«Bibliotime», anno XI, numero 2 (luglio 2008)

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Patrizia Lùperi

Biblioteche post-moderne nella società della conoscenza



Ho partecipato molti anni fa ad un convegno, a Castelfiorentino, sulle "biblioteche fuori di sé", e da allora sono rimasta fuori di me e dalle mie biblioteche, maturando la convinzione che dobbiamo cominciare a frequentare, come professionisti della mediazione informativa, quei luoghi (seminari, workshop, aule virtuali…) dove si ritrovano anche insegnanti, formatori, educatori, informatici e progettisti, tutti impegnati nella costruzione di ambienti di apprendimento informativi e soprattutto informali, allestiti grazie all'uso di tecnologie d'avanguardia.

Le reti dell'apprendimento: il convegno INTED 2008

Ho avuto la possibilità di farlo quando ho partecipato al congresso INTED 2008 (International Technology Educational and Development Conference), che si è tenuto nella città catalana di Valencia dal 3 al 5 marzo 2008. [1]

L'evento è stato organizzato dall'International Association for Technology, Education and Development (IATED), un'estesa associazione no-profit che si dedica alla promozione delle reti di apprendimento internazionali e alla cooperazione interuniversitaria nel campo delle nuove tecnologie e delle scienze dell'educazione, e che attualmente sta organizzando l'appuntamento di Madrid (dal 17 al 19 novembre), al quale speriamo possa essere presente una rappresentanza più elevata del mondo delle biblioteche italiane. [2]

INTED 2008 è stato un forum dove docenti e insegnanti, ricercatori, educatori e informatici hanno potuto discutere sulle metodologie applicate e sui risultati raggiunti nel campo della cooperazione per monitorare le tendenze in atto nei vari paesi, oltre che un'occasione per una messa a punto teorica di tutte le tematiche legate alla formazione, nel corso delle quattro sessioni che si sono svolte parallelamente nelle sale dell'Hotel Meliá di Valencia.

Un appuntamento internazionale di così vasta portata è stato anche l'occasione per la presentazione dello statuto del consorzio virtuale, relativo al nuovo polo valenciano, concepito come un "ponte ideale" tra le varie identità linguistiche dell'area mediterranea, della prestigiosa UNED (Universidad Nacional Educación a Distancia) [3], che è nata nel 1972 in Spagna. Da allora è sempre riuscita ad ampliare la sua offerta formativa con titoli ufficiali, programmi post-laurea, master, licenze e una grande varietà di moduli complementari nelle diverse aree della conoscenza, nelle quali lo sviluppo di software educativi raffinati, di supporto alla metodologia didattica a distanza, ha reso possibile una modernizzazione del percorso educativo "ridisegnando le modalità di apprendimento e di insegnamento, migliorandole ed estendendole". [4]

Apprendimento flessibile in biblioteca

Ho partecipato alla sessione "Pedagogical & Didactical Innovation" con la relazione "New libraries in the learning society", dove ho presentato le biblioteche post-moderne [5] come un ricco e articolato ambiente educativo, in quanto qui - e non nella scuola, sistema educativo rigido - si selezionano, personalizzano e rielaborano i molteplici dati presenti nella rete, permettendo a ogni studente o cittadino di acquisire quelle abilità e competenze, legate all'introduzione delle tecnologie digitali, non solo nell' ambito professionale ma anche nella vita personale e sociale.

Le biblioteche dunque si stanno progressivamente allontanando dal modello che le vedeva come un mondo isolato, custode e detentore della funzione conservativa, e stanno facendo il loro ingresso a pieno titolo tra le attività di studio e di ricerca, tra gli ambienti formativi, dove vengono elaborate forme di "intelligenza collettiva", in uno spazio antropologico ricco oltre che di tecniche, significati, culture, convinzioni, rappresentazioni ed emozioni umane. [6]

Un nuovo modello: la biblioteca post-moderna

Nelle biblioteche post-moderne, oltre alla presenza di servizi innovativi, supportati dalle tecnologie elettroniche, assistiamo anche alla nascita di un modello basato sulla partecipazione della comunità degli utenti, tanto che anche in Italia, si comincia a riflettere su un tipo di biblioteca user-inclusive, in cui gli utenti non sono solamente fruitori passivi ma possono arrivare a "plasmarne i servizi". [7]

La vita sociale e collaborativa, che si sviluppa in biblioteca in modo del tutto naturale, è molto importante perché accompagna i processi di apprendimento informale che completano e rafforzano il curriculum formativo o il percorso di crescita personale di ogni individuo.

Dietro la biblioteca considerata come spazio fisico nascono ambienti diversi: uno spazio linguistico, dove differenti linguaggi a varie realtà conoscitive si incontrano e si integrano, uno spazio energetico, dove servizi di consulenza bibliografica e di accesso alla documentazione digitale rivestono un ruolo di maggiore visibilità rispetto alle funzioni di conservazione, uno spazio culturale, dove idee e leggi che le disciplinano si incontrano, uno spazio sociale, a disposizione sia dei presenti in biblioteca che di quelli che interagiscono con loro tramite la rete. [8]. Anzi recentemente Patrizia Lucchini ha affermato che "ogni occasione che si presenta di usare le risorse elettroniche e i documenti digitali" può diventare "un'occasione di inclusione sociale". [9]

Formarsi nella biblioteca post-moderna: i tirocini

In questo momento le biblioteche offrono numerose occasioni per sfruttare e vivere questi spazi animati: ne sono un ottimo esempio le attività di tirocinio formativo che si svolgono, grazie al Decreto Ministeriale n. 509 del 3/XI/1999, nelle biblioteche universitarie italiane. Il Regolamento in questione ha dato inizio alla riforma in ambito accademico, incrementando il livello dell'offerta formativa dei vari atenei con l'introduzione dei crediti formativi da attribuire, oltre agli esami fondamentali, anche a quelle attività complementari al percorso di studi e contestualizzate alle reali esigenze degli studenti, come i tirocini curricolari o pre-laurea.

Sempre il medesimo decreto ha previsto momenti di alternanza studio-lavoro, volti a favorire l'introduzione nel mondo professionale, con l'organizzazione di tirocini post-laurea, formativi e di orientamento, che spesso prevedono un rimborso spese da parte dell'ente proponente o dalla struttura ospitante.

Nell'Università di Pisa è possibile attivare tutte le diverse tipologie di tirocini sopra indicati anche nelle biblioteche dell'ateneo, dopo aver sottoscritto una specifica convenzione tra le Facoltà o tra i singoli Corsi di laurea con l'Area bibliotecaria archivistica e museale, per un periodo standard che va da 125 a 250 ore per quelli pre-laurea, a 600 ore per gli stage professionalizzanti con contributo regionale. [10]

Tutor e tirocinante a confronto

Ogni persona coinvolta in questo tipo di tirocinio (coordinatori didattici, staff didattico, tutor, staff bibliotecario, tirocinanti e utenti) si muove attivamente nello spazio non solo fisico della biblioteca, potenziando la sua funzione culturale, formativa e informativa. Alla fine dell'esperienza, soprattutto nel caso di stage più lunghi, il tirocinante acquisisce abilità tecniche (uso delle banche dati, uso dei mezzi di comunicazione e conservazione delle informazioni audio e video, consultazione di riviste elettroniche) che sono a loro volta incluse in un programma di socializzazione, dove il bibliotecario assume il ruolo del tutor con il compito di semplificare e facilitare i processi di apprendimento. [11]

Focus sul tutor

Il bibliotecario tutor ha il compito di organizzare incontri preliminari tra i diversi tirocinanti, tiene lezioni introduttive sulle molteplici iniziative della biblioteca, segue i tirocinanti nelle esercitazioni individuali e di gruppo, orienta all'acquisizione di competenze che vanno oltre la bibliographic information, invadendo le nuove frontiere dell'educazione fissate dall'information literacy. [12]

Ci troviamo di fronte a una diversa figura di insegnante, che promuove attività volte a consolidare l'importanza del ruolo della biblioteca come istituzione formativa, "capace di assumere un'alta responsabilità e una funzione molto importante: garantire a ognuno l'ingresso in uno spazio formativo organizzato".[13]

Il tutor guida anche i tirocinanti nella scelta della sede più idonea dove svolgere il percorso individuale di stage, conforme al curriculum di studi e nella programmazione delle diverse fasi teoriche e pratiche, in vista della conclusione dell'esperienza e della compilazione della relazione finale, che è divenuta, in alcuni casi, l'argomento da sviluppare e ampliare in sede di elaborato triennale o di tesi.

Una particolare rilevanza assume il progetto formativo che viene compilato dal tutor, dopo che gli studenti o i laureati hanno fatto presente i loro bisogni e i loro interessi, nella convinzione che le osservazioni di Jerome Bruner sulla centralità della motivazione nei processi educativi siano ancora oggi attualissime, visto anche lo strepitoso numero di persone presenti al ciclo di incontri avvenuti a Pisa nella prima settimana di giugno. [14]

Siamo al cospetto del tipo di didattica qualitativamente più elevata, quella per gruppi ristretti, che si attua attraverso prove individuali e di gruppo, dopo alcuni momenti esplorativi preliminari, in cui studenti o laureati provenienti da diverse facoltà si incontrano, familiarizzano, per concentrarsi successivamente su un tema sul quale dovranno poi collaborare.

In biblioteca gli studenti si confrontano, preparando virtual reference desk o simulando ricerche nelle banche dati, nei siti web e nei portali, per arrivare a una fase più propriamente compilatoria, che può svolgersi sia in presenza che a distanza. L'uso di piattaforme e-learning in modalità blended è ristretta allo sviluppo di progetti o approfondimenti particolari, perché privilegiamo il modello di comunicazione che richiede la presenza, la scoperta reale della biblioteca come "istituto di apprendimento". [15]

La presenza concreta in biblioteca è cruciale perché favorisce numerose e positive interazioni, tanto che l'apprendimento appare una forma intrinseca dello stesso processo lavorativo e la biblioteca non riveste esclusivamente il ruolo di supporto alla didattica ma diventa essa stessa uno specifico sostegno educativo.

Focus sul ruolo del tirocinante

Focalizziamo ora l'attenzione sul ruolo del tirocinante: al momento non ci sono studi specifici su di esso [16], possiamo solo sottolineare che il processo educativo lo coinvolge del tutto, anzi esso ne è il principale attore. Egli assume una funzione mediatrice tra gli standard catalografici e le regole di prestito e le varie esigenze degli utenti, anzi gli utenti si sentono più vicini a lui, e si stabilisce spesso un sentimento di "complicità" fra le due categorie.

Essendo tali dinamiche legate a un contesto lavorativo, si instaura poi una sincronia nella percezione soggettiva dei problemi, sia tra il tirocinante e lo staff che tra lo stagista e gli utenti, siano essi studenti o docenti; questa situazione da una parte aumenta il grado di motivazione da parte del tirocinante, che è alla sue prime esperienze professionali, e si sente un partecipante attivo del mondo lavorativo, dall'altra parte mitiga il sentimento dell'"ansia da biblioteca" che spesso insorge e si propaga tra numerose tipologie di utenti, che si sentono maggiormente compresi e ascoltati da questa figura diversa e intermedia.

Il tirocinante, arrivato alla fine della sua esperienza, diventa ambasciatore del modello post-moderno di biblioteca, multiprospettico e flessibile, dal punto di vista dei luoghi, degli spazi, dei servizi e delle risorse, e trasmette all'esterno questa nuova rappresentazione dell'idea di biblioteca, in cui le tradizionali e generiche istruzioni per gli utenti (o raccomandazioni all'uso della biblioteca), si sono trasformate in molteplici percorsi personalizzati, in grado di rispondere ai bisogni e alle esigenze dell'uomo post-moderno, che ha la necessità di recuperare, classificare e manipolare la conoscenza infinita che lo circonda.

Tirocinanti in biblioteca

Nell'anno 2007 la Biblioteca di Lingue e letterature moderne 1 ha ospitato 16 tirocinanti, così suddivisi:

Proprio la costante presenza di interesse e di partecipazione da parte di tutti ha contribuito alla crescita della loro cultura personale e all'allargamento del livello di information literacy individuale e collettivo; i tirocinanti hanno inoltre sviluppato una maggiore indipendenza nell'accesso alle informazioni e alla loro gestione, sempre alla ricerca di prospettive conoscitive inusuali e personalizzate.

Alcuni di loro, dopo che si saranno laureati in discipline umanistiche, hanno dichiarato l'intenzione di specializzarsi come mediatori dell'informazione o come progettisti di contenuti multimediali; un ex-tirocinante ha vinto, nel corso dello scorso anno, il concorso presso il Sistema bibliotecario torinese ed è attualmente in servizio alla Biblioteca di Filologia, linguistica e tradizione classica. Comunque la loro esperienza vissuta in questo "modello partecipativo" di biblioteca li ha stimolati a ricercare percorsi professionali innovativi nel disseminato universo dei saperi elettronici.

Dillo con parole tue

Diamo la parola ai tirocinanti della Biblioteca di Lingue e Letteratura moderne 1, riportando alcune considerazioni tratte dalle loro relazioni di fine tirocinio.

Silvia Profeti, 175 ore di tirocinio, corso di laurea in Letterature europee per l'editoria e la produzione culturale, settembre- novembre 2007:

Nell'immaginario collettivo, la biblioteca è vista come un luogo freddo, un mondo legato alla tradizione, lontano dalla tecnologia. Anche su questo punto mi sbagliavo: la biblioteca è un luogo aperto, sia dal punto di vista del patrimonio che cambia costantemente, sia dal punto di vista degli strumenti, visto che si sta aprendo alle nuove risorse della rete […]. Voglio considerare questa esperienza non come una piccola digressione nel mio percorso universitario ma come un punto di partenza dal quale iniziare a vedere le cose sotto una prospettiva diversa.

Cristina Vincenzi, 150 ore di tirocinio, corso di laurea in Lingue e Letterature straniere, ottobre- dicembre 2007:

Ho capito che le biblioteche sono strutture attive, vive, un luogo di socializzazione e di scambio relazionale, sempre affollate di giovani, di studiosi e di semplici appassionati; sono punti di incontro dove l'utente può usufruire di un'assistenza continua da parte di operatori di contatto considerati un po' come sensori sempre accesi sull'esperienza delle singole persone, e per questo capaci di educare all'uso della biblioteca stessa.

Marianna Saliba, 600 ore di tirocinio, in possesso di una laurea specialistica in Storia dell'arte, settembre 2007- marzo 2008:

Questa esperienza ha radicalmente mutato la mia idea di biblioteca, sebbene ne avessi frequentate molte durante il mio corso di studi. In questi mesi ho scoperto un nuovo mondo dove il passato e la tradizione possono coesistere produttivamente con il futuro e le innovazioni, e dove c'è uno spazio sociale in continuo movimento, che dà delle motivazioni e aiuta a vedere le cose da diversi punti di vista. Grazie a queste esperienza il mio livello di information literacy si è accresciuto, e mi sento più fiduciosa di poter realizzare le mie aspirazioni professionali.

A questo punto penso di poter concludere con le parole che Umberto Eco fa dire ad Adso ne "Il nome della rosa": "La biblioteca è il regno dell'apprendere". [17]

Patrizia Lùperi, Biblioteca di Lingue e letterature moderne 1 - Università di Pisa, e-mail: luperi@rom.unipi.it


Note

[1] Programme INTED 2008, <http://www.iated.org/inted2008/?section=7>.

[2] Announcement ICERI 2008, <http://www.iated.org/iceri2008/>.

[3] Portal UNED, <http://www.uned.es/portal/>.

[4] Nicola Mammarella - Cesare Cornoldi - Francesca Pazzaglia, Psicologia dell'apprendimento multimediale: e-learning e nuove tecnologie, Bologna, Il Mulino, 2005.

[5] Per una visione esaustiva vedi Michele Santoro, Biblioteche e innovazione. Le sfide del nuovo millennio, Milano, Editrice Bibliografica, 2006.

[6] Le biblioteche come comunità di pratiche e/o comunità di apprendimento? Per un'approfondimento sulle dinamiche vedi Antonio Calvani, Reti, comunità e conoscenza. Costruire e gestire dinamiche collaborative, Trento, Erickson, 2005.

[7] Giovanni Solimine, Verso una biblioteconomia 2.0?, "Bollettino AIB", (2007), 4, p. 433.

[8] Domenico Bogliolo , Lo spazio non fisico della biblioteca. "Bibliotime", 3, 3, novembre 2000 , <http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-iii-/bogliolo.htm>.

[9] Patrizia Lucchini, La formazione dell'utente, Milano, Editrice Bibliografica, 2007.

[10] Per una panoramica sull'offerta formativa delle biblioteche pisane vedi Patrizia Lùperi, Crediti liberi e tirocini nelle biblioteche dell'Università di Pisa. Seminario AIB: Apprendere nelle biblioteche toscane, Pisa 25 settembre 2006, <http://www.biblm1.unipi.it/doc/Apprendere.swf>.

[11] Mario Rotta, Editoriale, "Form@re", 2, febbraio 2002, <http://formare.erickson.it/archivio/febbraio/editoriale.html>.

[12] La Trinity University di San Antonio (Texas) ha lanciato un piano per innalzare anche il successo accademico attraverso l'information literacy: "Expanding Horizons. Using Information in the 21st Century", che rientra nel programma decennale di miglioramento della qualità dell'ateneo. Cfr. <http://www.trinity.edu/departments/academic_affairs/qep/index.htm>.

[13] Pat Dixon, Il ruolo del bibliotecario nei processi di apprendimento, "Biblioteche oggi", 18 (2000), 10, p. 60-72.

[14] Programma della settimana pisana di Jerome S. Bruner: <http://www.unipi.it/ateneo/comunica/eventi/archivio/giugno/bruner.htm_cvt.htm>.

[15] Giovanni Solimine, La biblioteca e la rete nella società dell'apprendimento, in L'organizzazione del sapere. Studi in onore di Alfredo Serrai, a cura di Maria Teresa Biagetti, Milano, Sylvestre Bonnard, 2004, p. 405-420.

[16] La maggior parte delle ricerche in atto nei vari paesi riguardano il tutor; ad esempio: European Union, Evolution of the language, teacher/tutor's profile, European Union, 2007.

[17] Umberto Eco, Il nome della rosa, Milano, Bompiani, 1980.




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