«Bibliotime», anno V, numero 1 (marzo 2002)


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Patrizia Scola

Dal libro al dipinto... via cinema:
una mostra di Miria Malandri



E' composto idealmente di tre parti l'elegante, agile, eppure compendioso catalogo della Mostra La biblioteca dipinta: un ciclo pittorico di Miria Malandri, a cura di Orlando Piraccini - che è anche curatore dell'esposizione - pubblicato dall'Editrice Compositori nell'ottobre 2001, per la collana Immagini e documenti dell'IBC - Soprintendenza per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna.

La prima, che contiene nelle belle pagine patinate in chiaro-scuro, o meglio, graficamente parlando, in bianco e nero, le presentazioni della Soprintendente per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna, Rosaria Campioni, e di Marcello Di Bella, Direttore della Biblioteca Civica Gambalunga di Rimini, che sono anche gli ideatori e coordinatori dell'iniziativa, per proseguire con i saggi introduttivi di Orlando Piraccini - curatore della Mostra oltre che del catalogo - di Rino Pensato e Claudio Spadoni.

Ecco poi le splendide immagini a colori dei 32 dipinti esposti nella Mostra che è stata inaugurata il 25 ottobre dello scorso anno, proprio nelle Sale antiche della Biblioteca Gambalunga dove è stata ospitata fino al 1 dicembre, per essere poi trasferita a Forlì nella bella cornice di Palazzo Albertini, ove è stato possibile visitarla fino al 10 febbraio: si tratta solo delle prime due tappe di questa indovinata e innovativa manifestazione itinerante, che si sposterà - pare - anche a Bologna, nella quanto mai adatta e significativa sede della Cineteca , e a Imola, per estendersi quindi oltre confine, in qualche capitale europea. Parrebbe fin troppo ovvio parlare di cornici e inquadrature se dalle tele della pittrice forlivese, dall'originale progetto espositivo di Pier Luigi Cervellati e dall'accorto allestimento di Edoardo Zangheri non si avesse l'impressione di vedere "venir fuori" - non solo in senso metaforico - alcuni tra i numerosi personaggi che popolano, talvolta tutt'altro che marginalmente, opere cinematografiche di ogni paese nelle quali lo sfondo ambientale della biblioteca ha avuto ruolo determinante, pellicole famose, di grandi registi, girate per lo più fra gli anni quaranta e novanta, nelle cui trame si inserisce il libro col suo mondo. Sembra quasi la celebrazione della "letteratura nel cinema nella pittura", come ha già osservato Orlando Piraccini, nel rendere il tributo spettante a Riccardo Vlahov, fotografo dei quadri, che, se ci è concessa l'espressione, ha imprigionato con i suoi scatti la pittura sul cinema nei libri.

Infatti la terza parte racchiude (questa volta su uno sfondo nero ad effetto altamente scenografico) 26 splendide immagini risultanti dall'indagine fotografica di Vlahov (qui fotografo di scena) che, come egli stesso dice nella postfazione, "... è andata alla ricerca di questo secondo personaggio, il libro o il manoscritto, che... funge quasi da spalla al protagonista".

Allora come non cogliere l'occasione di trattare nuovamente un tema così allettante come quello del libro nel cinema (e ora non solo...) che ci è stato a cuore per tanti anni e che - con soddisfazione e orgoglio da parte di tutti - recentemente è stato sviluppato a ampliato, ricco com'è di materiale e proprio perciò così fluido, quasi "plastico", per restare in argomento, e soggetto quindi ad un continuo aggiornamento? Questi studi sono stati portati avanti brillantemente, dicevamo grazie al rigore scientifico, oltre che alla passione di Dario D'Alessandro [1] e, ancora prima, di Anne-Marie Chaintreau e Renèe Lemaitre [2] citati da Rino Pensato nel suo testo introduttivo al catalogo, in cui ricorda ulteriori esempi di aneddotica filmico-bibliotecaria, altra materia di cui lo sappiamo fervente cultore, esperto delle relazioni e dei rapporti molteplici tra le varie discipline che in qualche modo afferiscono al libro: dopo avere esaminato le varie forme di "affezione" per i libri ed aver scrutato i rapporti bi e tri-laterali fra pittura, libro e cinema, giunge, attraverso una logica concatenazione di definizioni concettuali, alla diagnosi in base alla quale la bibliomania... sarebbe proprio un malattia! Ma non vogliamo dire di più, invitando invece chi non avesse ancora avuto l'opportunità di farlo, a leggere quello che sul libro e dintorni Rino Pensato ci racconta: riteniamo, motivatamente, che chi tratta i libri, e non solo li legge ma quasi li "coltiva", studia e colleziona, magari addirittura li custodisce e/o si aggira per quei luoghi che nell'immaginario di molti sono ancora rimasti un po' misteriosi, come le biblioteche, per forza già conosce la più che solida preparazione scientifica (intrecciata ad una sorta di partecipazione affettiva) di Pensato, anche nei confronti dell'universo filmico. Ed è appunto in quest'ottica di interelazioni tra il mondo dei bibliofili e quello dei cinefili che si pone il ciclo de: La biblioteca dipinta, in cui Miria Malandri, attraverso esperienze pittoriche diverse, periodi di riflessione fuori dalla scena alternati alle svariate mostre, compresa quella per il Mystfest, festival internazionale del cinema e del mistero, (Cattolica, 1992) "... analizzando la scena filmata, vi introduce i meccanismi della scena dipinta", come dice Silvia Arfelli [3], anzi intreccia addirittura l'argomento del libro e della biblioteca -così come li ha ritratti la cinematografia - all'arte del dipingere e, rendendo incommensurabile omaggio al concetto di interdisciplinarità della cultura -e quindi dell'arte tutta, fa sì che il pennello e la tela diventino, sotto la sotto la mano sapiente dell'artista, il tramite fra le sequenze filmiche ed il pubblico, l'utente finale, anche quello meno abituato ad andare al cinema o - se c'è ancora oggigiorno chi vi si sottrae - a servirsi dell'home-video.

Per nostra fortuna all'età di soli 14 anni Miria Malandri è stata folgorata sulla via del cinema dalla pellicola Il settimo sigillo, in occasione di un cineforum, come ci racconta nel coinvolgente e accattivante saggio biografico Orlando Piraccini, mentre Claudio Spadoni nel suo testo introduttivo, riporta le parole rilasciate dalla pittrice, nel corso di un intervista "... ho cominciato a dipingere quadri sul cinema per passione... poi ho capito che potevo allargare i miei orizzonti, dal momento che il cinema spesso insegue e cita la pittura... cito il cinema che cita la pittura, per riappropiarmi del linguaggio originale". Chi scrive molto più modestamente conosce per altri versi questa passione grazie alla quale nella sua vita ha divorato forse qualche migliaio di pellicole, seguito festival e conferenze sul tema fino a esaltarsi, nel Convegno del 30/11-1/12 del 1990, davanti all'entusiasmo con cui la Cineteca di Bologna, in occasione della 4. edizione de Il cinema ritrovato rappresentava l'urgenza dei problemi dei film, la cui dignità ad entrare nell'Olimpo delle arti faticava non poco ad essere riconosciuta. Si perdoni questa piccola divagazione personalistica ma pur sempre attinente all'interesse per i media, se non altro perché è dall'emozione qui descritta che sono nate le varie collaborazioni con l'AIB Emilia-Romagna che ospita queste righe. Senza allontanarci dal tema notiamo che Piraccini ci ricorda come pure l'attività più recente di Miria Malandri si sia ispirata al cinema: in una sorta di inconscio, ideale parallelismo con i procedimenti riservati alle immagini ritrovate nella ricerca di fotogrammi di pellicole storiche, ha dipinto il Ciclo Quadri rubati, che si basa sulle tele trafugate comprese nei cataloghi del Comando generale dell'Arma dei Carabinieri (1999).

Ecco quindi che nella poetica di Miria Malandri, l'ispirazione viene temperata e incanalata in questo articolato gioco di rinvii da una forma di espressione artistica all'altra, che sembra favorire - come osserva Rosaria Campioni - oltre che l'esaltazione della nostra vista anche l'agilità del nostro intelletto, stimolato dai molteplici scambi percettivi - così duttili e mai superficiali - tra libro e film, pittura e cinema, cinema e biblioteca e così di seguito quasi in un gioco di parole, fino a tornare al libro... dipinto nel cinema (o nel cinema dipinto?).

Evidentemente l'omaggio agli studi sui rapporti tra cinema e biblioteche, con tutte le potenziali implicazioni si tramuta in un ulteriore riconoscimento che la nostra pittrice riesce a guadagnare al cinema tutto, d'altro canto ci piace anche credere che uno dei maggiori tributi all'artista non poteva venire che da Una regione piena di cinema, come recita il titolo di una collana, edita dalla Regione Emilia Romagna [4], che ha instaurato una collaborazione con Cinecittà Holding (inaugurando il progetto con un omaggio a Valerio Zurlini) per proseguire poi in modo scientifico e continuativo, con la diffusione di questa nostra cultura nel mondo: questo, anche se non ne ha bisogno, ed è cosa già in fieri, è il nostro augurio a Miria.


Patrizia Scola, Soprintendenza regionale per i beni e le attivitą culturali dell'Emilia-Romagna, e-mail: patriziascola@katamail.com


da Lola (Lola), di Rainer Werner Fassbinder, Germania, 1981.

da Il grande sonno (The big sleep), di Howard Hawks, USA, 1946 (Hollywood Public Library).

da Il cielo sopra Berlino (Der Himmel über Berlin), di Wim Wenders, Germania, 1987, (Staatsbibliothek Preussischer Kulturbesitz, Berlin).

Note

[1] Dario D'Alessandro, Silenzio in sala! La biblioteca nel cinema. Presentazione di Morando Morandini, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2001.

[2] Anne-Marie Chaintreau-Renèe Lemaitre, Droles de bibliothèque. Le theme de la bibliothèque dans la literature et le cinema. Preface de Roger Chartier. 2. ed., revue et augumentèe, Paris, Editions du Circle de la librairie, 1993.

[3] Da Intervista a due voci, in Miria Malandri. Natura morta, a cura di S. Arfelli, catalogo della mostra (Forlì, Sala XC Pacifici, 8 marzo-6aprile 1997), Forlì, 1997.

[4] Una Regione piena di cinema, Valerio Zurlino, Regione Emilia-Romagna, 2001.



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