«Bibliotime», anno VII, numero 3 (novembre 2004)


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Mediazione o comunicazione?



Il recente convegno di Modena sul ruolo del bibliotecario tra mediazione e comunicazione ha messo l'accento sui due aspetti che forse più di altri sono al centro del dibattito bibliotecario di questi anni [1]. Difatti, se è vero che la funzione del reference appare strategica nell'odierno contesto professionale, è altrettanto vero che l'asse portante su cui da sempre si è imperniata la riflessione biblioteconomica, e cioè la mediazione catalografica, è alle prese con un processo di ripensamento e di ridefinizione globale, che dà vita a una situazione per molti versi inedita, e sulla quale i bibliotecari sono chiamati a misurarsi.

Non è dunque un caso se al giorno d'oggi l'attenzione si concentra sulle innovative possibilità offerte dai motori di ricerca e in particolare da Google nel loro sforzo volto a realizzare sistemi di rappresentazione dell'informazione nettamente diversi da quelli che una tradizione ormai secolare ci ha consegnato. E se da un lato prosegue il dibattito avviato da FRBR, dall'altro si sviluppa un'intensa "sperimentazione" (non sapremmo come altro definirla) relativa ai criteri di recupero dell'informazione bibliografica contenuta in archivi separati e fra loro - almeno fino a oggi - incomunicanti.

Proprio a quest'ultimo argomento è dedicato il contributo di Cinzia Bucchioni, che esamina l'evoluzione dello standard OpenURL, diretto per l'appunto a "superare un ambiente di link chiusi e proprietari" e "realizzare una interconnessione tra contenuti elettronici". Se quindi è probabile che questa sia una strada su cui si incamminerà il dibattito su ciò che una volta chiamavamo catalogazione, è altrettanto probabile che i prodotti che ne sortiranno si distanzieranno sempre di più dai tradizionali cataloghi, assumendo una veste del tutto innovativa e originale.

In attesa che ciò accada, è però opportuno tenere sotto osservazione il panorama dei cataloghi delle biblioteche così come si manifesta correntemente, e verificarne le numerose e spesso contraddittorie caratteristiche. E' quanto fanno Claudio Gnoli, Riccardo Ridi e Giulia Visintin che, riprendendo un'indagine condotta su un numero piuttosto ampio di opac presenti nelle diverse biblioteche italiane, mettono in luce le differenze - terminologiche ma non solo - che tali opac propongono, sottolineando da un lato le ambiguità e le inesattezze determinate da tale situazione, dall'altro gli effetti negativi, ambigui o depistanti che essa può produrre sugli utenti.

Così, proseguendo nel suo percorso volto ad approfondire alcuni fra gli elementi più significativi dell'odierna realtà bibliotecaria, ancora una volta "Bibliotime" si pone come un preciso punto di riferimento per quanti sono interessati a queste tematiche. E ciò forse assume un rilievo maggiore proprio in questi giorni, dal momento che la nostra rivista è stata inserita nel DOAJ (Directory of Open Access Journals), ossia nel vasto repertorio internazionale di periodici scientifici ad accesso aperto. Si tratta, com'è noto, di una feconda iniziativa curata dall'Ufficio per le biblioteche dell'Università svedese di Lundt, finanziata dall'Open Society Insitute e supportata da SPARC (The Scholarly Publishing and Academic Resource Coalition), allo scopo di aumentare la visibilità, la facilità d'uso e di conseguenza l'impatto delle riviste ad accesso aperto: DOAJ infatti censisce periodici elettronici gratuiti, full text, peer-reviewed o di qualità scientifica controllata, appartenenti a diverse discipline accademiche; attualmente contiene 1384 testate, di cui 342 ricercabili anche a livello di articolo.

Con l'ingresso di "Bibliotime" in DOAJ dunque continua la politica di inclusione della nostra testata presso i principali repertori - professionali e scientifici - di periodici professionali e scientifici, essendo già da tempo indicizzata in DOIS (Documents in Information Science), in LPI (la Letteratura Professionale Italiana del "Bollettino AIB") e in BIB (la versione digitale di quest'ultima). L'inserimento in DOAJ si deve in particolare all'impegno di Cinzia Bucchioni, da sempre vigile "fiancheggiatrice" della rivista, e che da questo numero entra a far parte del comitato scientifico. A Cinzia, e a quanti collaborano perché "Bibliotime" possa continuare nel suo percorso di aggiornamento e d'informazione, va il nostro più sincero ringraziamento.


Michele Santoro


Note

[1] Gli atti di tale convegno saranno pubblicati sul prossimo numero di "Bibliotime".



«Bibliotime», anno VII, numero 3 (novembre 2004)


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