[AIB]AIB Notizie 10-11/2002
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L’edificio biblioteca

Veronica Gusso

Tra le diverse definizioni di biblioteca (raccolta ordinata di documenti, insieme di servizi…) vi è soprattutto, nell’immaginario collettivo, quella di luogo, di edificio.
All’edificio biblioteca si è associata nel tempo una serie di caratteristiche poco invitanti: luogo chiuso, buio, silenzioso, polveroso. Questi aggettivi sono quanto mai lontani dalla tendenza dell’architettura contemporanea in fatto di biblioteche.

Il modello architettonico è molto cambiato attraverso i secoli, così come sono mutati funzione e pubblico della biblioteca. Dalle piccole nicchie di libri delle epoche più antiche, alla biblioteca centro di produzione libraria degli scriptoria medioevali, alle biblioteche monastiche con un’unica sala oblunga, il cui modello resiste in epoca umanistica e rinascimentale, fino alla galleria di libri. Con l’età barocca comparvero le sale a pianta centrale e i ballatoi, infine l’imponente trasformazione ottocentesca che portò a edifici sempre più grandi inseguendo l’inarrestabile sviluppo dell’informazione, e conseguentemente del patrimonio, e l’accrescersi del numero dei lettori.
Si arriva infine nel Novecento a una sorta di tripartizione dogmatica della biblioteca: spazi per i lettori, spazi per i libri, spazi per i bibliotecari. Tale schema, stabile nella sostanza, vede la preminenza di uno spazio sull’altro ed equilibri interni che variano di caso in caso. La tendenza odierna è quella di ricercare una maggiore fluidità, di tendere alla contaminazione tra i tre livelli. Tale commistione si è realizzata dapprima avvicinando libri e lettori e successivamente modificando anche il rapporto spaziale bibliotecari-utenti. Il risultato di tale impostazione è una biblioteca con quote sempre maggiori di patrimonio direttamente accessibili dall’utenza, a scaffale aperto, e che presenta una maggiore visibilità e trasparenza, non solo a livello metaforico, del lavoro e delle attività del personale di biblioteca.
Si assiste a una sorta di riconquista degli ambienti da parte dei lettori che ribadiscono, con una centralità anche spaziale, il loro essere fine ultimo della biblioteca.
Ma come sarà la biblioteca del futuro? Alcuni hanno profetizzato la sparizione dell’edificio biblioteca. L’evidenza dei fatti ha superato la discussione, esibendo un tale numero di cantieri e di inaugurazioni di nuovi edifici da giudicare almeno prematuri tali timori. L’eclissi dell’edificio biblioteca appare lontana, tanto che il quesito più appropriato sembra oggi essere «come mai si costruiscono così tante biblioteche, proprio quando si pensava che la funzione dell’edificio stesse perdendo di significato?». Michel Melot, a un incontro del Liber Architecture Group del 1996, ribadendo il valore insostituibile dell’edificio biblioteca, lo motivava in tre punti: in quanto esso mantiene un elevato valore simbolico (e viene da pensare soprattutto alle recenti e grandiose biblioteche nazionali), costituisce per gli utenti un punto fermo nella vastissima e a tratti labirintica offerta formativa, rimane, e anzi si propone in modo rafforzato, come importante luogo di socialità.
Alla sempre maggiore varietà di bisogni e nuove esigenze che la biblioteca è chiamata a soddisfare, la risposta, in termini di scelte architettoniche, sembra voler sottolineare tale complessità organizzando sequenze di spazi diversificati tra loro per forme e funzioni. Il tentativo è quello di organizzare la diversità, senza semplificarla per non rischiare banalizzazioni.
Il progettista è chiamato a un compito complesso, diversificare gli spazi senza sacrificarne l’unitarietà, renderli personalizzabili dagli utenti senza per questo rendere anonimo l’insieme, ma anzi rafforzando un certo carattere personale e riconoscibile della biblioteca tutta. Le biblioteche non sono però fatte né per gli architetti, né per i bibliotecari e in un certo senso neanche per i libri, sono per gli utenti ed è pensando a questi e alle loro esigenze espresse e inespresse, consapevoli e inconsapevoli, semplici e articolate, personali e contraddittorie che si deve progettare la biblioteca.
L’impressione che il lettore si fa di una biblioteca è frutto di un insieme di fattori che vanno dal comportamento dei bibliotecari, dalla soddisfazione o meno del suo bisogno informativo, alle regole alle quali deve adattarsi. Gran parte del quadro è frutto della lettura che l’utente fa dell’edificio, dall’esterno all’interno.
La bellezza della biblioteca è una delle dimensioni della sua qualità, ed è una dimensione a tal punto ingombrante da poter superare l’impressione data dall’effettiva esperienza dei servizi.
Per ottenere una piacevolezza dell’insieme è indispensabile una progettazione attenta e consapevole. L’immagine della biblioteca, in quanto edificio pubblico, si connota di problemi di ordine politico-sociale e culturale. Le pubbliche amministrazioni e le istituzioni attraverso tali edifici testimoniano il loro impegno culturale e civile. Ogni scelta architettonica, distributiva, di arredo è portatrice di un messaggio, è forma di comunicazione. La biblioteca attraverso i suoi spazi si presenta agli utenti; esterno, ingresso, forma, colori e materiali, tutte le componenti dicono al lettore cosa la biblioteca è, cosa vuole essere, cosa può offrire e come intende farlo.
Tra le principali caratteristiche che una nuova struttura bibliotecaria dovrebbe avere (elencate negli ormai famosi dieci comandamenti di Harry Faulkner Brown) due sono particolarmente rilevanti: la flessibilità e l’accessibilità. La flessibilità costituisce una sorta di assicurazione per il futuro, l’unica possibilità di adeguamento al cambiamento. Prevedere in un edificio le possibili risposte ai più diversi bisogni futuri (organizzativi, tecnologici, sociali, psicologici) può essere pericoloso e portare facilmente su strade che nel tempo potrebbero risultare poco percorribili.
Altra caratteristica fondamentale è l’accessibilità , caratteristica che meglio di tutte rende il senso della funzione della biblioteca.
Una biblioteca accessibile è una biblioteca aperta, che lascia libertà di scelta ai lettori. È una biblioteca amichevole perché si lascia usare, è accogliente perché offre un ampio orario di apertura per accogliere i suoi diversi “pubblici”. Per garantire questa caratteristica si deve partire da lontano, dalla scelta del luogo che deve essere in una posizione strategica (sia che si tratti di identificare un sito per una nuova edificazione sia in caso di recupero di un edificio storico), da considerazioni logistiche: così come la biblioteca deve essere raggiungibile con ogni mezzo di comunicazione, così deve essere fisicamente raggiungibile con ogni mezzo di trasporto. Ovviamente accesso e percorsi devono essere adatti ai bisogni dei portatori di handicap. L’organizzazione interna deve prevenire ogni senso di smarrimento, offrendo forme, dimensioni, passaggi che consentano un facile orientamento e un’ampia autonomia nei movimenti e nella ricerca dei materiali. Fin dall’esterno deve essere garantita questa cura: l’ingresso deve essere chiaramente riconoscibile, entrando il piano deve essere intuitivo, i percorsi semplici e immediati, la circolazione fluida.
Oltre a un’ampia accessibilità, la biblioteca dovrebbe offrire ai suoi utenti spazi confortevoli: non si devono perseguire lussi o sfarzi particolari, ma piuttosto garantire il benessere di chi lavora e frequenta la biblioteca. Ciò è realizzabile attraverso l’attenzione ad alcuni bisogni fisici di base, che vanno da una temperatura adeguata e priva di sbalzi, all’assenza di correnti, all’ergonomia, al livello di rumore fino a bisogni di livello psicologico, forse più complessi, ma egualmente importanti, come la scelta di colori adeguati, la varietà di spazi e di arredo.
La varietà è forse il modo più attento e rispettoso per cercare di offrire risposte ai bisogni dei lettori. Significa infatti pensare alle diverse attività che si possono svolgere in biblioteca e alle condizioni in cui ciascuna può realizzarsi. Le innovazioni tecnologiche nel campo dell’informazione e della comunicazione spingono a diversificare ulteriormente l’offerta di "posti di lettura" che diventano spazi attrezzati, più o meno informali, raggruppati o isolati, predisposti anche per il lavoro di gruppo, per la condivisione di attività, per la didattica e l’assistenza all’uso delle risorse digitali.
La biblioteca oggi si presenta agli utenti attraverso spazi e forme diverse, diverse all’interno della stessa biblioteca e da biblioteca a biblioteca: essa è “scuola”, “salotto”, “strada”, “municipio”.
Al cambiamento sociale e ambientale la biblioteca efficace risponde mutando e adattando spazi e servizi, come un colorato camaleonte.

GUSSO, Veronica. L'edificio biblioteca. «AIB Notizie», 14 (2002), n. 10-11, p. 40-41.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2002-25-12 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n14/02-10gusso.htm

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