[AIB]AIB Notizie 10-11/2002
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Dodici anni di nuove biblioteche nelle università:
Francia, Gran Bretagna e Spagna

Francesca Bernardi

L’evoluzione delle biblioteche verso nuovi modelli ha stimolato una crescita degli interventi per rinnovarne le strutture edilizie. Il riesame dell’idea stessa di biblioteca sta infatti coinvolgendo anche gli spazi, la loro organizzazione, fino a ridefinirne le stesse forme architettoniche. La rivoluzione strutturale nelle biblioteche, in special modo in quelle universitarie e degli istituti di ricerca, deve essere analizzata da due prospettive differenti: da un lato la centralità del rapporto tra nuove tecnologie e architettura degli interni e dall’altro la necessità di far confluire competenze plurime nell’elaborazione del progetto complessivo. Affiancare e fare dialogare, in un rapporto sinergico tra loro diverse figure professionali diventa quindi irrinunciabile per la buona riuscita di ogni iniziativa.

È nelle università che la biblioteca sta subendo i cambiamenti più rilevanti nella sua costituzione strutturale e nella sua missione. Vari sono i fattori: l’aumento della popolazione studentesca e dell’utenza accademica in generale, la crescita del patrimonio cartaceo (nonostante l’affermarsi dei nuovi supporti), le nuove tecnologie che necessitano di uno spazio adatto alla fruizione di servizi ormai comuni, oltre al fatto che una biblioteca esteticamente gradevole, funzionale e tecnologicamente all’avanguardia rimane un obiettivo che dà prestigio, oltre che servizi, all’istituzione.
La sfida della biblioteca universitaria era già ben delineata nell’ormai a tutti noto Follett Report del 1993: il ruolo didattico si rafforza, unendo più strettamente attività di ricerca e patrimonio documentario, la biblioteca assume una funzione di traino per una rete di ateneo, come sintetizzatore dell’accesso alle risorse digitali, le richieste di un suo uso come laboratorio didattico richiedono ulteriore impegno.
Da queste premesse si è sviluppata un’indagine su cosa stia avvenendo nel campo dell’architettura bibliotecaria, sviluppata in un capitolo centrale della tesi di laurea di chi scrive (Il rinnovamento delle biblioteche universitarie: alcuni casi europei, Corso di laurea in Conservazione dei Beni culturali, indirizzo Archivistico-Librario, Università Ca’ Foscari, a.a. 2000-2001).
La quantificazione dell’edilizia bibliotecaria inglese è basata sulle informazioni fornite dallo SCONUL (Standing Conference of National and University Libraries) nella sua base dati in linea. Nell’arco di poco più di dieci anni in Gran Bretagna risultano costruite, ampliate o ristrutturate 101 biblioteche universitarie, per una superficie totale di 288.300 mq, con più di 45.000 posti di lettura. La Gran Bretagna è da sempre un riferimento per come nei suoi atenei la biblioteca sia la struttura nodale (fisica e di servizio) per la politica informativa di tutta l’università. Qui il learning-centre (letteralmente "centro di apprendimento") unisce alle tradizionali attività di servizio bibliotecario servizi aggiuntivi strettamente legati alla didattica, che erano sempre stati inglobati in strutture di supporto all’insegnamento nelle facoltà e nei dipartimenti, e diviene inoltre punto di gestione delle risorse informatizzate e digitali. Due sono i cardini degli interventi edilizi: la forte spinta all’introduzione delle nuove tecnologie e la creazione di spazi per il lavoro di gruppo, per la nuova didattica cui la biblioteca tradizionale non aveva dedicato adeguata attenzione. Dalle rilevazioni SCONUL si individua chiaramente come poche siano le biblioteche universitarie che contino meno di 100 posti di lettura (solo il 13%). Nelle biblioteche di nuova costruzione il numero medio dei posti di lettura è di 500. L’Higher Educational Funding Council (l’apposita istituzione preposta alla pianificazione delle risorse da investire nel mondo accademico) ha attivato così, in dieci anni, un investimento di 399 milioni di sterline per le biblioteche universitarie: gli interventi sono stati principalmente mirati a dimensioni medio-grandi (5000-6000 mq), nella consapevolezza che esiste un dimensionamento minimo per ottenere efficienza ed efficacia, nonché le necessarie economie di scala.
Lo studio del caso francese è partito dal rapporto di valutazione condotto da Marie Françoise Bisbrouck, Bibliothèques universitaires: évaluation des nouveaux bâtiments. Ulteriori informazioni sono state ricavate dall’Annuaire des bibliothèques universitaires et des grands établissements 1999. I tre piani di rinnovamento Université 2000 (U2000), XIe plan pour l’Enseignement supérieur e Université Troisieme millenaire (U3M), hanno promosso e finanziato, dal 1994 in poi, 110 interventi, di cui 55 di nuova edificazione, per un totale di 289.000 mq. La Francia è caratterizzata dall’imporsi del modello mediateca pubblica, cui si ispira anche per le realizzazioni universitarie, diversificando il più possibile gli spazi e creando una struttura forte nel sostegno all’innovazione didattica. Già il Rapport Miquel (1986), delineando il quadro dei servizi bibliotecari nelle università dagli anni Ottanta agli anni Novanta, definì prioritario un intervento sulle strutture: solo però dopo 15 anni di quasi assoluta inattività, il primo piano concreto di ammodernamento prese il via tra il 1991 e il 1994, con il progetto Université 2000, che ha visto lo stanziamento di oltre 40 miliardi di franchi, di cui tre destinati alle biblioteche per la riconversione di 100 edifici. Il risultato ha alimentato speranze per progetti successivi. Così è nato un secondo piano (1994-1998), il cui obiettivo fu la definizione di un progetto stabile di miglioramento delle strutture destinate alla ricerca, con il risultato di programmare il rinnovo di 110 biblioteche nell’arco di dieci anni. Di queste, una percentuale consistente è costituita da nuovi edifici, e 69 superano ampiamente la soglia dei 1000 metri di superficie. Il programma conteneva alcuni assi portanti, tra cui: sostenere i nuovi atenei privi di una struttura di base sufficiente, aumentare il numero di posti di lettura per decongestionare le biblioteche di conservazione, da ristrutturare entro il 2006, maggior diffusione dello scaffale aperto per la fruizione di tutti i tipi di documentazione e delle nuove tecnologie, aumento dell’orario standard di apertura (70 ore per 50 settimane).
La Spagna manca di una fonte esaustiva sui progetti di edilizia bibliotecaria nelle università. I dati sono stati così raccolti tramite l’invio a tutti gli atenei di un breve questionario, creato ispirandosi alla griglia del rilevamento SCONUL, anche per rendere i risultati facilmente confrontabili. Le inevitabili carenze nelle risposte hanno richiesto integrazioni, prese dall’Annuario estadistico 2000, prodotto da REBIUN (Red de las Bibliotecas universitarias españolas). Questo paese può rappresentare una sorpresa nel panorama europeo: negli ultimi dieci anni il suo sistema universitario si è sviluppato fortemente, e con molto pragmatismo, sulla base di un dibattito tutto interno, ha realizzato 50 edifici bibliotecari, senza però idealizzare gli interventi in un modello. La Ley de reforma universitaria del 1993 si impegnò dopo lungo tempo a ridefinire i fondi da dedicare alle strutture universitarie pubbliche nazionali per far fronte al considerevole aumento delle iscrizioni e alla conseguente insufficienza degli spazi. Il III Plan nacional de investigación cientifica y desarrollo tecnologico 1996-1999 mise a disposizione un fondo speciale per l’adeguamento delle strutture universitarie e la creazione di nuovi campus, che interessò le biblioteche solo marginalmente (2%). Nonostante la riforma non abbia toccato direttamente il “caso biblioteca”, l’azione di ammodernamento inevitabilmente ebbe ripercussioni anche nella realtà bibliotecaria universitaria. In particolar modo, dall’anno della Ley de reforma universitaria, è cambiato il rapporto esistente tra università e biblioteca, oggi ben visibile. Relazione da sempre conflittuale, la biblioteca non era considerata parte del sistema universitario ma solo un optional. Dal 1996 è nata una nuova sensibilità nei confronti della biblioteca universitaria, che ha acquisito importanza non solo per la ricerca, ma anche per la didattica. Negli ultimi sei anni lo sforzo delle università si è infatti concentrato nella costituzione di sistemi bibliotecari e nella edificazione di spazi che potessero adattarsi al meglio a una “nuova” – almeno per il panorama spagnolo – missione delle biblioteche. Dall’analisi dei dati emerge che negli ultimi dieci anni, in Spagna, sono stati condotti interventi architettonici con una percentuale elevata di nuove costruzioni. Solo durante il 2000 sono stati costruiti ex novo 42.000 mq, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente, con corrispondenti 7.000 nuovi posti di lettura. In circa otto anni le realizzazioni hanno portato nuovi 150.700 mq, per un totale di 20.474 posti di lettura.


Il rinnovamento delle biblioteche accademiche nei tre paesi europei 1991-2002
Gran BretagnaSpagnaFrancia
Nuovi edifici293653
Estensioni4468
Ristrutturazioni2878
Totali mq288.300150.780289.200


Pur non potendosi individuare un modello omogeneo, l’analisi dei tre paesi mostra una tendenza comune ad aprire nelle università nuovi spazi per biblioteche e palesa la ricerca di tipologie più flessibili: sale per la didattica, sale per seminari e per il lavoro di gruppo, carrels, aule per corsi di educazione agli utenti. I principi chiave che sono seguiti nella progettazione si ispirano sempre di più agli enunciati, ormai famosi, di Henry Faulkner-Brown.
La moltiplicazione dei cantieri di biblioteche, malgrado lo svilupparsi della rete, mostra che la biblioteca, come edificio, possiede un potere ineguagliabile. L’architettura delle biblioteche si sviluppa tanto quanto i mezzi di comunicazione si smaterializzano. Attraverso l’osservazione delle tipologie strutturali esaminate, si nota immediatamente che l’idea della biblioteca come luogo protetto e introverso, silenzioso e sacrale, è ormai tramontata, almeno nelle università: qui la biblioteca, con la sua utenza istituzionale e specializzata, viene vista come un luogo che deve essere il più possibile aperto, penetrabile e trasparente, anche per la sua caratteristica ontologica più selettiva rispetto a quella di pubblica lettura. La creazione di particolari servizi e strutture di supporto viene a creare uno spazio dalle molteplici caratteristiche, per potere adempiere la missione nuova della biblioteca: il luogo dell’informazione e dell’apprendimento.
I dati esaminati, che riassumono gli ultimi 12 anni di attività nell’espandere e rinnovare le biblioteche universitarie di tre paesi, sono testimonianza di quanto concretamente si sta facendo in Europa per un servizio fondamentale dato alle attività didattiche e alla ricerca universitarie. E in Italia cosa si sta facendo sullo stesso fronte? Certo qualcosa si muove, forse poco pubblicizzato; forse è ora di iniziare a stimolare analisi, indagini, ma soprattutto iniziative concrete.

BERNARDI, Francesca. Dodici anni di nuove biblioteche nelle università: Francia, Gran Bretagna e Spagna. «AIB Notizie», 14 (2002), n. 10-11, p. 38-39.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2002-12-24 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n14/02-10bernard.htm

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