[AIB]AIB Notizie 8/2005
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Open access: the option for the future!? Satellite meeting

Il Satellite Meeting IFLA “Open access: the option for the future!?” del 13 agosto 2005 a Oslo, organizzato dalla Health and Biosciences Libraries Section e dalla Science and Technology Libraries Section, ha un’implicita genesi in due occasioni di incontro avvenuti nel 2004. Uno è sicuramente l’incontro dedicato all’Open Access organizzato dall’Università di Bologna a Buenos Aires presso la sede del Circolo italiano la sera del 26 agosto 2004, a cui hanno partecipato numerosi colleghi presenti anche ad Oslo al meeting. E l’altro, forse assai più determinante, il congresso dell’European Association for Health Information and Libraries (EAHIL) svoltosi a Santander nel settembre 2004: in questa occasione Peter Morgan ha parlato per la prima volta di organizzazione di institutional repositories in ambito biomedico, descrivendo l’esperienza di Cambridge con DSpace.
L’interesse dei bibliotecari biomedici per l’Open Access, fino ad allora limitato, ha preso vigore, e ha ispirato Arne Jakobsson, presidente dell’EAHIL e direttore della Biblioteca medica di Oslo, ad organizzare il meeting.
Nella sala conferenze del Rikshospitalet, la moderna clinica universitaria di Oslo, una platea numerosa per un satellite meeting (quasi 180 presenze) composta per lo più da bibliotecari, ha seguito con interesse gli interventi dei relatori. Come osservava anche Jan Erik Røed, presidente della Commissione Biblioteche del Norwegian Council for Higher Education nel suo discorso conclusivo, è tuttavia ancora molto esigua la partecipazione degli autori a dimostrare come gli attori principali restino ai margini del dibattito intorno all’open access per mancanza di consapevolezza o per inerzia.
Molti interventi, con l’eccezione del caso presentato da Richard Gedye della Oxford University Press, hanno evidenziato la scarsa propensione degli autori a pubblicare nelle riviste open access o a depositare i propri contributi negli archivi istituzionali. Sheldon Kotzin della National Library of Medicine, ad esempio, riferisce che solo il 3% degli autori che ottengono finanziamenti di ricerca dai National Institutes of Health depositano in PubMedCentral.
Anche il nostro lavoro ha preso le mosse da questa situazione, indicando tuttavia, sulla base dell’indagine che abbiamo svolto nelle comunità di alcuni ricercatori (matematici, astronomi, informatici e “biomedici” in senso lato), che cominciano ad esserci delle forti evidenze sul fatto che i lavori pubblicati in accesso aperto (institutional repositories, archivi disciplinari e riviste ad accesso aperto) hanno un impatto – più citazioni, più copie scaricate – maggiore di quelli pubblicati solo in riviste elettroniche accessibili sotto pagamento di licenze. Nelle conclusioni abbiamo sottolineato che sia in Italia sia all’estero esiste un fortissimo divario informativo tra il personale sanitario che lavora in complessi universitari e ospedalieri con l’accesso pagato alla letteratura scientifica, e i medici sul territorio o in ospedali di provincia, che possono al massimo leggere riviste cartacee: nell’era dell’Evidence Based Medicine questo fatto è estremamente negativo.
Gli interventi di David Prosser e Jens Vigen nella mattina, e di Paul Ayris nel pomeriggio hanno ampiamente sostenuto la validità e l’espansione del movimento Open Access.
Tutte le presentazioni sono disponibili all’URL: http://www.ub.uio.no/ifla/IFLA_open_access/programme_abstracts.htm.

Valentina Comba e Marialaura Vignocchi


COMBA, Valentina. VIGNOCCHI, Marialaura. Open access: the option for the future!? Satellite meeting. «AIB Notizie», 17 (2005), n. 8, p. VIII.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2005-10-17 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n17/0508comba.htm

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