[AIB]AIB Notizie 7/2005
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I colori del libro

Gloria Cirocchi

L’8 aprile scorso, a Ferrara, nella vivace cornice del Salone internazionale dell'arte del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali, si è svolta l’edizione 2005 di “Conservare il Novecento”.
L’organizzazione del Convegno, giunto ormai alla sua sesta edizione, è scaturita anche questa volta dalla collaborazione tra l’Istituto per i beni artistici naturali e culturali, la Soprintendenza ai beni librari dell’Emilia-Romagna, l’Istituto per la patologia del libro e l’AIB.

L’incontro appare ormai configurarsi come vero punto di snodo della riflessione sulle sfaccettate problematiche della conservazione del materiale moderno, in cui la riflessione si estende anche alla complessità dei problemi conservativi posti dai documenti elettronici, tanto che Luigi Crocetti, che ha introdotto i lavori e coordinato la prima sessione del Convegno, ci ha ricordato che ormai si può parlare di conservare «non solo il Novecento».
Dopo essersi occupata nelle edizioni scorse di temi quali i periodici, i giornali, la riproduzione su supporti diversi, il paratesto, quest’anno la manifestazione era connotata da un titolo assai suggestivo: “I colori del libro”.
Come al solito, la giornata si è articolata in due sessioni: la prima ha rivestito un carattere più generale e ha previsto, come nelle edizioni passate, l'autorevole conduzione di Luigi Crocetti. Durante la sessione del pomeriggio, coordinata da Rosaria Campioni e connotata come sempre da un taglio più tecnico, è avvenuta la presentazione del volume, curato dalla Commissione nazionale Biblioteche e servizi nazionali dell’AIB, recante la traduzione italiana dei Principi dell’IFLA per la cura e il trattamento dei materiali di biblioteca. Durante l’incontro sono anche stati distribuiti gli atti pubblicati dall’AIB e curati da Giuliana Zagra, del convegno 2004 "Conservare il Novecento: I vestiti del libro".
Dopo le parole introduttive di Luigi Crocetti, il nuovo direttore della Direzione generale dei beni librari Luciano Scala ha aperto i lavori con un intervento che ha illustrato i molteplici progetti in corso del MiBAC, sottolineando come tra questi abbiano ormai trovato un ruolo di rilievo le attività incentrate sulla valorizzazione e la conservazione del materiale moderno: a questo proposito ha citato l’acquisizione da parte della Biblioteca nazionale centrale di Firenze del prestigioso Fondo Bertini e le operazioni connesse, di catalogazione e conservative, che ne hanno preceduto la messa a disposizione del pubblico.
Di seguito, l’intervento di Mauro Guerrini ha attirato l’attenzione sull’ampliamento delle problematiche della conservazione e sulla necessità di estendere la riflessione anche alla conservazione dei documenti su supporto elettronico; tale compito è del resto ormai reso imprescindibile dalla nuova normativa sul deposito obbligatorio introdotta dalla legge 106/2004, che prevede l’obbligo di deposito anche per i documenti diffusi su supporto informatico e tramite rete informatica; il relatore si è riferito, d’altronde, non solo alla necessità di individuare le tecniche necessarie, ma alle implicazioni, anche etiche e politiche, della conservazione di tali risorse, l’accesso alle quali è ormai percepito in molti paesi come parte integrante dei diritti dei cittadini.
A dimostrazione della complessità del tema, sono stati citati progetti che hanno intrapreso attività di selezione e conservazione di risorse su Web, quali l’australiano PANDORA e il norvegese Paradigma Project, oltre alla ben nota esperienza di Internet Archive.
La prima parte della giornata, dal titolo “I generi letterari” è proseguita poi mettendo a fuoco due grandi temi dell’editoria del Novecento che hanno influenzato la formazione di generazioni di lettori: i generi letterari, con il graduale definirsi dei diversi colori che li connotano, e la storia delle grandi tirature.
Attraverso l’analisi di questi due temi è stata rievocata gran parte della storia dell’editoria del Novecento e il progressivo formarsi, attraverso la cura editoriale e l’apprezzamento da parte del pubblico delle diverse “colorate” vesti editoriali, di un gusto e di un’attenzione speciale ai diversi aspetti del libro in quanto manufatto.
Durante la mattinata è stato esplorato quindi, per così dire, il versante estetico del materiale moderno, a sottolinearne l’importanza per il riconoscimento del valore di manufatti a torto spesso considerati di scarso rilievo, e perché, di conseguenza, un’adeguata attenzione venga dedicata alle pratiche conservative.
Sono intervenuti nella mattinata Renzo Cremante, dell’Università di Pavia, che ha introdotto la tematica dei principali generi editoriali e del loro connotarsi attraverso specifici colori ripercorrendo il susseguirsi della pubblicazione delle collane colorate da parte dei vari editori.
Carla Ida Salviati, dell’Istituto regionale ricerca educativa della Liguria, ha ricostruito un breve profilo dell’editoria novecentesca rivolta ai giovani, mettendo in luce quanto il suo filone più innovativo abbia influenzato il gusto delle nuove generazioni, proponendo soluzioni formali in sintonia con le correnti artistiche più interessanti dell’epoca. Inoltre, la relatrice ha evidenziato come l’editoria per bambini, e in particolare quella scolastica, pur avendo un elevatissimo valore culturale e documentale, sia a consistente rischio di scarsa attenzione conservativa, in quanto materiale considerato comunque “povero” e di rapido consumo.
Ada Giglia Marchetti, dell’Università di Milano, ci ha portato nel mondo dell’editoria per signorine e delle “collane rosa”, entrando dunque nel vivo dei colori del libro. Erik Balzaretti ci ha parlato della connotazione ibrida del genere fumetto e delle molteplici problematiche della sua conservazione: cosa conservare? le tavole originali, in quanto manufatti grafico-artistici, gli album seriali, i volumi autonomi? Loriano Machiavelli, padre letterario del commissario Sarti, ci ha parlato del colore giallo, la letteratura poliziesca. Tutti gli interventi hanno in qualche modo evidenziato da un lato il ruolo decisivo rivestito da questi generi considerati “minori” nello sviluppo di intere generazioni di lettori e, dall’altro, il loro essere accomunati da un perverso destino di genere destinato al consumo e al degrado.
La seconda sessione che, ormai per tradizione, ha un taglio più tecnico, rivolto a chi è a contatto diretto con i problemi della conservazione in biblioteche e archivi, si è articolata nel pomeriggio in una serie di interventi di presentazione e commento del volume Principi dell’IFLA per cura e il trattamento dei materiali di biblioteca, traduzione dall’inglese del corrispondente documento dell’IFLA, corredata da una serie di appendici che intendono radicare i Principi nella realtà delle biblioteche italiane e renderli un utile strumento di lavoro e di divulgazione dei problemi della conservazione preventiva.
L’intervento di Armida Batori ha ricordato come una politica della conservazione coronata da successo necessiti della creazione di una consapevolezza diffusa e della creazione di una responsabilizzazione di tutti in questo senso, e come sia importante che le conoscenze specifiche sulle pratiche della conservazione non rimangano patrimonio specialistico di pochi addetti ai lavori. La direttrice dell’ICPL ha sottolineato come il volume si presenti come utile strumento in questo senso, col proporre semplici linee di comportamento e strumenti, quali il glossario, essenziali per la formazione di un linguaggio comune in questo campo.
Paola Puglisi, coordinatrice della Commissione nazionale AIB che ha curato la pubblicazione del libro, ha ricordato come la Commissione sia stata uno dei promotori della prima edizione di “Conservare il Novecento”, e ha sottolineato l’importanza della pubblicazione presentandola, in primo luogo, come strumento di divulgazione delle buone pratiche della conservazione presso un pubblico vasto, ma che va dagli operatori di biblioteca a chi ha responsabilità gestionali e politiche. Ha inoltre ricordato come la nuova legge sul deposito legale abbia riproposto con grande forza il tema della definizione di una politica nazionale di tutela e la necessità a questo fine di un’ampia cooperazione interistituzionale e ha additato nell’esempio di Regioni quali l’Emilia-Romagna, il Piemonte, la Lombardia, la definizione e diffusione di quelle buone pratiche che costituiscono la base della sua realizzazione.
Sulla stessa linea l’intervento di Maria Grazia Ghiazza, che si è incentrato sulla presentazione delle novità introdotte dal Codice dei beni culturali e del paesaggio entrato in vigore nel maggio 2004. Tra di esse la definizione, contenuta tra le Disposizioni generali, dell’attribuzione della responsabilità della conservazione, che incombe direttamente al proprietario del bene, sia esso soggetto pubblico o privato. Inoltre, è rilevante come, all’art. 3, si definisca come fine della tutela la pubblica fruizione, sia pure con tutte le limitazioni e le cautele determinate dalla necessità della conservazione del bene: con l’attribuzione di un interesse pubblico al bene da tutelare viene infatti rafforzata l’azione dei settori dell’amministrazione preposti alla tutela del patrimonio culturale.
Per finire, Maria Grazia Ghiazza ha posto in evidenza come sia di grande rilievo la raccomandazione dell’adozione di indirizzi e criteri definiti e l’elaborazione di metodologie e norme tecniche che uniformino e armonizzino l’azione di tutela, e ha concluso auspicandone la formulazione da parte del Ministero e il proseguimento del lavoro sin ora condotto dal Coordinamento delle regioni per i beni culturali, con l’aggiornamento dei documenti già disponibili in Internet; questi ultimi infatti intendono fornire uno schema essenziale per le diverse attività di tutela prescritte dal Codice, lasciandone alle singole regioni l’implementazione caso per caso.
Paola Munafò, dell’ICPL, ha presentato infine il progetto europeo ConBeLib, mirato all’individuazione di quelle figure professionali che operano nel campo della tutela del patrimonio librario e alla definizione di una mappa delle competenze per la conservazione preventiva dei beni librari su supporto tradizionale e digitale; tale definizione appare essere la base imprescindibile sia per l’individuazione che per la valorizzazione di professionalità che operano in ambiti diversi e il cui percorso di formazione avviene spesso in ambiti non riconosciuti.
A Ferrara dunque ancora una volta si è tenuto un incontro ricco di idee e di prospettive stimolanti: “Conservare il Novecento” ha ancora una volta dimostrato di essere un momento di confronto tra diverse esperienze e prospettive e un luogo per un dibattito che non si sottrae all’emergere di problematiche nuove e ancora in fase di evoluzione.
Anche se apparentemente questo sembra allontanarci dalla fisicità del documento, e siamo indubbiamente stimolati a concepire nuovi pensieri, questo sembra avvenire senza che venga meno l’idea originaria che ha prodotto questa serie di incontri.
Questo vuol dire che, pur accogliendo le istanze proposte dalle nuove riflessioni, davvero non appare abbandonato il tentativo di formare una percezione diffusa del valore intrinseco all’oggetto-libro: senza di questa, viene meno la base su cui si fonda l’azione di tutela del documento fisico, e si può facilmente scivolare verso il disinteresse nei riguardi del manufatto, affidando alle nuove possibilità tecnologiche la salvaguardia del contenuto informativo, con l’abbandonare al proprio destino un materiale considerato tutto sommato poco importante.

cirocchi_g@camera.it


CIROCCHI, Gloria. I colori del libro. «AIB Notizie», 17 (2005), n. 7, p. 8-9.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2005-08-03 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n17/0507cirocchi.htm

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