[AIB]AIB Notizie 03/2004
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Il volontariato in biblioteca: un'opportunità formativa o una via per la precarizzazione del lavoro?

Vittorio Ponzani

Più volte negli ultimi mesi si è discusso in AIB-CUR del problema del lavoro precario in biblioteca e della situazione inaccettabile in cui si trovano a lavorare molti giovani (e purtroppo non solo giovani) che, pur avendo una formazione e una professionalità di alto livello, sono costretti a lavorare in condizioni di incertezza, spesso privi dei diritti fondamentali che spettano ai lavoratori (malattia, ferie, certezza dei tempi di pagamento ecc.).
Con il dilagare delle forme di inquadramento "flessibili" e della privatizzazione dei rapporti di lavoro, la condizione dei precari è sempre più difficile e il loro numero sempre crescente. Questa situazione di incertezza ha risvolti negativi per l'intera professione bibliotecaria, perché nelle biblioteche dove operano lavoratori precari e contrattualmente deboli da una parte diminuisce il personale regolarmente inquadrato, in grado di portare avanti con continuità progetti strategici a lungo termine, dall'altra mancano le nuove leve stabilmente inserite in organico che, sia per l'entusiasmo e la motivazione che spesso possiedono i più giovani, sia per le competenze più aggiornate, sono indispensabili a garantire servizi efficaci in strutture che sempre più utilizzano le nuove tecnologie.
In questo complesso mercato del lavoro nelle biblioteche italiane sembra aggiungersi, secondo quanto appare dai messaggi circolati in AIB-CUR, la questione dei volontari, in particolare di quelli inquadrati nel Servizio civile volontario, istituito dalla legge 6 marzo 2001, n. 64 (per maggiori informazioni si veda http://www.serviziocivile.it).
Viene immediatamente fatta la distinzione tra questo tipo di volontariato e il tirocinio volontario inserito all'interno di un percorso formativo articolato. Quest'ultimo rappresenta infatti una fondamentale occasione di formazione per chi si avvicina al mondo delle biblioteche, e contemporaneamente permette alle biblioteche di utilizzare forze nuove per portare avanti attività straordinarie.
Il servizio civile in biblioteca, già svolto dagli obiettori di coscienza non è certo una novità, ma l'aumento significativo del numero delle offerte mette in risalto questo fenomeno e ne sottolinea alcuni aspetti problematici.
Emerge infatti la sensazione che questa forma di volontariato si vada aggiungendo alle forme di percariato "tradizionale", peggiorandone se possibile la situazione di incertezza e configurando così quella che un messaggio definisce "concorrenza sleale istituzionalizzata" tra lavoratori atipici.
Molti messaggi stigmatizzano il comportamento di quelle amministrazioni che, invece di utilizzare i volontari per attività "straordinarie", li impiegano come "supplenti" per svolgere attività di "normale amministrazione", che dovrebbero essere portate avanti dai lavoratori regolarmente inquadrati nella struttura, e per coprire la carenza di personale. Si tratta di una politica assai grave, perché da una parte nasconde la difficoltà di ampliare il personale della biblioteca e impedisce nuove assunzioni, e dall'altra rischia di sottovalutare la complessità delle attività proprie del bibliotecario, come se queste potessero essere affidate anche a chi non ha una competenza professionale specifica.
Purtroppo è la stessa normativa che non chiarisce i confini del servizio volontario civile, riconoscendone solo la finalità di «partecipare alla salvaguardia e tutela del patrimonio della Nazione, con particolare riguardo ai settori ambientale [...] storico, artistico, culturale», ma senza impedire eventuali sovrapposizioni di compiti, ruoli e funzioni.
Il direttore di una biblioteca che utilizza giovani all'interno del progetto relativo al Servizio civile nazionale interviene in difesa della scelta fatta dalla propria istituzione. Dopo aver ribadito il massimo rispetto sia nei confronti dei giovani che fanno la scelta del servizio civile sia verso la professione bibliotecaria, spiega con chiarezza la ragione che lo ha spinto a pubblicare il bando per la richiesta di volontari: chi gestisce un servizio pubblico ha come scopo principale quello di utilizzare "tutti" gli strumenti messi a disposizione dalla normativa vigente per garantire alla propria comunità quel servizio in modo efficiente ed efficace. Non farlo significherebbe venire meno ai propri doveri di fronte alla propria comunità.
Ovviamente questo ragionamento non va e non deve andare a discapito dell'etica professionale e della serietà del lavoro svolto, che nel caso particolare prevede una prima fase di formazione specifica del volontario e successivamente il suo affiancamento a personale professionalizzato e di ruolo, al fine di svolgere attività per le quali non esistono finanziamenti sufficienti né un'adeguata dotazione di personale.

ponzani@aib.it

L'archivio storico di tutti i contributi inviati in AIB-CUR è consultabile, da parte degli iscritti alla lista, a partire dall'indirizzo http://www.aib.it/aib/aibcur/aibcur.htm3


PONZANI, Vittorio. Il volontariato in biblioteca: un'opportunità formativa o una via per la precarizzazione del lavoro? «AIB Notizie», 16 (2004), n. 3, p. 6.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-04-13 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0403ponzani.htm

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