«Bibliotime», anno X, numero 2 (luglio 2007)

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Doriana Zago

L'e-learning a supporto dei servizi di biblioteca



1. L'e-learning nella nuova realtà delle biblioteche

L'impatto di Internet sul mondo dell'informazione viene spesso paragonato alla rivoluzione prodotta dall'invenzione della stampa. Tale paragone è del tutto adeguato, anche qualora si considerino le nuove opportunità offerte dalla rete nel campo della formazione, in particolare per ciò che attiene alla possibilità di impartire formazione a distanza.

Grazie a Internet infatti l'insegnamento a distanza acquista enormi potenzialità, sia dal punto di vista della didattica, che può assumere forme nuove, interattive e collaborative, sia quanto riguarda gli utenti, che trovano in questo mezzo un'offerta molto vasta e del tutto indipendente da vincoli contingenti di tempo e di spazio. Anche le implicazioni economiche di queste nuove possibilità educative, tanto per il settore pubblico che per quello privato, sono enormi: mai come oggi, infatti, è stato possibile impartire la formazione necessaria, esattamente dove, quando e a chi essa serve.

Le biblioteche sono il luogo istituzionalmente deputato ad organizzare l'accesso alle fonti di informazione, su qualsiasi supporto esse vengano veicolate. Tra i compiti dei bibliotecari, quello di formatore per l'educazione dell'utente è sicuramente un ruolo emergente, e in questa attività sarà necessario misurarsi anche con la realtà della formazione a distanza. Come tutti coloro che oggi si occupano di formazione, i bibliotecari dovranno utilizzare la rete per diffondere l'insegnamento, affiancando alle proprie competenze sui contenuti la capacità di utilizzare i nuovi mezzi e le nuove tecnologie.

In uno scenario di questo tipo, diventa sempre più cruciale poter accedere alle informazioni che si rivelano necessarie, e dunque acquisire e mantenere costantemente efficiente il know how indispensabile per reperire, valutare, selezionare, organizzare e utilizzare le informazioni di cui si potrà aver bisogno, senza perdersi in un docuverso in costante crescita sia sul piano quantitativo che su quello della complessità.

Bisognerebbe concentrare l'attenzione sugli argomenti-cardine evidenziati dai bibliotecari e raggruppabili in quattro categorie definite: Internet, uso del web, biblioteca digitale, teorie del management bibliotecario. L'uso di Internet (accesso all'informazione elettronica, uso dei motori di ricerca e dei portali), e la capacità di creare tour virtuali delle biblioteche (quindi l'utilizzo del web, la creazione di pagine, HTML, il web management) sono stati indicati come alcuni dei bisogni formativi primari, utili sia per il servizio di reference che per la formazione all'utenza; la conoscenza delle reti e la catalogazione di risorse elettroniche, compresa una panoramica sulle biblioteche digitali, l'archiviazione digitale, l'editoria elettronica e lo scanning digitale sono altri argomenti fondamentali per i quali si richiedono sessioni formative specifiche [1].

Ecco perché sempre più spesso il termine di information society è intercambiabile con quello di learning society, il quale sottolinea l'aspetto dinamico del nostro rapporto con l'informazione e la centralità dell'educazione nella cultura contemporanea, fino al punto di poter affermare che "il problema della sopravvivenza di una società consiste nell'assicurare la trasmissione delle conoscenze e dei valori che essa ritiene essenziali" e che "l'educazione è, sotto questo profilo, l'insieme degli strumenti che una società adotta per garantire tale trasmissione" [2]

2. L'alfabetizzazione informativa in biblioteca

Le biblioteche dunque hanno una precisa responsabilità nei confronti dei cittadini, a partire da quando sono bambini e poi per tutto l'arco della vita, nell'ambito di quella che gli anglofoni chiamano information literacy e che noi ci stiamo abituando a definire "alfabetizzazione informativa", fino a culminare con l'e-learning della biblioteca e dei servizi di informazione.

In sostanza se il bibliotecario specialista è parte di una biblioteca specializzata, il bibliotecario che fa information literacy deve essere parte integrante di una learning library [3]; a sua volta la biblioteca come ambiente formativo deve predisporre i documenti, creare i luoghi del web per poter porre l'informazione al centro dell'attività di insegnamento, e il contatto con gli utenti deve costituire un'occasione di condivisione, ma anche di scambio delle informazioni e delle conoscenze.

L'information literacy viene collocata in relazione ai servizi che supportano l'interazione diretta, la crescita e lo sviluppo delle competenze degli utenti, ossia i servizi di reference, in particolar modo nel settore dell'istruzione agli utenti. In realtà, quest'ultima fa parte integrante del servizio di reference, che non è solo assistenza diretta nella ricerca delle informazioni.

Difatti l'informazione deve essere oggetto, da parte del bibliotecario, di istruzione; le biblioteche universitarie ad esempio, rivolgendosi ai loro utenti, vanno oltre la tradizionale library instruction, facendo quindi una reale information literacy instruction, e in tal modo predispongono una quantità di documentazione in grado di approfondire le caratteristiche dei materiali informativi esistenti. E' opportuno che questi documenti non siano confinati nelle biblioteche specializzate, perché possono diventare uno strumento di riferimento per tutti i bibliotecari, soprattutto nei contesti di servizio di comunità e scolastico, e quindi per tutti i professionisti dell'informazioni in ogni settore. Per essere information literate un individuo deve infatti saper riconoscere il proprio bisogno informativo e avere la capacità di localizzare, valutare ed utilizzare efficacemente l'informazione di cui ha bisogno.

Information literacy in biblioteca non significa user education, non si traduce in assistenza nell'uso delle banche dati, in recupero dell'informazione e tanto meno in addestramento alla ricerca bibliografica, ma significa invece insegnare a tutti l'informazione, i suoi aspetti, ruoli e formati, pensare alle necessità informative senza vincolarsi alle disponibilità di un luogo; quindi chi impara ad usare l'informazione, in situazioni ottimali, potrebbe non essere mai entrato fisicamente in biblioteca, ma potrebbe diventare un utente abituale dopo aver appreso: si rientra insomma nel contesto del marketing interattivo e one to one [4].

Fare information literacy instruction significa cercar di mostrare, a chi comincia a muoversi in un nuovo ambito, quelle che sono le coordinate, i punti di riferimento, le caratteristiche di quel territorio o disciplina, segnalando i pericoli di falsi passi, strade migliori e i comportamenti più adeguati in varie circostanze. Adottare, quindi, un comportamento idoneo per ottenere, attraverso qualsiasi canale o medium, l'informazione che meglio corrisponde alle necessità dell'utenza, insieme alla consapevolezza critica dell'importanza di un uso avveduto ed etico dell'informazione a livello sociale; in altre parole, non solo trovare le informazioni adeguate alle esigenze informative, ma anche saperle selezionare, valutare e riutilizzare in modo efficace.

Lo sviluppo delle tecnologie informatiche e la diffusione di Internet hanno impresso un'evoluzione significativa alla formazione a distanza, esplicitandone le potenzialità, ed in particolare la flessibilità, dovuta alla possibilità di gestire il proprio studio nei tempi e nei luoghi più comodi; l'autonomia di organizzare e personalizzare il proprio percorso formativo, adeguandolo ad esperienze ed esigenze specifiche; la continuità formativa rispetto alle frequenti esigenze di aggiornamento.

Quindi l'innovazione tecnologica e le nuove esigenze della società dell'informazione presentano delle problematiche che superano la library instruction e l'information literacy, per arrivare alla distance education, che culmina con l'e-learning della biblioteca e dei servizi di informazione.

In questo contesto, basta un rapido esame dell'offerta per verificare che anche la formazione a distanza relativa alle biblioteche e ai bibliotecari sta crescendo di importanza, sia per quanto riguarda la formazione professionale che le attività di formazione delle biblioteche nei confronti dei propri utenti [5].

Il bibliotecario entra in relazione con il canale della formazione e dell'aggiornamento professionale, e parallelamente l'utente viene reso autonomo nel proprio percorso di ricerca, selezione e valutazione delle risorse informative, passando da un reference educativo ad una alfabetizzazione informativa, con l'obiettivo di soddisfare proprio questo tipi di bisogni. Ecco che si parla di user instruction o user education, cioè istruzione dell'utenza.

Siamo insomma di fronte a una serie di cerchi concentrici, attraverso i quali si insegna ad utilizzare al meglio la biblioteca (library instruction), gli strumenti bibliografici catalografici e repertoriali disponibili in ogni biblioteca (bibliographic literacy), fino ad arrivare al mondo dell'informazione in genere (information literacy); quindi, per indicare tutte queste attività, si possono utilizzare i termini user instruction o user education, cioè "istruzione all'utenza".

3. La didattica in biblioteca: e-learning per l'information literacy

Se la tradizionale funzione educativa del bibliotecario è quella connessa al reference (o "assistenza alla ricerca bibliografica"), questa si trasforma, come abbiamo visto, anche in educazione degli utenti. Quindi l'innovazione tecnologica e le nuove esigenze della società dell'informazione presentano delle problematiche che superano la library instruction e l'information literacy, per arrivare alla distance education, che culmina con l'e-learning della biblioteca e dei servizi di informazione.

La "biblioteca che forma" è in primo luogo un istituto che supporta l'apprendimento, un ambiente formativo, una learning library. Perché si crei un ambiente formativo è necessario che information literate siano tutti i bibliotecari, non solo quelli addetti al servizio di consulenza, ma soprattutto quelli che, trovandosi al front office, rappresentano il vero primo punto di contatto con l'utenza, che spesso non percepisce affatto la differenza di ruoli e mansioni.

Con l'e-learning propriamente detto si supera la pura e semplice formazione a distanza, nel senso che tale metodologia, grazie al supporto delle moderne tecnologie fondate sul web, permette di recuperare la dimensione interattiva e collaborativa della formazione in aula per giungere a una condivisione della relazione formativa.

A fronte di elevati costi iniziali per le tecnologie utilizzate, sono molteplici i vantaggi che offre l'e-learning, tra cui la facilità di accesso; la flessibilità (si può apprendere da casa o dall'ufficio in tempi non rigidi); l'apprendimento just in time; l'efficacia, grazie alla creazione di siti continuamente aggiornati e allo scambio veloce di esperienze e conoscenze; l'interattività, grazie alla posta elettronica, ai forum e alle comunità virtuali

Uno strumento di e-learning è sicuramente efficace per insegnare a cercare informazioni sul web, perché l'ipertestualità, l'interattività e la simulazione sono elementi indispensabili per comprendere le possibilità dell'informazione online; inoltre, sebbene sia più efficace nel blended learning [6], un e-book può essere impiegato nella formazione a distanza, con riduzione dei costi per la docenza. Considerata la difficoltà che spesso incontrano i bibliotecari nel poter partecipare a corsi di formazione, un possibile impiego a distanza potrebbe riguardare l'aggiornamento e la formazione professionale dei bibliotecari nel campo della ricerca di informazioni.

Ed è proprio in tale ottica che i servizi di e-learning in un contesto bibliotecario garantiscono il raggiungimento dei seguenti obiettivi [7]:

L'impiego di strumenti di e-learning consentono un'evoluzione nell'offerta di occasioni di apprendimento per la ricerca delle informazioni che le biblioteche propongono alla propria utenza. In particolare, la biblioteca "Mario Rostoni" dell'Università Carlo Cattaneo di Varese [8], ha offerto un programma di corsi organizzati con il supporto di tecnologie e-learning e finalizzati a rendere gli utenti sempre più information literate.

Da qui l'idea di sviluppare degli e-book multifunzionali, oggetti elettronici interattivi impiegati a supporto della didattica frontale: tali strumenti, caratterizzati da ipertestualità, multimedialità e interattività, sarebbero stati accessibili online per lo studio e l'apprendimento personale e per la verifica di quanto appreso.

La scelta di sviluppare in proprio questi e-book senza ricorrere a software esistenti, è stata motivata dal fatto di possedere un ampio know-how tecnologico e di information science, dalla volontà di voler sperimentare nuove soluzioni, e dalla valutazione sul rapporto tra costi e prestazioni dei prodotti offerti dal mercato dell'e-learning.

Questa occasione offre ai bibliotecari un ulteriore stimolo per pensare al proprio ruolo di mediatori dell'informazione e al proprio bagaglio di competenze, rispetto alla possibilità di offrire agli utenti (siano essi studenti, lavoratori, pensionati o professionisti) momenti di apprendimento nella ricerca delle informazioni, per sviluppare in proprio capacità che sappiano supportarli nei processi decisionali di tutta la vita.

L'accento quindi deve essere posto a focalizzare l'attenzione su tutte le possibili occasioni di apprendimento che hanno gli utenti delle biblioteche: non solo i corsi strutturati, ma le pagine web delle biblioteche stesse, gli opac, gli spazi virtuali e quelli concreti, tutto insomma deve essere pensato in funzione delle possibilità di apprendimento da parte dell'utente [9].

La creazione di "veri"strumenti di e-learning invece si deve fondare su considerazioni che riguardano la didattica e i vantaggi che le tecnologie possono offrire in termini di apprendimento; in altre parole l'accento, non dovrebbe andare sulle modalità di insegnamento ma su quelle di apprendimento.

Uno strumento di e-learning è efficace per insegnare a cercare informazioni nel web, perché l'ipertestualità, l'interattività e la simulazione sono elementi indispensabili per comprendere l'informazione online; il vantaggio è evidente, specie quando si tratta di descrivere e spiegare il funzionamento di opac, banche dati e siti web.

Quali servizi innovativi può offrire una biblioteca a supporto della distance learning? Per rispondere a questa domanda, occorre pensare che tali servizi dovrebbero essere concepiti in modo da soddisfare efficacemente un'ampia gamma di bisogni informativi, bibliografici e relativi all'utenza.

Comunicare a distanza significa relazionarsi con un pubblico indubbiamente variegato, per cui si rende necessario indagare su quali sono le effettive richieste avanzate da questo pubblico. Secondo alcuni autori, l'utente remoto desidera in prima battuta un call center, un centro informazioni telefonico raggiungibile 24 ore su 24. Si parla infatti di real time network reference service come di una normale evoluzione del servizio di reference. L'e-mail reference service e la desktop videoconferencing fanno la parte del leone, anche se la parola d'ordine per tutte le strutture che hanno deciso di offrire questi servizi innovativi è stata integrare, non dimenticando la necessaria pluralità dei canali di accesso all'utente finale [10].

Con gli sviluppi delle tecnologia nelle biblioteche, è dunque possibile mettere in atto i servizi di reference digitale, che finora sono apparsi quasi un'eccezione nelle biblioteche o limitato all'orientamento di base; tale tipo di reference non sostituisce il reference tradizionale ma lo integra, richiede spirito di collaborazione con il personale tecnico informatico e costante addestramento, adattabilità e flessibilità al cambiamento. Soprattutto, esso deve svolgersi anywhere ed anytime, per cui si profila una nuova figura di bibliotecario definita distance librarian; inoltre, è essenziale un attento esame preliminare sulle risorse disponibili, in termini di qualità delle connessioni, per essere al passo con l'evoluzione della tecnologia dell'ICT.

Sinteticamente, i servizi di reference digitale più avanzati dal punto di vista tecnologico sono i sistemi di web contact, dove gli utenti possono trovare assistenza e accedere alle informazioni in una relazione più coinvolgente e soddisfacente; in tal caso vengono predisposti software per la comunicazione interattiva con l'utente, utilizzando real time chat o videoconferenze, che permettono di comunicare con l'utente in tempo reale; oppure web contact call center, nati nei call center e adattati al servizio di reference. Questi ultimi sono finalizzati a scortare l'utente nella navigazione nelle risorse elettroniche locali e remote, a navigare insieme (il cosiddetto cobrowsing), ad inviare all'utente le pagine web e a condividere qualsiasi tipo di oggetto digitale.

Le prime esperienze hanno generalmente coinvolto o la trasmissione di testi o la ripresentazione della tradizionale intervista con l'utente via video; tali servizi non sono mai stati limitati a una biblioteca, ma hanno raccolto sempre sistemi bibliotecari o sistemi cooperativi internazionali che condividevano le esperienze dei bibliotecari più esperti, a prescindere dalla loro localizzazione fisica [11].

Ma che significato vogliamo attribuire alla parola e-learning? e perché vale la pena di pensare ad una infrastruttura e ad una strategia di implementazione dell'e-learning che integrino formazione e knowledge management? E soprattutto, l'e-learning ha ragion d'essere solo in un contesto bibliotecario o anche in altri contesti? Può essere mirato ad altro oltre che all'information literacy in biblioteca? Vedremo come possono svilupparsi questi importanti interrogativi.

4. Formazione a distanza per i professionisti dell'informazione in biblioteca

Per fare ciò, è necessario differenziare il concetto di e-learning mirato all'information literacy, e quindi all'alfabetizzazione informativa di stretto ambito bibliotecario, dall'e-learning mirato a insegnare "altro", ossia la formazione a distanza (FAD) incentrata anche su altri settori.

Uno stato dell'arte sulla formazione a distanza negli Stati Uniti, con contributi teorici ma anche interessanti studi di casi (grazie a sperimentazioni già da tempo in corso), ci viene presentato dall'opera curata da Hemalata Iyer. Il volume riunisce i contributi di numerosi esperti del settore, tutti appartenenti all'ambiente bibliotecario statunitense, quello in assoluto più avanzato in tema di formazione a distanza.

In Italia la formazione a distanza sta lottando per farsi strada tra le ormai innumerevoli offerte formative, sia a livello professionale che universitario. Precisiamo che per formazione a distanza si intendono tutti gli ambienti educativi in cui i momenti dell'insegnamento e dell'apprendimento sono spazialmente e/o temporalmente separati, e in cui il processo formativo prevede servizi di supporto all'apprendimento. Questo tipo di insegnamento permette e stimola l'interazione e la collaborazione tra i partecipanti, e condivide con la formazione tradizionale l'interazione di gruppo, con il vantaggio della libertà da vincoli temporali e spaziali.

Più comunemente si parla spesso di e-learning, che in realtà rappresenta l'evoluzione della formazione a distanza nell'universo Internet: una forma specializzata e tecnologicamente avanzata di formazione a distanza, che sfrutta le tecnologie web e la multimedialità nella loro massima potenza [12].

Il ruolo giocato dai servizi bibliotecari nell'e-learning può essere determinante nella preparazione degli studenti a distanza. Per questo motivo si stanno creando consorzi che supporteranno i programmi di formazione a distanza mettendo a disposizione mezzi, strumenti e materiali utili nei corsi on line.

A differenza del mondo bibliotecario angloamericano, la FAD in Italia ha una storia recente, che ha avuto inizio a partire dagli anni '90 con la produzione di supporti multimediali di contenuto biblioteconomico, di cui pare opportuno fare cenno in questa sede. Le loro caratteristiche specifiche li hanno resi strumenti ausiliari alla didattica: dal momento che si concentrano ciascuno su un aspetto particolare della disciplina, possono essere utilizzati come approfondimento e integrazione di un argomento specifico nell'ambito di un corso più ampiamente strutturato [13].

Del resto l'attenzione sempre maggiore nei confronti di metodologie didattiche innovative è stata incentivata dall'Unione Europea che, a seguito di quanto deciso nell'incontro di Lisbona nel marzo del 2000, ha avviato l'eEurope action plan, al cui interno si inserisce l'e-learning initiative [14].

Nel sistema della formazione a distanza FAD, il ruolo della biblioteca diventa allora strategico: centro focale del sistema e garanzia dell'effettiva integrazione strutturale, funzionale e didattica. Per il bibliotecario, non semplice diffusore d'informazione ma agente del percorso formativo, si apre uno spazio d'intervento, quello del tutor, che appare una nuova applicazione - non solo in ambiente virtuale - della tradizionale intermediazione bibliotecaria. Per la biblioteca, sia in quanto contesto fisico che come spazio virtuale, è l'occasione di connotarsi come ambiente formativo, luogo ideale per lo sviluppo di competenze informative avanzate [15].

Questo contesto di formazione a distanza comporta un notevole cambiamento nel lavoro ordinario delle biblioteche. Difatti modifica la struttura stessa della biblioteca (che viene percepita dall'utente come un ambiente virtuale), ed il ruolo del bibliotecario (orientato verso un'attività di reference virtuale e impegnato a fornire documenti digitali attraverso la piattaforma FAD e non cartacei).

La nuova biblioteca virtuale richiede al bibliotecario di occuparsi dell'invio e della fornitura del materiale necessario agli utenti remoti. In base alle richieste dei docenti e dei tutor, il bibliotecario deve occuparsi del reperimento del materiale e predisporre la pubblicazione sulla piattaforma FAD, deve preoccuparsi di verificare la disponibilità di tutto il materiale e l'integrazione di tale sistema entro il contesto più ampio del sistema bibliotecario [16].

Ma quale può essere il confine e il limite dell'e-learning? Non dobbiamo dimenticare che esso si caratterizza come formazione a distanza, e questo rappresenta uno dei modelli educativi che hanno in comune la distanza fisica tra l'insegnante e gli studenti al fine di migliorarne le conoscenze, le capacità e le competenze in una prospettiva personale, civica e occupazionale.

Di conseguenza l'iniziativa più importante è stata l'approvazione, nell'aprile 2003, del decreto Moratti-Stanca [17] sull'accredimento dei corsi a distanza: tale decreto, infatti, oltre a definire la normativa di riferimento per i corsi di laurea on-line, prevede anche il riconoscimento dei corsi di studio promossi da soggetti privati e non appartenenti al settore universitario. Questo è un chiaro segnale che indica che le pratiche di e-learning sono diventate una realtà di fatto anche nel contesto accademico italiano. Quindi non solo le biblioteche fanno ed impartiscono e-learning ma anche le realtà accademiche italiane con teledidattica e didattica on line.

Ma, al di là delle specifiche tecnologie e soluzioni organizzative - molte delle quali in stallo fra la distribuzione di banali dispense online e approcci altamente interattivi, ma anche enormemente esigenti in termini di risorse umane - l'e-learning è la sfida del futuro nel settore della formazione, in quanto costituisce, in prospettiva, l'unica possibilità economicamente sostenibile per garantire un numero crescente di competenze in ambiti dove la formazione tradizionale non è più in grado di fornirle.

Formazione a distanza e istruzione a distanza definiscono due diverse categorie di utenti; la FAD è formazione di professionalità, ma anche formazione professionale (istruzione alle professioni), mentre l'istruzione a distanza, o meglio l'istruzione aperta a istanza, corrisponde all'equivalente inglese open distance learning, ricolta ancora a soggetti inseriti nell'ambito scolastico o universitario. Così come la FAD presume modalità nuove di studio e di insegnamento, allo stesso modo i servizi che supportano la FAD necessitano di impostazioni nuove, diverse da quelle previste per i corsi di formazione tradizionale, e questo vale anche per i servizi bibliotecari che devono evolversi a fianco della FAD [18].

Gli "attori" della FAD, oltre agli studenti iscritti negli atenei, sono:

In campo accademico per l'Italia si ricorda innanzi tutto il network universitario Nettuno [19], che è un consorzio senza fini di lucro tra università ed aziende promosso dal Ministero dell'Università e della Ricerca per la realizzazione di corsi interuniversitari a distanza, e sfrutta vari mezzi quali la TV satellitare, la televisione pubblica, Internet, le banche dati interattive, le videoconferenze, il telefono e l'e-mail. Nato nel 1990 come prima università televisiva e telematica d'Italia, utilizza la rete televisiva satellitare come canale di trasmissione delle videolezioni, si avvale delle università aderenti come poli di supporto e di assistenza agli studenti, e utilizza la rete internet come canale informativo. Sono soci fondatori il Politecnico di Milano, L'Università di Napoli Federico II, la RAI, la Confindustria, Telecom italia e soci ordinari il Politecnico di Bari, e altre università italiane, la Open university inglese e il centro Nazionale per l'insegnamento a distanza di Tirana, costituito dalle otto università aderenti dell'Albania.

Negli ultimi anni sempre più atenei si stanno dotando di centri appositamente deputati alla progettazione e gestione di corsi erogati in modalità non tradizionale, che sono divenuti i centri propulsori di e-learning. Attualmente si stima che su 69 delle istituzioni che compongono il sistema universitario italiano [20], 13 dispongono di un centro per l'innovazione didattica, sebbene si tratti di tipologie di strutture spesso assai diverse tra loro, 9 hanno allestito un portale e-learning attraverso cui organizzare le informazioni sui corsi online e l'accesso ai servizi correlati; per il resto sono tutte esperienze isolate, che non trovano raccordo a livello di ateneo, ma rimangono singole iniziative di percorsi di studio non convenzionali all'interno dei corsi di laurea.

5. E-learning solo in biblioteca?

L'intera sfera dell'e-learning - relativa a qualsiasi disciplina, e quindi non solo nel contesto biblioteconomico di formazione professionale a distanza e istruzione all'utenza interna - non deve coinvolgere soltanto le biblioteche per quanto riguarda la conservazione e la catalogazione dei cosiddetti learning object usati proprio in forma didattica, ma deve essere inclusa in un ambito di progettazione e gestione complessiva che si estende a tutti gli stakeholders, ossia ai soggetti portatori di interessi nella società dell'information and knowledge management, e cioè le scuole, le realtà accademiche e i poli di informazione [21].

L'approccio dei servizi bibliotecari si deve basare sui singoli corsi in linea proposti dalle università, e in tal senso le biblioteche si trovano ad avere un ruolo di mediazione e di supporto alla didattica accademica. Quindi, sulla base delle diverse esigenze formative, dovranno essere predisposti portali o virtual reference desk che organizzano l'accesso alle risorse digitali [22].

Nel panorama italiano e in quello internazionale, i temi dell'educational technology e dell'e-learning appaiono decisamente all'avanguardia, assegnando alle biblioteche un ruolo attivo; è peraltro auspicabile che i diversi Internet point diventino in futuro dei veri e propri Learning point permanenti, in grado di offrire interessanti possibilità alle biblioteche, alle scuole, agli atenei e tutti i professionisti dell'informazione [23].

Non sempre però tali attività vengono svolte con finalità di tipo educativo e senza uno stretto legame con le collezioni e servizi standard delle biblioteche. La biblioteca è un luogo di apprendimento volto a soddisfare i bisogni di lettura e di studio da parte degli utenti, ma si configura anche come strumento di supporto alla didattica; tuttavia è solo con l'insegnamento che la biblioteca diventa protagonista, facendo formazione per gli utenti, per lo staff, per gli aspiranti bibliotecari e per l'intera cittadinanza.

Ma cosa e come insegnare tutto questo? Come ricorda Riccardo Ridi [24], per quanto riguarda il come, ossia i metodi di insegnamento nell'ambito della formazione a distanza ma anche in presenza, valgono i principi della pedagogia, che detta appunto le metodologie della didattica. Sul cosa, stanno invece maturando i tempi per un aggiornamento radicale del concetto stesso di biblioteca, e che potrebbe riconoscere nell'ipertestualità il paradigma più efficace per descrivere natura e funzioni odierne e future [25].

In tal senso, non dovrebbe essere un tabù inserire fra gli obiettivi primari della nuova tipologia di istituzione (chiamiamola pure provvisoriamente "biblioteca arricchita" o "biblioteca allargata") anche l'alfabetizzazione informatica (computer literacy) e l'alfabetizzazione intesa in senso stretto (leggere, scrivere e fare di conto). Un ampliamento di tale portata delle funzioni bibliotecarie comporta ovviamente un rimodellamento della rete dei rapporti con le altre istituzioni pubbliche, quali scuole e università, e con tutti gli operatori che diffondono informazione, conoscenza e cultura. Dunque un'innovazione di grande portata, con cui sicuramente i bibliotecari dovranno fare i conti.

Doriana Zago, Venezia, e-mail: dorizag@libero.it


Note

[1] Raffaella Ingrosso, Indagine sui corsi e sui metodi di formazione continua nelle biblioteche universitarie italiane: information technology e identificazione dei bisogni, in "Bibliotime", 5 (2002), 1 <http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-v-1/ingrosso.htm>.

[2] Philippe Aries, Educazione, in Enciclopedia Einaudi, diretta da Ruggero Romano, Torino, Einaudi, 1977-1984, v. 5, p. 251-259.

[3] <http://www.bess-piemonte.it/download/ballestra/Torino210604.ppt>.

[4] Maria Stella Rasetti, Marketing from luxury goods to normal business: an overview of marketing strategies in Italian libraries, Israele, 2005 <http://www.mariastellarasetti.it/pdf/israele.pdf>.

[5] Maria Teresa Pesenti - Brunella Longo, Attraverso la rete prende quota la formazione a distanza. Nuove opportunità per le biblioteche e i bibliotecari, "Biblioteche oggi", (2000), 2, p. 68-74, <http://www.bibliotecheoggi.it/2000/20000206801.pdf>.

[6] La modalità definita blended learning comprende in sé le caratteristiche di multimedialità, intesa come capacità di mettere a frutto le potenzialità di media diversi e di diversi linguaggi espressivi per rendere più efficace l'attività didattica e per agevolare il processo di apprendimento; di interattività, intesa come processo comunicativo dinamico che crei un ambiente di apprendimento collaborativo e cooperativo attraverso la partecipazione attiva degli studenti; di ipertestualità, intesa come possibilità data agli studenti di personalizzare il proprio iter formativo costruendolo secondo una logica particolare. E' una tecnica di formazione definita mista, in cui la componente online si affianca alla formazione di stampo tradizionale (interventi in aula, supporto telefonico, workshop, seminari, etc.).

[7] Paul Sturges, L'accesso come principio etico e pratico per la biblioteconomia, "Bibliotime", 10 (2007), 1, <http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-x-1/sturges.htm>.

[8] <http://www.biblio.liuc.it>.

[9] Laura Ballestra, E-learning e information literacy: un connubio vincente, "Biblioteche oggi", (2003), 10 <http://www.bibliotecheoggi.it/2003/20031001101.pdf>.

[10] Barbara Fiorentini, I servizi bibliotecari a supporto della formazione a distanza: il caso italiano, tesi del corso di perfezionamento-master in Formazione del docente-documentarista della biblioteca scolastica multimediale, indirizzo a distanza, A.A. 2001-2002, disponibile all'URL <http://digilander.libero.it/bfiorentini/distanza.htm>.

[11] Paola Gargiulo, Risorse di reference digitale. Bibliografia selettiva, in "AIDA Lavorincorso", 2006, disponibile all'URL <http://www.aidaweb.it/reference/bibrefdig.html>.

[12] Hemalata Iyer, Distance learning. Information access and services for virtual users, New York, The Haworth Information Press, 2002.

[13] Giada Costa, La formazione a distanza come metodo di aggiornamento continuo nella professione bibliotecaria: un'analisi comparativa delle offerte didattiche in Italia e nel mondo angloamericano, "Bibliotime", 6 (2001), 2, <http://www2.spbo.unibo.it/bibliotime/num-iv-2/costa.htm>.

[14] Il portale dell'e-learning initiative si trova all'URL <http://www.elearningeuropa.info/>; il precedente URL è <http://europa.eu.int/comm/education/elearning/index.html>.

[15] Sonia Minetto. Il valore aggiunto nel servizio di reference:esperienze a confronto, "Bibliotime", 4 (2001), 1, <http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-iv-1/minetto.htm>.

[16] Serena Sangiorgi. E-learning per la formazione dei professionisti dell'informazione: una scelta di qualità?, Parma, 25-26 marzo 2004, <http://www.aidainformazioni.it/pub/sangiorgi32004.html>.

[17] Decreto 17 aprile 2003, Criteri e procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza delle università statali e non statali e delle istituzioni universitarie abilitate a rilasciare titoli accademici, GU n. 98 del 29-4-2003, Criteri e procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza delle università, statali e non statali e delle istituzioni universitarie abilitate a rilasciare titoli accademici di cui all'art. 3 del decreto 3 novembre 1999, n. 509; si veda il sito <http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/universita_distanza/decreto.html>.

[18] Alina Renditiso, La formazione degli utenti: un progetto per migliorare le competenze informative degli studenti, disponibile a partire da <http://www.sba.unibo.it/sba/progetti/formazione-utenti>.

[19] <http://nettuno.stm.it/>.

[20] Sulla base di una statistica che ha preso in considerazione le 51 università statali, 3 politecnici, 10 libere università, 2 università per stranieri e 3 scuole; si veda <http://sito.cineca.it/strutture/struttura.html>.

[21] Barbara Fiorentini, Biblioteche e formazione a distanza, "Biblioteche Oggi", 21, (2003), 4, p. 7-20, <http://www.bibliotecheoggi.it/2003/20030400701.pdf>.

[22] Anna Maria Tammaro, Le biblioteche di fronte alla sfida dell'e-learning, "Biblioteche Oggi, n. 9, 2004, p. 59-62, <http://www.bibliotecheoggi.it/2004/20040905901.pdf>.

[23] Maria Cristina Di Martino, Formazione professionale continua ed e-learning: l'esperienza italiana, <http://dspace-unipr.cilea.it/handle/1889/481>.

[24] Riccardo Ridi. La quadruplice radice del principio di alfabetizzazione informativa, relazione al Convegno Biblioteche e formazione: dall'information literacy alle nuove sfide della società dell'apprendimento, Milano, 15-16 Marzo 2007, <http://www.bibliotecheoggi.it/stelline2007/programma.htm>

[25] Riccardo Ridi, La biblioteca come ipertesto, Milano, Editrice Bibliografica, pubblicazione prevista entro il 2007.




«Bibliotime», anno X, numero 2 (luglio 2007)

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