[AIB]AIB Notizie 04/2004
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La biblioteca italiana delle donne

Silvia Girometti

Nell'ambito della ricerca di biblioteche di particolare interesse per tipologia, patrimonio ed architettura, la Biblioteca italiana delle donne offre sicuramente più di uno spunto interessante anche per chi sta lavorando alla realizzazione di strutture analoghe in altre città italiane: come una collega di Salerno, presente proprio il giorno della mia visita.

Sul ricco ed aggiornato sito Web http://www.women.it/bibliotecadelledonne/index.htm si legge che la Biblioteca italiana delle donne nasce a Bologna nel 1982 in seno a un progetto dell'Associazione culturale Orlando, associazione senza scopo di lucro animata da interessi politico-culturali contraddistinti dalla partecipazione femminile. Una convenzione con il Comune e con la Regione Emilia-Romagna rende la biblioteca istituzione in parte pubblica ed in parte privata, il cui ruolo fondamentale è la raccolta di materiale eterogeneo relativo a molteplici discipline: il denominatore che accomuna le varie aree tematiche è ovviamente il punto di vista dal quale esse vengono trattate, l'attenzione al genere, con criteri volti alla qualità delle raccolte e dei servizi.
La specificità della Biblioteca delle donne rende prevalentemente femminile anche la composizione dell'utenza; ciò vale al momento pure per il personale, soprattutto per quanto riguarda le competenze specifiche, anche se sono in aumento gli stagisti di sesso maschile forniti tramite una convenzione dall'Ateneo bolognese, convenzione in cui rientrano parimenti corsi destinati alla formazione ed organizzati dall'Università stessa e dal Comune. Sempre nell'ambito della formazione, il personale ha usufruito recentemente di finanziamenti dell'Unione Europea.
La composizione del personale è mista e le assunzioni avvengono in parte tramite concorso, in parte tramite contratto. L'esiguo numero di unità di personale strutturato attualmente in servizio rende auspicabile il ricorso a nuove assunzioni, specialmente in previsione dell'ampliamento dei locali. Gli orari di apertura sono piuttosto lunghi e l'assistenza al pubblico è puntuale e sollecita, ma gravano su poche persone.
Il patrimonio della biblioteca è vario e mirato a illustrare il percorso storico della cultura e dell'emancipazione femminile italiana e straniera; accanto a una grossa emeroteca specializzata e al cospicuo materiale di letteratura grigia, vi è un'importante collezione relativa alla storia delle tradizioni della cultura femminile, suddivisa in diverse sezioni e comprendente volumi antichi e di pregio, fra i quali una cinquecentina dedicata all'educazione delle figlie. Sono custoditi anche fondi particolari, fra cui la Biblioteca di Sofia, dedicata alla letteratura per bambine e ragazze. Molto ben fornita è anche la sezione di letteratura: «un nucleo attorno al quale si potrebbe ricostruire una storia letteraria al femminile non ancora scritta» (dal sito).
Finanziate nel quadro della progettazione dell'Associazione Orlando sono le molteplici pubblicazioni: soprattutto bollettini, cataloghi, atti di convegni, interviste, ricerche, materiale di corsi.
In generale, il posseduto è caratterizzato sia da opere che si prestano a studi specialistici, sia da volumi destinati a chi ama semplicemente la lettura: in questo senso si intende la definizione che Annamaria Tagliavini, direttrice della biblioteca, fornisce del «duplice ruolo di biblioteca specializzata e generalista», tale cioè da soddisfare le esigenze di un'utenza variamente assortita.
Attualmente, tuttavia, gli spazi ristretti della sede temporanea non consentono il totale espletamento di tali duplici funzioni: per il momento solo un terzo del patrimonio è disponibile alla consultazione, mentre il resto è custodito in un magazzino. La ridotta capacità degli spazi, oltre a costringere gran parte dei volumi in armadi chiusi, ha comportato la sospensione quasi totale delle acquisizioni e soprattutto ha obbligato la scelta a privilegiare uno dei due ruoli della biblioteca a scapito dell'altro: data l'elevata e l'urgente richiesta per la compilazione di tesi e ricerche, il materiale a disposizione è soprattutto quello rivolto all'utenza specializzata. Il trasferimento nella più ampia sede dell'ex convento di Santa Cristina, in programma dopo l'estate, consentirà di riunire «le due anime della biblioteca» e di realizzare parallelamente una serie di progetti mirati all'approfondimento di varie tematiche ed anche al coinvolgimento di quelle fasce sociali che, per scelta o per costrizione, hanno minori occasioni di lettura. Beneficiarie di questi progetti saranno le persone meno istruite o di lingua madre diversa dall'italiano, attraverso spazi dedicati alla multietinicità e iniziative rivolte a favorire l'approccio al libro; in questo senso già la Biblioteca di Sofia, diretta alle figlie, coinvolge indirettamente le madri.
Quello previsto per il prossimo autunno, in una zona piuttosto centrale ma più vicina agli spazi verdi della città, sarà il terzo trasloco della biblioteca.
Al momento dell'inaugurazione, infatti, la sede del centralissimo Palazzo Montanari aveva consentito un incremento del patrimonio da zero agli oltre trentamila volumi attuali, scelti in base a una duplice tipologia di utenti: studentesse, laureande e studiose da un lato, lettrici "comuni" e donne amanti della lettura dall'altro. Nella biblioteca di Palazzo Montanari anche il Centro antiviolenza aveva trovato il primo spazio per iniziare la propria attività; nonostante il Centro abbia da tempo acquisito una sede indipendente, tuttora la biblioteca spesso fornisce le prime informazioni per indirizzarvi le donne in cerca di aiuto.
Se da un lato la sede temporanea attuale di Palazzo dei Notai costituisce un limite, dall'altro essa rappresenta un vero gioiello architettonico e offre alle carenze funzionali una compensazione da un punto di vista estetico: lo scalone di accesso immette sulla principale piazza bolognese, piazza Maggiore, di cui le splendide bifore mostrano la vista. Un'ultima nota di colore su cui si posa l'occhio al termine della mia visita alla Biblioteca delle Donne, avvenuta poco dopo l'8 marzo, è un rametto ancora fresco di mimosa appoggiato sul monitor di un computer. Non poteva mancare.

girometti@cirfid.unibo.it


GIROMETTI, Silvia. La biblioteca italiana delle donne «AIB Notizie», 16 (2004), n. 4, p. 12-13.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-05-18 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0404girometti.htm

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