[AIB]AIB Notizie 09/2004
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Nati per leggere ci riguarda tutti

Alberto Petrucciani, Università di Pisa

Nati per leggere non è solo un progetto che, con un successo crescente che spesso diventa entusiasmo e che ormai coinvolge tutte le regioni d’Italia, promuove la lettura fin dalla nascita di ogni bambino (se non prima...). Nati per leggere è, e ci ricorda, molte altre cose, che dovrebbero interessare tutti i bibliotecari, non solo quelli che si occupano dei bambini e dei ragazzi, e, se è lecito sperarlo, tutti i cittadini, ogni persona.
Nati per leggere ha realizzato una cosa tanto semplice a comprendersi e tanto rara a farsi, o a raggiungersi: le biblioteche, cioè i bibliotecari (perché le biblioteche senza bibliotecari non esistono), lavorano a un progetto importante non da soli, ma insieme ad altri. Insieme ai pediatri in primo luogo – e questa è stata certo fin dal principio una carta vincente del progetto – ma anche ai genitori, ad associazioni di vario genere, e insomma a tante altre persone (senza dimenticare, naturalmente, i bambini stessi). La parola “comunità” è da sempre il riferimento della biblioteca pubblica, ma rischia spesso di rimanere una formula astratta, una maniera elegante di menzionare un insieme che non si conosce, di utenti isolati e anonimi (anche se sulla tessera c’è scritto il nome e cognome) e di ancor più anonimi non-utenti. Intorno a Nati per leggere , invece, sembra di sentirle nascere, delle comunità nel senso più pieno della parola, gruppi di persone diverse fra loro ma che si conoscono e fanno qualcosa insieme. Sembra, insomma, di sentire cosa potrebbe (dovrebbe?) essere una biblioteca radicata nella comunità, conosciuta oltre la piccola minoranza dei suoi frequentatori, compresa nelle ragioni del suo esistere, sentita partecipe di attività e di speranze a cui la comunità tiene, e tiene perché la riguardano direttamente.
Non è un caso, secondo me, che questo successo sia arriso a un’iniziativa che tocca le persone in uno dei sentimenti più profondi e più cari, l’amore per i propri figli (e nipoti), per i bambini, e a un’iniziativa che riguarda proprio il libro e la lettura.
Libro e lettura, naturalmente, sono da gran tempo cose che stanno a cuore alle biblioteche e ai bibliotecari, un valore centrale, spesso il primo. È stato così in passato, in tutto il movimento delle biblioteche pubbliche e delle biblioteche popolari, nelle sue diverse stagioni e nei diversi paesi, ma da qualche tempo, se guardiamo ai temi e ai titoli dei convegni e della stampa professionale, ai documenti di maggiore risonanza, sembrava che non fosse più così. L’“informazione” come parola d’ordine, anzi formula magica dominante, di solito usata senza alcuna attenzione al suo significato (o forse senza alcun significato definito), e le tecnologie che vi si collegano, quasi mai il libro e la lettura. Confinati di solito, questi, in una specie di riserva indiana, in qualche convegno di aficionados, tra i bibliotecari che si occupano dei ragazzi. O, peggio, in iniziative retoriche e celebrative, una volta l’anno, da dimenticare. Ai bibliotecari per ragazzi (cioè, salvo qualche ben nota eccezione, alle bibliotecarie per ragazzi) il libro e la lettura, agli altri bibliotecari le cose serie, informazione e tecnologie, anche se ridotte a una specie di videogioco per "grandi", da cui alle volte si esce con la testa più vuota di prima.
Nati per leggere , si è detto, tocca le persone in uno dei sentimenti più profondi e più cari, più comuni a tutti, ed è un’iniziativa che può rivolgersi davvero a tutti, a ogni bambino che nasce. Sappiamo bene che si nasce nelle stalle e nelle reggie, e meno metaforicamente in condizioni che sono ancora più lontane le une dalle altre, più estreme, eppure un progetto che si rivolge a ogni bambino che nasce ha in sé un valore straordinario, da sempre proprio della biblioteca, quello dell’uguaglianza delle opportunità. In quei primi mesi, in quei primi anni, nonostante tutta l’ineguaglianza delle condizioni di origine, è ancora possibile, è possibile meglio che in qualsiasi altro momento successivo, cercare di dare a tutti, con la stessa iniziativa, una buona opportunità e una mano per il futuro. Le ineguaglianze peseranno sempre di più, dopo, e purtroppo la scuola si limita in gran parte dei casi a registrarle, piuttosto che ad agirvi e a dare gli stimoli che l’ambiente di origine molto spesso non dà. Ma quello che si può fare al principio, subito, con la lettura fin dai primi mesi di vita, darà comunque il suo frutto nel tempo, come mostrano i risultati di progetti analoghi, avviati già da diversi anni, in altri paesi.
Non smette di sorprendermi che le problematiche della lettura suscitino spesso scarso interesse, perfino tra i bibliotecari o tra gli insegnanti, e tra i genitori, quando pensiamo a quanto importanti siano per lo sviluppo e il futuro di ciascuno. Qualsiasi mamma vuole che i propri figli sappiano correre, nuotare, andare in bicicletta, sciare, magari giocare a tennis, e così via. Ma non siamo più gazzelle o leopardi nella giungla, e il loro futuro dipenderà pochissimo dal fatto che gli venga il fiatone dopo un po’ di corsa e moltissimo dal fatto che gli giri la testa davanti a due pagine fitte da leggere. Il loro futuro di studio e di lavoro, ma anche quello di cittadini, di genitori, di persone che curano il proprio benessere e quello di chi li circonda, dipenderà soprattutto dallo sviluppo delle loro capacità intellettuali e di comprensione e dall’interesse che avranno sviluppato per la conoscenza e l’espressione umana.
Nonostante i grandi progressi dell’istruzione e della cultura negli ultimi due secoli, e in Italia particolarmente negli ultimi cinquant’anni, continuano a riprodursi anche oggi condizioni di miseria culturale meno appariscenti della denutrizione e del rachitismo ma non meno drammatiche nei loro effetti. Ancora oggi il 40% dei bambini e ragazzi italiani non legge nemmeno un libro, il 40% dei genitori non pensa di comprare o regalare un libro ai propri figli nemmeno una volta all’anno, i libri per bambini e ragazzi venduti in Italia oscillano fra uno e due a testa (e questo fa ancora più spavento quando penso a quanti libri comprano e leggono i miei figli, e probabilmente i vostri). Non bisogna mai dimenticare che il prezzo di questa miseria culturale lo paghiamo tutti, non solo quelli che la vivono in prima persona, perché viviamo tutti nella stessa società, senza (per fortuna) ghetti impenetrabili.
Nati per leggere ci ricorda queste cose, ci invita a pensarci, anche se non facciamo i bibliotecari per ragazzi o i pediatri, anche se non abbiamo figli o nipoti. E ci mostra, come bibliotecari, un modo concreto per coinvolgere altre forze e condividere con altre persone i nostri valori, rimettendo il libro e la lettura al centro dei nostri interessi, per lo sviluppo delle persone, della cultura e di una società migliore.


PETRUCCIANI, Alberto. Nati per leggere ci riguarda tutti. «AIB Notizie», 16 (2004), n. 9, p. II.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-11-18 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0409petrucciani.htm

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