[AIB]AIB Notizie 09/2004
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Biblioteconomia e biblioteche in TV e sui giornali

Vittorio Ponzani

La biblioteconomia approda in televisione. Molti bibliotecari avranno avuto un sussulto nell'apprendere questa notizia, leggendo il subject "Biblioteconomia in TV" su diversi messaggi recentemente circolati in AIB-CUR.
Ma cosa è successo? Forse è stato mandato in onda (magari nel cuore della notte) uno speciale dedicato alla disciplina che studia l'organizzazione e il funzionamento delle biblioteche? No, in realtà la biblioteconomia è comparsa a sorpresa in un programma di grande ascolto della fascia pre-serale, un popolare programma di quiz condotto dal presentatore Amadeus.
A un certo punto della trasmissione Amadeus domanda al concorrente: "La biblioteconomia è la scienza che insegna a sistemare i libri sugli scaffali delle biblioteche: vero o falso?", e il concorrente risponde: "Falso". "Sbagliato, invece è vero...". Commenta infine Amadeus: "Non era facile... È una strana disciplina...".
Ma cosa intendeva dire il concorrente quando ha risposto "falso"? La sua risposta mostra una non conoscenza del mondo delle biblioteche o invece una consapevolezza che impedisce di rispondere "vero" a una risposta tanto banale e banalizzante?
Una bibliotecaria che lavora nel settore "Assistenza al pubblico-Sala cataloghi" presso la Biblioteca nazionale centrale di Firenze testimonia in lista che il concorrente è stato obiettore di coscienza presso lo stesso settore della BNCF, e che in questa sua attività ha dimostrato di essere una persona intelligente e preparata. Questo lascerebbe pensare che la sua risposta sia frutto di una scelta precisa e non frutto di ignoranza.
La maggioranza degli intervenuti in AIB-CUR manifestano la loro indignazione per il basso livello culturale della televisione, ma soprattutto per l'ennesima prova di scarsa considerazione (o quanto meno di poca conoscenza) della professione bibliotecaria, al di fuori della stretta cerchia degli addetti ai lavori.
Un messaggio propone che il concorrente faccia ricorso alla RAI, magari con l'appoggio dei vertici dell'AIB e dei professori universitari di biblioteconomia, non solo e non tanto per invalidare la puntata, quanto soprattutto per sensibilizzare il pubblico televisivo a proposito delle competenze e della professionalità dei bibliotecari.
Se quindi il cittadino medio, che magari frequenta poco le biblioteche e non conosce la complessa e articolata attività del bibliotecario, non deve aver ricevuto una buona impressione dalla definizione data da Amadeus circa l’attività del bibliotecario come quella di chi "sistema i libri sugli scaffali", lo stesso cittadino ricaverebbe un'impressione se possibile peggiore dalla lettura di un articolo, citato da un altro messaggio in AIB-CUR, pubblicato su «Avvenire» il 25 settembre 2004 e intitolato "Ma il computer può creare nuove barriere".
L'autore dell'articolo, Luigi Testaferrata, descrive il suo ingresso nella biblioteca comunale del suo paese, da lui stesso molto frequentata in passato ma da cui è stato assente negli ultimi anni, affermando di avere lì «incontrato l'ingiustizia sociale a braccetto con il fantasma di un nuovo, modernissimo analfabetismo». Addirittura! Ma cosa mai avrà visto l'autore dell'articolo? Racconta Testaferrata che, dove per decenni erano stati i cataloghi cartacei, ora ha trovato i computer con i quali consultare il catalogo elettronico, e avendo lui «da sempre rifiutato il computer e le sue "strabilianti" possibilità» è stato costretto a chiedere l'aiuto all'assistente di sala, che ha svolto per lui le ricerche soddisfacendo (sembra) le sue esigenze.
La novità del catalogo elettronico porterebbe, secondo Testaferrata, a un ritorno all'analfabetizzazione, impedendo di fatto alle categorie culturalmente più deboli (l'autore cita le casalinghe, gli impiegati e i contadini), che magari avevano con fatica imparato a consultare il tradizionale catalogo cartaceo, di utilizzare la biblioteca come strumento di autoformazione e crescita culturale.
La reazione in AIB-CUR non si è fatta attendere: innanzi tutto si è ribadito che la biblioteca (soprattutto quella pubblica) rappresenta oggi uno degli strumenti migliori, quasi un baluardo, per consentire al cittadino una crescita culturale, anche dopo gli anni della scuola, e che l'uso della tecnologia deve essere considerato un mezzo per raggiungere questo scopo. D'altra parte, nemmeno i vecchi cataloghi cartacei erano sempre agevoli da consultare, per non parlare della difficoltà e dei costi del loro aggiornamento...
Si è inoltre sottolineato che i bibliotecari, almeno i più avvertiti, considerano parte integrante della loro attività l'assistenza agli utenti nella ricerca sul catalogo (cartaceo o elettornico che sia) o in altre risorse informative, come pure cercano di attivare, nei limiti delle risorse disponibili, corsi di alfabetizzazione informatica, e questo proprio al fine di evitare il più possibile quel fenomeno che viene oggi chiamato digital divide, cioè il divario tecnologico tra persone, gruppi sociali ecc.
Che la professione bibliotecaria sia socialmente poco riconosciuta è cosa nota ma gli esempi riportati in AIB-CUR devono far riflettere e spingere sempre di più i bibliotecari a una seria attività di promozione delle proprie biblioteche.

L’archivio storico di tutti i contributi inviati in AIB-CUR è consultabile, da parte degli iscritti alla lista, a partire dall’indirizzo http://www.aib.it/aib/aibcur/aibcur.htm3


PONZANI, Vittorio. Biblioteconomia e biblioteche in TV e sui giornali. «AIB Notizie», 16 (2004), n. 9, p. 4.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-11-19 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0409ponzani.htm

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