«Bibliotime», anno VI, numero 1 (marzo 2003)

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Federica Paradisi

Classificazione Dewey fra tradizione e innovazione *



Questo intervento si propone di esporre come il più diffuso sistema di classificazione bibliotecaria, nato oltre 125 anni fa negli Stati Uniti, possa costituire un ponte tra il vecchio mondo della catalogazione tradizionale e il nuovo mondo dell'informazione in rete, tra conservazione del vecchio impianto ed evoluzione verso un formato flessibile ed internazionale, idoneo ad essere usato nelle diverse realtà culturali; accennando anche alla sua diffusione in Italia e all'esperienza dell'agenzia bibliografica nazionale.

Come noto, Dewey accreditò il suo ordinamento delle classi principali all'ordinamento baconiano inverso della Public Library di St. Louis, ideato da un certo William T. Harris, ma sottolinea anche che "in tutto il lavoro, la teoria e l'accuratezza filosofica sono state sottomesse all'utilità pratica" [1]. Ideato ai fini della catalogazione e dell'indicizzazione e poi rivelatosi altrettanto valido per l'ordinamento delle raccolte librarie nelle biblioteche di college, largamente diffuso nelle public libraries, questo sistema è giunto immutato nell'impianto concettuale alle soglie del Ventunesimo secolo. Nonostante sia uno schema ben progettato, sotteso da principi logici, presenta tuttavia un impianto carente, separando la lingua (400) dalla letteratura (800) e la storia (900) dalle altre scienze sociali (300). Inoltre la sua struttura riflette lo stato della conoscenza e gli atteggiamenti culturali della seconda metà dell'Ottocento; valga come esempio la Psicologia (150) presentata come divisione della Filosofia (100-190), che divide a metà una classe, subito dopo le scuole filosofiche e le correnti di pensiero (140), seguita da una divisione che contiene ancora soggetti di filosofia (160 Logica). La Psicologia, almeno secondo le tendenze culturali odierne, avrebbe una collocazione più adeguata nella Medicina (610). Come scrive Foskett, "la Classificazione Dewey rende evidente la circostanza che un ordine delle classi principali che può essere giustificato in un dato momento, con il passare del tempo cessa di essere accettabile" [2]. Nonostante le sue autorevoli radici baconiane, nessuno oggi sosterrebbe che l'impianto disciplinare di Dewey sia ancora valido dal punto di vista filosofico della classificazione della conoscenza. Tuttavia è ancora oggi il più diffuso modello di classificazione bibliotecaria nel mondo e la sfida per il Ventunesimo secolo è di poterlo considerare ancora come un valido strumento di organizzazione della conoscenza [3]. A questo scopo, i suoi editors si stanno impegnando su molti fronti per rendere la Classificazione sempre più flessibile dal punto di vista della sua utilizzazione. Le iniziative si possono così riassumere:

Negli ultimi dieci anni la Classificazione Dewey:

L'ultima edizione integrale, la Ventunesima, è stata pubblicata nell'estate del 1996 e l'ultima edizione ridotta, la Tredicesima, l'anno successivo. Dal 1993 la Classificazione Dewey è pubblicata in formato elettronico e ha cambiato più volte supporti e programmi:

La Classificazione Dewey è curata da un ufficio redazionale che si trova, fin dal 1923, presso la Decimal Classification Division della Library of Congress. La Divisione assegna più di 115.000 numeri di classificazione l'anno alle opere catalogate dalla Library of Congress. Il fatto di avere l'ufficio redazionale presso la Decimal Classification Division ha significato per gli editors essere molto vicini al lavoro di applicazione dei numeri da parte di specialisti della classificazione, consentendo loro di conoscere novità tematiche e nuovi spazi di ricerca e studio e di conseguenza accoglierli nello schema Dewey.

La Classificazione viene riveduta e sviluppata da un editor e da tre assistant editors. Il procedimento di sviluppo e revisione di una tavola comporta la ricerca nel campo disciplinare, la discussione dei problemi e dei potenziali cambiamenti con gli specialisti della classificazione, il controllo della garanzia bibliografica attraverso l'esame della letteratura in materia, la consultazione di esperti delle varie discipline e la valutazione dell'impatto dei cambiamenti proposti sull'intero impianto della Classificazione ma anche sugli utenti finali. Per questa attività gli editors fanno riferimento al catalogo in linea della Library of Congress e a WorldCat. Il lavoro che ne risulta in forma di bozza viene poi inviato al Decimal Classification Editorial Policy Committee (EPC) che dà istruzioni sugli indirizzi da seguire. Per gli interventi maggiori il processo di sviluppo e revisione è più elaborato; l'EPC valuta il progetto iniziale e lo sottopone all'esame esterno di comitati e singoli esperti i quali lo studiano e rinviano un rapporto formale all'EPC.

Il Decimal Classification Editorial Policy Committee (EPC)

Il Decimal Classification Editorial Policy Committee (EPC) è un consiglio internazionale formato da dieci membri la cui funzione principale è di dare pareri consultivi agli editors e a OCLC Forest Press, relativamente a cambiamenti, innovazioni e sviluppo generale della Classificazione. E' un comitato comune con OCLC Forest Press e con l'American Library Association (ALA), e include i rappresentanti ufficiali di OCLC Forest Press, della Library of Congress, dell'ALA, della Library Association (Gran Bretagna), della Australian Library Association e della National Library of Canada. L'EPC, i cui membri provengono da biblioteche pubbliche, specializzate e universitarie e dalle scuole di biblioteconomia, rappresenta anche gli interessi degli utenti della DDC.

Meccanismi di aggiornamento della DDC

Se la DDC aspira a continuare a servire i suoi utenti attuali e conseguire un più largo uso come strumento di organizzazione della conoscenza, dev'essere continuamente aggiornata. I suoi curatori hanno adottato due diverse politiche di aggiornamento: da un lato aspettano una nuova edizione per apportare i cambiamenti più importanti detti anche "strutturali", dall'altro comunicano gli aggiornamenti ordinari e, in un certo senso routinari, sulla home page OCLC Dewey [4]. Naturalmente, quando gli editors mettono in ponte i più importanti cambiamenti in un intero campo disciplinare, si trovano sempre a dover bilanciare le due opposte esigenze di innovazione e stabilità [5].

Rivedere Dewey, viene considerato un processo sistematico, poiché tiene conto dei nuovi sviluppi nel campo della conoscenza, e democratico, poiché tiene conto delle esigenze e dei suggerimenti di chi la usa. La DDC, come già detto, viene aggiornata continuamente: sulla home page OCLC Dewey vengono comunicate mensilmente le modificazioni alle Tavole e i nuovi numeri; settimanalmente, i nuovi soggetti della Library of Congress con i numeri Dewey corrispondenti e, occasionalmente, pareri e risposte a quesiti circa l'applicazione della Classificazione, proposti dai suoi utenti.

I cambiamenti e i nuovi numeri comunicati sulla home page, sono l'esempio di come la DDC si sia evoluta per incontrare le esigenze degli utenti della Classificazione; infatti i curatori si sono resi conto, subito dopo la pubblicazione della Ventunesima edizione, che gli aggiornamenti annuali non erano più sufficienti a mantenere la classificazione al passo con l'evoluzione delle conoscenze; per questo si servono anche della già citata lista settimanale dei soggetti della Library of Congress allo scopo di tenere sotto controllo i nuovi argomenti di studio ed eventualmente proporre nuovi numeri e collegare nuovi termini alla Classificazione.

Un altro strumento continuamente aggiornato e utile per i classificatori è WebDewey, versione online della Classificazione. WebDewey è una versione potenziata delle Tavole a stampa: contiene circa mille termini in più rispetto all'edizione integrale, prevede la segmentazione e la visualizzazione delle gerarchie, presenta esempi di record da WorldCat in associazione a numeri di classificazione. WebDewey, aggiornato trimestralmente con i più recenti cambiamenti e dotato di un'interfaccia utente molto intuitiva, aiuta a velocizzare il procedimento di classificazione e quindi ad incrementare la produttività dei classificatori in quanto contiene la corrispondenza tra soggetti della Library of Congress e numeri Dewey, approvata dai curatori. Lo strumento contiene anche più di mille numeri costruiti, i più frequentemente usati, specialmente quelli appartenenti ad aree della classificazione in cui la costruzione del numero è più difficile a causa della complessità dell'area disciplinare (ad esempio, nell'informatica o nella musica) o delle istruzioni (ad esempio, nella letteratura).

Ma il principale fattore di successo della DDC e sul quale OCLC sta investendo sempre di più, risiede nella notazione "espressiva", aumentando la struttura a faccette delle Tavole, estendendo l'uso di indicatori di faccetta e di meccanismi per l'ordine di citazione nella procedura di costruzione del numero, caratteristiche del resto già ricorrenti nelle principali aree di revisione della DDC. Già nella Ventesima edizione la tavola della Musica presentava una struttura molto sfaccettata e, per la prima volta, un ordine di citazione detto "retrogrado", cioè una costruzione del numero in cui generalmente il numero base che viene ultimo nella tavola è in prima posizione e a questo si aggiungono, seguendo le istruzioni, porzioni di numeri che vengono prima nella medesima tavola. Un esempio [6]:

Preludi per pianoforte: 786.218928
786.2    Pianoforti
1           Indicatore di faccetta per le forme musicali (dalla tavola di addizione sotto 784-788 Strumenti e loro musica)
8928     Preludi (numero che segue 784.1 in 784.18-784.19 Forme musicali).

Questa caratteristica è stata accentuata nella Ventunesima edizione, soprattutto nelle Tavole dell'Amministrazione Pubblica e delle Scienze della vita, ove si nota un uso estensivo degli indicatori di faccetta e della sintesi notazionale. Un altro esempio:

Cellule T nei mammiferi: 571.96619
571.966  Numero base per le cellule
1             Indicatore di faccetta per gli animali (numero che segue 571 in 571.1 Animali)
9             Mammiferi (numero che segue 59 in 599)

L'incremento di questi aspetti e la caratteristica mnemonica della notazione significativa, oltre a facilitare la costruzione dei numeri, rappresentano un mezzo potente per l'accesso semantico all'informazione nel web. Anni fa è stato elaborato da Liu Songqiao uno studio di fattibilità sulla scomposizione automatica dei numeri Dewey. Lo studio sarebbe stato lo spunto per Scorpion, progetto che ha coinvolto OCLC e l'Università di Wolverhampton nello sviluppo di un software idoneo per l'assegnazione mediante elaboratore di numeri di classificazione Dewey alle risorse elettroniche in CORC (The Cooperative Online Resource Catalog). CORC, originariamente progetto per l'estensione del modello cooperativo di WorldCat al Web, è un servizio e un prodotto di OCLC. Divenuto operativo nel luglio del 2000 si propone di fornire strumenti per la creazione, manutenzione e uso condiviso dei metadati descrittivi delle risorse web, nel formato Dublin Core. Il processo di assegnazione automatica di una notazione Dewey ai metadati avviene tramite procedure molto sofisticate di ricerca ed estrazione di parole ed espressioni chiave contenute nella descrizione del documento; queste vengono poi confrontate sulla base della relativa frequenza o occorrenza dei termini stessi nelle intestazioni Dewey. Una volta che il software Scorpion ha assegnato uno o più numeri, sono visibili all'utente finale i numeri stessi, le intestazioni associate, i record collegati a quel numero. L'uso della DDC per i metadati descrittivi offre straordinarie opportunità per l'organizzazione e la ricerca delle risorse che vi sono collegate.

Altri fattori di successo della DDC sono la notazione espressa in linguaggio numerico, leggibile e riconoscibile universalmente, il fatto che lo schema presenti categorie ben definite, gerarchie ben sviluppate, una ricca rete di relazioni tra gli argomenti, lo sforzo verso l'attenuazione del "condizionamento anglo-americano", la già citata "internazionalizzazione".

Contribuiscono alla crescita e diffusione internazionale della DDC anche:

 

Diffusione italiana della DDC ed esperienza della BNI presso la BNCF

La Ventesima edizione italiana, uscita nel 1993, ha rappresentato una svolta da questo punto di vista, contribuendo ad una maggiore diffusione della DDC in Italia e alla sua applicazione in modo più scientifico. Siamo arrivati oggi alla Ventunesima edizione italiana ed è in imminente uscita (estate del 2003) la Ventiduesima americana.

L'attenzione italiana verso questo strumento risale alla fine dell'Ottocento. Dewey era in contatto con la Società bibliografica italiana, di cui faceva parte Giuseppe Fumagalli, bibliografo, erudito, con straordinario interesse intellettuale verso la biblioteconomia, disciplina ancora in formazione, e con basi scientifiche ancora da consolidare, soprattutto in Italia.

Nella sua opera Cataloghi di biblioteche e indici bibliografici, Fumagalli manifesta la sua avversione nei confronti di ogni tipo di collocazione sistematica e in particolare nei confronti della Classificazione decimale Dewey ai fini di allestimento del catalogo per materie, riconoscendo:

"gli inconvenienti di questi sistemi decimali non sono nascosti neppure agli inventori loro, e anche in America si riconosce che la necessità di avere soltanto dieci (o in taluni 25) classi, e soltanto 10 divisioni sotto ognuna di esse può malamente congiungersi con una partizione scientifica e soddisfacente dello scibile; e che il sistema così legato a un numero fisso e ristretto di cifre non ha la elasticità sufficiente per tenere dietro alla espansione della scienza" [7].

La critica di Fumagalli, poi ridimensionata negli anni, esprimeva una riserva sul fondamento scientifico del sistema Dewey, da lui considerato empirico e mnemonico, adatto allo spirito pratico americano e soprattutto alla realtà delle biblioteche americane ove veniva inteso diversamente dalle biblioteche d'Europa il rapporto tra biblioteca e lettore (public library, libero accesso agli scaffali) e "dove la specialità delle raccolte esclude gran parte di certi inconvenienti che nelle biblioteche europee reca seco la collocazione per materie" [8].

Il primo esempio italiano di applicazione della DDC è il Catalogo perenne delle edizioni della ditta G. Barbèra, pubblicato nel 1897 dalla medesima casa editrice fiorentina, che presentò in Italia e all'estero il primo catalogo ordinato secondo la Classificazione Dewey [9]. Il catalogo, perenne perché avrebbe dovuto essere aggiornato mediante supplementi da pubblicarsi annualmente, era destinato ai librai e alle biblioteche ed era già un prototipo di servizio bibliografico. Presentava "tre copie di ciascun titolo segnalato, da ritagliarsi e ingommarsi sulle schede dei cataloghi dei libri posseduti, avendo molte biblioteche pubbliche e private fino a 3 cataloghi (alfabetici, a materia, topografici); la cifra in alto a destra indica la classificazione metodica secondo il sistema ideato dal signor Melvil Dewey, direttore della NY State Library". Sempre nel 1897, la stessa casa editrice pubblicherà la prima traduzione italiana della Classificazione Dewey per la cura di Vittorio Benedetti della Biblioteca nazionale centrale di Firenze [10]. Le tavole del Benedetti consistevano in un adattamento della Quinta edizione originale della Classificazione Dewey del 1894, che l'Istituto internazionale di bibliografia di Bruxelles aveva adottato come classificazione convenzionale destinata a collegare fra di loro le bibliografie e le biblioteche di tutto il mondo. "Essa si serve di norma comune a tutti, per la classificazione a materie, nei cataloghi e negli schedari, dei titoli delle opere e per la collocazione dei libri negli scaffali di una biblioteca", recita una nota introduttiva. La premessa del curatore, arricchita di istruzioni sull'uso delle Tavole, avvertiva i potenziali utenti della validità documentaria dello strumento: "in virtù del carattere decimale che hanno i numeri classificatori, ci si può servire di questa classificazione con un maggior o minor numero di suddivisioni, secondo che si creda più o meno utile l'addentrarsi in una ripartizione più minuta. Non si esce dal sistema, e si trae egualmente vantaggio dalla cooperazione bibliografica internazionale, anche quando si fa uso unicamente delle tavole ridotte" [11].

Sono circa 1800 i soggetti (detti "rubriche") ordinati alfabeticamente nell'Indice con relativo "numero classificatore" rispetto ai 20.000 della corrispondente edizione integrale: uno schema ridotto ma coerente con l'impianto delle tavole complete.

Qualche anno dopo, Desiderio Chilovi, direttore della nuova Biblioteca nazionale centrale di Firenze dal 1885 al 1905, bibliografo, autore di saggi biblioteconomici di straordinaria modernità per i tempi, promotore del Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, si pronuncerà sulla Classificazione Dewey. In un articolo del 1899, pubblicato sulla Nuova Antologia, relativo alle funzioni della biblioteca e del catalogo, inteso come strumento per realizzare la mediazione fra raccolte librarie e lettori, emerge la sua posizione rispetto al catalogo per autori e agli altri cataloghi necessari ad una biblioteca [12]. Sostanzialmente contrario alla soggettazione, mette in evidenza problemi ancor oggi avvertiti: "la lingua del catalogo, in certi casi limitativa per la diffusione internazionale dell'informazione, la mancanza di un'architettura logica, la ridondanza". La preferenza di Chilovi è verso un sistema di classificazione scelto dal bibliotecario, scevro da condizionamenti e tentazioni pseudo-scientifiche. Su questo piano le sue simpatie, diversamente dal Fumagalli, vanno verso la Classificazione decimale Dewey, da poco tradotta in italiano dal Benedetti [13].

Il Bollettino, pubblicato dal 1886, continuerà nel 1958 come Bibliografia nazionale italiana (BNI). Sin dall'inizio l'ordinamento delle schede nei fascicoli mensili segue la Classificazione decimale Dewey, anticipando così le raccomandazioni che sarebbero scaturite dal Congresso internazionale sulle bibliografie nazionali del 1977. In particolare l'undicesima raccomandazione, peraltro confermata nella Conferenza di Copenhagen del 1998, prevede che la serie corrente delle bibliografie nazionali a stampa dovrebbe essere ordinata secondo schemi di classificazione riconosciuti e adottati a livello internazionale, pur lasciando a ogni paese la libertà di adottare lo schema idoneo, purché ne sia data una spiegazione o illustrazione nell'introduzione. Lo scopo della raccomandazione è evidente: è importante ordinare le registrazioni relative alle pubblicazioni di un paese in maniera logica, condivisa e riconosciuta internazionalmente, perché l'accesso ad esse sia possibile a quanti usano le bibliografie nazionali e in modo tale che il sistema di ordinamento sia leggibile per l'utente[14].

La BNI al suo esordio adottò le notazioni numeriche della Quindicesima edizione della Dewey, accogliendo però anche modificazioni comparse successivamente a quell'edizione e poi confermate nella Sedicesima, pubblicata nel corso dello stesso anno. Nei fascicoli della Bibliografia le notazioni venivano talvolta abbreviate e le vedette esplicative (o intestazioni) formulate di volta in volta, numero per numero, traducendo e adattando le relative intestazioni delle Tavole americane: la stessa notazione poteva così ricevere vedette diverse a seconda del soggetto specifico del documento.

La stessa prassi applicativa fu adottata anche negli anni seguenti, basando sia le operazioni di classificazione, sia la formulazione delle vedette, sulla Sedicesima edizione americana, finché nel 1961 il gruppo redazionale intese standardizzare le vedette delle classi già usate dalla BNI, pubblicando uno Schema di classificazione (Firenze, 1961), con il patrocinio del Catalogo Unico e ufficialmente autorizzato dalla Lake Placid Club Education Foundation, organizzazione proprietaria della Classificazione Dewey. Questa pubblicazione sarà la prima di una serie di schemi, pubblicati regolarmente negli anni all'avvicendarsi di nuove edizioni della DDC. L'ultima edizione è del 1977, basata sulla Diciottesima americana.

Lo Schema, secondo le dichiarazioni degli stessi curatori, non doveva essere inteso né come una traduzione, né come un'elaborazione italiana, sia pure abbreviata delle tavole della Classificazione Dewey, che restavano comunque lo strumento di lavoro a cui doveva essere fatto riferimento. La sua struttura presentava 10 classi, 100 divisioni, le suddivisioni standard, geografiche e di lingua. Erano presenti pochissime sezioni, incoerenti le gerarchie, "povere" le correlazioni tra i numeri e i soggetti corrispondenti nell'Indice relativo. L'incompletezza dello Schema era evidente anche per l'assenza di norme generali introduttive e di istruzioni per classificare; non era così evidente che lo Schema dovesse essere inteso unicamente come strumento di lavoro interno all'agenzia bibliografica, dato che le schede che la BNI distribuiva ai suoi abbonati entravano nei cataloghi delle biblioteche italiane, imponendo di fatto le scelte dell'agenzia bibliografica. Lo Schema veniva inoltre recepito dai suoi utenti come strumento normativo per classificare, tanto più in quanto diffuso dal Catalogo Unico, istituzione diretta anche alla normalizzazione delle procedure catalografiche e bibliografiche italiane. Su questo fraintendimento d'uso e d'applicazione della DDC, si andrà avanti fino alla metà degli anni Ottanta. I classificatori della BNI erano costretti nel loro lavoro quotidiano a dover bilanciare acrobaticamente le restrizioni imposte dallo Schema con la tentazione di aderire al rigore di un'edizione ufficiale, sovrapponendo spesso il secondo piano al primo e dando luogo a soluzioni classificatorie poco comprensibili.

In previsione della partenza del Servizio bibliotecario nazionale, sebbene non fosse prevista la condivisione della catalogazione semantica nell'Indice nazionale, nel rispetto delle esigenze specifiche delle singole biblioteche partecipanti al sistema, fu necessario considerare il ruolo che la BNI poteva e doveva svolgere all'interno del SBN e fare opportune scelte orientate all'adozione di strumenti catalografici ufficiali e con valore di standard. L'adozione di un'edizione integrale Dewey (la Diciannovesima edizione) risale al 1986, in coincidenza dell'ingresso della BNI nel SBN e dopo un periodo di sperimentazione che l'agenzia bibliografica poté attuare avendo momentaneamente sospeso la sua pubblicazione. Contemporaneamente il gruppo redazionale della BNI preparò l'archivio in linea delle classi Dewey del Polo BNCF, costituito dai numeri presenti nelle tavole, considerati come base di eventuali costruzioni numeriche ma opportunamente decodificati. Tutto questo ha significato un impegno notevole, in un momento in cui non era ancora disponibile un'edizione integrale italiana, ponendo la redazione della BNI di fronte a problemi come la standardizzazione del linguaggio nelle intestazioni, il corretto uso dei termini, l'allestimento e la manutenzione del catalogo classificato online: "tutti passi guadagnati nel percorso necessario per approfondire la conoscenza e la pratica della DDC da parte di un'agenzia bibliografica nazionale" [15].

Nel 1993 esce la prima traduzione italiana di un'edizione integrale, la Ventesima, a cura di Luigi Crocetti e Daniele Danesi, adottata dalla BNI col primo numero del 1994. Nel 1998 il gruppo redazionale della BNI viene coinvolto nella cura e nella traduzione della Ventunesima italiana, pubblicata dall'AIB nel giugno 2000 e adottata dalla BNI col primo numero dello stesso anno. L'agenzia bibliografica ha diretta e continua conoscenza della produzione editoriale del proprio paese, ed è per questo che, nelle specificità di un'edizione nazionale, è la sola a poter offrire garanzia bibliografica, sollecitando eventuali adattamenti, monitorando lo strumento classificatorio sul vivo della produzione libraria [16]. L'uso che la BNI fa dello strumento è fedele al codice originale, pur con alcune deroghe, quelle stesse annunciate nel notiziario che accompagna il primo numero di ogni annata della bibliografia, in coincidenza dell'adozione di una nuova edizione.

Entro l'estate del 2003 uscirà la Ventiduesima, con importanti cambiamenti, del resto già noti attraverso i drafts presentati a suo tempo dall'Editorial Policy Committee. I cambiamenti più vistosi interesseranno alcune parti di 004-006 Elaborazione dei dati, Informatica; 340 Diritto (con l'introduzione del diritto "europeo", le materie di competenza dell'UE saranno dislocate dal diritto internazionale al diritto interno); le tavole 370 Educazione, 510 Matematica, 610 Medicina, la storia e geografia dell'Iran, le Tavole ausiliarie 3, 5, 6 e 7 (quest'ultima verrà fusa nella Tavola 1 con la notazione -08).

Nel panorama europeo, è apparsa recentemente (1999) la Ventunesima edizione francese, frutto della collaborazione fra le tre biblioteche nazionali di Canada, Francia, Québec e l'Association pour l'avancement des sciences et des tecniques de la documentation (ASTED); si tratta essenzialmente di una traduzione e non di un adattamento dell'edizione originale americana. Eccetto lo sviluppo dei periodi storici per la Francia (preparati dalla Bibliothèque nationale de France) e per il Québec (preparati dall'ASTED e dalla Bibliothèque nationale du Québec), non sono state apportate modificazioni sostanziali alla edizione originale, ma solo adattamenti per andare incontro alle esigenze dei paesi francofoni. Ad esempio, nell'Educazione (370) sono state attenuate le differenze tra sistemi scolastici americani, francesi e canadesi; la differenza tra diritto americano e diritto francese è stata attenuata unicamente da adattamenti terminologici. Non sono state realizzate le integrazioni e le modificazioni idonee alla realtà dei paesi di cultura francese e particolarmente della Francia, nel campo dell'amministrazione pubblica e del diritto. Il compito sarà portato avanti da un gruppo internazionale di lavoro formato da francesi e spagnoli, che in accordo con il comitato editoriale americano, studierà gli adattamenti e gli sviluppi speciali per i paesi appartenenti all'ordinamento romanistico. L'Italia non fa parte di questo gruppo di lavoro.

E' anche in preparazione l'edizione tedesca, un fatto di forte novità in un'area sostanzialmente resistente ad adottare sistemi di classificazione e semmai caratterizzata da una spiccata preferenza verso l'indicizzazione per soggetto. La futura traduzione tedesca è molto attesa in Germania e, per quanto ci riguarda, nel mondo bibliotecario altoatesino che la vede un po' come un ponte tra le due culture, italiana e tedesca, che soffrono al momento di una nevralgica separazione di pratiche e di strumenti biblioteconomici sullo stesso territorio.

Restano naturalmente di grande attualità molte altre questioni: la validità della DDC nelle nuove strategie di ricerca semantica, il suo utilizzo nel web, come accesso semantico nelle registrazioni relative alle risorse elettroniche ad acceso remoto nelle bibliografie nazionali [17]. Senza dubbio la classificazione rimane per i bibliotecari un accesso prezioso nella ricerca semantica, ma ci si dovrebbe domandare quanto lo sia anche per gli utenti degli OPAC oppure, quanto, tra le classificazioni, la DDC, diversamente dalla sua consolidata legittimazione nell'ordinamento delle raccolte librarie a scaffale aperto e nell'allestimento dei cataloghi, goda delle stesse possibilità di diffusione fra gli utenti del futuro. Ma su questi e su altri argomenti affascinanti si devono condurre ancora approfondite indagini e sperimentazioni.

Federica Paradisi, Biblioteca nazionale centrale di Firenze - Sez. Bibliografia nazionale italiana, e-mail: federica.paradisi@bncf.firenze.sbn.it


Note

* Questo articolo riprende il testo della relazione tenuta in occasione del Seminario "L'Indicizzazione: problemi e prospettive dell'approccio semantico all'informazione", Modena, 16 dicembre 2002.

[1] Melvil Dewey, Decimal Classification and Relativ Index, Introduction, 2nd Edition ... Boston [etc.], Library Bureau, 1885, p. 25.

[2] A. C. Foskett, Il soggetto, traduzione italiana di Leda Bultrini. Milano, Bibliografica, 2001, p. 218.

[3] Lois Mai Chan, Marcia Lei Zeng, Ensuring Interoperability among Subject Vocabularies and Knowledge Organization Scheme. A Methodological Analysis. <http://www.ifla.org/IV/ifla68/papers/008-122e.pdf>.

[4] <http://www.oclc.org/fp/>.

[5] Gregory R. New, Revision and stability in Dewey 21. The life sciences catch up, in Knowledge Organization and Change. Proceedings of the 4th International ISKO Conference, 15-18 July 1996, Washington, DC, edited by Rebecca Green. Frankfurt am Main, INDEKS Verlag, 1996, p. 386-395."First we must organize according to enduring principles, then we must keep the general outlines and most of the landmarks of the system recognizable over time. If we do not change at all, we fail in competition for new customers, and eventually lose our old ones. If we change too fast, we risk losing old customers in an effort to win new ones, and we may fail to win new ones if we look too reckless in our innovations".

[6] Gli esempi sono tratti da: Classificazione Decimale Dewey. Guida pratica. Seconda edizione aggiornata a DDC 21, edizione italiana a cura di Federica Paradisi, con la consulenza di Luigi Crocetti. Roma, Associazione italiana biblioteche, 2001, p. 190-193.

[7] Giuseppe Fumagalli, Cataloghi di biblioteche e indici bibliografici. Firenze, G.C. Sansoni, 1887, p. 135-136.

[8] ID., relazione in Atti della Conferenza bibliografica italiana. Firenze, settembre 1896. Milano, Associazione tipografico libraria italiana, 1896, p. 11; sulla posizione di Fumagalli circa la collocazione sistematica e per materie, si veda Giovanni Di Domenico, La collocazione controversa: Giuseppe Fumagalli tra divulgazione e polemica, in Giuseppe Fumagalli, Della collocazione dei libri nelle pubbliche biblioteche. Manziana, Vecchiarelli, 1999, p. v-xi.

[9] Catalogo perenne delle edizioni della ditta G. Barbèra e delle opere in deposito presso di essa, per ordine cronologico e con la classificazione decimale secondo il sistema Melvil Dewey. Firenze, G. Barbèra, 1897. Sull'introduzione della Classificazione Dewey in Italia, si veda Carlo Maria Simonetti, Le fortune di Dewey, "Biblioteche oggi", 3 (1985) 4, p. 23-52.

[10] Classificazione decimale di Melvil Dewey. Tavole generali ridotte adottate dall'Istituto internazionale di bibliografia di Bruxelles, traduzione italiana di Vittorio Benedetti della Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Firenze, G. Barbèra, 1897.

[11] Ivi, p. 14.

[12] Desiderio Chilovi, Cerco un libro , estr. dalla "Nuova Antologia", Roma, 1899. Reprint. Firenze, Biblioteca nazionale centrale di Firenze, 1989.

[13] Gianna Del Bono, Marielisa Rossi, Postfazione a: Desiderio Chilovi, Cerco un libro cit., p. iv.

[14] Barbara Bell, DDC System in National Bibliographies, in Dewey Decimal Classification. Edition 21 and International Perspectives, IFLA Section on Classification and Indexing-OCLC Forest Press, 1997, p. 44.

[15] Marta Ricci, La DDC e la Bibliografia nazionale italiana, in Dewey da 20 a 21. Seminario AIB sull'edizione italiana della Classificazione decimale Dewey, Edizione 21, Roma, 19-20 settembre 2000. Roma, AIB, 2001, p. 8-9.

[16] Ibidem.

[17] John Byrum, Challenges of providing bibliographic access to remote electronic resources in national bibliographies: problems and solutions. An overview, (68th IFLA Council and General Conference, August 18-24, 2002). <http://www.ifla.org/IV/ifla68/papers/117-152e.pdf>.




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