[AIB] AIB notizie 22 (2010), n. 3
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Intervista ad Ann Seidl

a cura di Ilaria Fava

D. Qual è l'idea da cui ha preso forma il documentario sull'"altra faccia" dei bibliotecari?

R. Nel 1995 sono successi contemporaneamente tre fatti rilevanti nella mia vita. Primo, mi sono iscritta ad una scuola di Scienza dell'Informazione. Secondo, ho visto "The Celluloid Closet", documentario sulla percezione degli omosessuali nei film americani e, infine, "Party Girl", film con Parker Posey nel ruolo di una giovane donna che scopre di sentirsi realizzata facendo la bibliotecaria. Da qui è nata l'idea di un documentario che mostrasse alcune delle verità della professione bibliotecaria, utilizzando scene di film molto conosciuti, con l'obiettivo di contraddire i vecchi cliches sui bibliotecari, e di sottolineare invece l'importanza delle persone, della ricchezza di relazioni umane e storie che noi bibliotecari difendiamo e conserviamo.

Non ho messo mano seriamente al film fino al termine della scuola, nel 1999. Ma da quell'anno in poi, fino alla premiere del film, ho pensato al mio progetto ogni singolo giorno, motivo per il quale ho iniziato a chiedere di sovvenzioni e raccolte fondi tra i bibliotecari. A giugno del 2007 erano presenti più di 5000 bibliotecari alla presentazione del film all'ALA, Washington DC.

Uno dei momenti migliori della mia vita. Da allora, il documentario è stato proiettato in 13 paesi, Italia inclusa. Sono compiaciuta e felice dell'entusiasmo dei bibliotecari italiani, grazie.

D. Alla luce dell'intervista a Ray Bradbury e alla storia di John Steinbeck, come è cambiato e quale è secondo lei oggi il rapporto degli autori con la biblioteca pubblica?

R. Sono a conoscenza di molti autori che dichiarano che non avrebbero potuto scrivere senza avere accesso alle biblioteche. Una delle mie citazioni preferite nel film è di Barbara Kingsolver, autrice di "The Poisonwood Bible," che dichiara, "Vorrei abbracciare tutti i bibliotecari che incontro a nome di tutte le anime che non sanno di aver salvato" ("I long to throw my arms around every librarian I meet on behalf of all the souls they never knew they saved."). Amy Tan è un'altra autrice che ritiene le biblioteche degli ottimi posti in cui scrivere, e lo scrittore per bambini Gary Paulsen ha detto di considerare il momento in cui ebbe in mano per la prima volta la sua tessera della biblioteca come l'inizio della sua vita.

Ray Bradbury, nell'intervista, mi ha detto che se tutti gli edifici di tutte le università, ad eccezione delle biblioteche, dovessero andare a fuoco, le università potrebbero comunque vivere felicemente. Lui considera la tessera della biblioteca come un punto di accesso equivalente ad un'istruzione universitaria, e ricorda di essere andati in biblioteca tre volte la settimana per dieci anni, da piccolo.

D. Quali conseguenze ha avuto il Patriot Act sul sistema bibliotecario americano?

Qualche anno fa, alcuni degli elementi più discutibili della Sezione 215 sono stati abrogati, ma questa rimarrà sui libri (e nei miei pensieri), tradendo la mancanza di fiducia che gli americani hanno in sé stessi.

D. L'opera filantropica di Carnegie oggi: impresa possibile?

R. Direi sì e no. Da un lato, mi piacerebbe sicuramente che le persone ricche e benestatnti di ogni paese sposassero la causa di fondare e finanziare biblioteche come ha fatto Andrew Carnegie tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. La Fondazione Bill and Melinda Gates ha agito con quel tipo di filantropia in mente nello scorso decennio. Dall'altro lato, però, il rischio che si corre con una ristretta elite di benefattori è che le comunità di utenti e cioè i cittadini vengano poi lasciati in balia di ripensamenti o di un destino economico incerto.

Credo sia di gran lunga migliore quando le persone collaborano per finanziare le biblioteche con le proprie tasse. Ho assistito a troppi casi di comunità le cui biblioteche non hanno ricevuto i dovuti finanziamenti a causa di cambiamenti economici o politici.

In alcuni paesi, la legge prevede che una certa percentuale delle tasse pagate dai cittadini venga accantonata per le biblioteche, e in questi casi le difficoltà che nel documentario emergono a riguardo della Biblioteca Pubblica di Salinas sono scioccanti (NDR. Salinas è la città di John Steinbeck; la biblioteca a lui dedicata ha rischiato poco tempo fa di venire chiusa a tempo indeterminato per mancanza di fondi, e sopravvive grazie allo sforzo di auto-tassazione dei cittadini).

D. Quale, secondo lei, la giusta ricetta per restituire oggi alla biblioteca pubblica e ai bibliotecari, in una prospettiva sempre più ampia di tagli alla cultura, il ruolo centrale che ha svolto nel Novecento?

R. A me sembra che, prima di ogni cosa, i bibliotecari si debbano convincere che il loro ruolo nella società è fondamentale. Dobbiamo cancellare i nostri dubbi in merito, rafforzare l'autostima professionale, bandire ogni traccia di ripiego. Siamo bravi. Siamo necessari alla cultura. Ma chi ne è a conoscenza? Solo altri bibliotecari. La ragione principale per cui ho girato questo film è stata quella di mostrare al pubblico il vero lavoro e l'incredibile valore dei bibliotecari. Ritengo che la ricetta per i prossimi dieci anni debba essere fatta di pubbliche relazioni con un contorno di pubblicità. Spero davvero che The Hollywood Librarian venga trasmesso alla televisione.

D. Fa ancora la bibliotecaria, o si è data definitivamente alla regia?

R. Ora vivo nel sud dell'Australia, dove mi sono trasferita circa un anno fa, e spero di poter continuare a lavorare sia come bibliotecaria che come regista. Adoro fare la bibliotecaria! Per lungo tempo ho pensato che non sarei mai riuscita a lavorare ad un altro film, dal momento che The Hollywood Librarian ha avuto una lavorazione di 8 anni che mi ha quasi uccisa. Più il tempo passa, però, e più realizzo che la regia mi ha lasciato qualcosa, tanto che ho varie idee per film e documentari che mi frullano in testa. Sospetto che prima o poi prenderanno forma. Avere una formazione da bibliotecaria è incredibilmente utile per realizzare film, perché l'organizzazione delle informazioni è una competenza cruciale.

D: Una parte del documentario è dedicata al rapporto tra la biblioteca e l'amore. E' un altro modo di esprimere il rapporto tra desiderio e lettura?

R. Sì, credo che gli esseri umani debbano essere stimolati in vari modi, ma leggere e impegnare la mente è un fatto così intimo che ritengo ci siano forti desideri in campo. Nel film, le scene di flirt sono una sorta di interludio leggero, ma sono convinta che quando leggi qualcosa che ti aiuta a comprenderti meglio, ti senti compreso, in un certo senso. E se ti sei ascoltato e capito sei di conseguenza più affascinante e fiducioso.

fava@aib.it


FAVA, Ilaria. Intervista ad Ann Seidl.. «AIB notizie», 22 (2010), n. 3, p. 15-17

Copyright AIB 2010-07, ultimo aggiornamento 2010-07-16 a cura di Ilaria Fava
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