«Bibliotime», anno V, numero 2 (luglio 2002)

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Silvia Girometti

La 'Classense' dipinta



Molto è stato scritto sia sulle biblioteche nel cinema, sia sull'abilità pittorica di Miria Malandri; l'articolo di Patrizia Scola pubblicato sull'ultimo numero di Bibliotime illustra il catalogo della mostra "La biblioteca dipinta" e suggerisce riferimenti alla più recente letteratura sull'argomento.
Dal 18 maggio al 29 giugno 2002 l'esposizione è stata riproposta presso l'Aula Magna della Biblioteca Classense di Ravenna, già sede di manifestazioni prestigiose come quella dedicata a Byron nel 1988, affiancata da un video preparato per l'occasione.

Miria Malandri è una ritrattista notevole, in grado di riprodurre i profili dei protagonisti del cinema con grande somiglianza, e soprattutto di cogliere quell'effetto di "dipinto sullo schermo" cui alcuni registi mostrano predisposizione. Mi riferisco a scene che, fissate per sempre all'interno di una cornice, potrebbero eguagliare capolavori della pittura: un grande regista come Stanley Kubric ci ha abituato a tali scene con Barry Lindon, e, nello specifico, la maggior parte dei registi scelti da Miria Malandri.
Alcune di queste scene sono state selezionate ed alternate ad inquadrature degli ambienti della Classense attraverso un sapiente montaggio: ne è risultato un video che non soltanto rende il filmato complementare al tema espresso dalla pittrice, ma che contribuisce anche a rimarcare l'integrazione fra le varie forme artistiche cui il visitatore viene preparato dalle tele.
Il tono sommesso delle voci che, nella ouverture, si esprimono in varie lingue mentre scorrono le immagini tratte da Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, il pacato svolgersi delle sequenze, che quasi non lascia intravvedere gli inserimenti ed i passaggi tra le diverse pellicole, concorrono a consolidare l'atmosfera di meditazione e di rapimento che l'osservazione dei quadri riesce a creare. Complice ne è anche la penombra, voluta e non occasionale, in cui è stata lasciata la splendida Aula Magna: penombra che sottolinea consapevolmente la compenetrazione fra libri e tele – una sorta di continuazione ideale fra ambiente reale e fittizio, fra fisicità ed intelletto. A tale compenetrazione il visitatore della biblioteca Classense si abitua, del resto, gradualmente, mediante il semplice atto di accedere all'Aula Magna: il chiostro, gli scaloni, i corridoi che occorre attraversare per giungere alla meta sono ricchi di forme artistiche compenetrate, sono arte di per sé, e rendono estremamente suggestiva la visita occasionale, tanto quanto immagino possano rendere piacevole lo studio e la lettura. Il contesto architettonico, arricchito di affreschi, favorisce la concentrazione e perfino l'immedesimazione in un mondo di cultura in cui non sembra esservi attrito fra i vantaggi offerti dalla moderna tecnologia e la pura contemplazione del bello senza età.


Silvia Girometti, Biblioteca CIRSFID - Università di Bologna, e-mail: girometti@cirfid.unibo.it




«Bibliotime», anno V, numero 2 (luglio 2002)

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