[AIB]AIB Notizie 8/2005
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Una modesta proposta sui convegni dell’AIB e non solo

Tommaso Giordano

La partecipazione diretta ad alcune recenti iniziative dell’AIB mi ha provocato qualche riflessione sul modo di operare dell’Associazione che proverò qui a riportare brevemente, come spunti per la discussione sulle questioni organizzative e di programma iniziata a Giulianova.

Sono stato cooptato nel Comitato scientifico del prossimo congresso dell’AIB, non senza qualche resistenza e perplessità da parte mia, immancabilmente demolite con diplomatica determinazione dal Presidente Mauro Guerrini e dal suo team. Dagli scambi di idee innescati intorno a questo episodio con gli altri membri del Comitato sono emersi diversi elementi critici riguardo al metodo di lavoro adottato dall’Associazione in questo tipo di iniziative. Il tempo è tiranno e le vacanze sacrosante: l’agenda dell’AIB non lasciava spazi per cambiamenti procedurali e c’erano abbastanza attenuanti per rinviare la disputa “ nelle sedi opportune”. Ed ora eccomi qua, con i miei appunti, puntuale e noioso come l’autunno incipiente, a riproporre la questione.
Ci sono diverse cose da cambiare e da innovare nell’AIB, tra queste sicuramente il modo di organizzare i convegni necessita di un approfondito quanto improrogabile riesame. L’attuale prassi basata sulla, diciamolo pure, consolidata attitudine dirigista dell’AIB – che in alcuni casi può rivelarsi efficace, soprattutto se si tratta di organizzare le iniziative all’ultimo momento – appare oggi del tutto inadeguata e controproducente, considerati l’evoluzione della comunicazione e dei meccanismi di partecipazione in quest’ultimo decennio. Mi domando se è ancora sostenibile la consuetudine secondo la quale il Comitato, partendo da un tema formalmente indicato dagli organismi dirigenti e da altri informali ma non meno autorevoli e vincolanti suggerimenti, stabilisca il programma e i relatori nei minimi dettagli, senza altri visibili input dalla comunità professionale, iscritta e non iscritta all’AIB. Il rischio di riprodurre, volontariamente o involontariamente, i soliti schemi o di riaffermare la mappa di circuiti consolidati, è fin troppo evidente. Come è anche evidente che siffatto meccanismo risulta poco adatto a recepire nuovi soggetti, istanze ed esperienze che non siano già accettate e presenti nei suddetti circuiti, con l’effetto di inibire la partecipazione e inaridire il dibattito. Peraltro, questo improvvido modello, ben radicato nell’ambiente accademico nazionale, risulta abbastanza diffuso e ampiamente applicato non solo in sede AIB ma anche nella stragrande maggioranza dei convegni del settore bibliotecario, dalle Stelline, alla Conferenza delle Biblioteche, ergendo di fatto una barriera nei confronti di quanti non rientrano nell’orbita degli invisible colleges nostrani. In molti casi l’agenda dei lavori dei convegni non lascia spazio alla discussione e agli “esclusi” tocca sorbire lunghe lezioni ex cattedra senza poter dire né ah! E né bah! È evidente che un sistema a circuiti chiusi e a compartimenti stagni di questo genere, basato sulla logica della cooptazione, risulta del tutto inadatto a sviluppare una comunicazione aperta e creativa e appare poco attendibile sul piano scientifico.
È noto che in generale un comitato formato per condurre un convegno (nel nostro come in altri ambiti della comunicazione scientifica e professionale), dopo aver definito un programma preliminare di massima, in cui siano evidenti la struttura (sessioni, tempi ecc.) e i contenuti, lancia l’invito a presentare proposte di interventi e comunicazioni (call for papers) ai possibili partecipanti. Questa operazione ha anche lo scopo di far circolare nuove idee e approcci, di far emergere nuove personalità che altrimenti non avrebbero possibilità di portare il loro contributo. Un flusso umano e intellettuale per ringiovanire la vita dell’Associazione e dare nuova linfa vitale a una professione che in questi ultimi anni si è mostrata più incline a un atteggiamento autoreferenziale e alla polemica sterile che al confronto con la realtà delle biblioteche e della comunicazione culturale in generale. Inoltre, ne verrebbe rafforzata la credibilità della professione e delle discipline a cui essa fa riferimento, ricreando un sistema di comunicazione più aperto, trasparente e scientificamente credibile di quello attuale.
Per essere più concreti, una “versione moderata” dei modelli internazionalmente accettati, potrebbe essere la seguente:
1) Identificazione del tema del congresso e formazione del comitato scientifico da parte degli organi dell’AIB, cercando di considerare i differenti approcci e “correnti di pensiero” presenti nella professione. Questa operazione andrebbe compiuta almeno un anno prima, in modo che alla chiusura di ogni congresso possa essere annunciato quello successivo,
2) Definizione da parte del comitato scientifico del programma di massima (giornate, sessioni ecc). Proporrei senz’altro di reintrodurre la pratica delle sessioni parallele, anche in considerazione della diversificazione degli interessi professionali, della convergenza con gli altri settori dell’informazione, delle varietà di esperienze in corso nelle biblioteche. In questo modo ci sarebbe più spazio per i contributi, gli approfondimenti e il dibattito. Infatti un altro obiettivo dell’auspicata riforma è guadagnare spazio per il confronto e la discussione. Perciò si dovrebbe fare in modo che le sessioni assegnino almeno un terzo del loro tempo al dibattito e venga rispettata rigorosamente l’agenda, ivi compresi i tempi per le pause pranzo e caffè.
3) Il comitato procederà dunque a individuare i coordinatori delle sessioni e alcune relazioni chiave e/o “istituzionali”, allo stesso tempo lancerà l’invito a presentare interventi, precisando criteri e procedure di accettazione. Infatti, uno dei compiti principali del comitato scientifico sarà quello di selezionare scrupolosamente i papers pervenuti, secondo modalità trasparenti e verificabili. Il risultato dell’operazione dovrebbe portare a un equilibrato mix tra relazioni affidate ad personam e comunicazioni selezionate attraverso le suddette modalità.
La procedura qui sommariamente descritta comporta un certo onere e una più chiara assunzione e condivisione di responsabilità tra i vari attori in gioco, dai membri del comitato scientifico ai coordinatori, ai relatori. Niente più sine cura, dunque: in questo modo probabilmente saremo costretti a rinunciare di tanto in tanto ai nomi di personaggi che da tempo popolano i programmi dei convegni e a esporre l’ambiente a qualche intrusione anticonformista. Ma questi sacrifici saranno ripagati da alcuni vantaggi per la professione e la ricerca bibliotecomica.
Innanzitutto si attiverebbe una dinamica più democratica, facendo affluire (speriamo) nuova linfa vitale nelle arterie dell’Associazione, senza perdere le presenze istituzionali e i contributi scientifici più accreditati. In secondo luogo si rafforzerebbe il contatto con le biblioteche (soprattutto quelle impegnate in progetti significativi e originali) e con le istituzioni e la realtà sociale e politica in cui sono inserite. In terzo luogo si offrirebbero un nuovo modello di riferimento e uno standard di qualità per l’organizzazione dei convegni che potrebbe innescare un virtuoso processo di emulazione, influenzando positivamente le altri organizzazioni che operano in campo bibliotecario. L’AIB rafforzerebbe il suo prestigio, dimostrando capacità di rinnovamento, trasparenza e rigore scientifico. Infine, la partecipazione ai congressi risulterebbe più varia, vivace e ringiovanita, la brezza della dialettica ricomincerebbe a spirare tra di noi, stimolando il gusto creativo della riflessione critica, della curiosità professionale, della discussione appassionata e costruttiva.


GIORDANO, Tommaso. Una modesta proposta sui convegni dell'AIB e non solo. «AIB Notizie», 17 (2005), n. 8, p. 7.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2005-10-15 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n17/0508giordano.htm

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