[AIB]AIB Notizie 2/2005
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Sui numeri delle biblioteche

Giuliana Zagra

È apparso recentemente un articolo sul «Sole 24 ore» (Armando Massarenti, Case piene di libri e 2 milioni di analfabeti “, 21 febbraio) – che sembra essere sfuggito alla attenzione dei bibliotecari, sempre vigili, a quanto sulle biblioteche venga espresso dai media.
L’articolo, inserito nel dossier “I numeri raccontano i segreti degli italiani” dove si esaminano i dati statistici relativamente a diverse realtà, come la sanità, la scuola l’ambiente, sviluppa le sue considerazioni a partire dai numeri sulla cultura.
E non c’è che dire, si tratta di numeri pur sempre inquietanti, anche se ormai non sorprendono più, e non tanto per il dato stranoto per cui gli italiani leggerebbero in media un solo libro all’anno a testa, (si sa che le medie statistiche non hanno mai fotografato la realtà) quanto per quel 66% di cittadini che dichiara di non leggere mai né un libro né un giornale e per quei due milioni di analfabeti (la fonte è l’Istituto nazionale per la valutazione dell’istruzione) che ancora esistono in Italia. In sostanza è nel restante 34%, circa un terzo della popolazione, che si concentrano i “consumatori” di libri, modificando di molto prospettiva e valutazione della media statistica di un libro a testa. Una popolazione, quella dei lettori, colta e ristretta, che spesso, come mette in evidenza l’articolo in questione, raccoglie nel proprio appartamento biblioteche personali, che senza arrivare ai livelli delle raccolte di Spadolini o di Pontiggia (e io aggiungerei di Carlo Bo), lascerebbero sconcertato un qualunque studioso straniero per la loro ampiezza: “Prendete un medio studioso italiano e vedrete che il suo spazio domestico è letteralmente invaso dai libri”.
Lasciano perplessi invece le conclusioni a cui arriva il giornalista nel momento in cui si interroga sulle ragioni di un fenomeno così significativo di sviluppo di librerie casalinghe. Infatti egli sostiene che a causa della carenza di biblioteche in Italia (Roma peggio di Bagdad prima della guerra!)” l’unico modo per consultare un libro è dunque averlo a casa”.
Fermo restando che probabilmente è vero che il fenomeno delle grandi biblioteche personali e domestiche ha un connotato più che altro italiano, andrebbe forse sottolineato come esso affondi le radici in una tradizione di bibliofilia che viene da lontano e che si intreccia con la storia stessa delle biblioteche italiane. È impensabile invece che l’impulso a farsi una biblioteca domestica nasca semplicemente dalla carenza di biblioteche pubbliche, perché qualunque studioso sa bene, che per quanto possa essere sterminata una raccolta personale, potrà raramente sopperire alla necessità di approfondire la ricerca attraverso documenti rari o unici che si possono consultare solo in alcune biblioteche.
Ma è la tesi di fondo su cui si incardina l’articolo che lascia perplessi: “mancano i luoghi di pubblica lettura e due terzi della popolazione non leggono nemmeno un giornale o una rivista”, si evidenzia nel sotto titolo. Siamo sicuri che il problema delle biblioteche italiane nel 2005 sia proprio questo? E tutti i passi in avanti che sono stati fatti in questo campo negli ultimi decenni non contano? Ma veramente il problema di Roma, secondo l’esempio del nostro giornalista, è quello di non avere, secondo determinati standard, una biblioteca ogni 600 metri? Eppure dal Rapporto sulle biblioteche italiane 2004 dell’AIB la città di Roma sembrerebbe avere raggiunto, con le sue attuali 31 biblioteche di pubblica lettura dell’Istituzione – Sistema del Comune, che vanno ad aggiungersi alle 8 biblioteche del MIBAC (tra cui la Nazionale centrale) e le decine e decine di biblioteche universitarie, senza contare le biblioteche dei ministeri, le biblioteche ecclesiastiche – prestigiosissime – e le biblioteche private di fondazioni e enti, uno standard di tutto rispetto anche nei confronti delle altre capitali europee.
Il problema forse è più complesso di quello che frettolosamente si prospetta nell’articolo in questione e sopratutto più grave: è piuttosto quello di una progressiva e sistematica “mortificazione” dell’esistente.
Assistiamo proprio in questi giorni, per i recenti tagli, ma anche come risultanza di politiche culturali che non hanno mai messo al centro delle loro strategie le biblioteche, a fatti gravi: biblioteche che sono costrette a ridurre gli orari di apertura al pubblico per mancanza di personale, o che devono contrarre gli acquisti di libri o sospendere gli abbonamenti ai periodici per carenza dei fondi, e, come se non bastasse in un quadro già così sconfortante, l’eventualità più che probabile di un ticket sui libri dati in prestito. Certo tutto questo non aiuta a ridurre la soglia del 66% dei non lettori, tutt’altro, e rispetto a ciò, farsi una bella biblioteca a casa propria potrà forse essere consolatorio ma non sarà una soluzione!


ZAGRA, Giuliana. Sui numeri delle biblioteche. «AIB Notizie», 17 (2005), n. 2, p. 3.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2005-04-03 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n17/0502zagra.htm

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