[AIB]AIB Notizie 9-10/2003
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Un “problema italiano”

Giuliana Zagra

Immagina Umberto Eco – in un divertissement fantascientifico scritto nel 1959 e compreso poi nel Diario minimo – che in una data imprecisata del Secondo millennio dopo “l’Esplosione”, scomparsa ogni traccia della civiltà terrestre eccetto le popolazioni del Polo nord, si tenga un congresso intergalattico di studi archeologici. Un relatore terrestre si interroga sul ben noto “problema italiano”, enigma che ha appassionato archeologi e storici delle galassie: «come avvenne che in questo paese, di antica civiltà, come è testimoniato dai libri ritrovati in altre terre, non fu possibile reperire alcuna criptobiblioteca?».
Le criptobiblioteche, destinate a salvare per i posteri i tesori dell’antica cultura terrestre e rinvenute nel corso delle campagne di scavo, erano state uno strumento formidabile di informazione sulla millenaria civiltà scomparsa: per molti di quegli antichi paesi, come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, ma non per l’Italia. Tra le diverse ipotesi formulate dalla comunità scientifica il nostro relatore si sofferma su quella che egli definisce la più suggestiva anche se probabilmente la più debole.
Infatti essa si fonderebbe sulla convinzione che «al tempo dell’Esplosione la Biblioteca nazionale italiana era, per circostanze imprecisate, in uno stato di estrema decadenza e gli scienziati italiani, ancorché intesi a fondare biblioteche per il futuro, erano seriamente preoccupati per quelle del presente e dovevano ingegnarsi ad impedire lo sfacelo…». «Ora l’ipotesi – continua il relatore – rivela l’ingenuità di un osservatore non terrestre, disposto ad avvolgere di un alone di leggenda quanto concerne il nostro pianeta […] Lo stato di avanzata civiltà cui erano pervenuti gli antichi terrestri prima dell’Esplosione, fa sì invece che sia impensabile una tale incuria, quando il panorama offerto dagli altri paesi cisequatoriali rivela l’esistenza di avanzate tecniche di conservazione dei libri».
Il racconto di Eco continua in un crescendo di interpretazioni paradossali, la nostra citazione invece finisce qui ed è solo un pretesto per ricordare come ciclicamente, con toni e sfumature diverse e in contesti rinnovati, si ponga un “problema italiano” di libri e biblioteche.
È di questi giorni la questione, sottolineata da numerosi giornali e rimbalzata con un ampio dibattito anche sulla nostra lista di discussione, circa l’ultima versione della riforma del Ministero per i beni e le attività culturali, che nell’ottica di un riassetto generale, istituisce tre soli Dipartimenti dai quali dipenderanno le direzioni generali: per le Antichità, Belle arti e Paesaggio; per lo Spettacolo e lo Sport; per la Ricerca e l’Innovazione.
Secondo quest’ultima stesura gli archivi e le biblioteche, che nella bozza precedente avrebbero dovuto costituire un quarto, specifico dipartimento, andrebbero a confluire invece – sine nomine – in quello più vasto per le Antichità, Belle Arti e Paesaggio. Viceversa gli istituti centrali verrebbero accorpati al Dipartimento per la ricerca e l’innovazione anche se, sul destino degli istituti da sempre organici alle biblioteche, cioè quelli per la Patologia del libro e per il Catalogo Unico circolano ancora ipotesi discordanti: Innovazione o Antichità?
Al momento in cui stiamo per andare in stampa infatti il decreto legislativo è ancora in itinere, non ne è stato diffuso il testo integrale e buona parte delle valutazioni sono state fatte sulla base di quanto riferito dai giornali.
Riportiamo a latere la posizione espressa dall’AIB attraverso i suoi organi direttivi, in primo luogo con il documento congiunto del 2 ottobre, redatto in occasione del 7° Convegno AIDA e inviato al Ministro Urbani, nonché la lettera con cui le associazioni professionali delle biblioteche, degli archivi e della documentazione hanno inoltrato richiesta di audizione alla Commissione bicamerale per la riforma amministrativa, quella che avrà il compito, dopo l’approvazione avvenuta in Consiglio dei ministri il 19 settembre, secondo l’iter legislativo, di visionare il testo del decreto ed esprimere un parere.
Per il momento dunque non ci resta che condividere l’incrollabile ottimismo di quel relatore terrestre di un lontano futuro, secondo il quale il nostro grado di civiltà dovrebbe metterci al riparo da ogni rischio di incuria nei confronti del patrimonio documentario.

zagra.g@aib.it


ZAGRA, Giuliana. Un "problema italiano". «AIB Notizie», 15 (2003), n. 9/10, p. 3.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2003-10-26 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n15/03-09zagra.htm

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