[AIB]AIB Notizie 05/2004
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I vestiti del libro

Paola Puglisi

Nella consueta cornice del Salone del restauro di Ferrara, il 26 marzo, si è tenuto il quinto incontro di "Conservare il Novecento", appuntamento fisso ormai per molti di coloro che a vario titolo si occupano della conservazione del documento moderno.
Anche quest'anno la giornata si è articolata in due sessioni: la prima di carattere tecnico che prevedeva, come nelle edizioni passate, l'autorevole conduzione di Luigi Crocetti, a causa della sua assenza è stata coordinata da Giuliana Zagra; la sessione del pomeriggio, con un taglio più tecnico operativo legato a esperienze e progetti in corso, ha visto il coordinamento di Rosaria Campioni. In quegli stessi giorni sono stati distribuiti gli atti, a cura dell'AIB, gli atti del convegno 2003 "LA fotografia specchio del secolo".


L'ormai tradizionale appuntamento di Ferrara aveva quest'anno un tema insolito quanto suggestivo: "i vestiti del libro". Passo dopo passo, "Conservare il Novecento" è arrivato all'effimero: fascette, sopraccoperte, risvolti di copertina, pubblicità e altre voci del peritesto editoriale. Già da qualche tempo si coglievano indizi di un'attenzione inedita a questo corredo del libro moderno: si denunciava la pratica delle cosiddette legature da biblioteca, si sollecitava la conservazione delle sopraccoperte, alcune riviste specializzate alimentavano l'interesse dei collezionisti e degli appassionati. E già nel 1989 era apparsa l'edizione italiana di Seuils di Gérard Genette, con quell'attenzione al concetto di paratesto i cui frutti, evidentemente, si cominciano a cogliere anche nel nostro campo.
Alla componente forse più vistosa del peritesto editoriale, l'illustrazione di copertina, ha dedicato il suo appassionato intervento Antonio Faeti: intervento all'insegna della nostalgia verso i periodi più fervidi e creativi della nostra grafica editoriale, partendo da Tabet e fino a Bianconi, Alcorn, Pinter; anni di crogiuolo dai quali sarebbero uscite, infine, immagini e strategie editoriali definite e riconoscibili. Al confronto la scena odierna (tanto più affollata e complessa, bisogna dirlo) presenta alcuni nomi "di tendenza" il cui stile viene ripreso in innumerevoli variazioni sul tema poco significative, al punto che l'autore parla di "pigre redazioni grafiche" degli editori contemporanei. Nel breve spazio della comunicazione, la sintesi di Faeti è estrema: ma la carrellata delle copertine evocate - memorabili al punto che forse pochi in sala hanno avvertito la mancanza di un supporto visivo - ci lascia sperare che forse, alla distanza, si potrà tentare di identificare anche i filoni più apprezzabili della grafica contemporanea: e se non sarà una storia di pionieri, bensì di epigoni che cercano di adattarsi alle strategie imposte dal mercato, potremo pur sempre riconoscere l'impronta del nostro tempo, e magari mettere meglio a fuoco qualche dettaglio: se avremo conservato...
Dopo Faeti, è stato Attilio Mauro Caproni a cogliere nuove suggestioni dalla grafica di inizio secolo le cui radici egli identifica già in Mallarmé, in un gioco di rimandi dalla parola alla scrittura, della quale le avanguardie coglieranno l'impatto visivo, che a sua volta ri-orienterà la lettura. L'intreccio fra testo e paratesto si rivelerà in tutta la sua potenziale complessità, così come si renderà possibile la nostra stessa percezione del libro come oggetto; di più, dall'intervento di Caproni si evince che la stessa grafica editoriale, il vestito del libro come noi lo conosciamo, ha le sue radici nella rivoluzione tipografica delle avanguardie, senza la quale avrebbe probabilmente seguìto percorsi diversi.
Andrea Battistini e Mauro Chiabrando si sono assunti il compito di rappresentare - il primo con tre raffinati "casi", il secondo con straripante ricchezza di esempi - il versante testuale del peritesto editoriale, quel "contorno comunicativo" che preannuncia, presenta, recensisce, fascia, riveste, accompagna il libro fin nelle mani dei suoi potenziali lettori. I bibliotecari conoscono la categoria dei printed ephemera; ma anche nella tradizione del collezionismo anglosassone, al riguardo tanto più ricca della nostra, difficilmente si presentano materiali con le caratteristiche di quelli che ci sono scorsi davanti agli occhi: fascette, schede bibliografiche editoriali, pieghevoli, cedole, davvero "corredo" del libro, nel senso di concepiti e prodotti in funzione di quello: certamente non autonomi oggetti da collezione, pur se di fatto lo sono diventati e grazie al canale del collezionismo sono arrivati fin qui. Nessun discorso poteva essere più convincente dell'evidenza documentaria: tanto si è perso, a causa di una mancanza di sensibilità che dobbiamo recuperare, ad evitare di trovarci impreparati di fronte al compito di conservare il contemporaneo.
A chi scrive era stato chiesto un intervento sulle sopraccoperte, che potesse valere da raccordo tra la prima e la seconda parte dell'incontro, quest'ultima più orientata ai problemi della gestione in biblioteca. Ho pensato allora che si potessero dare per acquisiti il riconoscimento del valore documentario, artistico, paratestuale delle sopraccoperte, così come la necessità di conservarle anche e soprattutto in biblioteca - è la prima volta che il tema ha questa centralità in un convegno, e sembra un traguardo non da poco; e ho riproposto una considerazione di Tanselle datata 1971: è ancora lontano, egli affermava, il giorno in cui si potrà avere notizia delle sopraccoperte conservate in una biblioteca semplicemente consultando il suo catalogo. Questo giorno, mi pare, è stato oltrepassato senza essere stato vissuto, tante sono ormai (se volessimo) le possibilità di indicizzazione all'interno di basi di dati specializzate; ma resto personalmente convinta che al livello della descrizione bibliografica - in determinate circostanze, e senz'altro nella bibliografia nazionale - la menzione dell'esistenza della sopraccoperta sarebbe utile, per non dire indispensabile. Ripensandoci oggi, il successivo intervento di Giovanna Mori e Daniela Scala, che hanno esposto il piano di recupero di un interessantissimo fondo di sopraccoperte della Raccolta Bertarelli di Milano, ne forniva una testimonianza indiretta: la singolare circostanza di avere a che fare, per una volta, con sopraccoperte prive dei libri (mentre solitamente accade il contrario!) ha dato luogo a problemi del tutto particolari: probabilmente l'esistenza di un repertorio che, all'epoca, avesse descritto le pubblicazioni tenendo conto della veste editoriale, sarebbe stato un valido supporto nella fase di individuazione. Su un versante diverso, anche le biblioteche storiche delle case editrici (Giacinto Andriani rappresentava la Fondazione Mondadori) costituiscono un riferimento essenziale per la conservazione integrale di materiali che assumono nel loro insieme un senso ulteriore - senza dimenticare comunque che la certezza della rappresentazione del patrimonio editoriale nazionale poggia pur sempre e soltanto sul deposito legale.
Infine, calandoci dalla teoria nella pratica quotidiana della conservazione, Tiziana Plebani ha illustrato i problemi di quello che ha chiamato "il lavoro sporco": la via verso le possibili soluzioni (rigorosamente al plurale, caso per caso) passa per una professionalità costruita a ridosso dell'esperienza, del confronto con i legatori più appassionati ed esperti (pochi, che andrebbero adeguatamente retribuiti), del riconoscimento della bellezza e dell'individualità del singolo volume, troppo spesso, per il libro moderno, sacrificate in nome della "legatura da biblioteca". E' una via che si vorrebbe più definita e frequentata, riconducibile ad una politica della tutela più incisiva e coordinata: per questo infine, le riflessioni dei relatori ferraresi, mediate dal coordinamento attento di Rosaria Campioni, sono state "consegnate" al primo e più naturale degli interlocutori istituzionali, l'Istituto centrale per la patologia del libro nella persona del direttore Armida Batori.
Questa edizione del convegno, sempre puntualmente predisposta e condotta dal Comitato scientifico e organizzativo (Batori, Campioni e collaboratori, Crocetti, Zagra), ha sofferto dell'assenza di Luigi Crocetti, le riflessioni del quale, evocate a più riprese da relatori e moderatori hanno costituito la struttura portante del ragionamento intorno al libro moderno realizzato attraverso "Conservare il Novecento". Al professor Crocetti vanno ancora una volta gli auguri di tutti noi.

giornali@bnc.roma.sbn.it


PUGLISI, Paola. I vestiti del libro «AIB Notizie», 16 (2004), n. 5, p. 10-11.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-06-30 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0405puglisi.htm

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