«Bibliotime», anno VII, numero 3 (novembre 2004)

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Andrea Marchitelli e Silvia Sarti

Biblioteche di frontiera: l'informazione alle estreme latitudini



"... Esiste nel nostro pianeta un immenso laboratorio naturale per lo studio dei grandi problemi del futuro. Questo laboratorio è l'Antartide, il continente più affascinante e inesplorato della Terra ..." [1]. Così scriveva nel 1996 Felice Ippolito, Vicepresidente della Commissione Scientifica Nazionale per l'Antartide, nell'introduzione ad un opuscolo divulgativo sul continente antartico e sulle attività di ricerca in esso effettuate.

Nonostante il fascino che ha da sempre suscitato sull'uomo, meta di esplorazioni sin dalla fine del XVIII secolo, l'Antartide, Terra Australis Incognita nelle antiche carte geografiche, è, ancora oggi un continente in larga parte inesplorato.

Posizione geografica e caratteristiche fisiche, oltre a una pressoché nulla antropizzazione, lo rendono un vero e proprio laboratorio naturale dove poter studiare il nostro pianeta.

Giuridicamente, questo enorme territorio (è grande una volta e mezzo l'Europa), pur esistendo Paesi che ne rivendicano parti, non è sottoposto alla sovranità di nessuno Stato. La presenza di Stati, originariamente quelli che avevano rivendicazioni territoriali [2], è regolata dal Trattato Antartico, firmato a Washington il 1 dicembre 1959 ed entrato in vigore il 23 giugno 1961. Il Trattato nasce per favorire gli usi pacifici del continente e per assicurare la conservazione della flora, della fauna e dell'ambiente naturale, nell'interesse dell'intera umanità. L'accordo prevede, principalmente, la sospensione di tutte le rivendicazioni territoriali, l'interdizione di ogni attività militare e di esperimenti nucleari, il divieto di smaltire rifiuti nucleari, la libertà della ricerca scientifica (salvo l'obbligo di notificare le attività condotte), la cooperazione internazionale nell'attività scientifica, con scambi di personale e di informazioni. Nel 1991, a Madrid, è stato siglato anche un annesso al Trattato sulla protezione ambientale (Protocollo Madrid), che impone, tra l'altro, una moratoria di cinquant'anni sullo sfruttamento delle risorse minerarie e fissa l'obbligo, per le nazioni che operano in Antartide, di valutare l'impatto ambientale di qualsiasi attività vi si intraprenda.

L'Italia ha sottoscritto il Trattato Antartico nel 1981; quattro anni dopo veniva istituito il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) [3].

Finora l'Italia ha condotto 19 Spedizioni (al momento in cui scriviamo è in corso la 20) [4], ed ha installato una Stazione estiva permanente, nella Baia Terra Nova, sul Mare di Ross: la base è stata intitolata all'Ing. Mario Zucchelli, prematuramente scomparso nell'ottobre dello scorso anno e che ha dato forte impulso al Programma [5]. È in fase di completamento, poi, la Stazione italo-francese di Concordia, sul plateau antartico che, probabilmente già al termine di questa Spedizione, resterà aperta anche nel periodo invernale, ospitando quindici persone, in un progetto esemplare di cooperazione internazionale.

Nel momento in cui iniziava l'esperienza italiana in Antartide, nasceva anche la Biblioteca e Centro di documentazione del PNRA [6] con i compiti di raccogliere la documentazione scientifica e tecnica prodotta nell'ambito del PNRA e degli altri organismi internazionali (SCAR, ATCM, SCALOP [7]), supportare le attività dei diversi Settori di ricerca e della divulgazione a tutti i livelli delle conoscenze sul continente antartico, operare in contatto con le istituzioni e le biblioteche polari nazionali e internazionali.

Tale funzione è stata ribadita nell'aprile 2003 dallo Statuto del Consorzio per l'attuazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, che all'articolo 4 recita che l'Ente: "cura la raccolta e la gestione, anche con apposita biblioteca, di tutta la documentazione scientifica prodotta a livello nazionale e internazionale a seguito delle ricerche antartiche e polari in generale".

Nel rispetto di questi obiettivi, la Biblioteca del PNRA in venti anni di attività si è arricchita di un patrimonio documentale assai vario: molta letteratura grigia (soprattutto rapporti tecnici e scambi di informazioni tra paesi), ma anche monografie e periodici estremamente specializzati, carte geografiche, materiale multimediale.

Per le sue caratteristiche originarie di estrema specializzazione, utenza ben definita, dimensioni ridotte, spinta congenita alla cooperazione, questa biblioteca, proprio come il continente del quale trasmette le informazioni, è un luogo adatto alla sperimentazione, quasi fosse essa stessa un laboratorio.

In ambito nazionale, si è sempre cercato di cooperare con due realtà: quella dell'insieme delle biblioteche italiane (con la partecipazione, ad esempio, ad ACNP), e quella più naturale, ma a volte faticosa, delle biblioteche specializzate in materie polari.

Centri di documentazione e biblioteche specializzate in scienze polari sono presenti sul nostro territorio: dal 1996 esiste il Museo Nazionale dell'Antartide "Felice Ippolito" [8] (MNA), con tre sezioni (Genova, Siena e Trieste) ognuna con una propria biblioteca. In questi anni è cresciuta soprattutto la Biblioteca di Siena, specializzata in Scienze della Terra; la Sezione di Siena, inoltre, è sede anche di un'intensa attività editoriale [9]. Altre realtà di ambito esclusivamente polare sono la biblioteca di Polarnet [10], il network di ricerca polare del CNR e l'Istituto geografico polare "Silvio Zavatti", che tra l'altro pubblica la rivista "Il Polo" [11].

Ci sono poi diverse biblioteche universitarie e di Enti di ricerca che hanno, tra le loro raccolte, materiale di argomenti polari, con le quali la Biblioteca del PNRA ha sempre intrattenuto reciproci di informazioni e di documentazione.

La nuova struttura del PNRA S.C.r.l., che dal 2003 esiste come Consorzio composto di 4 Enti di ricerca (ENEA, CNR, INGV e OGS [12]), rappresenta un'ulteriore occasione di collaborazione, seppur con le inevitabili difficoltà di assestamento.

Così, proprio in questo ambito, è stata formalizzata la cooperazione con la biblioteca dell'INGV, sfociata poi nel progetto - che speriamo si possa realizzare presto - di costruzione di un open archive bibliografico antartico, ossia un archivio elettronico di tutta la documentazione prodotta dai ricercatori del PNRA (con il Settore di Geofisica nella veste di area pilota), con gli obiettivi manifesti di rendere i risultati della ricerca scientifica italiana in Antartide più accessibili e quindi più visibili, più facilmente valutabili, e più gestibile in termini di raccolta di documentazione [13].

Tale progetto è stato presentato in un poster [14] al Polar Libraries Colloquy, tenutosi ad Ottawa, Canada, lo scorso giugno e l'accoglienza è stata positiva, tanto da far ben sperare anche nella possibilità di aprire l'archivio ad altri Enti e farlo diventare un repository internazionale di questo tipo di documentazione.

Proprio per le caratteristiche delle zone di interesse, infatti, anche nelle nostre biblioteche è fondamentale la cooperazione tra nazioni diverse.

Il Polar Libraries Colloquy (PLC) è un'associazione internazionale di biblioteche polari, costituitasi nel 1971, originariamente con il nome di Northern Libraries Colloquy. Il PLC è il luogo di incontro e di discussione tra bibliotecari, documentalisti e altri professionisti nell'ambito dell'informazione polare. I temi fondamentali di interesse sono, naturalmente, quelli della raccolta, conservazione e disseminazione della documentazione e dell'informazione e quelli della promozione di iniziative legate all'arricchimento delle collezioni e dei servizi erogati.

Elemento centrale dell'azione del Colloquy è la creazione e il mantenimento di rapporti internazionali di collaborazione: i membri dell'associazione, infatti, si incontrano ogni due anni in un congresso che, oltre a porre sul tavolo elementi di discussione utili a tutti, è anche e soprattutto un luogo di incontro e di confronto per professionisti che, nonostante le enormi distanze che li separano, svolgono un lavoro assai simile e nel quale la collaborazione è fondamentale.

I titoli dei precedenti incontri (l'ultimo dei quali, appunto, si è svolto a Ottawa dal 7 all'11 giugno 2004) lasciano trasparire questo bisogno di collaborazione e di condivisione delle conoscenze. Ne indichiamo solo alcuni tra i più recenti:

Di particolare interesse l'ultimo convegno canadese: "Let us share: Amiqqaaluta" (20th PLC), il cui tema specifico era proprio la condivisione delle conoscenze di ambito polare.

Non è secondario, in questo spirito di condivisione e di superamento delle distanze, l'impatto dell'open access, cui è stata dedicata anche una tavola rotonda nel corso dell'ultimo PLC. L'istanza della libera circolazione dell'informazione, in particolare scientifico-tecnologica, rientra perfettamente nello spirito del Trattato Antartico. Nel mondo delle biblioteche polari, dunque, qualcosa comincia a muoversi, tanto che anche David Walton, uno dei membri più illustri del PLC [15], ha toccato il problema in un editoriale su "Antarctic Science" [16].

Il PLC, oltre all'organizzazione dei convegni biennali, pubblica gli atti dei congressi [17], ma anche una newsletter (semestrale, ma piuttosto irregolare) e, soprattutto, mantiene il repertorio Polar and Cold Regions Library Resources, arrivato nel 1994 alla sua terza edizione [18], e un sito web [19]. Inoltre, i membri del PLC possono comunicare tra loro attraverso una mailing list (aperta, però, anche ai non soci) che conta ormai 125 iscritti.

Il PLC ha, tra i suoi obiettivi, quello di sostenere e promuovere progetti di cooperazione internazionale come quello, ad esempio, della Cold Regions Bibliography [20](un database bibliografico delle pubblicazioni polari implementato soprattutto dagli statunitensi National Science Foundation e Cold Regions Research and Engineering Laboratory e dal britannico Scott Polar Research Institute). Il buon esito di tale progetto si deve soprattutto a William Mills, che è stato responsabile della biblioteca dello Scott Polar Research Institute, recentemente scomparso.

Il database è interrogabile on line attraverso interfacce di ricerca semplice (che ammette comunque troncamento e uso degli operatori booleani) ed avanzata, e permette di ricevere i documenti individuati grazie a un servizio di document delivery.

Nel convegno di Ottawa è stata approvata dai membri la partecipazione del PLC ad un nuovo progetto, University of Arctic [21], una rete di Università e Istituti di ricerca attivi nei territori artici.

Segnaliamo, infine, due importanti appuntamenti: l'International Polar Year del 2007 [22], che vedrà riunita tutta la comunità scientifica polare internazionale e il 21 Polar Libraries Colloquy che sarà ospitato nel 2006 proprio nel nostro paese, organizzato dal PNRA S.C.r.l., e che ci vede, quindi, più direttamente coinvolti.

Questa data rappresenta per noi un'importante occasione di cooperazione, di incontro e di lavoro non solo con le biblioteche del PLC, ma anche, speriamo, con altre biblioteche italiane.

Andrea Marchitelli, Biblionova S.c.r.l. per PNRA S.C.r.l. - Roma, e-mail: andreamarchitelli@hotmail.com

Silvia Sarti, Biblionova S.c.r.l. per PNRA S.C.r.l. - Roma, e-mail: sartisilvia@tiscali.it


Note

Ultima consultazione dei link citati, 22 novembre 2004.

[1] Italia in Antartide, a cura di R. Cervellati, B. Marsico, A. Tirelli. Roma, Progetto Antartide, 1996, p. 4.

[2] Si tratta di Argentina, Australia, Cile, Francia, Norvegia, Nuova Zelanda, Regno Unito, che, insieme a Belgio, Giappone, Russia, Stati Uniti e Sud Africa, sono anche i firmatari iniziali del Trattato Antartico.

[3] Il PNRA è stato istituito con la L. 284 del 10 giugno 1985 e l'ENEA è stato incaricato della sua attuazione, attraverso l'unità Progetto Antartide. La L. 380/91 ha esteso nel tempo, con programmi quinquennali, fino al 2002, le attività intraprese. Dall'aprile 2003, data della sua costituzione, è il PNRA S.C.r.l. ad avere l'incarico dell'attuazione del Programma. Per ulteriori informazioni sul Programma, se ne veda il sito web, <http://www.pnra.it>.

[4] <http://www.italiantartide.it>

[5] L'ing. Zucchelli è stato a capo del Progetto Antartide dal 1987 al 2002. Nel 2003 è stato nominato Presidente del Consorzio, incarico mantenuto fino alla sua scomparsa.

[6] Le pagine web della biblioteca sono raggiungibili alla URL <http://www.pnra.it/biblioteca>.

[7] Scientific Committee on Antarctic Research, Antarctic Treaty Consultative Meeting, Committee on Antarctic Logistics and Operations.

[8] <http://www.mna.it>.

[9] La casa editrice del Museo nazionale dell'Antartide, Terra Antartica Publications, pubblica in inglese, tra le altre cose, la rivista internazionale Terra Antartica

[10] <http://www.polarnet.cnr.it/polar/>.

[11] <http://www.polarnet.cnr.it/ilpolo/zavatti.html>.

[12] Ente Nazionale per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto NAZIONALE di geofisica e Vulcanologia e Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale.

[13] Attualmente la Biblioteca del PNRA raccoglie, gestisce e dissemina comunque la produzione dei ricercatori del PNRA, inserendo i dati in un database e pubblicando annualmente, su carta e sul sito della Biblioteca, la Bibliografia del PNRA.

[14] <http://eprints.rclis.org/archive/00001450/>.

[15] Docente presso l'Environment and Information Division del British Antarctic Surey

[16] David Walton. Scientific Publications - Free For All?. "Antarctic Science" 16 (2004) 3, p.217-218.

[17] L'ultimo pubblicato è il volume degli atti del 20. PLC, disponibile in versione elettronica alla URL <http://www.dpc.dk/PolarPubs/Technical/DPCPublNo10.html>.

[18] Nata nel 1975, venne riedita una prima volta nel 1985. Informazioni ulteriori a <http://arcticcentre.ulapland.fi/polarweb/polar/lb3dedtn.htm>.

[19] <http://arcticcentre.urova.fi/polarweb/polar/plcmain.htm>.

[20] <http://www.coldregions.org/>.

[21] <http://www.uarctic.org/>.

[22] <http://www.ipy.org>.




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