionato” nelle biblioteche pubbliche statali.
Il messaggio comincia con un interessante excursus sulla storia delle biblioteche pubbliche statali, ricordando come, secondo il d. P. R. 5 settembre 1967 n. 1501, queste biblioteche facevano parte del Ministero della pubblica istruzione e la loro funzione era esplicitamente quella di sostenere le scuole e le università di ogni ordine e grado. Per questa ragione l’accesso era limitato agli studenti e ai docenti, mentre era escluso agli altri cittadini. Le cose cambiano con il d. P. R. 5 luglio 1995 n. 417 (Regolamento recante norme sulle biblioteche pubbliche statali); esso stabilisce che tali biblioteche dipendano dal Ministero per i beni culturali ed ambientali [attualmente Ministero per i beni e le attività culturali] e che per questo possano essere dichiarate biblioteche aperte al pubblico. Inoltre, non si fa più riferimento alle categorie di “cittadini” e “studenti”, ma alla più comprensiva categoria degli “utenti”, favorendo così un'interpretazione estensiva del diritto di accesso.
Ma oggi la realtà è molto diversa, prosegue l’utente, denunciando come lo stesso recente Regolamento interno della Biblioteca nazionale centrale di Firenze (BNCF) non sarebbe conforme al dettato legislativo. Vi si legge, infatti, che «la biblioteca è destinata a quanti svolgono attività di ricerca» e che possono accedervi i «professori o studenti in possesso di una lettera di presentazione del professore».
Questo, secondo l’utente, sarebbe in contrasto con i principi della norma e soprattutto rappresenterebbe un concetto di “conservazione” troppo incentrato sulle tradizionali attività di catalogazione e conservazione dei libri e troppo poco su una cultura del servizio agli utenti.
L’autore dei messaggi sembra ben conoscere la situazione della biblioteca fiorentina, avendo peraltro fatto parte per due anni dell’Associazione dei lettori della BNCF. Questo j’accuse, che appare molto articolato e ben documentato, rappresenta però il punto di vista parziale di un utente, che probabilmente non ha – né è obbligato ad avere – una visione più ampia della complessiva politica bibliotecaria nazionale.
Una risposta esaustiva a questa protesta arriva da un bibliotecario che, pur sottolineando la necessità di prestare grande attenzione alle osservazioni e alle critiche degli utenti e ribadendo l’importante ruolo di AIB-CUR come spazio di dibattito e riflessione tra i professionisti dell’informazione, ricorda come in Europa tutte le biblioteche nazionali attuino una politica di limitazione all’accesso degli utenti. Vengono citate, per esempio, le biblioteche nazionali danese, francese e inglese. Per entrare in quest’ultima, in particolare, è necessario dimostrare che si ha la necessità di consultare un documento conservato solo alla British Library e non presente nelle public libraries. Le biblioteche nazionali, d’altra parte, contrappongono a queste limitazioni uno sforzo per venire incontro alle esigenze informative dei cittadini, sia garantendo l’uso di risorse in rete (collezioni digitalizzate, OPAC ecc.), sia indirizzando i cittadini verso quelle biblioteche che sono specificamente destinate a soddisfare le loro necessità.
Viene sottolineato infine come il concetto di “biblioteca pubblica” sia spesso poco compreso dagli utenti (talvolta anche dagli stessi bibliotecari), che chiedono tutto a qualsiasi biblioteca, senza tenere in alcun conto le differenze di tipologia e di funzione che caratterizzano ciascuna biblioteca all’interno del sistema bibliotecario nazionale. Le biblioteche nazionali, per esempio, sono parte della pubblica amministrazione e si possono perciò definire in questo senso “pubbliche”, ma non svolgono la funzione di offrire risorse informative generali a un pubblico di utenti generico, essendo invece destinate a un pubblico specifico, quello degli “studiosi” presentando così analogie con le biblioteche “speciali”.

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Ancora una volta la lista di discussione dei bibliotecari italiani si occupa di diritto d’autore e ancora una volta per un episodio piuttosto singolare riportato da un messaggio: la casa discografica del compositore John Cage ha intentato una causa legale al gruppo dei Planets, accusato di aver copiato il celebre brano di Cage intitolato 4’ 33”, senza rispettare il copyright.
Il brano, scritto nel 1952, suscitò all’epoca un notevole scandalo, dal momento che consiste in quatto minuti e trentatré secondi di assoluto silenzio, molto apprezzato dagli appassionati di arte contemporanea ma scarsamente compreso dal resto del pubblico.
Naturalmente la vicenda, oltre a un risvolto di tipo culturale, ha anche un rilevante impatto di tipo economico, perché il disco dei Planets contenente il brano A one minute silence è stato in testa alle classifiche e ha venduto un numero elevatissimo di copie.

ponzani@aib.it

L'archivio storico di tutti i contributi inviati in AIB-CUR è consultabile, da parte degli iscritti alla lista, a partire dall'indirizzo http://www.aib.it/aib/aibcur/aibcur.htm3

PONZANI, Vittorio. Limitazioni di accesso: le ragioni dell'utente. «AIB Notizie», 14 (2002), n. 8, p. 8.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2002-09-25 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n14/02-08ponzani.htm

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