«Bibliotime», anno IV, numero 1 (marzo 2001)


Precedente Home Successiva



Riferimenti



"Il servizio di reference è la ragione primaria e il culmine di tutte le pratiche della biblioteca": così scriveva Shiyali Ramamrita Ranganathan al termine di un ciclo di riflessioni che costituiscono l'insieme forse più organico e duraturo del pensiero biblioteconomico del Novecento; e come sempre quando si ha a che fare con il grande teoreta indiano, l'affermazione va letta in una luce meno tecnica e più latamente filosofica, volta a riportare l'intera visione bibliotecaria scaturita dalle Cinque leggi [1] verso un unico e supremo fine, quello di dare la massima soddisfazione alle esigenze degli utenti [2].

Ora, se questo atteggiamento nei confronti del reference ha trovato una conferma nella quotidiana attività bibliotecaria è cosa della quale si continua a discutere, dal momento che - è il parere di uno specialista quale Samuel Rothstein - non sempre il servizio di reference è stato inteso come una componente per così dire "intrinseca", inerente alle operazioni di biblioteca: e ciò non solo per la sua storia relativamente breve se paragonata alle tradizionali attività bibliotecarie quali le acquisizioni o la catalogazione, ma proprio perché ha dovuto conquistarsi un posto sulla scena bibliotecaria attraverso un incessante "processo di contesa e competizione" che ha prodotto ambiguità, riserve e contraddizioni di ogni tipo [3].

Ancor più complesso poi è l'interrogativo sul ruolo del servizio di reference nell'odierna temperie bibliotecaria, caratterizzata dalla diffusione delle tecnologie digitali e delle reti telematiche: in un contesto come l'attuale, capace di raccordare la grande varietà delle risorse documentarie in un unico, immenso circuito conoscitivo, è logico attendersi che l'idea del reference non solo abbia acquisito uno spessore e un'ampiezza tali da travalicare le disponibilità informative on site e pervenire ad un approccio davvero universale, ma che le caratteristiche della rete siano sempre più in grado di realizzare una prospettiva naturalmente "orientata al reference", se è vero quanto afferma Peter Lyman, per il quale al giorno d'oggi "i testi online sono letti come fossero opere di reference" [4].

E tuttavia, dalla mole di indagini e di studi succedutisi negli ultimi anni, emergono non poche preoccupazioni sul servizio in sé e sulla sua "erogabilità" da parte delle biblioteche nell'attuale contesto digitale. In particolare Anne Lipow [5] ha rilevato una sorta di "affievolimento" del servizio di reference, dovuto a una serie di cause fra cui la friendliness e la vastità di alcuni servizi di rete come ad esempio Amazon.com; la perdita del monopolio dei bibliotecari sugli strumenti online (niente più password, né astrusi database, né linguaggi arcani, etc.); infine il riconoscimento della "invisibilità" - l'espressione è di Bonnie Nardi [6] - del lavoro del bibliotecario, con il conseguente declino di quella "terapia informativa" che scaturisce dall'interazione fra l'utente ed il bibliotecario e che riposa sull'idea che ci sono sempre delle cose che gli umani sono in grado di fare ed il computer no.

In un prospettiva così mossa e stimolante viene a situarsi il convegno sul "Servizio di reference nell'era digitale", organizzato dalla Sezione Emilia-Romagna dell'AIB e di cui il presente numero di "Bibliotime" riporta la maggior parte degli interventi. Non è un caso se tale incontro abbia suscitato un notevole interesse, che da un lato attesta la rilevanza del tema in questione, dall'altro testimonia del fatto che in Italia, a fronte di una serie non piccola di contributi professionali, ciò che finora è sembrato mancare è stato proprio uno specifico momento di definizione concettuale e di approfondimento teorico su questo discorso.

Il numero si arricchisce poi di due relazioni presentate al convegno su "Strumenti e strategie per la costruzione della biblioteca ibrida", a conferma dell'attenzione di "Bibliotime" verso tutte le problematiche che si manifestano nell'attuale dibattito bibliotecario; a queste si aggiungono infine i contributi presenti nelle "tradizionali" sezioni tematiche, che da sempre la hanno connotato la nostra rivista e che ci auguriamo continuino ad essere arricchite dai suggerimenti e dalle riflessioni dei colleghi.


Michele Santoro


Note

[1] Shiyali Ramamrita Ranganathan, The five laws of library science. 2. ed., Bangalore, Sarada Ranganathan Endowment for Library Science, 1989.

[2] Che il reference sia il fine ultimo dell'attività bibliotecaria - e quindi della riflessione biblioteconomica tout court - è un concetto ben chiaro all'autore fin dall'estensione delle Five laws; Ranganathan svilupperà questa idea in una serie di contributi che condurranno al fondamentale Reference service (New York, Asia Publishing House, 1961). Sul tema si veda fra l'altro Claudio Gnoli, Il tavolino di Ranganathan, "Bibliotime", 3 (2000) 3, in particolare il paragrafo Lo spirito del reference, <http://www.spbo.unibo.it/bibliotime/num-iii-3/gnoli.htm#reference>, da cui desumiamo la citazione di apertura.

[3] Samuel Rothstein, Reference service, in Encyclopedia of library history, edited by Wayne A. Wiegand and Donald G. Davis. New York, Garland Publisihng, 1994, p. 541-546.

[4] Peter Lyman, What is a digital library? Technology, intellectual property, and the public interest, in Books, bricks, and bytes. Issued as volume 125, n. 4, of the Proceedings of the Academy of Arts and Sciences, "Daedalus", Fall 1996, p. 12.

[5] Anne Lipow, Serving the remote user: reference service in the digital environment, in "Information online & on disk 99", <http://www.csu.edu.au/special/online99/proceedings/200.htm>.

[6] Bonnie A. Nardi, Information ecologies, Keynote address in the Great Hall of the Library of Congress, <http://lcweb.loc.gov/rr/digiref/nardi.html>.



«Bibliotime», anno IV, numero 1 (marzo 2001)


Precedente Home Inizio Successiva