«Bibliotime», anno VII, numero 1 (marzo 2004)

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Omero Canali

L'utilizzo dei periodici cartacei: il caso di un'emeroteca pubblica *



I periodici cartacei sono stati investiti, in questi ultimi anni, da una forte "turbolenza": colpa di Internet? Tutte le volte che un nuovo media si presenta alla ribalta, gli altri, quelli tradizionali, si agitano. E' stupefacente come un media immateriale come Internet abbia esasperato la materialità di quelli tradizionali. Se pensiamo ai nostri quotidiani e settimanali ci accorgiamo che essi sono piuttosto accessoriati. E che dire dei rotocalchi e dei giornali di moda destinati all'utente medio? Provate a trattare l'argomento con un edicolante. Le edicole intese come piccoli chioschi non esistono più. Assomigliano sempre più a mini market dove si può trovare di tutto: borse, ciabatte, creme, orologi, pistole in miniatura, tazzine e naturalmente riviste, CD musicali, VHS e DVD.

Il periodico di carta sfida l'elettronica e si mette in mostra esasperando la sua fisicità, con il risultato che molte persone comprano degli oggetti a cui sono allegati dei periodici. C'è un'inversione di rapporto. Anche i periodici di medio e alto livello culturale ne sono contagiati e alcuni periodici di storia dell'ultima generazione, tradizionalmente raggiungibili in libreria o attraverso l'abbonamento diretto, si mettono in mostra nelle edicole per aumentare la loro visibilità e migliorare le performances di vendita.

In realtà tutta questa agitazione sta offuscando la reale tenuta della carta stampata, e le statistiche ci dicono che le copie vendute di quasi tutti i principali quotidiani sono in leggero calo rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, dal punto di vista dei bilanci economici, i quotidiani godono ottima salute e tra loro ed Internet, secondo Franco Mosconi [1], "ci è dato scorgere, più che un insanabile conflitto, una complementarietà di non breve momento". Nella logica della strategia dei grandi gruppi editoriali i periodici cartacei occupano, in definitiva, uno spazio notevole e sono da considerarsi semplicemente una delle tante facce della complessa comunicazione moderna.

E nella biblioteca pubblica quali effetti produce la loro "turbolenza"? Come fare a gestirla? Come e quanto sono utilizzati i periodici cartacei? Svolgono ancora un ruolo importante nel processo della comunicazione, oppure sono destinati a scomparire nel ventre di Internet, l'ultimo dei mangiatori di carta?

Per evitare di perderci nelle strade della futurologia proviamo, partendo dall'esperienza diretta, a tastare il polso del periodico tradizionale entrando direttamente nel luogo a lui deputato: l'emeroteca e in particolare l'emeroteca della città di Ravenna [2].

L'idea di costituire un'emeroteca pubblica, in una città di provincia che conta 139.000 abitanti nel comune e 358.000 nell'intera provincia, risale al 1978, quasi trent'anni fa. Prima di quell'anno le due biblioteche cittadine, la Classense, generica, di conservazione, con i suoi 600.000 volumi e la biblioteca Oriani, specializzata, con i suoi 100.000 volumi di storia contemporanea, gestivano al loro interno ciascuna la propria emeroteca. La costituzione di un'unica emeroteca cittadina aveva come scopo quello di unificare i due patrimoni "nascosti" dando loro più ampia visibilità e, soprattutto, di rendere partecipi del consumo di quella torta di carta un maggior numero di utenti. E fu proprio sul maggior consumo dei periodici che le due biblioteche attivarono una serie di azioni cooperative come l'individuazione di una nuova sede, la politica degli abbonamenti, l'accesso ai documenti e la gestione degli archivi.

L'unificazione della raccolta dei periodici fu regolata da una apposita convenzione, e anticipò quel principio di cooperazione bibliografica che di lì a poco sarebbe andata a costituire, con il prestito interbibliotecario, l'ossatura del Servizio Bibliotecario Nazionale. Un primo effetto della cooperazione fra le due biblioteche fu la razionalizzazione delle acquisizioni dei periodici, riducendo i casi di abbonamenti doppi per lo stesso periodico. In questo modo ciascuna biblioteca si sgravò delle riviste non pertinenti alla propria vocazione, e le risorse liberate furono investite nell'acquisizione di nuove testate. Un secondo effetto della cooperazione fu la regolamentazione della proprietà del patrimonio bibliografico (gestito unitariamente ma separato patrimonialmente) e la gestione degli archivi: dei periodici vivi se ne occupò l'Oriani, di quelli spenti la Classense. Naturalmente fu regolata la modalità per un'equa distribuzione delle risorse umane in termini di costi e di personale da adibire alla gestione dell'emeroteca.

Nel 1978 questo primo progetto cooperativo nella gestione dei periodici trovò la sua naturale realizzazione in una grande sala, posta al piano terra della Biblioteca Oriani. Dal 1992 l'emeroteca si è trasferita presso la Casa Farini, all'interno della zona dantesca e a pochi metri dalla Biblioteca Oriani. L'ubicazione di un unico contenitore - nel cuore della città in cui, ricercatori, studenti e utenti generici possono trovare circa 1200 periodici vivi, liberamente accessibili, senza alcuna restrizione burocratica - costituisce il primo punto di forza dell'emeroteca. Un altro punto di forza è l'orario di apertura che, dopo diversi ritocchi, si può così riassumere: l'emeroteca è aperta 360 giorni l'anno dalle 8:30 alle 23:00, dal lunedì al venerdì, il sabato dalle 8:30 alle 13 e dalle 14:30 alle 19, le domeniche e i festivi (escludendo il 1 giorno dell'anno, il giorno di Pasqua, il Primo di maggio, il 15 di agosto, il giorno di Natale) dalle 8:30 alle 12:30: più di ottanta ore settimanali. Fra i mille periodici esposti 30 sono quotidiani, di cui 2 locali e 6 stranieri. Per la lettura dei quotidiani e dei settimanali si è preferito adottare una disposizione a salotto mediante l'inserimento a semicerchio di 13 poltroncine, mentre per la consultazione delle restanti riviste (formato libro o rilegate) sono disponibili tavoli e sedie per un totale di 102 posti a sedere.

A ben vedere, l'emeroteca, dal 1978 ad oggi, ha modificato la sede, ha ampliato il numero delle ore di apertura e ha aggiornato il patrimonio cartaceo. L'unico dato immutabile nella sua storia è rappresentato dalla estrema libertà di accesso alla struttura e ai suoi documenti di carta. Alcuni eventi negativi hanno causato a volte ripensamenti tesi a limitare il notevole grado di libertà concessa. Tuttavia, trattandosi di episodi perlopiù isolati, si è preferito non modificare l'attuale assetto per evitare ingiuste ripercussioni sull'intera utenza.

I periodici all'interno dell'emeroteca sono stati suddivisi in base ad una sorta di classificazione per materia e i diversi raggruppamenti sono stati contraddistinti da una lettera dell'alfabeto e dal suo equivalente verbale. Negli espositori trovano spazio l'ultimo numero, l'anno in corso e l'anno precedente. Le riviste anteriori al penultimo anno e fino al 1950 sono archiviate in ordine alfabetico in un magazzino posto immediatamente al piano superiore. Per dare risalto alle riviste acquisite nell'ultimo anno è stato posto al loro interno, ma sporgente e quindi ben visibile, un cartellino giallo con la scritta nera "novità".

La qualità dei periodici presenti in emeroteca può essere considerata di tipo medio/alto. Normalmente le riviste altamente specializzate trovano spazio presso le biblioteche universitarie o di facoltà. Diciamo che la città di Ravenna ha supplito, fino a pochi anni fa, alla mancanza di corsi di laurea, mettendo a disposizione presso l'emeroteca quei periodici che potevano servire agli studenti universitari ravennati (20.000 circa) che frequentano le università italiane e in particolare quella di Bologna. Nello stesso tempo sono pressoché assenti dall'emeroteca i periodici popolari (per intenderci, quelli che riservano al gossip la totalità delle pagine, oppure quelli che si occupano più in generale delle attività del tempo libero). A questo riguardo alcuni utenti appassionati di sport, a volte, ci segnalano che in emeroteca manca da sempre un giornale che si occupi solo di sport, così come coloro che "popolano" gli orti autarchici disseminati dentro e fuori dalla città, reclamano la presenza di una rivista specializzata che si occupi dei problemi legati all'orticoltura e al giardinaggio. In complesso possiamo affermare che le richieste per l'acquisizione di periodici popolari sono limitate a poche unità nell'arco di un anno: è come se l'utente medio, ma assiduo frequentatore, avesse operato una specie di auto censura, e quindi non manifesta i propri desiderata per riviste che non ritiene "degne" di un'emeroteca.

Per quanto riguarda i supplementi ritenuti poco significativi, va detto che alla fine dell'anno solare vengono mandati al macero, e quindi il loro utilizzo è limitato nel tempo. A tal proposito la realizzazione di una "mostra aggiornata permanente" di tutta l'oggettistica e dei materiali in genere allegati ai periodici di carta potrebbe costituire un interessante quanto folle specchio dei tempi.

Dopo vari ripensamenti, anche i quotidiani stranieri sono finiti al macero: all'inizio del nuovo anno l'annata precedente viene eliminata. E' stata una scelta dolorosa; tuttavia lo scarso utilizzo da parte degli utenti nel corso degli anni e lo spazio notevole che occupavano negli archivi non giustificavano la loro conservazione in una modesta città di provincia. Per quanto sarà possibile essi saranno recuperati sotto altre forme.

Attualmente le riviste collocate in emeroteca occupano linearmente circa 2 km. di scaffalatura, spazio che risulta immutato in questi ultimi dieci anni: l'emeroteca sembra avere maturato nel tempo il metodo più adatto per mantenere il corpo delle riviste più giovani, agile e scattante. Un'attività di "potatura" delle sue parti più ingombranti, meno giovani, meno richieste e quindi meno movimentate, oltre che dei periodici spenti, viene svolta annualmente. Infatti le riviste vive e anteriori al 1950 sono gestite dalle singole biblioteche sia per quanto riguarda lo spazio, che per quanto riguarda la loro consultazione, mentre quelli spenti vengono trasferiti negli appositi archivi. Gli archivi degli spenti, come si è già detto, sono gestiti dalla Biblioteca Classense e distano dall'emeroteca circa 300 metri. Infine un ultimo nucleo, che contiene le riviste più significative del periodo fascista, ha trovato la sua naturale collocazione presso la biblioteca Oriani che, com'è noto, conserva anche circa 20.000 monografie di quel periodo. Risulta evidente che l'emeroteca è ben lontana dal racchiudere in un unico spazio tutti i periodici.

A prima vista questa archiviazione decentrata parrebbe costituire uno svantaggio per l'utente, che è costretto a spostarsi in luoghi diversi. In realtà questa forma di snellimento del corpo dell'emeroteca è risultata nel tempo una strategia vincente, che ha permesso il mantenimento di tempi rapidi per la consultazione dei periodici più utilizzati. Per quanto riguarda la gestione delle informazioni circa le diverse collocazioni dei segmenti dello stesso periodico si è preferito agire sul campo della segnatura. Dal momento che la mobilità caratterizza tutti gli aspetti della vita di un periodico, abbiamo cercato di non assecondare questo suo peregrinare anche all'interno dei magazzini. Semplicemente lo abbiamo immaginato fermo, sempre nello stesso punto, in quello spazio ideale che nessuna biblioteca possiede, pensando che un giorno forse le sue parti si potrebbero ricongiungere. In questo modo il campo libero della segnatura risulta essere il luogo della memoria delle collocazioni che segmenti diversi dello stesso periodico potrebbero avere. Una gestione fantasiosa ma mirata, di quel campo può contribuire ad evitare, così, scollocazioni e ricollocazioni, cioè operazioni che, se eseguite continuamente, vedrebbero i fascicoli del periodico trascorrere molto più tempo fra le mani del bibliotecario piuttosto che tra quelle dell'utente.

L'approccio al periodico cartaceo può essere effettuato direttamente, oppure può essere mediato dall'Opac del catalogo elettronico. Riguardo a quest'ultimo punto poi, penso sia ormai giunto il momento di ridefinire la prospettazione che l'Opac fornisce del posseduto, spesso ostica per l'utente non troppo esperto.

Quantificare il numero delle persone che frequentano l'emeroteca non è impresa facile. Annualmente vengono forniti dei dati, stimati elaborando delle medie giornaliere, basati su rilevamenti che tengono conto delle presenze in alcune fasce orarie ritenute significative. Inoltre dobbiamo aggiungere che l'emeroteca riserva postazioni per gli studenti che la utilizzano anche come luogo di studio, e sarebbe pressoché impossibile scindere gli uni dagli altri. Infatti siamo convinti che la quasi totalità degli utenti che studia in emeroteca, nell'arco della giornata, subisca la tentazione di sfogliare almeno un quotidiano o un settimanale. Il dato attuale registra un numero di presenze annuali pari a 120.000. La media giornaliera, nei giorni di orario pieno, è di circa 350 presenze, mentre la sera le ultime due ore (dalle 21 alle 23) registrano una media di 40 persone. Infine nei giorni festivi e in particolare nelle domeniche mattina si registra una media di 70 persone con punte in alcune occasioni (mercatini, mostre, feste in piazza) di 100 persone.

Nella fascia mattutina i protagonisti dell'emeroteca sono gli utenti anziani e, con loro, i quotidiani che vengono esposti entro le 8:30. Da anni si registra un fatto curioso. Fin dalle ore 8, tutte le mattine, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, una nutrita schiera di utenti anziani attende l'apertura dell'emeroteca esattamente come in altri luoghi della città si registrano code per altri tipi di servizio (visite mediche, analisi cliniche). Ad essi si aggiungono alcuni insegnanti che prima delle lezioni colgono l'occasione per visionare o riprodurre articoli probabilmente utilizzati per scopi didattici. Durante la fascia mattutina, fino alle 13 circa, le presenze in emeroteca riguardano prevalentemente sia gli anziani ma anche i liberi professionisti, gli studenti universitari, i ricercatori, i messi e gli impiegati di uffici pubblici e privati. La fascia oraria pomeridiana, fino alle 19, è sicuramente la più frequentata e vede gli studenti universitari e medi superiori in numero maggiore rispetto alle tipologie di utenti già segnalate. La fascia serale, fino alle 23, vede protagonisti soprattutto i giovani, i ricercatori e più in generale gli utenti medi che per motivi di lavoro durante il giorno non hanno potuto recarsi in emeroteca.

Il periodo dell'anno in cui si registra il maggior numero di utenti, e quindi di un maggior utilizzo dei periodici, è quello che va da settembre a giugno. Anche se in questi ultimi anni si sta verificando un particolare fenomeno di "biblioturismo", che vede impegnati gli operatori dell'emeroteca anche nei mesi di luglio e agosto, tradizionalmente più rilassati per quanto riguarda l'afflusso in emeroteca. In particolare durante il mese di agosto, da alcuni anni, diversi ricercatori italiani e stranieri abbinano l'utilizzo dell'emeroteca ad un periodo di ferie nella città d'arte, oppure soggiornando al mare. Un'altra particolare tipologia di utenza emergente in questi ultimi anni è quella che potremmo definire, pur senza alcuna connotazione negativa, come affetta da dislessia domestica. Trattasi semplicemente di utenti che utilizzano l'emeroteca, come una sorta di rito giornaliero per uscire di casa e dedicare un certo numero di ore alla lettura. Non è un fenomeno di biblioterapia tout court che è legato alla lettura: in questo caso è il luogo che fa la differenza. E a chi volesse obiettare che i periodici si possono solo consultare, e quindi è inevitabile leggerli sul posto, possiamo invece sostenere che lo stesso fenomeno si registra in biblioteca: ci sono utenti infatti che pur potendo, non prendono mai libri a prestito ma li leggono interamente, tutti i giorni, nello stesso orario e per la stessa durata di tempo.

Se rivolgiamo invece l'indagine all'utilizzo dei periodici tradizionali, vediamo che è il quotidiano la nostra "tigre di carta". Il grado di utilizzo del quotidiano non è praticamente misurabile. I più consultati, fin dal loro ingresso alle 8:30, difficilmente riescono a posarsi sull'espositore. Direttamente dalle mani del bibliotecario passano a quelle dell'utente, anche se per evitare malumori o favoritismi sarebbe preferibile un'esposizione neutra. L'unico approccio possibile ce lo suggerisce uno dei tanti metodi utilizzati dalla sociologia della comunicazione quando, dovendo quantificare una particolare tipologia di consumi e non avendo altri strumenti, si serve dell'analisi dei rifiuti. Nel nostro caso dire che alcuni quotidiani sono molto utilizzati, osservandone lo stato di conservazione a fine giornata, è un semplice eufemismo. La stessa sorte tocca ad alcuni dei 60 settimanali. Anche per le restanti riviste collocate a scaffale aperto e quindi con libero accesso è impossibile quantificarne l'utilizzo: è come se una sorta di nomadismo culturale pervadesse l'intera struttura. E' l'utente infatti che, muovendosi fra scaffali ed espositori, decide un personale viaggio fra le riviste esposte; e non sono rari i casi in cui, dopo avere esaminato a colpo sicuro il periodico desiderato, l'utente si lasci tentare dal visionarne altri che lo incuriosiscono. Un tipo di approccio al periodico che passi attraverso la formula classica della compilazione di una richiesta scritta sarebbe sicuramente più proficua per la nostra indagine, ma non produrrebbe all'utente il piacere di curiosare e scoprire nuove letture.

Per l'utilizzo delle riviste degli anni precedenti a quelli esposti e risalenti al 1950, ci si può avvalere di numeri che derivano dal conteggio delle schede che l'utente invece deve compilare. Il modulo compilato, ai fini della consultazione, serve come promemoria all'operatore che deve recarsi nel magazzino soprastante. Dagli ultimi dati in nostro possesso risulta che le richieste per il mese di agosto di quest'anno sono 97, per il mese di settembre sono 236 e per il mese di ottobre 253. Ci teniamo a ricordare che questi numeri non indicano quello dei fascicoli ma il numero delle testate, ragion per cui la quantità degli oggetti movimentati dipende dalle annate contenute nella richiesta e dalla periodicità.

C'è un altro dato che potrebbe essere significativo circa l'utilizzo del cartaceo in emeroteca, e cioè il numero delle riproduzioni che gli utenti, dopo l'acquisto di una scheda pre-pagata, realizzano mediante l'uso personale di una fotocopiatrice. Le fotocopie annue sono circa 100.000 e a queste devono essere aggiunte - anche se non sono quantificabili - quelle effettuate all'esterno dell'emeroteca. In questo caso il dato è contenuto all'interno del numero delle richieste compilate per la consultazione. La visibilità dell'archivio elettronico tramite Opac ha portato il numero di richieste di prestito interbibliotecario sotto forma di riproduzione dei saggi contenuti ad una media di due al giorno, di cui una a carico della Biblioteca Oriani. Questo tipo di utilizzo è misurabile all'interno delle due biblioteche che gestiscono appunto il prestito interbibliotecario.

Anche l'utilizzo degli archivi dei periodici spenti passa attraverso le richieste compilate dall'utente che si reca presso la biblioteca Classense, e la media mensile è di 70/80 testate richieste. Per quanto riguarda la Biblioteca Oriani e l'archivio dei periodici del periodo fascista, la media mensile è di 10 richieste. Ovviamente la consultazione di questo gruppo di periodici è legata molto spesso alla realizzazione di ricerche, oppure di tesi di laurea e quindi risulta discontinua nel tempo.

Alcuni dati interessanti circa l'utilizzazione dell'emeroteca nel suo complesso, si possono cogliere esaminando l'indagine di customer satisfaction condotta per conto del Comune di Ravenna da un'agenzia specializzata [3].

Tra gli obiettivi dell'indagine segnaliamo i seguenti:

L'indagine, condotta su un campione di 104 utenti dell'emeroteca e su un campione di 5 dipendenti che operano nella stessa struttura, risale all'anno 2001. Per quanto riguarda il sesso del campione, il 63% risulta essere di sesso maschile e il 37% di sesso femminile. Le età del campione vengono così suddivise: la fascia che va dai 16 ai 19 anni rappresenta il 2%, quella dai 20 ai 25 anni il 47%, dai 26 ai 40 il 18%, dai 41 ai 60 il 7%, più di 60 anni il 25%, l'1% non risponde. La scolarità del campione vede l'1% con la licenza elementare, il 7% con la licenza media, il 68% con il diploma e il 24% con la laurea.

Dovendo stilare una classifica per professione, dal campione risulta al 1 posto la categoria degli studenti universitari con il 53%, seguono i pensionati con il 22%, con il 12% le varie occupazioni, gli imprenditori e i liberi professionisti con il 5% e infine, con il 4%, chiudono la classifica i ricercatori e, con la stessa percentuale, quelli in cerca di occupazione. La risultante delle variabili prese in considerazione stabilisce che l'utente medio dell'emeroteca è maschio, ha un'età compresa fra 20 e 25 anni, ha una formazione scolastica media superiore ed è studente universitario. Per quanto riguarda la frequentazione, l'utente medio si reca in emeroteca 2-3 volte la settimana e vi staziona da 1 a 2 ore. Dall'indagine risulta ancora che l'utente medio è venuto a conoscenza dell'emeroteca grazie al consiglio di amici e conoscenti (59%) e la frequenta soprattutto perché ci sono vari quotidiani e riviste che possono essere facilmente consultabili.

Il giudizio complessivo della valutazione dei servizi forniti dall'emeroteca, in una scala da 1 a 10, ha una media del 7,66, che viene riconosciuto come sicuramente positivo. Sul giudizio complessivo vale la pena di fare alcune riflessioni: risultano maggiormente soddisfatti i pensionati (8,27) rispetto alle categorie degli studenti (7,25), e il giudizio cambia anche in base al tempo trascorso in emeroteca. La minore soddisfazione è registrata per chi trascorre oltre 3 ore al giorno rispetto a chi ne fruisce fino a 2 ore.

Per quanto riguarda le proposte degli utenti per migliorare i servizi, dal campione emerge la richiesta di razionalizzare gli spazi, ad esempio separando la lettura dei quotidiani (36%). In percentuali minori risultano le richieste di aumentare il numero dei periodici (20%) e di migliorare (!) l'orario di apertura (18%), esempio (apertura anche il sabato sera e la domenica pomeriggio). Gli aspetti positivi riconosciuti all'emeroteca sono l'elevata disponibilità di riviste e periodici, l'orario ampio e continuato, le procedure di consultazione snelle e poco burocratizzate, il breve tempo di attesa tra richiesta e consegna. Quelli negativi vedono al primo posto il poco silenzio, la carenza dei posti per studiare e la scarsa funzionalità degli arredi. L'insufficiente informatizzazione, intesa come postazioni Internet, è segnalata da 11 utenti. Rispetto al passato (2 o 3 anni prima della data dell'indagine), il servizio viene ritenuto immutato qualitativamente dal 56% degli utenti, nel 22% dei casi è invece migliorato. Il campione degli utenti ritiene inoltre utile per il futuro, in termini di potenziamento di acquisizioni dei periodici, le riviste specializzate (52%), le riviste di carattere generale (19%) e, per migliorare i servizi, il campione suggerisce un aumento degli strumenti informatici in modo da velocizzare le ricerche (27%). Un 10,5% suggerisce la possibilità di consultare riviste e quotidiani online.

Alcune considerazioni a margine delle statistiche del campione non possono che trovarci d'accordo: un progetto di restyling che investirà l'intera struttura è già in programma per l'immediato futuro. Per quanto riguarda lo scarso silenzio segnalato dagli utenti, vale almeno la seguente riflessione: il media cartaceo è doppiamente rumoroso. La prima forma di rumore è propria del supporto: provate ad assistere alla lettura contemporanea di circa 30 persone intente a sfogliare quotidiani e settimanali di carta. Al rumore del mezzo se ne aggiunge molto spesso un secondo: quello delle notizie. Ogni sorta di evento sportivo, accadimenti drammatici di tipo storico o politico, eventi culturali e meteorologici di forte impatto mediatico, rimbalza sulle pagine di carta e si ripercuote sugli utenti. Non di rado dopo la lettura si formano dei gruppi di utenti rumorosi che spesso inducono l'operatore a intervenire per fare rispettare il silenzio. In alcuni casi gli utenti più focosi sono invitati a proseguire la comunicazione fuori dai locali dell'emeroteca. Ma è davvero obbligatorio rispettare sempre e comunque il silenzio quand'è nella natura "calda" del media cartaceo lo scatenamento di relazioni sociali che comportano l'uso delle parole? Potremmo prendere esempio da Internet. Perché non governare la comunicazione orale all'interno di stanze (ne basterebbe una) attigue alla sala di lettura? Come nelle stanze di discussione (in questo caso reali) gli utenti potrebbero dare libero sfogo al bisogno di relazionare, discutere, senza dover uscire dall'emeroteca.

Nel futuro dell'emeroteca si sta lavorando ad un progetto che prevede due tipi di intervento: l'integrazione degli archivi cartacei ed il potenziamento delle risorse elettroniche. Ad una politica degli acquisti che ha già permesso una razionalizzazione in termini di costi degli abbonamenti, e l'eliminazione di quelli doppi, se ne affiancherà una seconda tesa all'integrazione degli archivi cartacei. Non si tratterà di una semplice mescolanza delle riviste, ma di una vera e propria bonifica. In questo modo, superate le operazioni burocratiche legate al patrimonio, il progetto prevede l'eliminazione dei doppioni spenti e l'accorpamento di segmenti diversi dello stesso periodico, destinandone la gestione alla biblioteca che ne ha vocazione. Si potrebbe anche prendere in considerazione l'ipotesi della creazione di una struttura virtuale, dentro la quale le due biblioteche partners hanno libero accesso per la collocazione, differenziando magari il patrimonio bibliografico mediante la creazione di due serie inventariali. L'archivio unificato dovrà ovviamente essere gestito tenendo conto delle tecniche di riproduzione più sofisticate e vantaggiose per l'utente. Occorrerà individuare delle figure professionali che sappiano coniugare operazioni di tipo biblioteconomico tradizionale con altre di tipo tecnologico, in modo da riprodurre e trasmettere velocemente i documenti richiesti. Questo secondo passo verso un'ulteriore razionalizzazione degli spazi e dei costi verso il potenziamento dei servizi diretti all'utente finale potrebbe coinvolgere, in futuro, altre biblioteche del Polo Ravennate.

Il secondo intervento invece riguarderà il potenziamento delle risorse elettroniche. Attualmente, affiancati agli strumenti cartacei, l'emeroteca mette a disposizione alcune banche dati su Cd-rom. L'utilizzo di archivi remoti invece è a livello di Polo, dal momento che le licenze d'uso sono a carico del Servizio biblioteche della provincia (Proquest, PCI, INIST). Si tratterà in futuro di attivare, parallelamente alle strade di carta, dei percorsi che dovranno tenere conto sia del libero accesso ai periodici, con le due versioni su carta e online, sia del libero accesso ai periodici che sono solo online. Per gli accessi a pagamento, si tratterà inoltre di attivare forme di cooperazione con altre biblioteche, con l'università e con gli istituti di ricerca, al fine di condividere le licenze d'uso. Questo processo dovrà vedere al centro comunque l'utente, perché è a lui che sono rivolti i nuovi servizi, e una particolare attenzione andrà rivolta a due categorie di utenti: gli anziani e gli immigrati.

In questi ultimi anni la Biblioteca Oriani ha prestato attenzione nei confronti di una tipologia di utenti anziani come insegnati e liberi professionisti, che in prima persona avevano scelto un approccio di tipo amichevole con il computer. Se l'esperimento ha dato buoni risultati in termini di ricerche in Opac, c'è da dire che l'utente anziano rimane ancora in alcuni casi completamente disorientato di fronte ad Internet. Per quanto riguarda gli immigrati, si tratterà di dare una risposta in termini di acquisizioni online a quelle richieste che già sono pervenute alle due biblioteche coinvolte nella gestione dell'emeroteca. In questa direzione andranno attivate forme preziose di collaborazione con alcune associazioni culturali multietniche che già operano attivamente nella città di Ravenna, mettendo a disposizione della comunità libri e periodici in diverse lingue.

Al momento, la comunicazione sembra destinata ancora per molto tempo a seguire due strade: quella di carta e quella elettronica. Intanto sullo sfondo dovrà prendere forma una nuova figura di bibliotecario capace di indicare all'utente, secondo la convenienza e l'itinerario di ricerca, quali tratti dell'una o dell'altra percorrere.

Omero Canali, Biblioteca Oriani - Ravenna, e-mail: omerocanali@racine.ra.it


Note

* Questo articolo riprende il testo della relazione tenuta in occasione del Seminario "I periodici in biblioteca fra comunicazione e fruizione" (Modena, 15 dicembre 2003), organizzato dalla Biblioteca del Collegio San Carlo e dalla Associazione italiana biblioteche - Sezione Emilia-Romagna, in collaborazione con l'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna e il Centro di documentazione della Provincia di Modena.

[1] Franco Mosconi, Economia dei quotidiani, Bologna, Il Mulino, 1988.

[2] Per una più completa trattazione dell'argomento si veda nel 1 numero del periodico I quaderni del Cardello, Ravenna, Longo, 1990, p. 111-119. Il volume, a carattere monografico, è interamente dedicato all'Ente Casa di Oriani e i testi sono di Ennio Dirani.

[3] Indagine di customer satisfaction, condotta da Galgano & Associati, Ravenna, Comune di Ravenna, 2001.




«Bibliotime», anno VII, numero 1 (marzo 2004)

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