[AIB]AIB Notizie 6/2003
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Lavorare in biblioteca tra specificità dei servizi e atipicità degli operatori

Piera Franca Colarusso

Mi è stato chiesto di fare la relazione sul Convegno di Anagni,con la pressante e inderogabile raccomandazione di cercare di essere il più concisa possibile per problemi di spazio del nostro «AIB notizie».
Data la ricchezza dei contenuti e la necessità di dover mio malgrado scegliere, ho deciso di porre l'accento su quello che era il focus del Convegno: approfondimento dell'outsourcing con particolare riferimento alle varie figure esterne che operano nelle biblioteche, ai diversi tipi di contratto in uso, ai problemi derivanti dall'esercitare una professione non riconosciuta in un mercato deregolamentato.
Ragion per cui dovrò necessariamente sintetizzare gli interventi relativi al tema specifico e passare a volo d'uccello su quelli non strettamente attinenti, rinviando alla pubblicazione degli atti il dettaglio di tutte le relazioni che sono state tante, ricchissime e coinvolgenti.
A tutti i numerosi relatori esprimo il più sentito ringraziamento per la collaborazione alla riuscita di questo evento, con l'impegno mio personale e della Sezione Lazio a far sì che gli Atti siano pubblicati il più presto possibile.

La Conferenza di primavera 2003 organizzata dall'AIB Sezione Lazio ad Anagni il 2-3 maggio scorsi, ha inteso proseguire e approfondire la riflessione aperta ad Alghero lo scorso anno su un tema di scottante attualità quale quello dell'esternalizzazione dei servizi (che ha suscitato e suscita interesse nel mondo bibliotecario in maniera trasversale a tutti i comparti) mediante l'analisi delle figure che operano a vari livelli nelle biblioteche e che non ne siano dipendenti, esaminando i tipi di contratto in cui tali figure si trovano ad agire, nell'ottica del nuovo scenario del mercato del lavoro che sarà determinato dalla legge n. 30 del 14 febbraio 2003, esecutiva a partire dal settembre 2003 una volta superato l'iter previsto per un maxidecreto di ben 86 articoli.
Tale scelta tematica è stata indotta anche dal fatto che gli articoli 33 e 35 della legge finanziaria 2001, con l'obbligatorietà dell'esternalizzazione dei servizi, unitamente al blocco delle assunzioni confermato nella finanziaria 2002, necessariamente comporteranno un aumento percentuale di ricorso ai cosiddetti contratti di lavoro atipici (in cui l'atipicità è riferita ai contratti che non trovano a tutt'oggi una loro apposita disciplina da parte della legge) o al cosiddetto lavoro flessibile.

Apertura dei lavori: i contesti
L'obiettivo di approfondimento del tema stabilito, unitamente alla valutazione delle problematiche implicate per l'ente e per il lavoratore, è stato perseguito con una minuziosa analisi articolata a vari livelli divisa in due sessioni: 1) Il sistema delle biblioteche: risorsa culturale e risorsa economica: linee di politica bibliotecaria per le autonomie; 2) I servizi di biblioteca e il lavoro flessibile e atipico.
Si è partiti nella prima parte dal punto di vista storico dei contesti culturali e territoriali:
La provincia di Frosinone registra una diffusa presenza di beni culturali appartenenti a diverse epoche storiche, con testimonianze uniche che hanno condizionato nei secoli la storia del territorio determinandone l'identità: la ricorrenza del settimo centenario dell'istituzione dell'Università "La Sapienza" con la bolla di Bonifacio VIII ad Anagni - la "città dei papi" -, gli archivi storici comunali, alcuni organizzati in sistema, gli archivi e biblioteche ecclesiastiche di cui è in corso un progetto di valorizzazione e messa in rete, gli archivi e biblioteche delle abbazie di Montecassino e Casamari, le biblioteche di ente locale, organizzate in due sistemi bibliotecari, la presenza sul territorio dell'Università di Cassino e di altri grossi enti culturali.
Tutto ciò ha logicamente implicazioni di tipo economico, sociale e lavorativo che si riallacciano al tema del convegno, documentando un fervore di iniziative e attività culturali egregiamente rappresentate dai relatori, che ne hanno fornito un quadro estremamente interessante.

Le tavole rotonde della seconda giornata
La seconda giornata è stata suddivisa in tre tavole rotonde: 1) Il quadro di riferimento (coordinamento: Nerio Agostini, AIB/Osservatorio Lavoro); 2) Università, territorio e lavoro: realtà a confronto (coordinamento: Gabriele Mazzitelli, AIB/CNUR); 3) Le professioni della biblioteca: formazione e riconoscimento (coordinamento: Loredana Vaccani, AIB/Osservatorio lavoro).

Il quadro di riferimento
Nell'intervento I lavori a tempo determinato in biblioteca: evoluzione storica e norme di riferimento, Luca Bellingeri, della Biblioteca nazionale centrale di Roma, affermava che dopo oltre un secolo di precari, avventizi, lavoratori temporanei, sul finire degli anni Ottanta il quadro è cambiato e alla tradizionale figura del "precario", si è affiancata e sostituita quella nuova del lavoratore autonomo e del lavoratore atipico, si è diffusa l'esternalizzazione dei servizi di biblioteca, affidati a società di servizi e cooperative. Sono comparsi gli LSU, tornati i volontari, istituiti i tirocini formativi previsti dalla riforma dell'università, si è ricorso agli obiettori di coscienza, fino al recentissimo impiego di giovani nel servizio volontario civile nazionale.
Tutto ciò contestualmente al blocco delle assunzioni, che porterà negli anni a una considerevole contrazione del personale di ruolo e a un suo preoccupante invecchiamento.
Preoccupazione confermata dall'Indagine conoscitiva sul personale operante nelle biblioteche toscane di Ente Locale riferita all'anno 2001, a cura di Grazia Asta e Marco Pinzani (Biblioteca centrale del Comune di Firenze), con una interessante analisi dei dati che vede salire inesorabilmente il numero degli operatori esterni, pur se variamente distribuito nelle diverse forme contrattuali. Tali risultati confermano la costante e rilevante crescita nel recente periodo del personale non di ruolo.
Proseguendo si è passati ad esaminare il nuovo mercato del lavoro, così come si trasformerà con l'applicazione della cosiddetta "legge Biagi" cominciando con una presentazione del nuovo scenario da parte di un funzionario dell'Agenzia tecnica del Governo per meglio capirne i fini e le modalità. Paola Rampini (Italia Lavoro) nell'intervento Valore del lavoro e competenza sosteneva che la legge n. 30/2003 ha il compito di avviare una rete di servizi pubblici e privati che facilitino l'incontro tra chi cerca lavoro e chi cerca lavoratori. Ciò in base alle linee guida della Strategia europea per l'occupazione che poggia su quattro pilastri fondamentali: 1) occupabilità; imprenditorialità; adattabilità; pari opportunità. La logica di rete crea una "borsa continua del lavoro", le informazioni in essa inserite costituiscono l'elemento fondamentale per lo scambio di opportunità fra persone e aziende. Per consentirne una lettura univoca da angolazioni diverse si va affermando come codice il concetto di competenza, utilizzata come metafora del sapere descrivibile e della "forma" trasferibile. La competenza dunque è l'oggetto di scambio tra lavoratore e azienda, costituisce il capitale personale: la persona accumulando competenze all'interno del tempo lavoro, acquisisce un capitale di qualità spendibile sul mercato. La professionalità si articola quindi in: conoscenze, capacità, comportamenti che sono il vero valore aggiunto del singolo.
Dopo questa illustrazione di una parte del futuro mercato del lavoro attraverso l'allettante prospettiva di una Borsa continua del lavoro che presuppone una buona capacità di ricerca in banche dati, forse per ora non patrimonio di tutti, e l'accrescimento di professionalità che il singolo acquisisce nel proprio tempo-lavoro, Fausto Rosa (AIB/Osservatorio lavoro) è passato ad analizzare il Quadro di riferimento dal punto di vista dell'Osservatorio lavoro.
Dopo aver sottolineato le ragioni forti di un servizio emergente qual è quello di biblioteca e l'esigenza sempre più marcata di una correlata specifica professionalità, quella dei bibliotecari, Rosa ha messo in particolare evidenza il problema di fondo, che nel panorama europeo è solo italiano, quello cioè del riconoscimento giuridico della professione bibliotecaria.
Entrando più direttamente sui temi della Conferenza, si è poi soffermato sulla descrizione delle diverse forme di lavoro flessibile, atipico e precario utilizzate nelle biblioteche: Contratti di lavoro a tempo determinato, part-time e full-time; contratti di formazione lavoro; collaborazioni coordinate e continuative; collaborazione occasionale; tirocini e stage, con studenti impegnati in percorsi formativi; ricorso agli obiettori di coscienza, fortemente utilizzati nelle biblioteche, soprattutto comunali, che troverà quasi certamente la progressiva sostituzione con i giovani provenienti dal Volontariato e Servizio civile nazionale (l. 64 del 6 marzo 2001), un fenomeno che va assumendo una dimensione non più trascurabile, soprattutto per un'Associazione professionale.
Ha voluto sottolineare poi alcune notevoli contraddizioni presenti nell'utilizzo, fortemente voluto nell'attuale indirizzo di governo, del ricorso al lavoro flessibile e atipico anche nell'ambito della pubblica amministrazione, evidenziando come l'AIB, nell'ambito delle proprie competenze e nel rispetto delle proprie funzioni, debba seriamente prendere posizione, tenendo sempre la propria attenzione su un duplice fronte: nessuna rinuncia alla qualità dei servizi e difesa dei diritti all'esercizio della professione, che spesso è acquisita dopo impegnativi percorsi formativi quasi sempre di tipo universitario.
Rosa ha poi tracciato alcune indicazioni di principio meritorie di seri approfondimenti:
- l'alto costo dovuto alla professionalizzazione sul campo che contrasta con l'uso delle forme di lavoro a termine;
- il peso e i disagi del lavoro flessibile che gravano esclusivamente sui giovani lavoratori, cioè sull'anello più debole, totalmente sprovvisto poi di tutele sociali e ammortizzatori economici;
- deve sempre essere evidenziato che, in presenza di "lavoro flessibile" nelle biblioteche, è inevitabile, se non intervengono elementi correttivi, il progressivo abbattimento della qualità dei servizi;
- gli interventi di rideterminazione e riorganizzazione delle piante organiche a cui le pubbliche amministrazioni devono ricorrere, spesso determinano la scomparsa nelle nuove, di profili professionali soprattutto di quelli, come il bibliotecario, privi ancora di specifico riconoscimento giuridico;
- per quanto riguarda gli ambiti lavorativi del settore culturale e bibliotecario, è utile osservare come la "forza del sindacato" sia purtroppo sempre altrove orientata, magari anche per la debolezza e l'incapacità del "lavoratore bibliotecario" a far sentire ai giusti interlocutori la sua voce e le sue esigenze.
Ha chiuso infine la sua relazione con il richiamare alcuni recenti casi specifici, verificati dallo stesso Osservatorio lavoro, che testimoniano i disagi nel settore:
- a Trento, nel febbraio 2003, viene attuato uno sciopero da parte dei lavoratori delle Biblioteche di Lettere e di Sociologia dell'Università, una trentina dipendenti di una cooperativa, assegnataria dell'attività gestionale delle biblioteche. L'astensione dal lavoro mira al riconoscimento della professione, agli aumenti salariali e alla rassicurazione sui tagli che l'Università si appresta a operare dopo la recente Finanziaria 2003. Lo sciopero è indirizzato sia verso l'Università che verso la cooperativa titolare dell'appalto;
- a Padova viene realizzata un'esternalizzazione di attività bibliotecaria, in capo al Centro servizi biblioteche della Provincia, con l'affidamento diretto a una s.r.l., ma partecipata dall'ente provinciale, dei lavori di catalogazione dei libri acquistati dalle biblioteche comunali del territorio: il tutto avviene con lo smantellamento del personale precedentemente impiegato con le tipiche forme del lavoro a tempo determinato (Co.Co.Co.) e senza il controllo circa i requisiti professionali indispensabili per l'attività in questione;
- i dati di un'indagine nelle Marche sul lavoro atipico nel settore delle biblioteche pubbliche: l'interessante indagine, curata da Anna Della Valle, pur nei limiti dichiarati, evidenzia per quella regione un clamoroso dato molto significativo: circa la metà (sia in percentuale che in FTE) del personale bibliotecario delle biblioteche pubbliche ha uno status lavorativo di tipo precario e flessibile (?!).
Ma qual è il punto di vista delle parti sociali?
Molto mirato e perfettamente consapevole delle difficoltà che incontrano i lavoratori atipici l'intervento di Emilio Viafora (segretario nazionale NIdiL/CGIL), il quale già da diversi anni si occupa dei problemi di alcune professioni non riconosciute nell'ambito dei beni culturali secondo il quale senza il riconoscimento giuridico della professione, qualunque tipo di mercato del lavoro, rigido o flessibile che sia, porterà comunque agli stessi risultati per i lavoratori più deboli, cioè i lavoratori che non hanno un CCNL di riferimento che riconosca e tenga conto della professionalità nei suoi svariati livelli, individui criteri e standard, prezzi di mercato per i diversi tipi di prestazione professionale e, parallelamente, quale che sia la forma contrattuale che la legge prevederà, garantisca le tutele cui ogni lavoratore ha diritto.
Quel che è difficile da comprendere è come sia possibile nell'era dell'informazione e della conoscenza di cui i bibliotecari sono i mediatori, non ne sia ancora riconosciuta la professionalità.
Non possiamo che condividere tali affermazioni.
Karen Precht (ALAI/CISL, Lazio), nell'intervento Il bibliotecario atipico: l'uomo invisibile? , esordiva dicendo che essere una Co.Co.Co. non comporta solo conseguenze, in ordine di precarietà e mancanza di adeguate tutele, ma comporta anche il rischio di invisibilità ed esclusione sociale del singolo soggetto, sia come lavoratore che come cittadino.
Secondo la giovane sindacalista diventare "collaboratore a progetto" (legge Biagi) probabilmente non vorrà dire risolvere tutti i problemi, ma solo vedere riconosciuti diritti e tutele minime, non sufficienti comunque a dare quelle risposte delle quali invece i lavoratori necessitano. Proseguiva poi: «Essere una Co.Co.Co può comportare, a volte, la diffidenza e l'ostruzionismo di chi, pur nell'esercizio della medesima professionalità, ma sotto l'egida di una forma contrattuale subordinata e tutelata, vede, nel proliferare di questa forma contrattuale una minaccia al proprio status quo» .
Si domandava quindi quali forme di tutele siano possibili per i bibliotecari atipici: «la prima è che l'Associazione tenti, al suo interno, un percorso di unione e solidarietà fra le varie anime che la compongono. Tutti i bibliotecari, infatti, che siano in Co.Co.Co, a partita IVA, riuniti in associazioni o cooperative o dipendenti o semplicemente interinali, tutti sono ugualmente coinvolti dalle criticità legate all'esercizio della loro professione, e uniti da una comune passione, ma tutti potenzialmente complici o vittime del futuro sviluppo, o involuzione, che questo specifico segmento del mercato del lavoro avrà nei prossimi anni».
Seguitava [sulla linea della provocazione, d'altronde è un sindacalista che parla!] prevedendo un futuro incerto a causa della sempre più estesa precarizzazione «determinata dall'uso ed abuso dell'esternalizzazione, degli appalti e subappalti, dall'uso ed abuso delle collaborazioni, e di un rapporto qualità/costi spesso rivolto al ribasso, dove le pubbliche amministrazioni, in un'ottica di mero risparmio, consentono così l'esecuzione dei propri appalti da parte di figure professionali a volte non adeguate o sottopagate». Suggeriva infine quel che l'Osservatorio lavoro sta già realizzando con le Linee guida: indicazioni per venire incontro alle esigenze dei soci, in attesa che il riconoscimento dell'Associazione, conferendole poteri, subentri e colmi il vuoto normativo esistente. «Costruire un regolamento condivisibile, per l'individuazione di quei criteri e standard, in ordine di livelli professionali, prezzi di mercato, etica professionale ecc. necessari a un rafforzamento della presenza e del peso dei bibliotecari sull'andamento dello specifico settore». Concludeva auspicando «l'avvio di una contrattazione collettiva fra le Parti (intese come datoriali e dei lavoratori), che consenta la regolamentazione, il contenimento e la gestione del comparto atipico e flessibile anche e soprattutto alla luce della Riforma Biagi» [è la CISL!]
Sicuramente un intervento molto mirato, è evidente che i sindacati cominciano ad accorgersi di noi.

Università, territorio e lavoro: realtà a confronto
Il primo intervento della tavola rotonda Università, territorio e lavoro: realtà a confronto, è stato quello di Graziano Ruffini (Università di Genova), che dapprima ha descritto il contesto economico sociale evidenziando una realtà non fra le più brillanti: «Unige è l'unico Ateneo presente nella regione Liguria, una regione che - dal punto di vista del lavoro - è solo geograficamente al Nord. Si è infatti sottolineato più volte la caratteristica della nostra regione, come del Sud del Nord. Il fatto di essere l'unico Ateneo potrebbe fare ipotizzare una posizione di privilegio, rispetto ad altre realtà italiane. In realtà non è così. E per due ragioni: la prima di ordine demografico (basso indice di natalità, alta percentuale di anziani ecc.); la seconda di ordine geografico: il nostro ateneo vede la concorrenza di diversi altri atenei italiani: tradizionalmente Pisa, Pavia, Torino, ma anche Firenze e Bologna; e non va dimenticata, per il Ponente Ligure, la forte attrattiva esercitata da Nizza».
Poi è passato a parlare del rapporto tra il Sistema bibliotecario di ateneo e il territorio: «A Genova l'adozione di ALEPH da parte di UNIGE (la regione è polo SBN/Unix) ha in qualche modo attratto sia le realtà più vicine al mondo accademico (ordini professionali, biblioteche di accademie e/o società), ma anche realtà territoriali. Oggi il SBA forma un unico SBI con il Sistema bibliotecario urbano (in totale 16 biblioteche sparse sul territorio della grande Genova). Attualmente sono state avanzate richieste di collaborazione da parte della rete delle biblioteche ecclesiastiche liguri e dalla biblioteca internazionale di Rapallo».
Circa il ricorso al lavoro atipico Ruffini dichiarava subito che « la motivazione prima è la carenza di personale» e descriveva la situazione di progressivo depauperamento delle risorse umane per le biblioteche negli ultimi dieci anni e i vani tentativi di far ricorso al servizio civile: «Non siamo ancora riusciti ad avere stagisti (che invece hanno biblioteche pubbliche statali e comunali)». Da un'indagine compiuta per questa occasione risulta che mancano le Prestazioni occasionali di lavoro (notule), in tutto l'ateneo ci sono 28 lavoratori in Co.Co.Co., 10 a part-time, 8 contratti di lavoro interinale, 29 studenti 150 ore.
In base alla legge 12 marzo 1999, n. 68 - norme per il diritto al lavoro dei disabili - si prevede un'assunzione di oltre 50 unità per tutto l'ateneo; infine è alla firma una convenzione con una cooperativa che fornirà il servizio di prestito a domicilio a pagamento (50 abb.ti per handicappati).
Nell'ambito delle tematiche riguardanti il rapporto tra università e territorio, l'intervento di Vincenzo D'Aguanno (Università degli studi di Cassino), illustrava la realizzazione di un progetto riguardante la creazione di un Sistema bibliotecario del Lazio meridionale, basato su un'idea iniziale prodotta dall'Università di Cassino e finanziata dalla Regione Lazio.
Attori del progetto saranno appunto le Biblioteche dell'Università di Cassino e quelle partecipanti alle associazioni intercomunali della Valle del Sacco, della Valle dei Santi e del Consorzio Sud Pontino.
Il prodotto finale previsto è un sistema di Collegamento strutturato fra le biblioteche aderenti, finalizzato agli obiettivi del progetto stesso e tale da poter essere esteso anche ad altri territori della Regione, in modo da proporre all'intero sistema di documentazione regionale una concreta ipotesi di rete informativa integrata.
Gli interventi attuati avranno risvolti sia dal lato dell'utenza (che potrà avvalersi di una varietà di servizi da uno qualsiasi dei punti di accesso del Sistema), sia da quello riguardante il personale bibliotecario coinvolto (che usufruirà di interventi di formazione continua e di aggiornamento professionale).
Uno dei risultati attesi è senz'altro quello di una concreta assunzione di consapevolezza del ruolo dei servizi culturali e di documentazione nella crescita sociale e nello sviluppo economico del territorio. Molto interessante la politica sul territorio dell'Università di Siena - riferiva in Il "canape" senese, Guido Badalamenti (Università di Siena) - che da molti anni ha attivato convenzioni bilaterali con le biblioteche della città, costituendo il Servizio bibliotecario senese (SBS), cui da un paio d'anni si è aggiunta un'altra rete ReDoS che comprende praticamente tutti: le biblioteche comunali, i centri di documentazione e gli archivi della Provincia. Divisi in gruppi di lavoro tematici, partecipano a progetti di catalogazione, gestione periodici, prestiti anche interbibliotecari. L'Università offre in outsourcing alle 55 biblioteche della rete, la gestione del LMS e l'accesso a banche dati in rete geografica.
L'accrescimento e la capillarità della rete hanno influenzato positivamente l'organizzazione del lavoro, lo sviluppo di nuove specializzazioni, e la formazione di nuovi posti di lavoro in biblioteca con offerta quindi di opportunità per i giovani che nell'università hanno intrapreso gli studi biblioteconomici.

Professioni della biblioteca: formazione e riconoscimento
La terza ed ultima tavola rotonda sulle professioni della biblioteca: formazione e riconoscimento si apriva con l'intervento di Alberto Petrucciani (Vicepresidente AIB) Senza rete: dalla formazione al lavoro. Dopo aver detto che ormai si va consolidando in Italia la formazione universitaria in ambito archivistico e biblioteconomico (prima nel corso di laurea in Conservazione dei beni culturali e dopo la riforma con una laurea specialistica) Petrucciani esprimeva qualche perplessità sui contenuti di questa formazione (specificità, risorse e soprattutto docenti). Nello stesso tempo, affermava che risulta molto difficile un accesso lavorativo stabile nelle biblioteche, contro una più ampia offerta con forme di collaborazione esterne e precarie.
Il passaggio quindi dall'università al lavoro è l'aspetto più delicato che abbisogna di attenta considerazione, perché riguarda la possibilità stessa dell'inserimento nella professione e le sue prospettive. Petrucciani poneva quindi l'accento sull'importanza del tirocinio, che può rivelarsi un mezzo essenziale per consentire un più agevole passaggio dalla formazione al lavoro (esperienza in corso nella Regione Toscana). Essenziale è quindi uno stretto rapporto fra le istituzioni formative e il mondo del lavoro.
Si apriva a questo punto la parte relativa al riconoscimento della professione, dando la parola prima alle associazioni che possiamo definire consorelle perché si muovono e agiscono in ambiti affini e contigui all'AIB.
Fausto Ruggeri dell'ABEI, Associazione bibliotecari ecclesiastici italiani (L'ABEI e i bibliotecari ecclesiastici) rendeva nota una estrema varietà e complessità del mondo bibliotecario ecclesiastico, per le differenti tipologie delle biblioteche, le dimensioni e l'ampiezza del servizio svolto ma, soprattutto denunciava la mancanza di raccordo che comporta disomogeneità dei servizi, sui criteri catalografici, sull'impiego del personale ecc. Nell'aprile 2000 l'Intesa, stipulata dalla Chiesa italiana col MBAC, è risultata uno stimolo a incoraggiare un coordinamento, con il progetto di un sistema bibliotecario diocesano. L'Annuario delle Biblioteche ecclesiastiche del 1995 dà un'idea delle forze attive presenti in esse, altri dati acquisiti "per campione" indicano la situazione contrattuale dei dipendenti, di cui sinora l'ABEI non si è occupata, avendo come priorità il censimento delle biblioteche, la formazione e aggiornamento del personale, il censimento del patrimonio. Non si esclude che l'Intesa del 2000 e la promozione di sistemi bibliotecari sia pure locali possano col tempo favorire un inquadramento omogeneo del personale. L'ABEI intende collaborare con le istituzioni affini nell'ambito della formazione per il trattamento del materiale specifico ecclesiastico.
Lucia Maffei, presidente dell'AIDA, Associazione italiana documentazione avanzata (Formazione, aggiornamento, certificazione delle competenze: punti di incontro fra richiesta e offerta di lavoro? ), ha puntato il mirino su problemi sinora sconosciuti in un mercato deregolamentato nella dinamica dei rapporti fra domanda e offerta di lavoro, e cioè:
- individuare le competenze necessarie ed entrare in contatto con chi le possiede;
- costruirsi un curriculum con cui proporsi sul mercato del lavoro.
Questo schema essenziale fa emergere i temi cruciali del suo intervento: formazione, aggiornamento, certificazione delle competenze.
Temi critici soprattutto per i professionisti del trattamento e organizzazione dell'informazione che derivano da:
- evoluzione tecnologica in crescita esponenziale;
- esigenza di individuare sistemi aggiornati nell'offerta dei servizi;
- nuove figure professionali competitive;
- aumento tendenziale a utilizzare lavoratori atipici e outsourcing.
Molto suggestiva l'immagine che la Maffei dà del mercato del lavoro: uno scenario in cui le scenografie e il copione cambiano senza preavviso: «Si recita a soggetto».
I giovani sono molto più deboli non essendo garantiti da CCNL; il mercato da una parte punta sulla flessibilità, dall'altra cerca «competenze sempre più elevate e capaci di plasmarsi sul committente». La recita a soggetto, evidentemente, coinvolge tutti gli attori.
Formazione, aggiornamento, certificazione delle competenze, possono divenire i punti d'appoggio su cui tutti i protagonisti si accordano, purché si definisca:
- quale formazione per quali professionalità;
- ruolo dell'università nella formazione e aggiornamento;
- ruolo delle Associazioni professionali come enti certificatori e ponti fra accademia e professione.
Seguiva l'interessante intervento (L'ANAI e la certificazione dei professionisti. Analisi di un'esperienza in corso) di Lucia Nardi dell'ANAI, Associazione nazionale archivistica italiana, che ha descritto un'esperienza mirata alla certificazione dei professionisti degli archivi.
L'ANAI ha avviato nel 2001 un lavoro, affidato a un apposito gruppo di studio, che ha come obiettivo quello di mettere a punto un sistema di certificazione per i professionisti degli archivi.
In questi anni il gruppo ha analizzato il lavoro svolto da associazione archivistiche straniere nello stesso ambito, seguito l'evoluzione del panorama normativo nazionale, studiato l'offerta formativa per gli archivisti in campo nazionale, lavorato alla definizione di un proprio percorso.
Per quanto riguarda in particolare quest'ultimo aspetto il gruppo ha deciso di lavorare a un documento che descriva nel dettaglio tutte le attività "tipiche" del lavoro archivistico e dia a ognuna di questa un punteggio (in una scala di valori da 1 a 20).
Questo documento, già definito per quanto riguarda le attività, rappresenta un punto di partenza imprescindibile per il processo di certificazione e, più in generale, uno strumento per conoscere nel dettaglio la professione archivistica. Analogo lavoro di definizione e studio dovrà essere realizzato per definire il percorso formativo "minimo" e necessario dell'aspirante archivista certificato. Il gruppo si è fissato come obiettivo temporale per la consegna dei lavori la fine del 2004.
Infine arriviamo a un tema particolarmente sentito da molti soci AIB: il riconoscimento della professione.
L'intervento di Marzia Miele dell'Osservatorio lavoro (Albo e riconoscimento professionale) iniziava con alcuni cenni storici a partire dal 1995 quando il trattato di Maastricht sancì all'interno dell'Unione la libera circolazione delle merci, delle persone, del lavoro e la liberalizzazione del mercato dei servizi. Era perciò necessario armonizzare le differenti forme di organizzazione nei paesi membri, e limitare forme rigide come gli Ordini. Parallelamente l'espandersi dell'informazione e della conoscenza favoriva la nascita e la crescita di nuove professioni, ansiose di ottenere un riconoscimento normativo.
Nell'ottica di adeguamento, il CNEL intraprese la costituzione di una banca dati delle associazioni di professionisti non regolamentati sollecitandole affinché istituissero statuti idonei, curassero la formazione e aggiornamento professionale degli iscritti, e costituissero dei codici deontologici.
Il CNEL inizialmente intendeva perseguire la liberalizzazione totale, con l'abolizione degli albi e degli ordini esistenti, ed affidando la certificazione ad associazioni riconosciute dallo Stato mediante controlli periodici.
L'AIB a partire dal 1997, definisce le finalità professionali, introduce nella propria organizzazione il codice deontologico dei bibliotecari, il codice di comportamento e un codice di disciplina, e infine istituisce un proprio Albo professionale nel 1998.
Le vicende politiche intanto di fatto fanno decadere le varie proposte anche se al Senato e alla Camera, giacciono ancora disegni di legge.
Miele prosegue poi illustrando il disegno di legge governativo che prende il nome dal suo estensore on. Vietti, sottosegretario al Ministero della Giustizia, dal titolo Riforma del diritto delle professioni intellettuali. Tale progetto intende riformare completamente il panorama introducendo un sistema duale che contemperi Ordini e Associazioni, ma ponendo l'accento sul riconoscimento della professione prima, cui seguirà la registrazione presso il Ministero della giustizia di quelle associazioni che abbiano determinati requisiti.
Un'analisi attenta rileva una netta supremazia degli Ordini rispetto alle Associazioni. Per l'opposizione incontrata da parte delle Associazioni riunite nel COLAP (Coordinamento delle libere associazioni professionali, cui l'AIB aderisce dal 1997), il dissenso manifestato dal CNEL, la proposta è stata modificata, ma anche la nuova - come dice Marzia Miele - molto si occupa di professioni regolamentate e assai poco di associazioni riconosciute, e conclude: «certo le premesse non fanno bene sperare».
Dopo la presentazione della propria esperienza lavorativa (I lavoratori non strutturati e il rapporto con l'AIB), la giovane laureanda in Conservazione dei beni culturali presso l'Università di Pisa, Laura Gigli, sottolinea il sempre più frequente ricorso all'esternalizzazione di alcuni servizi da parte delle biblioteche di ente locale e non solo, ed esamina le risultanze delle indagini sul lavoro atipico effettuate in Toscana.
Scopo dell'analisi è indicare le suddette indagini come punto di partenza per una collaborazione più diretta fra l'AIB, i collaboratori esterni e gli enti che ricorrono all'outsourcing. In tal modo l'AIB risulterebbe come referente per i problemi legati all'inquadramento professionale, all'aggiornamento, e la collaborazione con gli enti locali, potrebbe portare a un reclutamento del personale non strutturato garantendo la professionalità di chi lavora e la qualità del lavoro svolto.
Con questa giovane voce che auspica un'intermediazione da parte dell'Associazione che in un certo senso "certifichi" la preparazione e la qualità del prodotto, si chiude questa sintesi di ben quattordici interventi relativi a un tema coinvolgente per tutti i protagonisti, siano essi bibliotecari atipici o i bibliotecari committenti.

Noterelle a piè pagina
Dalle Noterelle "a piè pagina a cura della scrivente, si evince come indubbiamente lo scopo di approfondimento del tema fissato è stato raggiunto, con una minuziosa analisi articolata a vari livelli: da quello storico, dei contesti culturali e territoriali con le relative applicazioni e implicazioni di tipo economico, a quello sociologico e di diritto del lavoro, nell'ottica della nuova situazione che si verrà a creare quando la cosiddetta "Legge Biagi" diverrà esecutiva.
Sono state portate esperienze individuali, indagini sul personale operante in biblioteche, testimonianze di associazioni consorelle che in varie forme e disparate gradazioni, hanno espresso il disagio di situazioni che in maniera crescente coinvolgono sempre più il mondo della cultura, con l'auspicio di una maggiore collaborazione.
È stato analizzato il processo formativo, la sua rispondenza alle necessità del mercato del lavoro, il rapporto fra università e lavoro, considerando anche il fatto che nel futuro scenario lavorativo le università avranno un ruolo di intermediazione fra giovani e occupazione.
L'Osservatorio lavoro, in varie forme e attraverso differenti voci, ha espresso preoccupazione per il futuro riguardo al ricorso sempre più frequente al lavoro atipico, ponendo svariati quesiti alle parti sociali che di questo settore si occupano, evidenziandone le contraddizioni, interrogandosi su eventuali responsabilità della pubblica amministrazione e della Dirigenza.
Infine, ed è questo il nodo cui si possono ricondurre cause ed eventuali soluzioni ai problemi evidenziati, si è parlato dello status della professione che, nella crescita esponenziale delle tecnologie, la globalizzazione della conoscenza di cui a buon diritto il bibliotecario è mediatore, non è giuridicamente riconosciuta.
Si è fatto il punto sull'iter parlamentare di alcune proposte di legge e si è esaminato anche il problema della certificazione della professionalità dei soci da parte delle associazioni nell'ottica di adeguamento alle direttive europee.
Si è evidenziata la pressante e inderogabile esigenza di un'associazione seriamente impegnata sul fronte del riconoscimento, ma anche maggiormente sensibile alle necessità dei bibliotecari "soggetti" del lavoro atipico.
Manca però una ricerca sistematica su tutto il territorio nazionale che possa delineare più realmente l'entità e la qualità di questa compagine di lavoratori che sta diventando un fenomeno sempre più consistente, sempre più esposta e poco tutelata in un mercato deregolamentato, senza un CCNL di riferimento, che stabilisca doveri e diritti.
Quale rappresentante del comparto "privati" dell'Osservatorio lavoro auspico vivamente e chiedo formalmente che si possa avviare una indagine conoscitiva, in collaborazione con le sezioni regionali (su modello ad esempio di quelle di cui si è parlato in questa sede e che hanno evidenziato situazioni inattese ma, forse prevedibili) per potersi muovere concretamente.
La conclusione di questa analisi non può che essere di amara constatazione e vibrante denuncia che c'è bisogno di una conduzione forte, di un'associazione professionale che si ponga come obiettivo primario quello di rispondere alle aspettative dei soci, i quali si iscrivono all'AIB per qualche anno, poi... delusi sospendono le iscrizioni e talvolta nel trionfo della speranza sull'esperienza, ci riprovano. Ricordiamo il massiccio aumento di iscrizioni dopo l'istituzione dell'albo professionale.
Noi dell'Esecutivo regionale Lazio e tutti i membri dell'Osservatorio Lavoro ci stiamo impegnando molto e, a giudicare da ciò che abbiamo ascoltato, il numero di chi s'impegna sul fronte della professione cresce. Confido che qualche buon risultato riusciremo a ottenerlo.

Piera Colarusso
AIB Sezione Lazio/AIB Osservatorio Lavoro
pieracolarusso@libero.it


COLARUSSO, Piera Franca. Lavorare in biblioteca tra specificità dei servizi e atipicità degli operatori. «AIB Notizie», 15 (2003), n. 6, p. 18-22.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2003-06-26 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n15/03-06colarusso.htm

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