[AIB]AIB Notizie 05/2004
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Sempre più mamme e papà in biblioteca a far ricerche e a ritirare libri al posto dei figli

Alfredo Romano

Genitori che studiano al posto dei figli, fotocopie che soppiantano la "sana" abitudine di prendere appunti: da Civita Castellana", scene da una biblioteca, comuni a molte altre.

Una volta i ragazzi arrivavano da soli in biblioteca. La maggior parte veniva dalla parte di Civita nuova. Attraversavano a piedi il ponte Clementino, vociando, con altri compagni che, strada facendo, si accodavano a loro. Tenerli a bada in quegli angusti spazi dove era allocata allora la biblioteca (erano i primi anni 70), non era facile. Erano i tempi delle "ricerche", termine ormai consumato che si affacciava allora nella scuola, col dire che i ragazzi dovevano guardare oltre i soliti "compiti a casa" ed esplorare altri canali di comunicazione e di informazione.
Di libri nelle famiglie a quel tempo ce n'erano pochi, e la biblioteca, che nasceva proprio in quegli anni, veniva incontro a tutte le fasce di età quale servizio culturale di documentazione, di educazione permanente e di informazione sul territorio. Erano proprio i ragazzi ad usufruirne di più, sia piccoli che adolescenti. La biblioteca per loro era anche un punto d'incontro e manifestavano una curiosità straordinaria per quei libri colorati (ancora pochi in verità), le nuove enciclopedie, le novità librarie; sembrava loro fantastico poter entrare senza chiedere permesso e aggirarsi tra gli scaffali a toccare, a sfogliare e a riporre i libri in tutta libertà. Ancora non era arrivata la fotocopiatrice, sicché, armati di quaderno e penna, s'accucciavano intorno al loro tavolo, leggevano e provavano a scrivere, riassumendolo, l'argomento da presentare all'insegnante il giorno dopo.
Non sempre afferravano il concetto e il significato delle parole e mi pregavano di venire loro in soccorso. Io mi divertivo a fare il saputello con loro, a stupirli, a stimolare in loro l'amore per la lettura, per la poesia, la frase chiara e corretta. Certo, a volte erano cosė turbolenti che ero costretto a "farli accomodare" fuori, anche perché c'erano ragazzi delle superiori o universitari che pretendevano di studiare, altri di leggere il giornale in santa pace. A ricordarli, quegli anni pionieri, provo ancora tanta nostalgia: la sera tornavo a casa che mi sentivo sprofondato in una piacevole e meritata stanchezza.
E arrivò la fotocopiatrice. La svolta non fu rapida, si trattò di una rivoluzione lenta e inesorabile. Piano piano, piano piano, i ragazzi scoprivano le fotocopie e, invece di leggere e riassumere, una volta pagate le fotocopie, uscivano dalla biblioteca felici di non essersi sottoposti a quella tortura del riassunto. Io, a dire il vero, cercavo ancora d'invogliarli, ma loro si giustificavano col dire che le fotocopie servivano a scuola per un collage o per un quaderno collettivo o per un manifesto da appendere sui muri dell'aula. In ogni caso i ragazzi continuavano a incontrarsi in biblioteca, si portavano a casa i libri presi in prestito, leggevano Topolino, facevano chiasso, ma venivano, e venivano da soli.
E poi venne la piscina, la palestra, venne il corso d'inglese, di pianoforte, di chitarra, venne la festa di compleanno degli amichetti e dei compagni di scuola... I genitori, come forsennati, i pomeriggi in macchina ad accompagnare questo lė e quello là e poi pure in biblioteca... "Bisogna correre in biblioteca, mo' ci si mettono pure gli insegnanti a ordinare fotocopie: come si fa a costruire un giardino, gli strumenti musicali degli Aztechi, come vestivano i Greci, l'albero genealogico della regina Elisabetta... ci fosse almeno il parcheggio, è riservato ai residenti, bisogna pagare, come si fa, lassù, ai parcheggi del Belvedere, è troppo lontano, non c'è tempo..."
Ed entravano in biblioteca ragazzi e genitori. Insieme prendevano posto intorno a un tavolo con i libri richiesti, i genitori a sfogliare, a scegliere quali fotocopie per la bambina che, in mezzo, assente, annoiata, vagava con lo sguardo intorno, mentre loro a prendere appunti, a borbottare esclusivamente tra sé.
Ma, ultimamente, si sta facendo strada un'altra abitudine. Perché la mamma o il papà devono condurre i figli in biblioteca per le fotocopie o per i libri in prestito? C'è bisogno dei figli? No, non c'è bisogno dei figli. E cosė, mentre il ragazzo è impegnato in uno dei tanti forsennati corsi, o, il più delle volte, a scorrazzare in motorino in via San Gratiliano, la mamma arriva ordinando fotocopie e libri di un autore di cui a malapena sa pronunciare il nome. Altre volte piomba trafelata con un biglietto dove il figlio ha scritto in orribile e svelta grafia l'argomento da fotocopiare e ne riesce difficile l'interpretazione. E non si sa neppure se gli serve un testo lungo, corto e di quale autore...
«Signora, ma non potrebbe venire qui suo figlio? Sarebbe più semplice per lei e per noi». La mamma dapprima guarda sconsolata, ma poi si riprende e assicura che il ragazzo ha da fare, oppure che sta male... o che è rimasto a casa per via dei troppi compiti. Sarà, sta di fatto che ormai in biblioteca vedo più genitori che ragazzi. E non solo per le fotocopie, ma anche per ritirare i libri, che poi scelgono loro magari. Sicché si falsano anche le statistiche, dal momento che sotto il nome degli adulti vanno fuori tanti libri per ragazzi.
Non sempre è cosė. Ci sono genitori che accompagnano i bambini in biblioteca perché amano la biblioteca e intendono trasmettere ai figli lo stesso amore, e se ne escono insieme con cataste di libri. Ma il fenomeno dei padri e delle madri che si sostituiscono ai figli nel venire in biblioteca rimane ed aumenta
L'altro giorno, però, a mio modo di vedere, è successo un fatto straordinario. Due solite mamme con i rispettivi ragazzi a chiedermi le fotocopie. «Mi dispiace, ma oggi la fotocopiatrice è rotta». E loro di rimando: «E come si fa? Le fotocopie servono a scuola per domani!». Parole dette con palese apprensione, i figli senza fotocopie, chissà, il giorno dopo magari un rimprovero dell'insegnante, o non sia mai un brutto voto.
Allora non ce l'ho fatta più, e con tono deciso: «Signore care, ma quando non c'era la fotocopiatrice, come si faceva? Ma un rimedio ve lo trovo io!».
Le mamme, di lė a poco, mi hanno visto arrivare con due penne, dei fogli di carta e due volumi con l'argomento richiesto. Ho messo a sedere i ragazzi, li ho indirizzati sulle pagine giuste, carta e penna, e poi: «Adesso leggete un paragrafo per volta, vi fermate, ripassate in mente quel che avete capito, lo scrivete con parole vostre e poi passate al paragrafo successivo. Non è difficile, vedrete che la vostra insegnante apprezzerà il vostro sforzo. Non solo, ma sono sicuro che, cosė facendo, qualcosa vi resterà della vostra ricerca».
Ho avuto paura che le mamme interrompessero l'esperimento col dire che non c'era tempo, che a casa avevano da sbrigare... ma, incredibilmente, sembravano assecondare. Quando si dice il miracolo!
E cosė, come se l'avessero sempre fatto, i due ragazzi, con calma, si sono cimentati con l'esercizio delle lettura, del ripasso e della forma scritta. Le mamme, costrette nel frattempo, per non annoiarsi, a curiosare tra gli scaffali, si erano imbattute nel libro desiderato. Sulla faccia dei ragazzi che uscivano traspariva la soddisfazione per una fatica da far valere a scuola l'indomani. Le mamme, ormai rapite dalla trama del libro cominciato, ne hanno chiesto il prestito. Ed era il primo prestito della loro vita. Forse, mi sono detto, non sarà l'ultimo.

affretu@libero.it


ROMANO, Alfredo. Sempre più mamme e papà in biblioteca a far ricerche e a ritirare libri al posto dei figli «AIB Notizie», 16 (2004), n. 5, p. 9.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-06-27 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0405romano.htm

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