[AIB]AIB Notizie 04/2004
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Le nuove schiavitù

Giuliana Zagra

Da dieci anni ormai, il 23 aprile, si celebra la giornata mondiale del libro e del diritto d'autore.
Da quando nel 1995 l'Unesco indicò questa data non solo per sottolineare come il libro sia un potente veicolo di diffusione e di conservazione della cultura, ma anche per attivare "uno strumento di promozione su base planetaria della lettura, della attività editoriale e di una corretta protezione delle opere intellettuali".
L'idea della giornata, come è noto, ha avuto origine in Catalogna dove il 23 aprile, festa di San Giorgio, viene offerta una rosa per ogni libro venduto, ma in questa data si ricordano anche tre tra i più grandi autori di tutti i tempi - Shakespeare, Cervantes e Garcilaso de la Vega, che per una straordinaria coincidenza, morirono proprio in quel giorno del 1616.
Tema suggerito per la giornata del 2004, in coerenza con l'anno universale per la commemorazione della lotta contro la schiavitù e della sua abolizione proclamato dall'Unesco, è stato quello delle "nuove schiavitù".
Senza dubbio il tema dei "nuovi schiavi della terra" rinvia agli scenari sempre più drammatici di violenza e sfruttamento, di fame e di malattia a cui sono condannati milioni di individui, primi fra tutti le donne e i bambini, africani, asiatici, latino americani, per i quali l'accesso all'informazione e all'istruzione rappresenta una tappa, irrinunciabile quanto ancora lontana, sulla strada della liberazione.
Ma parlare di nuove schiavitù nelle società occidentali opulente rimanda il pensiero anche ad altre forme di schiavitù - forse sarebbe meglio parlare di dipendenze - che si insinuano nei modelli di comportamento, negli stili di vita, nei livelli di comunicazione e di socializzazione.
Un esempio significativo, anche se parziale, può considerarsi la recente indagine condotta sui consumi dei giovani romani dall'Eures dove al primo posto svetta l'acquisto di telefoni cellulari e all'ultimo quello di libri e di cultura in genere compreso il cinema.
Lo slogan scelto per il manifesto Unesco - una catena spezzata da due mani che stringono un libro - è Liberi con un libro: la libertà dall'ignoranza quindi come primo passo verso il riscatto dall'oppressione, ma anche la libertà di giudizio, di scelta, di riflessione come ricchezza insostituibile che può discendere dalla lettura di un libro.
Ma leggere è un diritto che persino in quelle società, come la nostra, dove l'accesso alla informazione è garantito a tutti i cittadini, può essere messo seriamente a rischio.
L'applicazione della direttiva europea che prevede il pagamento di un ticket sui libri presi in prestito in biblioteca ne è un esempio (cfr. il 2/04 di Aibnotizie), tanto che un'altra campagna di libertà è andata ad affiancarsi spontaneamente a quella lanciata dall'Unesco per il 23 aprile: con lo slogan "Non pago di leggere" partito da Cologno Monzese, infatti, le biblioteche e i bibliotecari italiani, partecipando ad un movimento che riguarda trasversalmente molti paesi europei, dall'Irlanda al Portogallo al Lussemburgo, rifiutano un provvedimento che potrebbe mettere seriamente in discussione il servizio di pubblica lettura, in primo luogo nei suoi principi fondanti, e lanciano una serie di iniziative di breve e medio termine che vanno da manifestazioni e convegni alla raccolta di firme.
Un'ultima considerazione, che si lega al tema ampiamente e autorevolmente dibattuto in questi giorni dai bibliotecari italiani ( Google sostituirà le biblioteche?) circa il potere di alcuni motori di ricerca con cui si spiegherebbe ad esempio il drastico calo di utenti (circa il 20%) nelle biblioteche americane e che vorrei sintetizzare riprendendo e ampliando lo slogan proposto dall'Unesco: " Liberi con un libro in biblioteca di più" .
Perché uscire di casa e andare in biblioteca sottrae gli individui, i giovani principalmente, all'isolamento e all'autoreferenzialità verso cui li spingono tutta una serie di modelli comportamentali e di consumi, dalla famigerata televisione all'uso sconsiderato dei telefoni cellulari o di Internet.
E ammesso e non concesso che non si riuscisse a indicare in nessun caso altra caratteristica intrinseca della biblioteca che ne assicuri la superiorità rispetto a motori di ricerca pronti a dare risposte ad ogni richiesta, rimarrebbe comunque quella, insostituibile, di uno spazio condiviso, fondato su un sistema di valori e di rapporti fra individui in grado di interagire fra di loro.

zagra@aib.it


ZAGRA, Giuliana. Le nuove schiavitù «AIB Notizie», 16 (2004), n. 4, p. 3.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-05-18 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0404zagra.htm

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