[AIB]AIB Notizie 09/2004
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Mettere in circolo la fiducia

Maria Luisa Salvadori, Biblioteca comunale di Orvieto

A Orvieto, il gruppo di lavoro di Nati per leggere ha documentato la propria esperienza di esordio. La scelta è caduta sul multimediale e così è nato un CD, i cui diritti di pubblicazione sono stati ceduti al Comitato nazionale di Nati per leggere . Immagini e testi, pur muovendo da un’esperienza locale, colgono importanti nodi di senso del progetto e lo promuovono con efficacia comunicativa in termini teorico/metodologici. Il radicamento dello sforzo di documentazione in un terreno d’impegno molto sentito ha contribuito a fare del CD un prodotto “di frontiera” facilmente esportabile, fresco nelle sue ingenue note “artigianali”, rispondente per contenuti e proposte. Il titolo, La magia di un vascello veloce, è ispirato da una nota frase di Emily Dickinson: «Non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane». Le terre lontane, naturalmente non sono solo quelle geografiche, ma anche e soprattutto quelle dell’anima, della cultura, della storia, della relazione, del pensiero e dunque della crescita. Il CD è stato presentato il 17 aprile scorso alla Fiera internazionale del libro di Bologna e sarà messo in distribuzione da Nati per leggere . Nell’annunciarlo, riportiamo la riflessione con cui la scrivente ha introdotto la proiezione alla tavola rotonda di Bologna.
«Affidiamo la descrizione della nostra esperienza alle immagini, i testi e le musiche di un CD di nostra realizzazione. In realtà facciamo di tutto questo un pretesto: raccontiamo ciò che di fatto è avvenuto per andare oltre i fatti. “Oltre” vuol dire almeno tre cose: al di là della forma del momento, più in profondità nella sostanza e anche più in là delle figure professionali che siglano Nati per leggere , quella dei bibliotecari e quella dei pediatri.
Il documento multimediale tocca tutti i passaggi chiave della nostra esperienza e quindi io non li riprenderò: ne farò accenno nel discorso unicamente ad uso e consumo di una riflessione sull’importanza di agire pienamente la sostanza e il senso del progetto Nati per leggere .
Infatti, potremmo raccontare la difficoltà di operare in un clima di incertezze finanziarie, la fatica di cercare sponsor. Potremmo raccontare la scelta d’incontrare le mamme in attesa, d’intervenire nelle assemblee di gestione per parlare coi genitori dei bambini che frequentano il Nido, di coinvolgere le librerie cittadine. Ma a che servirebbe, se non soffermassimo la nostra attenzione sul perché e il come di questo nostro andare incontro alle cose e incontrar persone?!…
Tutti possono recarsi negli stessi luoghi e fare le stesse cose. Le indicazioni operative, in sé sono risolte e modulabili. Non è invece risolta la peculiarità dell’approccio relazionale alla lettura che Nati per leggere suggerisce di calare nell’operatività, questione che a noi appare centrale e ricca di sviluppi. Quel possibile approccio, infatti, ci è congeniale, ci incoraggia e ci spinge avanti.
Crediamo molto nella fedeltà alle parole e questo ci obbliga a precisare quelle che usiamo. La parola approccio viene da ad più prope (verso + vicino): le due matrici si rinforzano a evidenziare che il cammino in direzione di qualcosa/qualcuno non è veramente tale se non si punta ad arrivare il più vicino possibile a ciò che vogliamo raggiungere. “Approccio” sottintende il desiderio di una qualche intimità, contiene tutta la concretezza di un’azione in corso, ma anche la “non definizione” di ciò che rimane provvidenzialmente aperto. Ben si adatta a descrivere lo spazio mai colmo dell’entrare in relazione, il tempo mai compiuto tra ciò che nella relazione viene esplorato e praticato ora, e ciò che viene intravisto, desiderato, sognato, presagito, cercato ancora. Anche nella parola possibile echeggia lo stesso senso di apertura. Possibile non vuol dire unico o definitivo, richiama esattamente al senso contrario. Rinforza il valore dinamico e fortemente creativo dell’approccio e dello stare in relazione. Possibile, in quanto tale, è anche sinonimo di praticabile. Dinamico e aperto, dunque, e senz’altro fattibile, da vivere e sperimentare.
Nati per leggere ci piace, ci convince, ci interessa, perché è un progetto che usa il libro come strumento facilitatore della relazione genitori/figli. Nati per leggere ci corrisponde perché fa della qualità della relazione, che per noi è un valore trasversale ad ogni agire e un divenire assolutamente creativo, il nucleo distintivo di un possibile approccio alla lettura, dinamico, aperto e praticabile.
Al di là degli aspetti organizzativi e finanziari, ci preme evidenziare l’orizzonte diverso che ci ha consentito di lavorare con pediatri, genitori e operatori, di costruire alleanze giuste su motivazioni reali, di lanciare il progetto, di radicarne gli obiettivi in librerie e servizi amici, appunto come gli asili nido e il consultorio familiare. Non che il sostegno materiale non sia importante. Anzi, a lungo andare il problema può diventare persino devastante. Ma la carta vincente per partire, quella di cui comunque non si può fare a meno, è il lavoro sulla relazione.
Porre al centro la relazione vuol dire prendersi cura, mettersi in gioco in prima persona e accogliere la differenza dell’altro e dell’altra come valore da scambiare. Vuol dire che è importante riconoscere la motivazione/desiderio da cui ognuno si muove e innestare lì, nel cuore di una contestualità viva e pulsante, la nuova proposta.
Andare a parlare con i genitori “in attesa” inserendoci nei corsi di preparazione al parto, per noi significa spostarci fisicamente, intellettualmente ed emozionalmente, verso uomini e donne che vivono i problemi, le fantasie, i desideri, le paure di questo particolare momento della vita. Significa predisporci ad accogliere tutto questo ed assumerci la responsabilità di una relazione di fiducia, nell’immediato e per i primi anni a venire, che non può essere tradita. Noi ci spostiamo fisicamente, ma ci riposizioniamo anche in termini esperenziali, e ci mettiamo in gioco in modo intero perché altri e altre lo facciano insieme a noi.
Serve a creare le premesse, e poi ad incarnare, un sempre possibile patto di alleanza, siglato sul riconoscimento reciproco di bisogni e desideri, sullo scambio consapevole.
Non sto parlando di un generico filantropismo, né faccio semplicemente appello alle sensibilità individuali. Sto configurando una pratica politica che è differente: non si vince eliminando qualcun altro, ma costruendo relazioni a partire da sé e dalla consapevolezza del desiderio.
Insieme, bibliotecari e pediatri, abbiamo scoperto che Nati per leggere è una sfida potente che va al cuore della nostra stessa professionalità. Sono, quella del pediatra e quella del bibliotecario, due figure professionali spesso troppo autocentrate. Una maggiore padronanza di cultura e di scienza, presunta o reale che sia, li accomuna. Il bibliotecario ha un “potere” sull’utente della lettura, così come il pediatra ne ha uno equivalente sull’utente della salute. Se l’auto ed etero percezione di entrambe queste figure gravita intorno al nucleo di potere che il ruolo professionale nasconde, non c’è possibilità di scambio relazionale, né tra bibliotecario e pediatra né tra queste due figure/persona e i genitori-bambini.
Il bibliotecario resterà titolare delle sue competenze come pure il pediatra, ma a fronte di questa inalienabile titolarità tecnico-specialistica entrambi dovranno farsi capaci di operare scambi e integrazioni nei rispettivi centri d’interesse, d’infrangere i rassicuranti argini del ruolo tradizionale consolidato e giocare una nuova partita in forza di una diversa commistione motivazionale. Il bibliotecario dovrà sentire, comprendere e agire il significato della salute attraverso la lettura; il pediatra dovrà sentire, comprendere e agire il significato della lettura nella salute. Lettura e salute diventano motivazioni, moventi condivisi in un’area d’azione comune: la promozione della lettura. Ruoli distinti saranno ancora tali nella misura in cui saranno funzionalmente integrabili e integrati.
Paradossalmente, nell’unica culla di Nati per leggere , il massimo della professionalità si esprime nella capacità che bibliotecari e pediatri hanno di esercitarla in modo destrutturato e informale, che vuol dire con il massimo risultato e il minimo peso. Il massimo risultato consiste nell’esser-ci per far sì che altri ci siano, cioè genitori e bambini. Il minimo peso consiste nello star-ci senza farsi avvertire, non per emergere ma per far emergere. Per far fiorire, tra genitori e figli un diverso modo di essere e di stare insieme attraverso l’esperienza condivisa della lettura.
Nati per leggere vuole che si riscopra la grande verità delle origini della narrazione: sono i genitori i veri trasmettitori del piacere di raccontare, di leggere e ascoltare; per vivere e condividere lo stesso piacere non c’è miglior complice che l’intimità di un ambiente domestico. È nella relazione genitori/figli che si fissa il più forte imprinting della lettura. E le biblioteche? Le biblioteche da sole non raggiungerebbero mai questo risultato, non con tanta efficacia d’impatto individuale e con altrettanta penetrazione capillare. Le biblioteche sono gli alimentatori indispensabili di un motore che usa altre ruote per camminare. Esse possono compensare carenze, ma non assolvere all’intero piano di promozione sociale della lettura.
Né i pediatri, per il solo fatto che conoscono le medicine come i bibliotecari conoscono i libri, sono di per sé garanti e tutori della buona salute fisica dei bambini che crescono in ciascuna famiglia. Il pediatra di base sostiene la famiglia, gli è prossimo nell’impegno per una buona crescita dei figli, ma non la sostituisce nella gioia e fatica quotidiana di conseguire questo obiettivo. Il pediatra dice cosa è meglio che i bambini mangino, non dà loro da mangiare ogni giorno.
E allora, Nati per leggere , nei tanti possibili approcci che territorialmente fioriscono e fioriranno, è un progetto per genitori e bambini, un progetto dei genitori e dei bambini. I professionisti questa volta non sono i protagonisti, sono al servizio dei veri protagonisti.
Il loro “servizio” consiste nel nutrire e valorizzare la relazione genitori figli anche attraverso la lettura e, dunque, nel farsi promotori di quella che noi abbiamo chiamato lettura di relazione. Tra il genitore che legge e il bambino che ascolta – ma anche viceversa – ci sono un’intesa e una complicità, un’intimità affettiva, una condivisione, in sostanza un reciproco andar vicino/andar verso, che non possono darsi altrove e in altro modo. È dentro l’aura speciale di questo rapporto che bibliotecari e pediatri devono adoperarsi a far prosperare la lettura. Ai genitori incerti e timorosi, da troppo tempo in soggezione nei confronti delle figure specialistiche, bisogna insegnare che il vero potere e la vera forza è nelle loro mani. Le competenze affettivo/relazionali non le insegnano i professionisti del libro né quelli della medicina. Le insegna la natura, sono nel nostro codice genetico, solo che vogliamo riconoscerle, ascoltarle, nutrirle, articolarle magari. In altre parole, lo scatto in avanti che a chiunque può essere chiesto è di fare delle competenze affettivo/relazionali l’oggetto di un desiderio consapevole e consapevolmente praticato. Questo è quanto. E come si diceva una volta, il resto è vita.


SALVADORI, Maria Luisa. Mettere in circolo la fiducia. «AIB Notizie», 16 (2004), n. 9, p. III-IV.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-11-18 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0409salvadori.htm

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