[AIB]AIB Notizie 6/2003
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Il futuro della memoria: a colloquio con gli archivisti

a cura di Vittorio Ponzani

Le risposte alle domande dell'intervista, formulate da Vittorio Ponzani e raccolte da Maurizio Savoja, archivista presso l'Archivio di Stato di Milano e autore del messaggio sulla lista AIB-CUR, sono state elaborate e discusse con Barbara Bertini, direttore dell'Archivio di Stato di Milano; Marina Messina, soprintendente archivistico per la Lombardia; Domenica Porcaro Massafra, soprintendente archivistico per la Puglia; Carlo Vivoli, direttore dell'Archivio di Stato di Pistoia e membro del Direttivo nazionale dell'Associazione nazionale archivistica italiana (ANAI).


Il messaggio su AIB-CUR presentava un'iniziativa che si proponeva di pubblicizzare la grave situazione in cui si trovavano, e si trovano, gli Archivi di Stato e le soprintendenze archivistiche italiane in seguito ai pesanti tagli nei finanziamenti destinati alle spese correnti per il 2003, che si sono aggiunti alle riduzioni degli anni precedenti. Molti istituti, in questa situazione, non saranno in grado di far fronte alle spese necessarie per mantenere gli attuali livelli di servizio, e in molti casi si troveranno costretti a pesanti tagli se non alla vera e propria chiusura.
A questi istituti periferici del Ministero per i beni e le attività culturali è affidata la conservazione di una gran parte del patrimonio archivistico italiano.
Archivi del passato: gli Archivi di Stato conservano gli archivi degli Stati italiani preunitari e dell'amministrazione periferica dello Stato postunitario, oltre ad archivi acquisiti, a vario titolo e in modi diversi, dallo Stato nel corso dei secoli, o allo Stato affidati in deposito per meglio consentirne la consultazione e la valorizzazione; le Soprintendenze archivistiche esercitano la vigilanza sugli archivi degli enti pubblici e sugli archivi privati dichiarati di notevole interesse storico.
Archivi del presente e del futuro: la vigilanza da parte delle Soprintendenze si estende anche alla corretta costituzione degli archivi correnti degli enti pubblici, e gli Archivi di Stato partecipano all'individuazione degli archivi degli uffici dell'amministrazione statale attiva destinati alla conservazione permanente, per poi riceverli in custodia.
La preoccupazione è dunque grave, come sottolineava l'appello, diffuso con il messaggio indirizzato alla lista, di alcuni direttori d'archivio e soprintendenti archivistici. Una preoccupazione che è parso importante condividere anche oltre l'ambito della professione archivistica. Ci si è quindi rivolti - oltre che alla cittadinanza tutta, attraverso gli organi d'informazione, perché una corretta conservazione e accessibilità degli archivi è un importante pilastro di ogni società democratica - agli storici, tra i principali utenti degli archivi, e in genere ai docenti universitari, e oltre alle altre professioni coinvolte nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale, come i bibliotecari. Proprio negli ultimi anni, tra l'altro, sono emersi alcuni significativi punti di contatto tra archivisti e bibliotecari (come con altre professionalità dei beni culturali), e alcune iniziative comuni sono state avviate, in particolare nel campo degli standard descrittivi e nella messa a punto di strumenti comuni, come è emerso anche dal recente convegno internazionale di Firenze sugli authority files.

In AIB-CUR è circolato il messaggio che denuncia il drastico taglio ai finanziamenti agli archivi italiani. Qual è attualmente la situazione?
Una nota del 3 giugno ha comunicato che «la Direzione generale ha provveduto a programmare la distribuzione di circa 900.000 (novecentomila) euro [...] in attesa di un'auspicabile analoga assegnazione per il secondo semestre». Tale somma è assolutamente insufficiente ad assicurare la gestione ordinaria di tutti gli istituti nel primo semestre dell'anno corrente; permane quindi forte la preoccupazione riguardo alla possibilità di sussistenza degli istituti fino alla fine dell'anno. In ogni caso, anche se con un'assegnazione straordinaria si riuscissero a risolvere i problemi più immediati, rimarrebbe quello delle spese per il funzionamento (a partire dagli affitti dei locali, in gran parte destinati a deposito) che sono uscite ricorrenti, strutturali e che si ripresenteranno negli anni successivi.

Avete ottenuto qualche riscontro dal mondo politico?
Ci sono state diverse interpellanze parlamentari sia da parte della maggioranza che dell'opposizione, quindi possiamo dire che c'è stato un certo riscontro da parte del mondo politico, confermato anche dalle prese di posizione del Consiglio regionale della Toscana e da numerosi consigli provinciali.

Il taglio dei fondi agli archivi rappresenta un fenomeno isolato, seppur grave, oppure segnala una più diffusa disattenzione nei confronti del nostro patrimonio culturale?
Non è facile rispondere a questa domanda, anche se si può essere ragionevolmente convinti che non si è di fronte a qualcosa di contingente, a un fenomeno isolato, dal momento che i tagli, che peraltro non sono cominciati ora, sono solo uno degli aspetti della più generale crisi degli archivi; basti pensare agli organici e alla difficoltà di supportare e vigilare sui nuovi assetti della pubblica amministrazione. Più difficile capire se quanto sta accadendo sia il frutto di un più generale disinteresse nei confronti del patrimonio culturale - e gli archivi per la loro congenita debolezza sono solo i primi a cedere - ovvero il sintomo di una sottovalutazione del ruolo culturale degli archivi.
Più in generale, viene il timore che nei confronti dei beni culturali si sia di fronte all'illusione di massimizzarne i ricavi economici, riducendo al minimo gli investimenti: strategia che se pare appunto illusoria (soprattutto per quanto riguarda gli archivi), ancor più sembra miope, non tenendo conto che un'accorta gestione e promozione del bene culturale può portare a effetti indiretti di gran beneficio per l'insieme della società e, quindi, anche per l'economia e la generale competitività del "sistema paese".

Mi sembra, anche a giudicare dai numerosi messaggi di solidarietà che si possono leggere sul sito Web dell'ANAI (http://www.anai.org) che l'opinione pubblica più sensibile ai temi culturali, italiana ma anche internazionale, si sia mostrata piuttosto attenta ai problemi degli archivi. Ne è rimasto sorpreso?
La risposta da parte dell'opinione pubblica è stata senz'altro positiva, anche oltre le aspettative: evidentemente c'è stata una percezione della gravità della situazione. Dispiace constatare invece la mancanza di risposte ufficiali alle ragionevoli preoccupazioni degli addetti ai lavori.

In uno dei messaggi si sottolinea che, oltre che per il loro intrinseco valore culturale, gli archivi sono uno strumento fondamentale nella formazione del "viaggiatore culturale", una figura sempre più importante anche per l'economia italiana. Crede che questo aspetto sia stato sottovalutato?
È difficile capire se dietro ai tagli alle spese di funzionamento degli archivi vi sia una specifica strategia, e quale possa essere; certo è che le misure correttive prese non sono sufficienti. L'ANAI ha in cantiere una giornata di studio da svolgere entro l'autunno sul ruolo degli archivi nella nostra società. Si sottovaluta che gli archivi sono garanzia del diritto e testimonianza culturale: una sottovalutazione che si estende in realtà a tutto il mondo dei beni culturali. Ciò non significa, naturalmente, che molto non ci sia da innovare, e che non ci siano ampi margini per migliorare l'efficienza con cui opera l'amministrazione archivistica, anche dal punto di vista economico.

Come spera che si possa risolvere questa situazione? Pensa che verrà adottato un provvedimento ad hoc oppure che finalmente si possa mettere mano a un progetto di più ampio respiro per la tutela degli archivi e dei beni culturali?
Da quanto è stato indicato dal ministro Urbani nella presentazione delle linee guida del nuovo assetto organizzativo del Ministero, presentato alle organizzazioni sindacali il 29 maggio scorso, non sembra che, almeno per gli archivi, si delinei un progetto di più ampio respiro. Al momento non si può dunque che rinnovare una profonda preoccupazione.

Esiste la possibilità di una convergenza tra i problemi degli archivi e quelli delle biblioteche e un piano comune di intervento?
Certamente e per due ordini di motivi: se infatti gli archivi fossero solo i primi a essere investiti dai tagli, la convergenza con le biblioteche e i musei sarebbe necessaria per contrastare o cercare di contrastare questa politica; se invece questa politica dovesse riguardare solo gli archivi, sia da parte nostra che da parte dei bibliotecari e dei conservatori museali, si dovrebbe rispondere riaffermando il ruolo insostituibile, anche se non sempre sufficientemente conosciuto, degli archivi per la comprensione della storia e della cultura del nostro paese e non solo, come è stato recentemente riaffermato dal comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio dell'Unione Europea.

savoja@icil64.cilea.it


Il futuro della memoria: a colloquio con gli archivisti, a cura di Vittorio Ponzani. «AIB Notizie», 15 (2003), n. 6, p. 7-8.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2003-06-26 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n15/03-06savoja.htm

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