[AIB]AIB Notizie 10-11/2004
AIB-WEB | AIB Notizie | Sommario fascicolo 10-11/2004


Oltre la crisi: l’opinione di ex presidenti e soci d’onore sulla crisi attuale
e le prospettive future dell’Associazione



Vilma Alberani
Socio d’onore


La vita dell’Associazione è sempre stata più o meno movimentata, agitata da soffi di vento di maggiore o minore intensità, che non devono preoccupare in quanto preannunciano il bel tempo che tornerà.
Il fatto che è avvenuto, anche se spiacevole, deve far riflettere tutti i soci sul fatto che la presentazione delle candidature ai diversi organi sociali, in particolare per il Comitato esecutivo nazionale, è un momento importante per la vita associativa, perché dalle persone che ci rappresentano e che guideranno l’Associazione, dipende la nostra professione e le scelte di politica bibliotecaria. Devo sottolineare che, a questo riguardo, le Sezioni regionali e i Comitati esecutivi regionali hanno una grande responsabilità: la presentazione dei candidati. La scelta deve essere basata su competenza professionale, correttezza e imparzialità nell’operare, secondo quanto stabilito nel Codice di comportamento dell’AIB. Gli accordi previsti tra le Sezioni sulle candidature devono, quindi, tener conto dei regolamenti che ci siamo dati e considerare accuratamente le proposte che verranno presentate. Devo dire che sono, comunque, anche i soci a sbagliare, quelli che non partecipano attivamente alla formulazione delle proposte. Sarebbe interessante poter avere i dati sul numero dei soci che intervengono alle assemblee regionali allorché si tratta di deliberare sulle candidature.
Ciò che è accaduto mi ha fatto anche riflettere sul modo in cui sono organizzate le assemblee e i congressi AIB, che ospitano le assemblee.
La convocazione delle assemblee generali dei soci (due l’anno) avviene, ormai da diversi anni, con la pubblicazione sul mensile «AIB notizie» dell’ordine del giorno dell’assemblea, della sede, dei giorni e dell’ora in cui essa sarà tenuta. Un ordine del giorno sempre uguale che vede al primo posto la relazione da parte del Presidente sul programma di attività passata e futura e/o sulla presentazione di nuove iniziative, seguito dall’esame del bilancio preventivo e/o consuntivo, e dalle varie ed eventuali. I soci hanno, di solito, i documenti sui punti all’odg soltanto prima di entrare nella sala dell’assemblea. Per una più ampia partecipazione, insieme con la convocazione, potrebbero essere forniti i documenti, anche essi pubblicati su «AIB notizie», che sono oggetto di dibattito e di votazione, dando, quindi, un margine di tempo sufficiente per considerare attentamente l’andamento dei lavori, la gestione amministrativa e le tendenze in atto.
I due eventi maggiori dell’AIB, la Conferenza di Primavera e Bibliocom, stanno suscitando alcune perplessità fra i soci, anche perché ospitano le due assemblee generali.
La “Conferenza di Primavera”, nata nel 2002, si presenta ogni anno con un tema specifico; “Bibliocom”, nato nel 2000, rappresenta, come ha detto Igino Poggiali, allora Presidente dell’AIB, alla prima edizione della manifestazione, una “rassegna delle professioni, dei prodotti e dei servizi per la gestione dell’informazione e della conoscenza. Essa ospita al suo interno, oltre alla tradizionale Bibliotexpo, esposizione di prodotti e servizi per le biblioteche giunta quest’anno alla sua quattordicesima edizione, una vasta serie di altri eventi, incontri, seminari, organizzati da associazioni, enti, istituzioni, aziende, rappresentativi del variegato e complesso mondo delle professioni del settore. É un evento che mancava nel panorama, peraltro ricco di occasioni e momenti fieristici, del nostro paese”. La partecipazione alla conferenza di Primavera è piuttosto limitata rispetto a Bibliocom. Un’analisi su questi due eventi annuali e sulla loro articolazione va fatta per soddisfare gli interessi professionali di tutti i bibliotecari. Anche se molti passi avanti sono stati fatti per ciò che riguarda la partecipazione dei soci, è necessario fare altri sforzi, prendere altre iniziative perché molti soci si sentono estranei nella loro Associazione.
«AIB notizie» rimane oggi l’unico veicolo di comunicazione, abbastanza rapido, per i soci, ma dovrebbe rivedere la sua politica editoriale e dedicare ancora più spazio a ciò che avviene negli organi sociali, illustrare i loro lavori e quelli delle commissioni permanenti e dei gruppi di studio. Dovrebbe avere stretti collegamenti con AIB-WEB, se non esistono, in quanto questi due strumenti di comunicazione veicolano l’informazione dell’Associazione e servono da timone per il CEN. I soci hanno necessità di avere garanzie e obiettività delle informazioni che ricevono e questi due strumenti sono stati costruiti per darle.
Ultima raccomandazione per i soci: abbiamo bisogno di questa Associazione, facciamo di tutto perché possa lavorare bene.



Rossella Caffo
Ex presidente


La crisi istituzionale che si è verificata recentemente nell’Associazione mi induce ad alcune riflessioni, anche in considerazione della mia passata esperienza come presidente dell’AIB. L’Associazione si regge, come è noto, prevalentemente sul lavoro e sull’impegno volontario di quanti decidono di dedicare alle attività associative una parte del loro tempo. Questo implica almeno la necessità di un clima sereno e collaborativo tra i componenti degli organi associativi e il rispetto da parte dei soci verso chi lavora per l’Associazione. Qualunque divergenza, critica o dissenso andrebbe quindi espresso mantenendo un livello di civiltà di rapporti e di rispetto reciproco. L’Associazione è un luogo aperto al dibattito, alle discussioni, alla libera espressione di posizioni di qualunque tipo, purché questo avvenga nei limiti del rispetto verso il collega e il socio.
D’altra parte grava su coloro che sono stati eletti dai soci la responsabilità di portare comunque a termine il proprio mandato garantendo la corretta gestione delle attività e la vita stessa dell’Associazione.
Va tenuto presente che l’AIB è una realtà importante che è cresciuta negli anni grazie al lavoro e all’impegno degli organi direttivi e dei presidenti che si sono succeduti negli anni, grazie anche al lavoro e alla partecipazione dei soci e di quanti in essa si riconoscono.
Aggiungo anche che nell’ambito del settore dei beni culturali le altre professioni apprezzano l’AIB e la considerano un modello positivo, una buona pratica da portare ad esempio di associazione professionale aperta, vivace, democratica, attiva in molti campi.
Infine vorrei sintetizzare quali penso che debbano essere le linee di attività da sviluppare e curare maggiormente nel prossimo futuro.
Prima di tutto penso alla formazione. Ritengo che un’associazione professionale come l’AIB debba lavorare in questo settore sotto molti profili: gli standard di qualità, la collaborazione con enti pubblici, la gestione in proprio di attività formative per i soci. La formazione e l’aggiornamento professionale sono strettamente legati, a mio avviso, alla identità professionale.
Un altro aspetto è quello della collaborazione a 360 gradi con tutti gli enti e le istituzioni che hanno competenze sulle biblioteche, da quelle politiche e decisionali a quelle amministrative e della gestione, ma penso anche ad una collaborazione operativa con le altre professioni che si muovono nel settore cultura per una integrazione dei servizi di accesso e fruizione del patrimonio culturale e per la creazione della società della conoscenza.
Infine ritengo fondamentale una maggiore presenza dell’AIB sulla scena europea e a livello internazionale. Alcune passate presidenze avevano avviato proficue attività in questo senso, ma mi sembra che il settore debba avere oggi nuovo impulso.



Luigi Crocetti
Ex Presidente e socio d’onore

È una strana crisi, con l'aggravante dei futili motivi e dell'incapacità del CEN di risolverla al proprio interno. Voltiamo tutti pagina. L'AIB è un'associazione professionale, appartenere al suo CEN non è un privilegio; al contrario i suoi membri devono essere al servizio dell'Associazione e di tutti i colleghi.



Tommaso Giordano
Ex Presidente


Mi sfuggono in parte le circostanze e i particolari della crisi che coinvolge gli organi di gestione dell’AIB ma riesco a intravederne i contorni e posso intuire per grandi linee il contesto in cui è maturata.
Per un meccanismo statutario piuttosto assurdo, derivante dal dispositivo di delega del Presidente, le dimissioni del CEN – evento alquanto inusitato nella storia dell’AIB – trascinano in una specie di frana istituzionale gli organi centrali e periferici dell’Associazione, benché apparentemente estranei alle vicende che hanno innescato la crisi. Su questo primo dato, che colpisce qualsiasi osservatore della vicenda, incredulo di fronte alla fragilità dei meccanismi statutari, occorrerà riflettere molto seriamente; operazione comunque che consiglierei di eseguire a freddo, una volta sopiti gli ardori polemici e superata la gestione transitoria, affidata per provvidenziale coincidenza a un Presidente vicario della competenza ed esperienza di Luca Bellingeri.
Ma è evidente che, al di là delle cause immediate che possono averla provocata e delle modalità con cui è stata gestita, questa crisi ha origini più profonde ed era da tempo nell’aria, come testimonia la veemenza polemica (spesso sopra le righe) che ha caratterizzato i rapporti a livello dei dirigenti e delle strutture dell’AIB in questi ultimi anni. Situazione che ha portato l’Associazione a un ripiegamento su se stessa con il rischio di distogliere l’attenzione dalle questioni concrete e dal quadro generale che è andato mutando nel profondo in questo scorcio di tempo tra il nuovo e vecchio millennio.
Senza voler andare molto oltre il nostro specifico e rimanendo nei confini nazionali, nel giro di un lustro che ha visto avvicendarsi due governi diametralmente opposti si sono registrate un paio di riforme sulla devolution, una riforma della scuola e poi la sua controriforma, una riforma dell’università (ma già si prepara una sostanziale rettifica), l’aggiornamento della legge sul diritto di autore e lo scardinamento delle eccezioni in favore delle biblioteche, la legge Tremonti sulla privatizzazione dei beni culturali e gli attacchi all’art. 9 della Costituzione riguardante la tutela, la nuova legge sul deposito obbligatorio, senza contare le riforme della legislazione del lavoro e la “precarizzazione” del rapporto di impiego che interessa una percentuale sempre più importante degli operatori (per lo più giovani) delle biblioteche, il proliferare incontrollato di corsi di laurea e dei master in biblioteconomia e via enumerando; senza poi considerare i tagli di bilancio e la chiusura parziale o totale di un certo numero di biblioteche: proprio in questi giorni in una della città più prospere d’Italia, la civilissima Firenze, l’amministrazione comunale ha deciso chiudere la biblioteca dell’Argingrosso, uno dei più popolosi quartieri del territorio urbano.
Tutti questi temi sono nell’agenda dell’AIB e animano il lavoro delle commissioni, dei gruppi di lavoro, delle sezioni regionali e di quanti altri intervengono in ambito associativo, ma ho l’impressione che molto spesso non si riesca ad andare oltre il dibattito interno, con il rischio di non intercettare né la controparte, né i possibili alleati. Mi si dirà che oggi l’AIB è più conosciuta di prima, che siamo presenti qua e là, e questo è senz’altro vero; ma forse oggi presenziare non basta, perché è cambiato non solo il modo di comunicare ma anche gli attori ed è soprattutto mutato il modo di rappresentare e far valere istanze e interessi, in una parola è cambiato il modo di fare politica.
Si trasforma la società, cambiano gli utenti, muta la percezione del ruolo della biblioteca, sotto l’influenza di tendenze politiche e culturali che attraversano tutto il mondo globalizzato. Il diritto di accesso alla cultura viene rivisitato sotto i riflettori della convenienza economica e degli interessi delle lobbies internazionali e locali, principi e pratiche anche quelle più radicate (si veda la questione prestito a pagamento) sono messe in discussione. Cambiano gli operatori del settore e i loro profili professionali, si modifica il rapporto di lavoro, molti bibliotecari non sono funzionari pubblici, ma lavoratori del settore privato. Tutto ciò si riflette sulla composizione dell’Associazione, nella quale una quota sempre più importante di iscritti è formata da piccoli imprenditori, consulenti, impiegati temporanei, collaboratori e lavoratori autonomi di vario tipo, tutti portatori di diverse culture organizzative e di nuovi bisogni ed esperienze. È anche cresciuta la pattuglia dei docenti universitari, una categoria particolarmente attrezzata e influente, molto presente nel dibattito dell’Associazione. Tutto questo per sottolineare che la composizione sociale dell’AIB è in fase di trasformazione, anche se non sempre con i ritmi e nella direzione che ci saremmo aspettati; un discreto numero di giovani entra nella professione, ma solo alcuni riescono a ottenere una posizione con qualche prospettiva e pochissimi possono svolgere un ruolo attivo nella vita dell’AIB. Il ricambio generazionale è uno dei problemi su cui l’Associazione è chiamata a confrontarsi con urgenza, e anche questo forse è la causa dello scadimento del dibattito interno. Una ventata di gioventù, come si usava dire una volta, è quello che ci vuole.
Vorrei accennare ad alcuni punti, in parte già presenti nell’agenda AIB, che mi piacerebbe vedere inseriti nell’orizzonte strategico dell’Associazione nel prossimo futuro.
In primo luogo suggerirei una campagna a favore delle biblioteche, che dovrebbe vedere impegnate in uno sforzo straordinario tutte le articolazioni dell’Associazione, e che dovrebbe coinvolgere gli studenti, gli insegnanti, le associazioni di genitori, i pensionati, le associazioni di volontariato, le istituzioni culturali, le organizzazioni religiose, gli editori, gli scrittori, gli operatori dello spettacolo ecc. ecc., in una parola tutti coloro che riconoscono il valore sociale e culturale della biblioteche, nessuno escluso. Questo è il terreno di reale confronto dell’AIB, qui stanerà i suoi interlocutori e cercherà i suoi alleati, di qui muoverà per rappresentare in sede politica e ai vari livelli istituzionali il ruolo delle biblioteche, la loro funzione a tutela della memoria storica e dell’ identità culturale, il messaggio di civiltà e di libertà di cui sono portatrici, la necessità di sostenerle concretamente come un investimento per il presente e per il futuro. In questo modo si verificherà la reale volontà delle forze politiche, dei governanti, delle amministrazione e dei media e, oltre alle ipocrisie che riusciremo a svelare, potranno emergere ipotesi di lavoro e progetti.
Nel nuovo orizzonte strategico dell’AIB il diritto di accesso alla conoscenza viene a costituire un punto imprescindibile. Si tratta di una questione controversa che mette in discussione la logica proprietaria del copyright e la posizione monopolistica assunta dalla grande industria editoriale. D’altra parte l’esercizio di un nuovo diritto collettivo non significa l’abolizione di diritti preesistenti, come appunto il diritto di autore. Né si possono adottare le stesse misure per i grandi conglomerati multimediali come per la piccola editoria nazionale di qualità. Ho l’impressione che su questo tema l’AIB debba ancora lavorare sodo per trovare un orientamento affrancato dai personalismi e dai radicalismi che hanno finora caratterizzato la discussione.
L’impegno a livello internazionale è un altro punto prioritario; in questo ambito significativi progressi sono stati compiuti negli ultimi tempi. C’è da augurarsi che questa attività continui ad essere sostenuta dal nuovo CEN – anche tenendo conto della dimensione europea in cui operiamo – e che si arrivi finalmente all’obiettivo cui tendiamo da tempo: portare il congresso IFLA in Italia.
Una più ampia ed effettiva partecipazione alle attività e alle decisioni è la condizione primordiale per lo sviluppo dell’Associazione e per l’avanzamento dei suoi programmi. Occorrerà fare in modo che tutte le componenti siano effettivamente rappresentate negli organi di governo e nei gruppi di lavoro, per questo è necessario che vengano sperimentate modalità comunicazione che consentano anche a chi lavora in situazioni meno garantite di contribuire ai programmi e alla vita dell’AIB. Insomma l’impegno dell’AIB deve potersi conciliare con gli impegni di lavoro, altrimenti la partecipazione attiva sarà un onere o un privilegio di una cerchia ristretta di soci. I programmi e gli incontri andrebbero riorganizzati considerando questi nuovi bisogni, evitando ad esempio che alcuni congressi cadano proprio al centro della settimana, organizzando meglio le riunioni ed altri piccoli provvedimenti del genere. Tutto questo anche per favorire il ricambio generazionale che costituisce l’unica via per rivitalizzare l’Associazione e tirarla fuori dalle astiose polemiche a cui abbiamo assistito ultimamente. La formazione e l’aggiornamento sono il terreno naturale dell’azione delle associazioni professionali (e anche la loro principale fonte di introiti), su questo campo l’AIB deve impegnarsi a fondo per favorire lo sviluppo professionale degli iscritti, soprattutto dei giovani e dei meno tutelati. Inoltre consiglierei, una volta insediato il nuovo CEN, di studiare e proporre meccanismi di avvicendamento degli organi direttivi, in grado di prevenire i vuoti di potere ed evitare il deragliamento degli organi di governo cui abbiamo assistito.
Un’Associazione moderna e credibile deve dotarsi di strutture efficaci ed efficienti. Questa è anche la condizione per assicurare lo svolgimento dei programmi e per garantire l’esercizio della democrazia interna, la trasparenza e la partecipazione cui si è accennato. Il buon funzionamento delle strutture di supporto non solo permetterà servizi efficienti agli iscritti, ma renderà efficace l’azione dell’Associazione nel suo complesso, agevolerà il compito dei soci impegnati nelle sezioni, nelle commissioni e gruppi di lavoro, nelle attività internazionali, e consentirà alle persone impegnate negli organi di governo di concentrarsi sugli aspetti politici e strategici. La filosofia del tirare a campare non è più ammissibile in una compagine delle dimensioni dell’AIB; occorre affrontare la questione con la necessaria determinazione perché si giunga ad una riorganizzazione accettabile sia sotto il profilo funzionale che economico. Non dobbiamo dimenticare che la buona amministrazione e la salute economica dell’Associazione rappresentano anche una garanzia della sua autonomia politica.
Confidando nel vecchio detto che non tutti i mali vengono per nuocere, mi auguro che lo shock provocato da questa crisi possa servire a richiamare il senso di responsabilità e di moderazione, a ricondurre il dibattito sulle questioni sostanziali e a favorire il necessario ricambio.



Diego Maltese
Socio d'onore


Desidero esprimere tutta la mia solidarietà a Miriam Scarabò, di cui personalmente conosco da molto tempo il rigore morale e l'assoluta dedizione professionale, e ai membri del CEN che con lei hanno dato, con le loro dimissioni, un forte segnale di disagio e fermo rifiuto di episodi di intollerabile smarrimento dei valori su cui si fonda lo statuto della nostra associazione.



Giovanna Merola
Socio d’onore


Io credo che sia particolarmente importante che l’AIB possa esprimere una rinnovata e forte progettualità culturale e politica, perché il momento attuale è notevolmente critico, soprattutto in Italia, per le biblioteche ed i loro operatori e più in generale per la cultura e per tutte le istituzioni culturali. In tale contesto la presenza dell’Associazione nell’ambito politico ed istituzionale è essenziale: per tale motivo la sua azione deve diventare più incisiva e tempestiva.
Ritengo perciò che sia necessario superare le logiche e le motivazioni che hanno portato alla pesante situazione attuale : meglio quindi non liste contrapposte, che possono far riemergere lentezze o peggio portare ad una paralisi più o meno visibile, come è successo recentemente: meglio rinnovare coinvolgendo soci impegnati in vari ambiti e il cui ruolo nell’Associazione sia consolidato, in modo che non vengano condizionati da persone, situazioni, rapporti istituzionali.
Personalmente ho una richiesta da fare a coloro che saranno candidati per il nuovo esecutivo: che si impegnino per la istituzione della Biblioteca nazionale italiana, quella prevista nel progetto AIB di legge quadro sulle biblioteche del 1998. Ritengo infatti che solo riunendo le competenze oggi duplicate e non coordinate – e quindi motivo di debolezza – in un forte organismo nazionale si possano raggiungere quegli obiettivi di servizio di qualità che si richiedono ad una istituzione di livello nazionale.



Carlo Revelli
Socio d’onore


Le motivazioni reali che hanno portato all'avvilente situazione attuale dell'Associazione non sono emerse neppure al congresso e lasciano ampio spazio a supposizioni, che mi pare conveniente lasciare da parte per il rischio di interpretazioni personali. Mi sembra comunque evidente che le pluridimissioni in contemporanea non possano essere ascritte a follìa collettiva, bensì che abbiano un fondamento reale corrispondente a un conflitto interno al CEN, ma mi sembra altrettanto evidente che si debba risolvere i conflitti all'interno delle istituzioni anziché troncarli con dimissioni in ogni senso dannose. E che non si sia riusciti a risolvere il conflitto avvilisce, perché lo scarso rispetto dimostrato nei riguardi dei colleghi conferma la debolezza dell'Associazione e contribuisce a diminuirne ulteriormente l'immagine allo stesso interno della professione. La tendenza storica e inconcludente alle divisioni, propria del nostro paese, si riflette in questo ben più modesto caso, con l'incapacità di superare il fatto personale in vista del bene comune.
Confesso la mia ingenuità, della quale non mi pento affatto, nel dire che ho votato candidati di posizioni opposte, basandomi sulla stima per le persone e non per il loro partito, convinto che tutte insieme avrebbero operato per il meglio. Che fare per il futuro? Mi auguro che nessuno abbandoni l'Associazione (e mi riferisco a tutti i soci, chiamati a superare lo sconforto della situazione) e che il CEN del tutto rinnovato uscito dal prossimo congresso sappia trarre un qualche insegnamento da quanto è avvenuto, anche provvedendo a proporre qualche ritocco dello statuto associativo.



Giovanni Solimine
Ex Presidente

Credo che – in questa fase di riflessione che segue la crisi venutasi a determinare con le dimissioni della maggioranza dei componenti del CEN ed il successivo azzeramento degli organi associativi e che precede una tornata elettorale che, a mio avviso, non può limitarsi a ricostituire tali organismi solo attraverso un “chiarimento” che porti a prevalere una delle posizioni emerse nel recente passato – il contributo che può venire da chi, come me, è “interno” all’AIB (non solo perché si sente ancora fortemente legato ad un’associazione nella quale ha avuto anni fa un impegno maggiore, ma anche perché continua a ritenersi membro della comunità professionale dei bibliotecari) ma vive al di fuori delle dinamiche che hanno generato le difficoltà attuali, possa essere uno soltanto: illustrare il punto di vista un po’ distaccato di chi guarda l’AIB con affetto, ma dall’esterno.
In questo atteggiamento, che non è affatto snobistico, c’è tutto il disagio di chi avverte nella realtà attuale delle biblioteche italiane un forte “bisogno di AIB” e di una sua incisiva azione politica, ma percepisce purtroppo un pericoloso scollamento fra le urgenze e le priorità che andrebbero affrontate e un’associazione che sembra invece avvitata su se stessa, intenta a discutere della propria organizzazione interna prima che delle iniziative da intraprendere. Ovviamente, i problemi interni hanno una loro rilevanza e non possono essere ignorati, se si vuole attrezzare l’AIB per affrontare efficacemente obiettivi ambiziosi. Ma non vorrei che, anche in questa fase e per il modo in cui ci si è arrivati, l’attenzione si concentrasse solo su questi aspetti, lasciando in ombra il confronto sugli obiettivi di politica bibliotecaria (ma, mi chiedo, esistono divergenze significative su questo versante?).
Non credo che l’insufficiente proiezione esterna dell’associazione, che ritengo di aver notato negli ultimi tempi, sia solo responsabilità dei componenti del CEN uscente, anche se mi sembra innegabile la difficoltà ad esprimere una sintesi politica e a spostare il dibattito e l’attività sulle cose da fare piuttosto che sul come farle: esiste probabilmente anche per l’AIB, come per altre istanze dell’associazionismo e della politica, una crisi della rappresentanza. Chi è impegnato nel CEN, nelle sezioni regionali, in commissioni e gruppi di lavoro è giustamente preoccupato degli assetti e dei problemi organizzativi interni, ma vi posso assicurare che il peso relativo di tutto ciò è assolutamente irrilevante di fronte ai cambiamenti che stanno investendo le biblioteche, alle ripercussioni della crisi culturale ed economica sulla vita delle biblioteche, al senso di precarietà che affligge non solo che è “ufficialmente” precario, ma anche chi fatica a riconoscere la propria identità. È probabile che chi è attivamente impegnato nelle varie istanze associative sia pienamente consapevole di questo, ma per chi osserva le biblioteche e l’AIB un po’ dal di fuori questa consapevolezza non si percepisce. Da qui la preoccupazione che l’associazione si involva, perda di vista la reale dimensione delle questioni, divenga sempre più autoreferenziale e finisca col trovarsi ai margini del dibattito sulle biblioteche, sulla professione, sulla lettura, sul diritto di accesso alla conoscenza.
Se posso dare un suggerimento, consiglierei a chi intende candidarsi di ribaltare l’agenda (non solo per quanto riguarda l’operatività, ma anche come atteggiamento psicologico) e di provare a immaginare che il loro raggio d’azione debba iniziare al di fuori della sede dell’AIB. Uno slogan applicato con successo alle attività di promozione delle biblioteche pubbliche, parla di “biblioteche fuori di sé”. Imitiamo questo metodo e lavoriamo nella consapevolezza che il nostro statuto, il nostro bilancio, le nostre scelte organizzative hanno un senso soltanto se sono funzionali ad una forte azione politica e professionale.


Oltre la crisi: l’opinione di ex presidenti e soci d’onore sulla crisi attuale e le prospettive future dell’Associazione. «AIB Notizie», 16 (2004), n. 10-11, p. 7-10.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2004-12-19 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n16/0410crisi.htm

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