[AIB]AIB Notizie 01/2004
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e-book: formati proprietari vs. standard aperti

Vittorio Ponzani

Si torna nuovamente a parlare in AIB-CUR del fenomeno degli e-book, in particolare della scelta, da parte degli editori, di utilizzare formati di codifica di tipo proprietario oppure formati liberi per la loro creazione.
Tutto nasce da un'intervista televisiva in cui un esperto del mondo di Internet e dell'informazione digitale ha affermato che la diffusione di e-book basati su formati proprietari, spesso incompatibili fra loro, sarebbe "pericolosa" per lo sviluppo del libro elettronico.
Un iscritto alla lista, che gestisce un archivio digitale di e-book, obietta che la diffusione di diversi formati proprietari non può essere considerata un "pericolo", ma è semplicemente il risultato di una situazione di concorrenza in un libero mercato, dove gli editori scelgono un formato piuttosto che un altro, e alla fine è il "gradimento" del pubblico a contare e a stabilire quale prodotto vada premiato. Inoltre, prosegue il messaggio, mentre nel mondo dei libri elettronici alcuni standard proprietari si stanno diffondendo velocemente, lo standard aperto OEB, sviluppato dall'Open eBook Forum (http://www.openbook.org) e sostenuto da quanti sono favorevoli ai formati open source, non sembra aver avuto evoluzioni significative negli ultimi tempi.
Anche nelle "biblioteche digitali", che raccolgono e mettono a disposizione degli utenti le raccolte di libri elettronici, prevalgono nettamente i formati proprietari sui formati liberi. Tra queste vengono ricordate Classicistranieri.com, il Progetto Manuzio (http://www.liberliber.it), Intratext (http://www.intratext.com), Romanzieri.com, Lettori creativi (http://www.lettoricreativi.com); per quanto riguarda poi la vendita, viene segnalato il sito della Mondadori (http://ebook.mondadori.com), oltre che, ovviamente, Amazon (http://www.amazon.com). A titolo di esempio viene confrontata l'Università della Tuscia, che offre un'esigua collezione di circa una dozzina di libri elettronici in formato aperto OEB, con l'Università della Virginia, che mette a disposizione 1800 e-book in formato proprietario LIT.
In risposta a queste obiezioni, altri interventi sottolineano che in realtà proprio da parte di molti editori viene affermato che la moltiplicazione dei formati proprietari, piuttosto che l'adozione di tecnologie e standard aperti, sarebbe una delle cause del mancato sviluppo e diffusione del libro elettronico. Infatti, se è vero che questo settore è in crescita, è anche vero che tale crescita è certamente inferiore a quanto lasciavano supporre le entusiastiche previsioni che avevano accolto le prime sperimentazioni. A tutt'oggi il mercato dell'e-book è ancora in perdita (lo hanno ammesso pubblicamente anche esponenti della Mondadori), mentre appare evidente che gli ingenti investimenti nel settore hanno finora svolto la funzione di "presidiare" il mercato, nella speranza di un decollo futuro degli e-book.
L'esistenza di diversi formati di codifica non è certamente l'unica causa del mancato "decollo" dell'e-book; oltre alle politiche spesso troppo rigide per la protezione del copyright sui contenuti digitali (DRM: Digital Rights Management), al momento attuale una delle limitazioni più gravi è certamente l'assenza di interfacce di lettura comode e agevoli, tali insomma da non far rimpiangere la lettura sul tradizionale libro cartaceo.
Lo standard aperto OEB, fortemente sostenuto dalla comunità di programmatori open source, e che peraltro sta alla base anche di molti formati proprietari, rappresenta la via migliore per la diffusione e l'affermazione di un medium elettronico. Recentemente ha avuto importanti sviluppi (sta per uscire la versione 2.0), mentre i libri in questo formato ci sono e stanno aumentando (anche se certo non con la velocità di altri formati proprietari).
In conclusione, occorre riflettere su due questioni, meno legate agli aspetti tecnologici, ma certo particolarmente interessanti per i bibliotecari. La prima è che il libro elettronico può rappresentare lo strumento per lo sviluppo di un'editoria più libera, meno legata alle dinamiche del mercato e per questo più in grado di dare spazio sia ai classici ormai non più coperti dal diritto d'autore, sia a quei testi delle culture marginali e non ufficiali che spesso non hanno voce ma possono avere grande valore letterario e culturale.
La seconda questione nasce dall'affermazione presente in un messaggio circolato in lista, secondo la quale «il numero di e-book scaricati sono di gran lunga superiori ai dati medi giornalieri sui prestiti delle biblioteche pubbliche» (non viene però citata la fonte o i dati a sostegno di tale affermazione). Che sia vero oppure no, che lo sia in tutto o in parte, certamente si tratta di una questione che impone ai bibliotecari una profonda riflessione sulle trasformazioni che le nuove tecnologie stanno portando nella professione, per affrontare i cambiamenti nel modo più consapevole e adeguare i servizi delle biblioteche alle nuove realtà.

ponzani@aib.it

L'archivio storico di tutti i contributi inviati in AIB-CUR è consultabile, da parte degli iscritti alla lista, a partire dall'indirizzo http://www.aib.it/aib/aibcur/aibcur.htm3


PONZANI, Vittorio. e-book: formati proprietari vs. standard aperti «AIB Notizie», 16 (2004), n. 1, p. 6.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-02-11 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0401ponzani.htm

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