[AIB]AIB Notizie 4/2003
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Biblioteche, nuovi saperi, nuovi lettori

Alessandro Rossetto

Il punto di partenza di questo spazio di riflessione è stato identificato con la necessità di fermarsi a discutere non su questioni strettamente tecniche ma sul più complesso ruolo della biblioteca nella società, sulla sua collocazione all’interno del nuovo universo dell’informazione e sulle dinamiche che intervengono a trasformare le caratteristiche tradizionali delle biblioteche nel contatto con le nuove tecnologie.
All’interno di un contesto così complesso e sottoposto a differenti tensioni, è risultato indispensabile tentare di analizzare lo scenario al cui interno si sviluppano le dinamiche create dal confronto tra i tre elementi presi in esame: la struttura e i servizi delle biblioteche, i nuovi saperi che stanno emergendo, i nuovi lettori che vi si stanno accostando.
Per poter sviluppare una completa riflessione su questi argomenti si è reso necessario innanzitutto esaminare il ruolo e la mission della biblioteca pubblica moderna e, per quanto riguarda la situazione italiana, i ritardi sul cammino dello sviluppo che hanno caratterizzato questo tipo di biblioteca, intesa come servizio di base. Su queste linee si è sviluppato il discorso di Belotti che, partendo da due coppie di concetti fondanti, il rapporto tra biblioteca pubblica e democrazia quali esclusione/accesso, emarginazione/integrazione, ha sottolineato le ambiguità insite da un lato nello sforzo di garantire a tutti l’accesso da parte della biblioteca pubblica tenendo presente le nuove opportunità di accesso che stanno nascendo e dall’altro lato nello sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione a fronte dell’affacciarsi di nuovi pubblici, nell’ottica dell’affermazione di un nuovo tipo di domanda tipico della società dell’informazione. In questo quadro, contraddistinto da una forte complessità, gli ostacoli storici alla diffusione del modello della public library in Italia sono stati individuati in primo luogo nel ritardo della trasformazione sociale unito al passaggio da una società agricola a una società industriale più rallentato rispetto ai paesi anglosassoni, in secondo luogo nella prevalenza di una cultura di matrice idealistica che non lasciava spazio alla biblioteca come servizio di base rivolto alle classi non alfabetizzate.
Una volta chiarito il quadro storico di riferimento, è stato possibile affrontare i tre diversi temi di discussione alla luce della mission della biblioteca pubblica: essa garantisce l’accesso all’informazione, alla cultura, al sapere in maniera democratica e deve mettere in atto una complessa strategia – all’interno di una concezione egualitaria – per permettere la crescita umana e civile anche di chi è svantaggiato, soprattutto di fronte all’emergere di nuovi saperi e di nuove opportunità quali quelle offerte della nuove tecnologie dell’informazione.
La possibilità di offrire a tutti – indistintamente – i servizi di accesso alle informazioni attraverso le nuove tecnologie porta la biblioteca ad affrontare due ulteriori ordini di problemi: da un lato la censura (con la necessità per le biblioteche come luoghi pubblici che garantiscono il libero accesso di preservare soprattutto i minori attraverso un coinvolgimento attivo delle famiglie e un utilizzo il più accorto possibile di sistemi di filtri in Internet), dall’altro lato il rischio di rovesciare sui nuovi lettori un torrente paradossalmente inutile di informazioni (il rumore) che può far dubitare della efficienza e della efficacia delle ricerche in rete.
È su questo secondo aspetto che si gioca la sfida della biblioteca, che consiste nella capacità di inventare percorsi di ricerca, di creare nuovi strumenti per orientarsi all’interno della complessità, di costruire mappe di navigazione da mettere a disposizione dei nuovi lettori per condurre ricerche più efficaci: il concetto chiave diventa dunque la qualità. Parallelamente al lavoro di costruzione degli strumenti di ricerca, la biblioteca deve però svolgere un ruolo attivo nel processo di alfabetizzazione informatica, pena l’ampliarsi del divario tra un pubblico in grado di utilizzare le nuove tecnologie e un pubblico non in grado di farlo (digital divide).
L’intervento di Carlini prende l’avvio dal binomio nuovi saperi/nuovi lettori: nel momento storico che stiamo attraversando, secondo la sua opinione, non si assiste ancora al cambio di paradigma poiché siamo in presenza soltanto di nuovi saperi strumentali, organizzatori e organizzativi, mentre i nuovi lettori stanno crescendo in una situazione che fa incontrare loro prima i materiali e solo in seguito il loro supporto (due esempi evidenti sono la diffusione della musica in formato MP3 confrontata con il tradizionale CD musicale e gli articoli elettronici di riviste pubblicate su Internet rispetto al loro corrispondente cartaceo). Questo cambiamento nella fruizione spinge le biblioteche a dover interpretare un ruolo diverso e tendenzialmente migliore: l’intermediazione deve cambiare per essere all’altezza dei nuovi bisogni che emergono dall’evoluzione tecnologica. L’eccesso di informazione, in ultima analisi, non deve diventare una fonte di ulteriori preoccupazioni ma deve stimolare gli intermediari (e tra questi le biblioteche) a sviluppare gli strumenti per governare la complessità: organizzare griglie di conoscenza sempre migliori, soprattutto all’interno di una rete mondiale di informazioni che sempre più rischia di essere guidata da spinte di tipo commerciale, creare portali verticali di conoscenza con caratteristiche animate da spirito di servizio pubblico e in maniera equanime.
All’interno di questa necessità di creare strumenti qualitativamente raffinati si collega l’intervento di Solimine: il ruolo della biblioteca in questo scenario va individuato nella stessa società dell’apprendimento, dove non può mancare una struttura pubblica che sia in grado di costituire un punto di riferimento nel rapporto tra cittadini e conoscenza. La biblioteca non deve restare confinata alla semplice conservazione dei contenuti ma deve essere in grado di uscire da una concezione basista e trovare la sua ragione di esistenza nella capacità di attrarre e rappresentare sia le forme tradizionali del sapere sia i nuovi linguaggi della comunicazione. Una visione simile porta alla realizzazione di una vera biblioteca democratica, attuale e moderna e, contemporaneamente, permette il superamento di una visione della biblioteca a carattere unicamente generalista, incapace di adattare le sue caratteristiche alla nuova domanda che cresce da parte dei suoi utenti – domanda che richiede risposte più adeguate in termini di qualità e di aspettativa di risposta.
Questo sviluppo qualitativo si potrà sicuramente realizzare se si svilupperà di pari passo con la crescita formativa degli operatori delle biblioteche pubbliche italiane, capaci di raccogliere le sfide derivanti dalla diffusione di nuovi saperi in nuove forme e di sintetizzarle attraverso una sperimentata intermediazione culturale.
Il ruolo della biblioteca come luogo di mediazione culturale è ripreso da Roncaglia, che sottolinea con forza la funzione di garanzia di accesso alla produzione, nella maniera più ampia possibile, anche e soprattutto per coloro che sono svantaggiati: l’eccesso di informazioni non deve costituire un problema ma una risorsa e la biblioteca deve rispondere alla sfida che deriva dall’esigenza di organizzare contenuti e documenti; in quest’ottica il problema del supporto risulta meno rilevante, fatta eccezione per i casi – sempre più numerosi – nei quali l’uso di una particolare tecnologia si collega alla tematica della protezione del diritto d’autore, in concorrenza con il libero accesso alle opere dell’ingegno.
La discussione sulla diffusione delle nuove tecnologie e sugli sviluppi che queste hanno in termini di protezione del diritto d’autore e di copyright apre infatti un nuovo campo di confronto: per poter diffondere e distribuire adeguatamente le opere dell’ingegno devono poter coesistere differenti modelli di distribuzione. Il mercato dei nuovi saperi deve essere pluralista e deve riuscire a rendere virtuoso il circolo positivo costituito dall’avidità e dalla vanità dell’autore in collegamento con la vanità della casa editrice che è molto meno importante dell’avidità: occorre costruire meccanismi che aumentando il peso della funzione di mediazione culturale delle case editrici risveglino in qualche forma la loro vanità (in modo tale che questa possa controbilanciare la loro avidità). Su questo terreno è possibile che le biblioteche si organizzino per costruire servizi di comunità che diano un valore aggiunto alle informazioni, creando un luogo di saperi, culture, relazioni.
In conclusione la sfida alla quale è chiamata la biblioteca pubblica si estende a uno spazio sempre maggiore: la realizzazione concreta di un’agorà telematica diventa la nuova frontiera delle nuove biblioteche

ROSSETTO, Alessandro. Biblioteche, nuovi saperi, nuovi lettori. «AIB Notizie», 15 (2003), n. 4, p. II-III.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2003-05-01 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n15/03-04rossetto.htm

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