[AIB]AIB Notizie 05/2004
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La festa degli alberi

Grazia Ruiu

Dal 28 al 30 aprile 2004 si è tenuto a Saint-Vincent, in una suggestiva cornice alpina, purtroppo offuscata da minacciose nubi che ormai vanno perseguitandoci, il Convegno internazionale "Attraverso linguaggi e culture: biblioteche e multilinguismo", promosso dalla Sezione Valle d'Aosta dell'AIB con il patrocinio della Regione autonoma Valle d'Aosta.

Fino a venticinque anni fa gli alunni delle scuole elementari valdostane celebravano la festa degli alberi: in una giornata di primavera si recavano al parco e, insieme ai giardinieri comunali, piantavano alcuni alberi. Non so se questa bella abitudine sia ancora in voga, ma essa mi è tornata in mente osservando il manifesto della Conferenza di primavera dell'AIB, svoltasi quest'anno a Saint-Vincent. L'immagine scelta, un albero carico di lettere e di ideogrammi, un albero alto, ma raggiungibile con una semplice scala a pioli, è quanto mai evocativa e ben rappresenta il tema del Convegno.
"Attraverso linguaggi e culture: biblioteche e multilinguismo": un titolo importante per un argomento impegnativo che è stato trattato nel corso delle tre giornate di lavoro da bibliotecari, sociologi e antropologi provenienti da diversi paesi europei. I dati e gli spunti di riflessione emersi dagli interventi sono stati tanti; provo a riassumere alcuni interventi che mi hanno colpito in modo particolare.
In biblioteca non c'è opposizione, ma incontro di culture: questo il forte messaggio portato al convegno da Domenico Ciccarello (Coordinatore del gruppo sulle biblioteche multimediali) che cita a esempio la biblioteca multiculturale in corso di realizzazione a Prato e la grandiosa biblioteca costruita nel quartiere afro-asiatico di Londra, diventata punto di riferimento ed elemento di riscatto per gli abitanti di uno dei quartieri più malfamati della città. La biblioteca deve dunque tenere conto di tutti i suoi utenti, anche quelli potenziali, e delle culture "altre".
La lingua è il veicolo privilegiato per entrare in comunicazione con i nuovi cittadini: ed ecco la sorpresa dei dati presentati da Luciana Bordoni (Enea, Roma) dalla quale apprendiamo come nel 2005 solo il 49% delle pagine Internet sarà scritto in lingua inglese. Un dato che deve far riflettere: è vero che l'inglese è la lingua delle istituzioni, nonché la lingua franca studiata ormai in quasi tutti i paesi, ma i bibliotecari (per i quali la conoscenza delle lingue dell'Unione Europea dovrebbe essere un prerequisito per l'accesso alla professione) devono saper offrire alla propria utenza testi in tutte le lingue.
L'esempio portato da Marion Lhuillier (Bibliothèque municipale internationale di Grenoble) è assai interessante; nella costituzione del fondo bibliotecario (3800 documenti rivolti a tutte le fasce di età e a competenze linguistiche diverse) i bibliotecari francesi hanno scelto documenti a stampa e audiovisivi in sei lingue (tedesco, inglese, spagnolo, arabo, italiano, portoghese), sollecitati dalle richieste non solo degli utenti francofoni, ma anche e soprattutto dagli utenti immigrati.
Peter Jessen (Biblioteca centrale danese per la letteratura immigrata) ha illustrato il funzionamento della rete di biblioteche operante in Danimarca e rivolta alle numerose minoranze etniche presenti sul territorio. Il progetto FINFO (www.finfo.dk), che è all'origine della cooperazione, oggi coinvolge 130 biblioteche (oltre la metà delle biblioteche comunali danesi) e si propone di offrire agli utenti immigrati un migliore accesso all'informazione; altre esperienza degne di nota sono state raccontate dalla bibliotecaria Silke Schuman (Biblioteca del quartiere Gallus di Francoforte) e da Agnes Egly-Riser del cantone svizzero dei Grigioni, regione trilingue, dove la media dei prestiti nel 2003 è stata di 4,7 documenti per abitante.
Restando entro i confini della penisola troviamo altre esperienze interessanti. L'introduzione di servizi multiculturali in biblioteca ha comportato un lavoro di revisione delle procedure per garantire massima accessibilità agli utenti, un aggiornamento della segnaletica e la creazione di un fondo documentario multilingue (Cecilia Cognigni, Biblioteche civiche torinesi); l'impatto sul personale che lavora in biblioteca è stato forte ed è emersa la necessità di aumentare gli operatori e di avvalersi della collaborazione dei mediatori culturali (Laura Bassanese, Provincia di Prato).
I mediatori culturali sono stati lo spunto per alcune riflessioni pacatamente polemiche di Marco Aime (Università di Genova) che mette in guardia dalla catalogazione inconscia dello straniero secondo i nostri schemi mentali: cosė che il maghrebino dovrà necessariamente mangiare solo cuscus, il nigeriano essere di fede islamica e il brasiliano avere la musica nel sangue. Per tutti noi è facile cadere in queste semplificazioni, comode ma pericolose. È solo attraverso il riconoscimento dell'altro come individuo prima e come esponente di una cultura specifica poi, che si possono abbattere le barriere psicologiche. Un aiuto fondamentale ci arriva dalla lingua, che permette di instaurare la comunicazione. Marco Brunazzi (Università di Bergamo) ne ha sottolineato l'importanza: essa, da strumento di inclusione, può trasformarsi in mezzo per escludere e arma politica; la storia italiana passata e quella europea più recente sono ricche di esempi di questo tipo (come l'imbarazzante caso della Lettonia, dove per avere il diritto di voto e di cittadinanza è indispensabile dimostrare di conoscere la lingua lettone: peccato che il 40% dei residenti parli solo il russo).
Gli interventi susseguitisi nei tre giorni di convegno sono stati molti e stimolanti; ragioni di spazio impediscono di soffermarsi su ognuno di essi. Rapidamente ricordo il rapporto MIUR di Vinicio Ongini sulla presenza di bambini stranieri nelle scuole italiane (nel nostro paese sono 300.000 gli alunni senza cittadinanza italiana, provenienti da 190 nazioni); Chiara Rabitti, il cui intervento, squisitamente tecnico, ha sottolineato come la lingua del catalogo debba tenere conto della trasformazione del contesto affrontando, fra gli altri, il problema della gestione di alfabeti diversi.
Ho esordito citando la festa degli alberi e mi piace concludere raccontando come i bambini, che avevano piantato gli alberi in un giorno di primavera, nei mesi successivi tornassero al parco per osservare compiaciuti il proprio lavoro; dopo qualche tempo avevano la sorpresa di trovare fiori e poi frutti su alcune piante.
Il mio augurio è che presto anche noi, in biblioteca, possiamo raccogliere i frutti dall'albero che abbiamo piantato alla Conferenza di questa primavera.

g.ruiu@regione.vda.it


RUIU, Grazia. «AIB Notizie», 16 (2004), n. 5, p. 12.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-06-27 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0405ruiu.htm

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