«Bibliotime», anno XII, numero 1 (marzo 2009)

Precedente Home Successiva



Andrea Capaccioni

La Bibliografia e la Biblioteconomia: dinamiche recenti *



Nella prima parte di questo contributo proveremo a elaborare alcune osservazioni, prendendo in esame alcuni aspetti del rapporto tra Biblioteconomia e Bibliografia enumerativa, così come sono emersi dal corrente dibattito professionale. Nella seconda svilupperemo qualche spunto su uno dei temi più classici, ossia la relazione tra catalogo e repertorio. Nella terza parte, infine, proporremo una riflessione dedicata alla storia della Bibliografia. Non è scontato aggiungere a questa breve premessa che tematiche così complesse avrebbero bisogno di ben più ampi approfondimenti.

Il tema del rapporto tra Biblioteconomia e Bibliografia è presente nell'ambito della letteratura biblioteconomica italiana più recente. In questa sede prenderemo in esame le posizioni espresse da Giovanni Solimine nei due volumi dal titolo Introduzione allo studio della Biblioteconomia (1999) e La biblioteca: scenari, culture, pratiche di servizio (2004); inoltre, ci soffermeremo sulle voci Bibliografia e Biblioteconomia presenti nell'opera Biblioteconomia. Una guida classificata, diretta da Mauro Guerrini (2007) [1]. In generale, possiamo osservare che dalla lettura di questi contributi si ricava l'impressione che in Italia è la Biblioteconomia ad essere più attenta al suo rapporto con la Bibliografia. Un motivo potrebbe essere rintracciato nel fatto che la prima si è affermata come disciplina principale (mentre in altri paesi europei si sono create condizioni diverse), e pertanto sente il compito di confrontasi con le discipline affini. C'è poi una ragione che riguarda i confini della disciplina, e che si interroga su che cosa essa si deve occupare in modo specifico, su quali sono gli ambiti di studio e di applicazione comuni, etc.

Giovanni Solimine, al termine di un'attenta disamina della questione, propone di considerare le due discipline dal punto di vista del loro obiettivo comune: la mediazione tra utente e documento. In questo modo Bibliografia e Biblioteconomia appaiono meno distanti. Certo le differenze rimangono: la prima infatti elabora principalmente raccolte ideali di libri e documenti, e persegue l'intento di descrivere la "copia ideale", al fine di garantire una corretta individuazione della risorsa documentaria; la seconda invece si occupa di una raccolta concreta di oggetti, e predispone gli strumenti per un'analisi dell'esemplare posseduto (un libro a cui mancano delle pagine o che presenta note di possesso, etc.) dalla singola biblioteca.

I due ambiti disciplinari, come abbiamo visto, possono però essere considerati come "sfaccettature" di un'unica attività: la ricerca di documenti. La Bibliografia si caratterizzerebbe così come la disciplina che approfondisce tutte le fasi dell'individuazione dei documenti, mentre la Biblioteconomia si occuperebbe della loro localizzazione e gestione. Non siamo di fronte a una vera e propria diversità concettuale o delle tecniche, ma ad una differenziazione delle finalità.

Può essere utile far notare che, fino al XVII secolo, il termine bibliotheca designava sia i luoghi di conservazione e di fruizione dei libri sia le bibliografie. Furono diverse le cause che favorirono questa diversificazione terminologica, fra cui l'aumento dei documenti e la crescente richiesta di specializzazione [2]. Ancora oggi le biblioteche "fanno" bibliografia, si passi l'espressione, quando predispongono servizi di reference, di prestito interbibliotecario, sale consultazioni, etc. In altre parole, rintracciare le funzioni bibliografiche nelle attività della biblioteca è un altro modo della biblioteconomia italiana contemporanea per studiare il rapporto tra le discipline.

Anche nell'opera Biblioteconomia. Una guida classificata viene ripreso questo approccio, in particolare nella voce Bibliografia (Carlo Bianchini), che ha anche il merito di proporre un'analisi equilibrata del quadro italiano contemporaneo della disciplina (Luigi Balsamo, Attilio Mauro Caproni, Piero Innocenti, Alfredo Serrai, etc.), e nella voce Biblioteconomia (Alberto Salarelli). All'interno dell'attività bibliotecaria sono individuate, con un richiamo al concetto di "biblioteconomia bibliografica" di Alfredo Serrai, sia la componente bibliografica sia quella biblioteconomica.

Un tema classico nel rapporto tra Bibliografia e Biblioteconomia è quello del confronto tra scopi e funzioni del repertorio e del catalogo. Il catalogo è in perenne evoluzione, ma la sua attuale versione elettronica lo sta trasformando da mezzo di registrazione del posseduto a strumento di accesso alle risorse remote. Questi mutamenti influenzeranno anche le funzioni del repertorio bibliografico?

Secondo l'autorevole punto di vista di Donald W. Krummel, la distinzione tra i cataloghi che elencano specifiche copie e i repertori che elencano titoli (copie ideali) è diventata irrilevante e obsoleta. Grazie ai moderni mezzi di comunicazione, i record bibliografici possono essere liberamente intercambiabili e variamente disposti [3]. Possiamo considerarla una posizione condivisa? Nella biblioteconomia italiana registriamo una maggiore prudenza, accompagnata da un'attenta analisi dell'evoluzione del settore.

Difatti, da una parte sono accettate le critiche alle rigide distinzioni tra catalogo/biblioteca e repertorio/bibliografia. Riccardo Ridi, ad esempio, propone una nuova tassonomia dei cataloghi e dei repertori: OPAC tradizionali, VRD, OPAC arricchiti [4]. Secondo Mauro Guerrini, con l'adozione del modello FRBR si avrebbe un catalogo in grado di presentare la risorsa documentaria dal punto di vista "bibliografico", mentre Paul G. Weston parla di un intreccio di relazioni tra la descrizione catalografica e quella bibliografica dal quale scaturisce il catalogo ipertestuale [5].

Dall'altra parte viene riproposta, anche recentemente, la differenza tra bibliografia e catalogo in quanto strumenti legati a fasi diverse (ricerca/individuazione) di una stessa attività. Il volume Biblioteconomia. Una guida classificata (2007), alla voce Bibliografia (Carlo Bianchini), ripropone, opportunamente alla comunità degli studiosi e dei bibliotecari italiani la definizione di Theodore Besterman: "Definiremo una bibliografia come un elenco di libri ordinato sulla base di un principio informatore costante" [6]. In questo modo si comprende bene che il catalogo è un'altra cosa, e cioè un'elencazione ordinata di notizie su risorse documentarie possedute (o rese accessibili) da una biblioteca.

In sintesi, sembra emergere la convinzione, da molti condivisa, che permanga la differenza tra i due strumenti (e dunque tra le due discipline), ma che - grazie soprattutto alle nuove tecnologie - sono state introdotte nuove potenzialità e possibilità di interoperabilità che il mondo delle biblioteche ha l'obbligo di sfruttare, anche in ottemperanza della quarta legge di Ranganathan che invita a risparmiare il tempo del lettore.

Lasciamo per l'ultima parte uno spunto dedicato alla storia della Bibliografia. Non esiste storia che non sia stata riscritta. Non solo perché incalzano nuovi avvenimenti, ma soprattutto perché si rileggono quelli passati. Per la storia della Bibliografia questo processo di ripensamento si è interrotto. In Italia l'ultimo tentativo, pur di grande qualità, è stato compiuto da Luigi Balsamo: la prima edizione della sua Bibliografia. Storia di una tradizione risale al 1984, anche se ha avuto in seguito edizioni aggiornate. La ragione è intuibile. La Bibliografia è strettamente legata alla cultura di una civiltà, al modo con cui si diffonde il sapere, come si educa, come si comunica in ambito accademico e intellettuale. La crescita degli approfondimenti in questi ambiti (si pensi alla nascita degli studi culturali, ai contributi di storia della comunicazione, etc.) è stata, negli ultimi anni, esponenziale. D'ora in poi la storia della Bibliografia potrà essere raccontata da équipe di specialisti, oppure seguirà la via dell'analisi per temi.

Per comprendere questo secondo tipo di approccio proporremo un esempio. Se si osserva con attenzione l'intero sviluppo delle pratiche bibliografiche dalle origini ad oggi, si potrà cogliere una tendenza nell'evoluzione del lavoro del bibliografo. Dalle singole bibliografie si passa, nel transito tra XIX e XX secolo, a un organizzazione bibliografica nazionale e internazionale. Secondo Jesse H. Shera, nel passato c'erano solo imprese bibliografiche non strutturate [7]. Si era verificato un processo di generazione spontanea, piuttosto che un'azione coordinata guidata da decisioni prese in base alla capacità di valutare le risorse e i bisogni bibliografici esistenti. Tutto ciò ha prodotto alcuni repertori eccellenti ma inadeguati, in un arco di tempo più esteso, ad affrontare l'evoluzione dell'universo bibliografico.

In altri termini, il lavoro bibliografico era stato svolto, almeno fino al secolo XIX, da singoli studiosi, ma già al termine di quello stesso secolo, a fronte dell'aumento delle produzioni editoriali nazionali e della crescente esigenza di specializzazione, si erano diffuse le prime idee di un sistema bibliografico organizzato (Paul Otlet, Henri La Fontaine). Il Novecento, a partire dal 1929 con il Congresso mondiale delle biblioteche e di bibliografia, segna l'inizio di una riflessione sistematica sulla cooperazione bibliografica. Il futuro sarà caratterizzato da una più ampia accezione di "universo bibliografico", che sta diventando uno spazio di incontro tra editori, librai, produttori di banche dati, bibliotecari e utenti. Il controllo bibliografico diventerà sempre più aperto alla collaborazione, decentralizzato, basato sul web [8].

Un episodio paradigmatico di questo mutamento del lavoro bibliografico si può rintracciare nella vita di Theodore Besterman [9]. Besterman fin dal 1935 aveva cominciato a pensare ad una bibliografia di bibliografie (A world bibliography of bibliographies) ispirata al Catalogus di Antoine Teissier (Genève, 1686) e alla più moderna Bibliotheca bibliographica (Leipzig, 1866) di Julius Petzholdt. Lo studioso voleva dimostrare che era ancora possibile lavorare come i grandi bibliografi del passato, con un intenso lavoro personale di consultazione di migliaia di volumi presso la British Library e altre biblioteche inglesi ed europee, ed elaborando una ambiziosa organizzazione alfabetica per soggetto del materiale. I responsabili editoriali della Oxford University Press rifiutarono però la pubblicazione del A World bibliography of bibliographies, in quanto ritennero che un repertorio del genere non poteva essere adeguatamente realizzato da un singolo autore. Besterman pubblicò lo stesso i volumi a sue spese tra il 1939 e il 1940 (prima edizione), ma il rifiuto degli editori rende bene l'idea di un nuovo modo di intendere il lavoro bibliografico.

Andrea Capaccioni - Università degli Studi di Perugia, e-mail: capaccioni@libero.it


Note

* Questo articolo riprende il testo della relazione tenuta in occasione del Seminario La bibliografia nel mondo digitale, Modena, Biblioteca della Fondazione San Carlo, 16 dicembre 2008.

[1] Giovanni Solimine, Introduzione allo studio della Biblioteconomia, Manziana, Vecchiarelli, 1999; p. 42-43; 46-49; Id. La biblioteca: scenari, culture, pratiche di servizio, Roma-Bari, Laterza, 2004, in particolare il capitolo 4, L'organizzazione e la diffusione dell'informazione, p. 96-128); Biblioteconomia. Una guida classificata, diretta da Mauro Guerrini, Milano, Editrice Bibliografica, 2007, in particolare le voci Bibliografia curata da Carlo Bianchini (p. 74-91 ) e Biblioteconomia curata da Alberto Salarelli (p. 147-162).

[2] Giovanni Solimine, La biblioteca, cit., p. 96 ss.

[3] Donald W. Krummel, Bibliographies. Their aims and methods, London, New York, Mansell, 1984, p. 42.

[4] Si veda ad esempio Riccardo Ridi La biblioteca come ipertesto, Milano, Editrice Bibliografica, 2007, p. 196 e in modo più ampio il paragrafo 2.9, OPAC e portali.

[5] Cfr. Stefano Gambari - Mauro Guerrini, Definire e catalogare le risorse elettroniche, Milano, Bibliografica, 2002; Paul G. Weston, Gli strumenti della cooperazione in rete. Dal catalogo elettronico ai sistemi della ricerca interdisciplinare, Napoli, Cliopress, 2003, p. 48, <http://www.fedoa.unina.it/33/1/Weston.pdf>.

[6] Theodore Besterman, Origini della bibliografia, a cura di Andrea Capaccioni, Firenze, Le Lettere, 2008, p. 39.

[7] Si veda Jesse H. Shera, Libraries and the organization of knowledge, London, Crosby Lockwood, 1966.

[8] Si veda Mauro Guerrini, Il controllo bibliografico come servizio nazionale, intervento tenuto al 55° Congresso nazionale AIB. Servizio bibliotecario nazionale: gli strumenti. Controllo bibliografico, Firenze, 29-31 ottobre 2008, ora in "AIB notizie", 21 (2009), n. 1, <https://www.aib.it/aib/editoria/n21/0108.htm3>; IFLA Working Group on National Bibliographies, Guidelines for national bibliographies in the electronic age, editor Maja Žumer, draft 2008, <http://www.ifla.org/VII/s12/guidelines-national-bibliographies-electronic-age.pdf>; On the record. Report of the Library of Congress working group on the future of bibliographic control January 9, 2008, <http://www.loc.gov/bibliographic-future/news/lcwg-ontherecord-jan08-final.pdf>.

[9] Andrea Capaccioni, Introduzione, in Theodore Besterman, Origini della bibliografia, cit., p. 7-8.




«Bibliotime», anno XII, numero 1 (marzo 2009)

Precedente Home Successiva


URL: http://static.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xii-1/capaccio.htm