[AIB]AIB Notizie 03/2004
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La Valle d'Aosta e il suo sistema bibliotecario: quale ruolo?

Joseph-Gabriel Rivolin

"Cellule et carrefour", cellula e crocevia, è la sintetica definizione che il geografo Bernard Janin ha dato della Valle d'Aosta, ed effettivamente le vicende storiche e culturali della regione, in quasi seimila anni, sono state influenzate in maniera determinante da due fattori essenziali: la natura accidentata di un territorio roccioso, scavato da valli profonde e punteggiato di rari altipiani sovrastanti brevi tratti di terreno pianeggiante ma paludoso; e i passi alpini, frequentati ininterrottamente sin dal Neolitico, che aprono il "Pays d'Aoste" ai collegamenti con le valli del Po, del Rodano e - meno direttamente - del Reno, facendone un nodo strategico sul piano militare e commerciale particolarmente apprezzato nell'Antichità e nel Medioevo. Ancor oggi l'identità regionale è fortemente imperniata sulla duplice natura, al tempo stesso, di "cellula" conservativa tipica dei villaggi un tempo isolati per lunghi mesi dai rigori invernali, e di "crocevia" situato lungo una delle grandi direttrici terrestri d'Europa.
Non si deve però pensare a una dicotomia dialettica, perché entrambi questi aspetti convivono nella cultura locale e nel carattere dei Valdostani: e non sarebbero immaginabili l'uno senza l'altro. Di qui la necessità che il sistema bibliotecario della Regione costituisca un punto di riferimento identitario solidamente radicato in una realtà culturale segnata da tre elementi che mi paiono essenziali. Il primo è l'eredità di una tradizione locale fortemente caratterizzata da secoli da una diffusione capillare dell'alfabetizzazione, della lettura e della scrittura anche presso i ceti sociali più umili. Il secondo è la presenza di un plurilinguismo diffuso, dato dalla presenza plurisecolare dei dialetti francoprovenzali e della lingua francese - cui si aggiunsero sin dal basso Medioevo i dialetti germanici e la lingua tedesca parlati in alcuni Comuni della valle di Gressoney - e dall'introduzione della lingua italiana, tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. Il terzo, infine, è dato dall'abitudine a confrontarsi con l'"altro", retaggio di secoli di contatti con i mercanti, i pellegrini e i viandanti che transitavano lungo la via Francigena, nei periodi di "vacche grasse"; ma anche - nei periodi di "vacche magre" - retaggio di secoli di emigrazione temporanea, divenuta tendenzialmente definitiva nel cinquantennio a cavallo del Novecento.
Pur a fronte di profonde trasformazioni sociali ed economiche, che hanno coinvolto la Valle d'Aosta nell'ultimo mezzo secolo - quando da terra di emigrazione si è trasformata in meta d'immigrazione - tali caratteri si sono mantenuti e anzi si sono rafforzati, in presenza di esigenze globalizzanti che implicano il pluralismo culturale e linguistico e la disponibilità alla convivenza e ai contatti con il diverso da sé. In questo senso, i Valdostani si trovano in una situazione di vantaggio, che li deve spingere a mettere la loro esperienza a disposizione di altri. Di qui l'opportunità che, nel suo campo, il sistema bibliotecario regionale coltivi quegli aspetti che meglio possono contribuire alla crescita di una coscienza civile attenta ai valori umani, storici e culturali del passato, ma orientata a far evolvere la sostanza di quegli stessi valori nelle forme che meglio possano corrispondere alle esigenze del mondo attuale.

g.rivolin@regione.vda.it



RIVOLIN, Joseph-Gabriel. La Valle d'Aosta e il suo sistema bibliotecario: quale ruolo? «AIB Notizie», 16 (2004), n. 3, p. I.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-04-13 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0403rivolin.htm

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