[AIB]AIB Notizie 10-11/2002
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Biblioteche e propaganda

Vittorio Ponzani

Sempre più spesso le biblioteche offrono ai propri utenti l’accesso a Internet e tra i bibliotecari sorge il dubbio se per attivare questo servizio – che si configura ormai come un servizio essenziale – sia necessario richiedere una qualche autorizzazione.
Un bibliotecario veneto segnala in AIB-CUR di aver ricevuto la visita della polizia postale che, in base alla delibera n. 467/00/CONS dell’Autorità per le garanzie nella comunicazione (disponibile all’URL http://www.agcom.it/provv/d_467_00_CONS.htm), ha chiesto al responsabile della biblioteca di mostrare l’autorizzazione del Ministero delle poste e telecomunicazioni, il registro degli utenti che utilizzano Internet e quello dei log degli accessi in rete.
Nel comma 2 della delibera, infatti, si legge che “i soggetti che offrono servizi di telecomunicazioni al pubblico in luoghi presidiati mediante apparecchiature terminali […] connessi a reti informatiche” devono “consentire l'identificazione certa degli utenti che fanno uso di detti terminali per l'invio di posta elettronica”. Nonostante i computer della biblioteca non avessero configurato i client di posta, la polizia ha ritenuto che l’accesso a Internet fosse da considerare come equivalente, dal momento che tramite Internet è possibile accedere a programmi di web-mail (come ad esempio Hotmail, Libero ecc.).
La polizia ha dato venti giorni di tempo al responsabile della biblioteca per fornire tutta la documentazione che dimostri la regolarità della situazione amministrativa, mentre in caso di mancati adempimenti la multa ammonterebbe a migliaia di euro per ogni infrazione.
Anche se ai bibliotecari appaiono evidenti le differenze tra una biblioteca e un Internet caffè, un provider o in generale un fornitore di servizi di telecomunicazione (come potrebbe essere la Telecom), le norme che regolano i servizi di accesso a Internet non sono altrettanto chiare. Sembra infatti evidente che, nello stendere la delibera, l’Autorità abbia voluto riferirsi ai soli servizi commerciali e non a quelli pubblici, tanto che per ottenere l’autorizzazione viene richiesta l’iscrizione alla camera di commercio. Purtroppo, però, la delibera non prevede eccezioni e il Ministero delle poste, interrogato dallo stesso bibliotecario, gli ha confermato che è obbligatorio richiedere l’autorizzazione anche per le biblioteche pubbliche.
La posizione ufficiale dell’AIB è espressa nel messaggio del Segretario nazionale che, riprendendo l’autorevole parere espresso dall’ANCI, ritiene che per le biblioteche non sia necessaria alcuna autorizzazione, dal momento che si tratta di un servizio che rientra tra le funzioni istituzionali proprie dell’ente locale. Naturalmente l’ente pubblico deve garantire adeguate misure di sicurezza per la tutela dei dati personali e per la riservatezza delle operazioni effettuate dagli utenti.
Infine, un altro messaggio ricorda che il problema esiste da anni, senza che ci sia stato un definitivo chiarimento dal punto di vista giuridico, ma con rare contestazioni in proposito alle biblioteche. La stessa comunità professionale si è spesso occupata di questi temi, per esempio in occasione della tavola rotonda organizzata a Milano nel 1999 dal titolo Internet in biblioteca: autorizzazioni, censura, galateo (il resoconto è disponibile in AIB-WEB, all’URL http://www.aib.it/aib/sezioni/lom/re990123.htm).
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Il 16 ottobre 2002 è stata inaugurata la nuova biblioteca di Alessandria, dopo oltre dieci anni di lavori e un rinvio per ragioni di sicurezza, legate alla drammatica situazione in Medio Oriente.
Un dispaccio dell’agenzia MISNA (Missionary Service News Agency), citato in AIB-CUR, afferma che la nuova biblioteca conserverebbe 48 milioni di volumi. Un altro messaggio obietta come questa cifra non sia molto credibile, soprattutto se confrontata con precedenti informazioni che parlavano di un posseduto di circa 400.000 volumi.
Più verosimili sono i dati riportati sul sito della stessa biblioteca (http://www.bibalex.gov.eg), secondo i quali le collezioni documentarie della biblioteca partono oggi da una base di 200.000 volumi, ma si calcola possano aumentare in pochi anni fino a raggiungere gli 8 milioni di monografie. La biblioteca possiede inoltre una significativa collezione di periodici, materiale audiovisivo, manoscritti e libri antichi.
Molto interessante risulta la riflessione proposta alla lista a proposito dell’uso distorto dei dati sulle biblioteche a fini politici e propagandistici, in cui viene sottolineato come talvolta le statistiche bibliotecarie riportate dalle autorità politiche siano poco attendibili, soprattutto in quei paesi dove (anche) la cultura viene utilizzata per scopi di propaganda.
Un messaggio mette in evidenza come spesso i regimi totalitari tendano a gonfiare le statistiche bibliotecarie, calcolando il numero delle riviste e dei volumi non in funzione dei titoli catalogati, ma secondo la quantità dei “pezzi” acquisiti. Questo dà come risultato che collezioni di poche centinaia di migliaia di volumi si trasformano in raccolte di molti milioni di libri.
Un ultimo messaggio ricorda che si è aperta presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma una mostra itinerante dedicata alla nuova biblioteca di Alessandria, che presenta fotografie, disegni, testi e materiale multimediale su questa grande opera architettonica, suddivisa in tre sezioni: il passato (l’antica biblioteca di Alessandria), il presente (il progetto e la realizzazione della nuova biblioteca), e il futuro (prospettive e progetti per l’avvenire).

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Virtual Reference Desk (VRD) o directory? Alcuni messaggi chiariscono la differenza tra queste importanti risorse informative in rete, al di là dell’ambiguità terminologica dovuta alla continua evoluzione della nostra professione. Anche se alcuni considerano i due termini sinonimi, in realtà ci sono alcune significative differenze: infatti, mentre i VRD (detti anche gateway o virtual library) si caratterizzano per la loro selettività, in quanto segnalano le migliori risorse informative relative a uno specifico argomento, le directory (o indici Web) tendono all’esaustività all’interno di un ambito specifico.
Inoltre, mentre i VRD selezionano opere di consultazione (o reference works), cioè repertori, motori di ricerca, elenchi e altri VRD, talvolta aggiungendo una valutazione o un commento, le directory puntano alle singole risorse (per esempio un articolo o un sito Web ecc.).
Un messaggio sottolinea che il rapporto tra VRD e directory è lo stesso che c’è tra la collezione generale di una biblioteca e la raccolta della sua sala di consultazione. Il VRD peraltro non dovrebbe essere una semplice raccolta di link, ma un vero e proprio servizio di assistenza all’utente e di risposte personalizzate.

ponzani@aib.it

L'archivio storico di tutti i contributi inviati in AIB-CUR è consultabile, da parte degli iscritti alla lista, a partire dall'indirizzo http://www.aib.it/aib/aibcur/aibcur.htm3

PONZANI, Vittorio. Biblioteche e propaganda. «AIB Notizie», 14 (2002), n. 10-11, p. 8.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2002-24-12 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n14/02-10ponzani.htm

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