«Bibliotime», anno XIX, numero 3 (novembre 2016)

Precedente Home Successiva



Federica Rossi

Per i beni culturali d'Ateneo. Riflessioni e prospettive



Abstract

A unified and interconnected vision of the cultural heritage is not new but very important topic in today's world. It seems that the context is sufficiently mature and structured to initiate a broad reflection on the cultural heritage of University of Bologna and to insert it, divided into concrete projects, among the objectives to be asked in our immediate future. Connect the heritage of libraries, archives and museums, in fact, making explicit the relationships between individual documents or entire collections would offer to the user, whether he is a scholar, student or simply curious, a window on the complex of existing and available sources, making search easier and less tortuous.

1. Il contesto [1]

L'utilità per la ricerca, la conoscenza e la memoria di una visione unitaria e interconnessa dei beni culturali, oltrepassando la divisione, spesso presente anche all'interno dello stesso ente d'appartenenza, degli istituti culturali (biblioteche, archivi e musei appunto), è tema, se non nuovo [2], certo oggi all'attenzione della nostra comunità professionale.

Personalmente ho avuto modo di approfondirlo in tutti e tre gli ambiti di cui mi sono occupata dentro e fuori l'Ateneo di Bologna: come responsabile gestionale di una biblioteca umanistica, che ha arricchito il proprio patrimonio, soprattutto negli ultimi anni, per lasciti o acquisti di importanti 'archivi culturali' [3]; come coordinatore del gruppo interistituzionale su "Politiche di acquisizione, conservazione e scarto" [4], che, nella cornice della nuova Città Metropolitana, ha avviato il progetto di redazione della "carta delle collezioni" per le biblioteche bolognesi; infine come presidente della Sezione regionale AIB, che ha realizzato, insieme con ANAI e ICOM, il MAB (Musei Archivi Biblioteche) Emilia-Romagna [5].

Soprattutto la possibilità, che queste esperienze hanno favorito, di un largo confronto con colleghi impegnati nei diversi ambiti culturali, ha confermato e rafforzato l'idea che professionalità tradizionalmente distinte possano oggi lavorare insieme e che la moderna tecnologia informatica possa aiutarci ad esplorare nuove frontiere per connettere e valorizzare le nostre collezioni.

Prova recente ne siano la qualità innovativa degli interventi e la larghissima partecipazione di pubblico alle due giornate bolognesi Archivi di persona, memoria, rappresentazione e ricerca [6] e Fondi e collezioni di persona e personalità negli archivi, nelle biblioteche e nei musei [7], che hanno coinvolto bibliotecari, archivisti e operatori dei musei in uno scambio di vedute, progetti e buone pratiche.

E, aggiungo, se oggi l'istanza di collegare più ampiamente e in modo nuovo le risorse è fortemente sentita dagli 'addetti al settore', credo che, seppur in maniera meno esplicita, sia condivisa anche dai fruitori delle nostre istituzioni, abituati dai motori di ricerca all'illusione di poter usare un unico punto di accesso per soddisfare i propri bisogni informativi e, di conseguenza, spesso disorientati dalla pluralità e diversità degli strumenti da impiegarsi per l'esplorazione delle collezioni conservate in biblioteche, archivi e musei.

Molto probabilmente si può individuare come uno dei fattori determinanti per questo allargamento di vedute l'esigenza di conservare, valorizzare e studiare i complessi culturali del Novecento. Va, infatti, rilevato che i nostri istituti vengono progressivamente sempre più coinvolti nella gestione di collezioni contemporanee, che assommano in sé risorse bibliografiche, documentarie e finanche museali: nuclei di libri tra le cui pagine si rinvengono lacerti di archivi; oggetti di famiglia e, a volte, arredi donati insieme con le carte; taccuini manoscritti, bozze di stampa, ma anche floppy disk, cd-rom e computer interi sono oggi riversati non solo in biblioteca, ma anche in archivi e musei, a futura memoria di personaggi di ogni ambito e levatura.

Queste nuove istanze, quindi, sono diventate punto d'attenzione sia nella letteratura professionale dell'ultimo decennio [8], sia per le istituzioni nazionali, come testimonia il recente Convegno Le Biblioteche anche come Musei: dal Rinascimento ad oggi [9], organizzato all'interno della cornice espositiva del progetto Spazi900 per approfondire, anche in prospettiva storica, il rapporto fra biblioteche, archivi e musei, tema che rientra appieno anche negli obiettivi della riforma del MIBACT del Ministro Franceschini.

La stanza di Elsa Morante ricostruita all'interno di Spazi900 (<http://www.bncrm.librari.beniculturali.it/index.php?it/882/spazi900-la-stanza-di-elsa>)

E, se dovesse servire una conferma internazionale sull'importanza del tema, oltretutto in relazione pragmatica con la sopravvivenza stessa degli istituti culturali nella funzione di nodi strategici per l'informazione, la conoscenza e l'apprendimento [10], un'ottima sintesi sulla riflessione e progettazione fuori dall'Italia è offerta dal report IFLA Public Libraries, Archives and Museums: Trends in Collaboration and Cooperation [11] del 2008, ma la bibliografia di riferimento, anche più recente, è davvero sterminata. Come, quindi, poter dare concretezza a questa condivisa apertura di orizzonti?

2. Dati, dati, dati

Anche se appare antiquato parlare di 'recupero del pregresso' – imperativo categorico degli anni '80 ai '90, quando l'informatica, in fase pionieristica, ha iniziato a dar vita ai primi esperimenti di cataloghi on-line – ancora oggi le nostre realtà culturali stentano a mettere a disposizione dei propri fruitori, soprattutto se non presenti in loco, le informazioni complete di tutto il proprio patrimonio.

Su questo punto, la condivisione tra biblioteche, archivi e musei, soprattutto se di medie o grandi dimensioni, si concretizza da sempre su una frustrazione comune: non riuscire a rappresentare completamente la propria ricchezza. Due, a mio avviso, le dimensioni del problema: da un lato l'ampiezza del posseduto, sia delle raccolte storiche sia di quelle correnti, spesso accresciute non tanto dagli acquisti di nuovi documenti, quanto dall'ingresso, come si diceva, di intere collezioni – in genere molto corpose – impossibili da gestire tempestivamente; dall'altro la difficoltà di trattare quelle tipologie di materiale che, tradizionalmente, non costituiscono il nucleo fondante dei nostri istituti.

Penso siano sufficienti pochi esempi, in ambito bibliotecario, per rappresentare le difficoltà qui esposte. Se oggi, la vetrina delle nostre biblioteche è il catalogo in linea, l'opac o gli opac che implementiamo quotidianamente, bastano pochi dati per farci capire che non è vero che "solo quello che è in rete esiste", come vorrebbe l'assunto scaturito dalla falsa percezione che le ricerche 'tipo google' restituiscano sempre la giusta e unica risposta possibile ai nostri bisogni informativi.

Il raffronto tra il posseduto delle biblioteche bolognesi censito dal catalogo del polo SBN [12], ad esempio, e i 'numeri' della sola Biblioteca Universitaria [13] offre già un dato chiaro su quanto lavoro ci sia da fare, come ribadito anche da Alberto Petrucciani nell'intervento presentato alla Conferenza nazionale "1986-2016: 30 anni di biblioteche in rete" [14]. E la situazione certo non è diversa negli archivi di Stato, in quelli comunali o nelle pinacoteche, dove, tra l'altro, l'inventariazione dei beni ha avuto sempre una finalità più conservativa che di rappresentazione per il pubblico.

Questo dato si accentua ancora di più se consideriamo le collezioni speciali: archivi nelle biblioteche, libri nei musei e così via. Non sempre, infatti, nelle istituzioni culturali sono presenti tutte le professionalità necessarie e gli strumenti di gestione più appropriati al trattamento di materiali 'altri'. Ad esempio al censimento sommario effettuato nel 2015 sugli archivi depositati presso le biblioteche dell'Ateneo (esclusa l'Universitaria), è emerso che degli oltre quaranta fondi presenti, sono pochissimi quelli muniti di strumenti di corredo digitali, anche in considerazione della difficoltà di inserire le notizie archivistiche nel catalogo bibliografico, poco adatto ad essere implementato con questo genere di informazioni.

Alla luce delle considerazione finora esposte, per la nostra realtà universitaria parrebbe dunque auspicabile, come primo passo, investire risorse sulla descrizione di tutte le raccolte che non hanno ancora una rappresentazione in rete e sulla loro digitalizzazione, creando una sinergia con l'Archivio storico dell'Università, da estendere anche al Sistema museale, per stabilire 'come' e 'dove' descrivere e conservare questo genere di materiale.

3. Collegare le collezioni

Altro aspetto rilevante è quello dell'interconnessione tra le diverse risorse disponibili e tra queste e gli utenti, per facilitare l'accesso all'informazione. A livello nazionale una realizzazione di ampio respiro, anche perché in collegamento con Europeana, è rappresentato dal portale Culturaitalia [15], che aggrega dati da Sbn [16], San [17] e Museiditalia [18]. Su questo versante, se l'Ateneo di Bologna è presente con le proprie risorse bibliografiche, cartacee e digitali, in virtù dell'adesione ab origine a Sbn, minima è la presenza negli altri settori culturali.

Collegare le collezioni, invece, esplicitando i rapporti tra singoli documenti o intere raccolte, conservate in sedi e istituti differenti, offrirebbe al fruitore, sia egli studioso, studente o semplice curioso, una finestra sull'universo complesso di fonti esistenti e disponibili, rendendo i percorsi di ricerca più agevoli e meno tortuosi.

E questo prevede di estendere a più ampio raggio la collaborazione dai settori d'Ateneo alle altre istituzioni cittadine, in prima battuta, via allargando il panorama. Pensiamo, ad esempio, all'intreccio strettissimo tra storia dell'Ateneo e storia di Bologna, le cui tracce sono disseminate in tutti gli istituti culturali della città.

Anche solo seguendo le tracce di uno dei personaggi illustri a cui Bologna diede i natali, Ulisse Aldrovandi, ci si potrà rendere conto della complessità dell'universo di risorse che lo riguarda. Egli, infatti, naturalista e botanico, è autore di manoscritti e di opere a stampa pubblicate tra fine del '500 e inizio del '600, disponibili nella Biblioteca digitale d'Ateneo e in esemplari cartacei conservati presso la Biblioteca Universitaria, dove si trova gran parte della sua personale biblioteca, anche se esemplari a stampa delle sue opere e l'estesa bibliografia sulla sua figura appaiono disseminati in tante biblioteche d'Ateneo.

Egli fu, altresì, collezionista e creatore di uno dei primi musei di storia naturale, la cui mirabile collezione, comprensiva anche di molti legni da cui trasse le eccezionali xilografie usate per le sue pubblicazioni, è visibile nel Museo universitario di Palazzo Poggi, mentre le foto dell'antico allestimento del Museo sono consultabili presso l'Archivio storico dell'Ateneo.

Uscendo dalla cerchia strettamente accademica, troviamo ritratti del naturalista in numerose carte manoscritte, ora digitalizzate, della Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, insieme con volumi con firma autografa, probabilmente derivanti dalla sua stessa biblioteca, e una cospicua collezione di cartoline storiche della Piazza bolognese intestata al grande naturalista, di immagini di monumenti e di opere d'arte per celebrarne la statura intellettuale.

Ci fermiamo qui, anche se, con una mirata ricerca in rete, potremmo trovare decine di altre fonti, in parte uniche, per completare la mappa dell'universo Aldrovandi.

Proprio nella capacità di organizzare l'informazione e creare mappe di dati autorevoli risiedono, a mio avviso, parti importanti delle professionalità distintive di bibliotecari, archivisti e operatori dei musei; vanno quindi valorizzate e difese come sottolineato da più voci nel Convegno Bibliotecari al tempo di Google. Profili, competenze, formazione [19]. In questa edizione 2016 dell'annuale consesso di bibliotecari si è parlato molto di patrimonio culturale, di condivisione e cooperazione, di interoperabilità, come, suppongo, se ne parlerà nel prossimo, in programma per marzo 2017, dal titolo La biblioteca aperta. Tecniche e strategie di condivisione [20].

A volte con il ricorso alla collaborazione con Wikimedia, a volte tramite pagine di sintesi, compilate da ricercatori o colleghi, si è riusciti a dare ragione dello spessore e dell'articolazione delle fonti disponibili, ma certo, se è possibile per grandi personaggi o eventi, è difficile pensare questo intervento manuale applicato a tappeto. Pensiamo solo alle connessioni esistenti, ma difficilmente esplicitabili attraverso i tradizionali cataloghi, tra possessori dei fondi bibliografici delle nostre biblioteche dell'Università, carriere studentesche, fascicoli dell'archivio docenti, carteggi, fotografie: tutte fonti e informazioni necessarie per la ricerca e l'esplorazione culturale.

4. Usare il web di dati per collegare le collezioni

E, giungendo alle ultime riflessioni di questo contributo, ritengo che non possa mancare un accenno al terzo passaggio che connette i primi due ed è indispensabile alla realizzazione di qualunque progetto su vasta scala: sviluppare, con progetti concreti, le potenzialità della rete e del web semantico. Come, infatti, poter dare in rete una rappresentazione chiara e il più possibile onnicomprensiva delle risorse e delle loro connessioni?

La storia, come si sa, insegna che ogni progresso è frutto dell'evoluzione degli strumenti della ricerca e dei prodotti che da essa scaturiscono. Tra manoscritti e incunaboli non si rilevano grandi differenze di impaginazione e di formato, ma il libro tipografico, di pari passo con l'evoluzione della tecnica della stampa, è diventano un prodotto veramente nuovo, diverso non solo nella struttura, ma anche come strumento di diffusione delle informazioni.

Altrettanto è avvenuto quando l'informatica è stata usata per automatizzare i cataloghi cartacei delle biblioteche, intervento pionieristico, grandissima innovazione per il tempo, ma che oggi appare come l'incunabolistica del settore. L'automazione è diventata rete di informazioni e, ora, il web si avvia a diventare rete di dati, combinabili e riutilizzabili.

Nuovamente, quindi, gli istituti culturali debbono cogliere l'opportunità di essere ambito privilegiato di applicazione delle più moderne tecnologie al servizio della propria missione culturale, accogliendo i cambiamenti, anche concettuali, che queste possono introdurre. La materia non è per principianti [21], e per quanto gli operatori culturali possano essere pratici di informatica, anche in questo caso è d'obbligo ricorrere ad altre professionalità specifiche. In particolare a coloro che si occupano di digital humanities [22], campo di ricerca che coniuga informatica e discipline umanistiche, appunto, per "produrre applicazioni e modelli che rendano possibili nuovi tipi di ricerca" [23] e che, quindi, contribuiscano alla conoscenza.

Questa collaborazione, declinata nell'esplorazione delle potenzialità del web di dati, dopo una fase di studio, comincia a dare i primi risultati [24] anche se, come manifestato anche dal contributo Verso l'integrazione tra archivi, biblioteche e musei. Alcune riflessioni [25] sull'esperienza del MAB in Toscana, la rilevanza di questi progetti fatica ad essere percepita a livello istituzionale e, per evidenziarla, si auspica un coinvolgimento più diretto da parte degli istituti centrali dello Stato.

In questa direzione si sta muovendo, ad esempio, l'Iccu, che ha costituito un gruppo di lavoro [26] per la definizione di un "prototipo di sperimentazione dei dati del patrimonio informativo delle biblioteche della rete SBN in LOD (Linked Open Data)" [27] da estendere poi alle altre realtà culturali come sostenuto proprio in questi giorni, in occasione di Pubblico dominio #open festival [28], nell'intervento Quale futuro per i dati di biblioteche e musei? Linked Open Data e Open Data. Da SHARE Catalogue ai cataloghi piemontesi [29].

Per quanto ci riguarda da vicino, gli strumenti e le riflessioni delle digital humanities per i beni culturali hanno già avuto un'applicazione sperimentale all'interno dell'Alma Mater. Il progetto Zeri & lode [30] è stato frutto della collaborazione tra la Fondazione Federico Zeri e un team di informatici ed esperti in digital humanities dell'Ateneo di Bologna, e ha realizzato l'adeguamento dei dati del catalogo Fototeca Zeri in LOD, rendendoli accessibili, rintracciabili e riusabili secondo le esigenze del nuovo web semantico. Da questa prima esperienza, quindi, si può partire per estendere il modello anche alle altre realtà culturali dell'Ateneo.

Concludendo, pare oggi che il contesto sia sufficientemente maturo e articolato per avviare una riflessione ampia sul patrimonio culturale d'Ateneo e per inserirla, declinata in progetti concreti, tra gli obiettivi da porsi nel nostro immediato futuro, anche in relazione all'imminente accorpamento tra l'Archivio Storico dell'Università e la Biblioteca Universitaria.

E piace terminare con una frase del passato, che, pur se pensata in ragione dei libri cartacei, ben si adatta a sintetizzare la missione di tutti i nostri istituti culturali, da intendersi come "[...] dominio pieno di mistero dal quale attingiamo a una realtà più profonda: dalla polvere del passato ricaviamo ragioni del presente; ciò che pareva immobile, consegnato all'inerzia del già vissuto, si modifica secondo le nostre prospettive di oggi [...]; è il mutamento in ciò che continua, [...] è l'apertura verso qualche cosa che attraversa il tempo e i suoi confini lineari" [31].

Federica Rossi, Biblioteca "Ezio Raimondi" - Università di Bologna, e-mail: federica.rossi@unibo.it


Note

[1] Il presente articolo è frutto di una rielaborazione della relazione presentata in occasione dell'Incontro annuale dei Comitati scientifici del Sistema Bibiliotecario dell'Ateneo di Bologna, tenutosi il 2 dicembre 2016: <http://www.sba.unibo.it/it/bacheca/eventi/incontro-annuale-dei-comitati-scientifici-delle-biblioteche-dello-sba>.

[2] Cfr. Rosaria Campioni, Una missione comune, "IBC", 19 (2011), 1, disponibile anche on-line <http://rivista.ibc.regione.emilia-romagna.it/xw-201101/xw-201101-a0003/ - null>.

[3] Secondo la definizione cara a Luigi Crocetti per definire i fondi personali, costituiti da libri, carte, oggetti, ecc., depositati presso istituti pubblici per volontà del possessore o dei suoi eredi.

[4] Maggiori informazioni alla pagina <http://www.sba.unibo.it/it/chi-siamo/progetti/progetti-in-corso/per-una-carta-delle-collezioni-del-sistema-bibliotecario-metropolitano>.

[5] MAB <http://www.mab-italia.org/> è l'acronimo con cui AIB (Associazione Italiana Biblioteche), ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana) e ICOM Italia (International Council of Museum - Comitato Nazionale Italiano), nella primavera del 2011 (sviluppando un'iniziativa precedente avviata dalle loro Sezioni piemontesi), hanno dato vita a un coordinamento permanente per esplorare le prospettive di convergenza tra i mestieri e gli istituti in cui operano i professionisti degli archivi, delle biblioteche, dei musei.

[6] Organizzata da Fondazione Gramsci Emilia-Romagna e ANAI Emilia-Romagna, Bologna, Biblioteca "Ezio Raimondi", 12 ottobre 2016, <http://www.iger.org/agenda/archivi-di-persona-memoria-rappresentazione-e-ricerca-2/>.

[7] Organizzata da Commissione nazionale AIB Biblioteche speciali, archivi e biblioteche d'autore, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Dipartimento di Filologia classica e Italianistica e Dipartimento di Beni Culturali, Bologna, Biblioteca "Ezio Raimondi", 26 ottobre 2016, <http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/commissione-nazionale-biblioteche-speciali/2016/58455-fondi-e-collezioni-di-persona-e-personalita-negli-archivi-nelle-biblioteche-nei-musei/>.

[8] Basti citare: gli atti dei Convegni svolti a Ferrara in occasione del salone internazionale dell'arte del restauro, pubblicati annualmente da AIB tra il 2001 e il 2011, con il titolo Conservare il Novecento; il numero monografico della "Antologia Vieusseux" dal titolo Collezioni speciali del Novecento. Le biblioteche d'autore, n. 41-42 (maggio-dicembre 2008); Archivi di persona del Novecento. Guida alla sopravvivenza di autori, documenti e addetti ai lavori, a cura di Francesca Ghersetti e Loretta Paro, Treviso, Fondazione Benetton Studi Ricerche, 2012.

[9] Roma, Biblioteca Nazionale Centrale, 16-17 novembre 2016, <http://www.bncrm.librari.beniculturali.it/index.php?it/790/eventi/529/le-biblioteche-anche-come-musei-dal-rinascimento-ad-oggi>.

[10] Cfr. John Palfrey, Bibliotech. Perché le biblioteche sono importanti più che mai nell'era di Google, Milano, Bibliografica, 2015, in particolare il cap. 7: Conservazione: collaborazione non competizione, per preservare la cultura, p. 151-163.

[11] Alexandra Yarrow - Barbara Clubb - Jennifer-Lynn Draper, The Hague, IFLA Headquarters, 2008, <http://www.ifla.org/files/assets/hq/publications/professional-report/108.pdf>.

[12] Cfr. Statistiche Polo Ubo Sbn 2015, <http://sbn-ubo.unibo.it/statistiche/statistiche-gestionale-sol-1/>.

[13] Cfr. <http://www.bub.unibo.it/it-it/patrimonio-bibliografico/consistenza.aspx?idC=61661&LN=it-IT>.

[14] Organizzata da ICCU, Roma, Biblioteca Nazionale Centrale, 1 aprile 2016 . Per un resoconto dettagliato cfr. Fiammetta Sabba, Pensare a SBN e ripensare SBN; Simona Turbanti, Il "catalogo della cooperazione": la strada per un rilancio del Servizio bibliotecario nazionale, "Bibliothecae.it", 5 (2016), 2, rispettivamente alle p. 1-6 e 401-431.

[15] <http://www.culturaitalia.it/opencms/index.jsp?language=it>.

[16] Servizio Bibliotecario Nazionale <http://www.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/free.jsp>.

[17] Sistema archivistico nazionale <http://san.beniculturali.it/web/san/home>.

[18] Portale dei musei <http://www.culturaitalia.it/opencms/museid/index_museid.jsp?language=it>.

[19] Milano, Fondazione Stelline, 17-18 marzo 2016. Le relazioni sono state raccolte a cura dell'Associazione Biblioteche Oggi e pubblicate dall'Editrice Bibliografica.

[20] <http://www.convegnostelline.it/>.

[21] Cfr. Mauro Guerrini - Tiziana Possemato, Linked data per biblioteche, archivi e musei. Perché l'informatica sia del web e non solo nel web, Milano, Bibliografica, 2015.

[22] Il quarto Convegno annuale dell'AIUCD (Associazione per l'informatica umanistica e la cultura digitale), Digital Humanities e beni culturali: quale relazione?, Torino, 17-19 dicembre 2015,

<http://www.aiucd.it/digital-humanities-e-beni-culturali-quale-relazione-quarto-convegno-annuale-dellaiucd/> è stato dedicato proprio ad indagare la relazione tra DH e il vasto ambito dei beni culturali, linea di ricerca che è aperta sin dalla nascita di queste discipline.

[23] Definizione tratta dal sito del Centro di risorse per la ricerca multimediale dell'Ateneo di Bologna, <http://www.crrmm.unibo.it/competenze>. Cfr. Anne Burdick [et al.], Umanistica_digitale, Milano, Mondadori, 2014; Marilena Daquino - Francesca Tomasi, Digital Humanities e Library and Information Science. Attraverso le lenti dell'organizzazione della conoscenza, "Bibliothecae", 5 (2016), 1, p. 130-150, DOI <10.6092/ISSN.2283-9364/6109>.

[24] Mentre i laboratori e gruppi di studio sono diffusissimi in tutto il mondo ed è impossibile darne conto in questa sede, esempi concreti di realizzazioni in ambito straniero sono Europeana <http://labs.europeana.eu/api/linked-open-data-introduction>, Wikidata <https://www.wikidata.org/wiki/Wikidata:Main_Page> e progetti di realtà nazionali (British Library <http://bnb.data.bl.uk/>, Bibliothèque Nationale de France <http://data.bnf.fr/>, Biblioteca Nacional de España <datos.bne.es>, OCLC WorldCat <https://www.oclc.org/developer/develop/linked-data.en.html>). Per l'Italia sono stati recentemente presentati interessanti progetti tra i quali MINERV@ del Museo Galileo <https://datahub.io/organization/museogalileo> e ShareCatalogue delle Università della Campania, Basilicata e Salento <http://catalogo.share-cat.unina.it/sharecat/clusters>. Per una panoramica sulle possibilità di applicazione di un modello ontologico per i beni culturali cfr. il recente saggio di Maria Teresa Biagetti, Un modello ontologico per le integrazioni delle informazioni del patrimonio culturale: CIDOC-CRM, "Jlis", 7 (2016), 3, DOI <104403/jlis.it-11930>.

[25] Silvia Bruni [et al.], "Jlis.it", 7 (2016), 1, DOI <10.4403/jlis.it-11482>.

[26] <http://www.iccu.sbn.it/opencms/opencms/it/main/attivita/gruppilav_commissioni/pagina_0005.html>

[27] Cfr. Margherita Aste - Maria Cristina Mataloni - Luca Martinelli, Linked data: il mondo di Internet e il ruolo delle biblioteche, degli archivi e dei musei, "DigItalia", 2015 <http://digitalia.sbn.it/article/view/1474/982>, p. 66.

[28] Torino, 29 novembre-3 dicembre 2016, <http://www.pubblicodominiopenfestival.unito.it/it>.

[29] <http://www.pubblicodominiopenfestival.unito.it/files/comunicato_lod.pdf>.

[30] <http://www.fondazionezeri.unibo.it/it/fototeca/fototeca-zeri/zeri-lode>.

[31] Ezio Raimondi, Le voci dei libri, a cura di Paolo Ferratini, Bologna, Il Mulino, 2012, p. 93.




«Bibliotime», anno XIX, numero 3 (novembre 2016)

Precedente Home Successiva


URL: http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xix-3/rossi.htm