[AIB]AIB Notizie 04/2004
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Autointervista di una tirocinante

Livia Castelli

Apprezzate le interviste a docenti, bibliotecari e direttori sul servizio civile nazionale in biblioteca (Aib notizie 16, 3/2004) la mia reazione e'stata: "Bene! Mi aspetto altrettante interviste a chi tirocinio e servizio civile li ha svolti!" Nell'attesa, porterei la mia testimonianza di tirocinante ai sensi del D.P.R. 1356/66 per tre volte tra la fine del'98 e la prima metà del 2000.
Provo anch'io a farmi sette domande. Non è leale scriversi da sola domande e risposte? Sono prontissima a rispondere a tutte le domande che altri vorranno avere la cortesia di pormi…

Livia, se ti chiedessero se i tuoi tre tirocini sono stati utili e formativi, cosa risponderesti?
Sì, senza esitazioni. Mi hanno insegnato moltissimo: il mestiere quotidiano, concreto, il funzionamento di una biblioteca. Durante il primo ho capito che erano indispensabili buone basi teoriche e, poiché non si fanno le cose a metà, mi sono diplomata alla Vaticana: altra ottima esperienza.

Quale è stato l'impatto con le biblioteche? e dove e come si sono svolti i tirocini?
Ho avuto la fortuna di incontrare persone intelligenti, disponibili, gentili, che hanno creduto in me, mi hanno apprezzata, seguita e mi hanno insegnato molto. Alla Nazionale di Roma, Ufficio studi e informazioni bibliografiche e Ufficio periodici. Il primo tirocinio tra cataloghi, ricerche in Indice SBN (allora a interfaccia testuale) basi dati, repertori a stampa e il pubblico più vario. Ai periodici invece catalogazione, ordinamento, soggettazione. Utile antidoto, anche, contro l'antiquata, ma ancora diffusa sul campo, dicotomia tra catalogazione e ricerca, servizio al pubblico e lavoro in ufficio, che la consuetudine di esternalizzare la catalogazione (pregressa o no) a precari che non devono sollevare il naso dal terminale né porsi domande perpetua sotto altra forma. Diverso per forza di cose, ma ugualmente importante, il tirocinio nel Laboratorio per le metodologie della catalogazione e per la didattica all'Iccu. Ho studiato i loro esempi didattici e individuato le duplicazioni in Indice.

Perché hai deciso di fare i tirocini?
Semplicissimo: avevo bisogno di un lavoro. Laureata in storia antica (cum laude e molta passione) dopo alcuni anni mi sono ritrovata disoccupata. Dovevo reinventarmi un mestiere. Ci possono essere diverse opportunità e maniere di avvicinarsi seriamente a una professione e di specializzarsi post-laurea.

Esperienza totalmente positiva?
Chiedetelo alla persona tirocinante condannata penalmente per aver prestato un libro… non ricorre in appello perché ha paura, se lo perde, di essere interdetta dai concorsi pubblici… Senza arrivare a questi estremi, esiste la tendenza ad usare chiunque per coprire servizi sguarniti. Per farci almeno presentare la catalogazione di monografie in SBN, la più richiesta sul mercato, abbiamo dovuto diventare assillanti. Prevedere una formazione del genere, magari predisponendo un ambiente di prova nel software, e più in generale presentarci l'attività di tutti gli uffici (come all'Iccu) potrebbe essere un investimento anche per le strutture: certo, bisogna essere pronti a capirlo… Fare formazione costa, ma per l'ultima parte del tirocinio non sarebbe improprio un contratto di formazione-lavoro. Facilitazioni indispensabili: partecipazione a corsi interni, carte telefoniche, fotocopie gratuite, posta elettronica, buoni pasto. Doverosi maggiore conoscenza e contatto con progetti e iniziative del panorama bibliotecario italiano. E un buon punteggio nei concorsi, cosa oggi non chiara, specie in rapporto al nuovo SCN.

Sei venuta in contatto con persone che prestavano volontariato o servizio civile?
Impiegati spesso in servizi poco ambiti ma necessari e cronicamente sguarniti di personale, qualifiche basse, facilmente intercambiabili, arrivati in modo relativamente casuale. Magari si trovasse anche qualche miglioramento del tirocinio nella legge sull' SCN!

Invece?
Nuova legge assistenziale. A una prima lettura la normativa sistematizza prassi e precarietà diffuse nel pubblico e nel no profit. Si partecipa a un unico progetto, a part-time annuale, non ripetibile, per circa 500 euro lordi mensili, contributi, ferie. Una - precaria - boccata d'ossigeno, si spera non a scapito dei rari atipici non legati a ditte esterne, ma non so se un'esperienza formativa come quella che ho descritto sia compatibile con questo SCN. Nei controlli sui progetti nutro scarsa fiducia: chi in biblioteca ritiene doveroso, ad esempio, controllare le condizioni di lavoro nelle ditte?
Si invitano le biblioteche ad approfittare dell'SCN per una sorta di doverosa pragmaticità. Ma la precarietà ha e avrà costi alti: nell'SCN, come nell'attuale spreco di risorse umane ormai qualificate, ancora relativamente giovani e desiderose di gratificazioni professionali non meno che di una aspettativa di vita decente. Rimuovere ciò è miope.

E l'inserimento lavorativo?
A leggere il d.P.R. il tirocinio sarebbe per coloro che intendono partecipare ai concorsi. Oggi può dare qualche opportunità di stabilire contatti che possono portare a contratti atipici: niente malattia, contributi decenti, ferie, maternità, formazione interna, mutui bancari. La posizione di chi ti presenta continua a essere importante ben oltre il primo contratto. Per chi ha prestato l'SCN, poi, la normativa accenna a convenzioni con industrie e cooperative: quali le garanzie contro la guerra tra poveri tra "sovvenzionati" dal post-SCN e no, ma tuttora, e senza prospettive, precari?

liviacastelli@yahoo.it


CASTELLI, Livia. Autointervista di una tirocinante «AIB Notizie», 16 (2004), n. 4, p. 7.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-05-18 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0404castelli.htm

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