[AIB]AIB Notizie 5/2003
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Biblioteche pubbliche: l’impervia strada della cooperazione

Domenico Ciccarello

La Sicilia conta attualmente circa quattrocento biblioteche pubbliche, se consideriamo, oltre alle biblioteche di titolarità comunale o provinciale, le ex statali e altre biblioteche appartenenti direttamente alla Regione siciliana in conseguenza della nostra posizione di speciale autonomia. A seguito del decentramento di funzioni avvenuto all’inizio degli anni Settanta in favore delle regioni, anche la Sicilia si è trovata nelle condizioni di attuare pienamente la delega, peraltro già prevista dall’art. 14, lettera r), del nostro Statuto, che attribuiva alla Regione siciliana la potestà legislativa e competenze amministrative esclusive in materia di biblioteche. Ma la strada maestra della cooperazione, imboccata subito con decisione in molte regioni del nostro paese, qui si è dimostrata parecchio in salita, nonostante in qualche area si fosse cercato di tracciare il cammino con buon tempismo, e con correttezza di vedute e di impostazione, già alla fine degli anni Settanta (penso in particolare al Sistema bibliotecario circoscrizionale di Agrigento). La stragrande maggioranza delle biblioteche comunali, comprese quella del capoluogo, osserva ancora orari di apertura al pubblico insufficienti e poco accessibili (quasi sempre sono esclusi le ore pomeridiane e i weekend), non ha una quantità di spazio idonea per i servizi al pubblico, manca di personale qualificato, spende somme esigue per l’incremento della dotazione documentaria, non è dotata di sezioni ragazzi e altre sezioni speciali, non ha adeguato abbastanza l’offerta informativa con materiale e attrezzature multimediali, non ha automatizzato i servizi. Diversi comuni non hanno neppure una biblioteca.
Un’indagine condotta dall’AIB nel 1994 (Quanto valgono le biblioteche pubbliche? ) collocava la Sicilia in uno degli ultimi posti della graduatoria nazionale di qualità dei servizi bibliotecari. L’unico indicatore che la vedeva viaggiare a un livello medio era quello della vitalità , a riprova che si tratta di una regione bibliotecaria ricca di risorse in buona parte inespresse, anzi mortificate per lo più dall’incapacità di legislatori, dirigenti e amministratori responsabili di disegnare un’architettura di servizi bibliotecari fondata sui principi, sulle regole di buon funzionamento e sui percorsi organizzativi della cooperazione. I legislatori e i vertici dell’Amministrazione regionale continuano, in effetti, a dimostrarsi insufficientemente impegnati, per non dire quasi del tutto latitanti, rispetto alle esigenze, divenute oramai davvero urgenti e indifferibili, di un servizio bibliotecario pubblico più efficiente e maggiormente centrato sugli utenti. Semplicemente non avvertono la portata dei problemi e delle potenzialità in gioco. La burocrazia si muove con azioni saltuarie, contraddittorie, scoordinate e di corto respiro, concentrata su elefantiache attività archiviali e di censimento piuttosto che su programmi di sviluppo e promozione di una vera cultura del servizio bibliotecario pubblico. In assenza di un quadro legislativo organico e coerente, e senza l’ausilio di strumenti di programmazione idonei, gli interventi degli uffici regionali competenti in materia di biblioteche, quando non hanno riguardato l’onerosa gestione e il mantenimento delle troppe strutture poste a carico diretto del bilancio regionale (la Biblioteca centrale della Regione siciliana, la Biblioteca dell’Assemblea regionale siciliana, le biblioteche regionali di Messina, Catania e la Pirandelliana di Agrigento, oltre alle biblioteche delle nove soprintendenze regionali distribuite in ogni provincia e a quelle dei diversi musei regionali), si sono limitati a proporre complicati e costosissimi meccanismi di costruzione di banche dati bibliografiche a livello provinciale (e ciò, peraltro, solo in anni molto recenti), come presupposto di un catalogo unico regionale automatizzato (SBR, Servizio bibliotecario regionale), quest’ultimo da interfacciare a sua volta con SBN. Dei veri presupposti della cooperazione bibliotecaria (appropriate forme di gestione delle reti, centralizzazione di alcuni servizi tecnici e di comunicazione e promozione esterna, incentivazione al coordinamento degli acquisti, sostegno al miglioramento – o meglio, all’attivazione – delle procedure e dei meccanismi di circolazione e prestito interbibliotecario all’interno di sistemi di area provinciale, subprovinciale o metropolitana), si continua a tenere conto poco o nulla.
I primi OPAC (quelli provinciali di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e quello del Polo SBN Sicilia presso la Biblioteca centrale della Regione siciliana, a Palermo) sono frutto dell’aggregazione, in buona parte ancora da governare sia sotto l’aspetto della correttezza che della precisione delle notizie, di dati bibliografici dalla provenienza e dalla copertura cronologica eterogenee. Anche dal punto di vista della struttura delle informazioni, della presentazione grafica e dell’interfaccia di ricerca, i siti Web delle banche dati bibliografiche provinciali mostrano segnali evidenti dell’approssimazione e delle imbarazzanti incertezze con cui si sta procedendo in questa fase iniziale. I bibliotecari siciliani più consapevoli farebbero bene a mobilitarsi per cercare insieme di contribuire a raddrizzare la situazione, piuttosto che continuare a stare isolati e attendere passivamente quali altre delusioni potrebbe riservare loro il futuro.
La Sezione regionale dell’AIB ha intanto provato, da qualche anno a questa parte, a riaprire con l’Assessorato regionale ai Beni culturali una linea di dialogo e approfondimento degli strumenti della cooperazione bibliotecaria, organizzando l’anno scorso un viaggio-studio presso alcuni sistemi bibliotecari in Lombardia, a cui hanno partecipato diversi funzionari delle Soprintendenze, e concorrendo all’aggiornamento degli operatori delle biblioteche aderenti alla sperimentazione delle banche dati bibliografiche in alcune province (Ragusa, Agrigento, cui si aggiungeranno presto Trapani e altre ancora). Il convegno “Rinnovare la biblioteca pubblica” dello scorso dicembre è stato un altro momento molto importante per tentare una prima sintesi scientifica incentrata sui possibili obiettivi e traguardi di medio e lungo termine per il servizio bibliotecario regionale. Nel confronto con esperienze più avanzate, e nel dibattito teorico sulle ragioni profonde dell’organizzazione sistemica delle biblioteche, le azioni finora intraprese nel territorio siciliano hanno inevitabilmente rivelato, nella quasi totalità, una distanza anzitutto concettuale e psicologica che è urgente iniziare a colmare, mentre solo in qualche caso sembrano fortunatamente portare il segno di una progettualità e di una capacità di fare che promette di avvicinarci ai migliori standard nazionali. Occorre evitare assolutamente di scoraggiarsi, e bisogna invece percorrere in avanti la faticosa scalata verso un modello funzionante e credibile di cooperazione, che sia finalmente degno dei cittadini e anche dei bibliotecari siciliani.

domenico.ciccarello@tiscali.it

Dal Catalogo delle biblioteche d’Italia, ed. 1994, risultano in Sicilia 833 biblioteche

Organi costituzionali3
MBAC – Ufficio centrale per i beni archivistici12
Ministeri10
Aziende autonome1
Enti pubblici14
Enti territoriali371
Regione34
Provincia3
Comune334
Università statali237
Enti culturali61
Enti ecclesiastici95
Enti vari20
Privati4
Istituzioni straniere3
Organizzazioni internazionali2


CICCARELLO, Domenico. Biblioteche pubbliche: l'impervia strada della cooperazione. «AIB Notizie», 15 (2003), n. 5, p. II.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2003-05-25 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n15/03-05ciccarello.htm

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