[AIB]AIB Notizie 7/2005
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Ricordando Beatrice


Edith Moscatelli
Non sono molto brava a scrivere, ma ho subito detto sì all’invito di ricordare Beatrice.
Tanti colleghi hanno già parlato di lei, della sua professionalità. Io vorrei ricordarla da amica. La mia amica, in cui mestiere e vita erano fusi in un unico insieme emotivo.
Ho sempre pensato che l’intelligenza in una persona si presenti come totalità: l’intelligenza è l’intelligenza, senza differenze tra privato, pubblico, espletamento delle proprie funzioni. Ecco, in Beatrice questa unità era lampante e coinvolgente. Era sempre spronata dal desiderio di capire – e il capire era per lei piacere intellettuale, punto di partenza per riflessioni e discussioni teoriche; oppure per scandagliare i rischi che contratti e appalti a volte possono nascondere. E in effetti era brava nell’analizzarli in maniera puntigliosa, riuscendo sempre a procurare alle biblioteche, se non vantaggi, almeno condizioni migliori.
Aveva uno sguardo generale su tutto, in particolare sui servizi; cercava sempre soluzioni adeguate ai problemi; era pronta ad aiutare gli utenti in ricerche sofisticate, come pure nelle richieste più semplici, ma importantissime, tipo trovare un libro in quel momento fuori posto.
Un esempio. Per sapere a chi uno studente si fosse rivolto, bastava chiedergli: «Com’era la persona che ti ha dato questa informazione?». Se rispondeva, «Gentilissima», eravamo sicuri che si trattava di Beatrice.
Pur essendo particolarmente acuta in ambito intellettuale, le piacevano anche gli aspetti pragmatici del nostro lavoro: era già ammalata, eppure faceva, come tutti, il suo turno di servizio al pubblico, cambiava collocazione ai fondi… Con disciplina, con grande serietà. La stessa che manifestò quando fu eletta in Consiglio d’amministrazione come rappresentante del personale, e davvero ci ha rappresentati bene, senza mai ricercare privilegi personali.
Mi ricordo dei nostri primi viaggi di studio (progetto Erasmus): per la prima volta uscivamo dall’Italia per visitare altre biblioteche europee. Era lei che compilava con pazienza i moduli, seguiva le pratiche, preparava i viaggi, i percorsi, dove andare a dormire, che cosa vedere nei ritagli di tempo. Aveva letto tanto, le veniva spontaneo legare i luoghi agli scrittori amati, ai romanzi prediletti, e ci trascinava in gite culturali e divertenti, che sapevano un po’ di pellegrinaggi, come quando in Belgio ci condusse nella visita ai luoghi cari alla Yourcenar.
Ero solita, la sera, uscendo di biblioteca, passare a trovarla. Ci scambiavamo consigli, opinioni. Ho usato il termine “scambiare” non a caso, con lei si aveva sempre la sensazione di un rapporto paritario, di dare e ricevere, perché nessuno, per lei, doveva essere messo nella posizione di chi chiede, anche solo un consiglio.
Quante volte, alle numerose telefonate e visite, che accoglieva sempre con un sorriso, affermando che nessuno la disturbava, io le dicevo che era ipocrita, non era tollerabile essere interrotti ogni cinque minuti; ma lei rimaneva imperturbabile e gentile, e mi faceva una rabbia... Accadeva sia sul lavoro sia nella vita privata, perché Beatrice era la regina dell’accoglienza.
L’ho molto invidiata. Era bella, di una bellezza mediterranea e anche un po’ francese. Non si stancava mai di trovare soluzioni: “trovare soluzioni” era anzi il suo disegno. Se le dicevo «Oggi sono un po’ triste», lei: «Facciamo due passi? A volte camminare fa bene«. Aveva ragione, dopo stavo meglio…
Ammiravo il suo stile classico ma nello stesso tempo quasi post-moderno; la sua capacità di provare nuove ricette, di curare il cibo, di fare marmellate. Di fronte a lei mi sentivo come il personaggio di un fumetto televisivo, un carosello mi sembra, della fine degli anni Settanta, in cui ci sono due amiche, una perfetta e l’altra pasticciona, “l’invidiosa Maria Rosa”. A lei le torte riescono male, le brucia, non lievitano... L’altra fa torte meravigliose.
L’ironia era un tratto forte del carattere di Beatrice, ma certo ci vuole bravura a mantenerla dopo una diagnosi infausta. Lei l’ha mantenuta fino all’ultimo e ha permesso a noi, che le eravamo vicini, di continuare a parlare il linguaggio che ci era consueto, senza doverne inventare uno nuovo. La sua personalità è sempre rimasta compatta.
Quando mi comunicò la sua malattia, scherzai: «Sbrigati a guarire perché voglio tornare a invidiarti velocemente»… Lei sorrise divertita: «Non sai quanto mi aiuti dicendomi così…».
Ignoro dove ora sia, ma se sente i nostri pensieri e quanto parliamo di lei, ne sarà felice. Ho dimenticato di dire che era molto presenzialista!


Alberto Petrucciani
Chi non conosceva Beatrice Bargagna sarà rimasto forse sorpreso e colpito dai tanti messaggi comparsi in AIB-CUR per ricordare con affetto una collega e un'amica che non era una bibliotecaria "famosa". Se non ricordo male, ci eravamo conosciuti circa dieci anni fa in circostanze non particolarmente adatte per fare amicizia, seduti su lati opposti del tavolo di una commissione di concorso per coordinatore di biblioteca. Ma oltre alla sua preparazione e alla sua capacità di affrontare in maniera lucida ed efficace i problemi concreti della professione si notava subito, anche in quelle circostanze – e poi meglio in altre, in seguito – il suo tratto, così personale anche nei minimi gesti: un forte senso della giustizia, e l'amore per il lavoro ben fatto, vissuti a volte con delusioni e insofferenze, com'è un po' inevitabile in ogni ambiente di lavoro complesso, ma sempre con una calda umanità e disponibilità, con il più rigoroso rispetto delle persone, con uno spirito positivo e aperto, di fiducia negli altri. Una conoscenza in fondo superficiale diventava subito, per vie un po' misteriose, un'amicizia. Da direttrice della Biblioteca di filosofia e storia (quindi la "mia" biblioteca) e da principale organizzatrice, insieme con Renato Tamburrini e Simona Turbanti, del corso di Catalogazione per gli studenti di Scienze dei beni culturali, non so quante volte di fronte a un problema urgente o a un intoppo burocratico è bastato pensare a lei, chiamarla o cercarla, e con uno dei suoi sorrisi il problema scompariva nelle sue mani e lo si trovava risolto. Anche con la malattia, questa forza serena sembrava sempre più forte di tutto il resto, dei momenti anche più difficili, e non si riesce a credere che davvero non stia più con noi, a pochi passi, per un saluto, un caffè, due chiacchiere, che sembravano una pausa ma erano anche un modo speciale di lavorare insieme.

Marialucia Buono
Beatrice, con la sua splendida personalità, ha lasciato un segno indelebile in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla e così ora il vuoto per la sua mancanza è incolmabile. Il mio affetto per Beatrice rimane immutato e mi spinge a cercare di essere migliore, perché quel segno che ha lasciato in me porti frutti di arricchimento umano: è questo il mio omaggio. Marilù

Marzia Miele
Erano più di due anni che non avevo avuto più occasione di incontrare Beatrice, ma quando domenica ho letto sul giornale la notizia della sua scomparsa la sua immagine mi è apparsa davanti agli occhi come se ci fossimo lasciate poche ora prima.
E mentre scrivo queste poche righe non posso fare a meno di contemplare il suo viso bello e trasparente, specchio di un’intelligenza viva e modesta.
Perché Beatrice era una di quelle persone capaci di contribuire con la sua esperienza e la sua capacità professionale al lavoro del gruppo senza presunzione, senza ricerca di protagonismo, con l’aria di chi sta facendo il proprio dovere, forse anche meno.
Cara Beatrice, nel darti l’estremo saluto, mi auguro che l’esempio di semplicità che mi hai dato mi rimanga impresso nel cuore come la tua immagine.

Simona Turbanti
È difficile tracciare in poche linee essenziali un ricordo di un’amica, oltre che collega, come Beatrice…
Alle intense esperienze lavorative che ho avuto la fortuna di condividere con lei in poco più di quattro anni – e grazie alle quali sono senz’altro cresciuta in tanti aspetti della nostra professione – vorrei aggiungere la profonda sensibilità e apertura agli altri che caratterizzavano ogni suo gesto quotidiano.
Per me rimane e rimarrà sempre viva l’immagine del suo sorriso così caldo da far sembrare tutto sopportabile, perfino i momenti difficili...

Loredana Vaccani
Ritornata da un breve periodo di vacanza la notizia della morte di Beatrice mi colpisce molto profondamente. La ricordo con emozione non solo come membro attivo e competente dell' Osservatorio Lavoro, ma soprattutto come amica sensibile e per un lungo tratto come coraggiosa compagna di malattia.
Grazie Beatrice, sei stata una persona veramente speciale , ti dobbiamo molto sia professionalmente che umanamente.

Nerio Agostini
Di Beatrice ricordo la grande compostezza e serietà professionale, la passione e l'impegno dimostrati nell'ambito dell'Osservatorio lavoro e la sua ferma convinzione dell’utilità delle iniziative messe in cantiere per il riconoscimento e tutela della professione.
Durante gli incontri di lavoro dimostrava una serenità e umiltà come se ogni volta fosse alla prima esperienza d’impegno e quasi nascondendo quanto professionalmente valeva dato il suo ruolo direttivo e l’impegno sviluppato nel sindacato dei dipendenti dell’Università.
I contatti telefonici e gli scambi di idee sono stati frequenti e sui vari casi che le venivano sottoposti dai colleghi bibliotecari, soci AIB, mi chiedeva sempre un confronto sui contenuti, ma spesso erano le sue intuizioni che fornivano arricchimento a me.
Solo nell’ultimo incontro a Saint Vincent, durante la Conferenza di Primavera, ho appreso direttamente da lei i particolari della sua malattia e le speranze che accompagnavano le preoccupazioni. Ho personalmente assistito a momenti toccanti di incoraggiamento verso chi stava vivendo analoga esperienza di malattia. Nulla avrebbe fatto pensare il peggio.
La notizia della scomparsa di Beatrice mi ha quindi colpito al cuore e lasciato senza parole.
Ci mancherà tanto!




Ricordando Beatrice. «AIB Notizie», 17 (2005), n. 7, p. 6.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2005-08-03 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n17/0507bargagna.htm

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