«Bibliotime», anno XV, numero 2 (luglio 2012)

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Silvia Tecchio

La finestra sul cortile. Esperienze personali e riflessioni sulla formazione degli utenti in biblioteca



Abstract

Information Literacy is the set of skills needed to find, retrieve, analyze, and use information. Information literacy equips people with the critical skills necessary to become independent lifelong learners in the Information Age. The aim of this work is to propose some remarks, discussion, analysis and suggestions about information literacy starting from personal experience (my own experience). In fact, this approach allows to take a critical look at theoretical literature on the subject.

Alcuni anni fa insegnavo Materie letterarie ad una classe di 13 ragazze di un Centro di Formazione Professionale della provincia di Vicenza: studentesse di 14 anni, provenienti da situazioni familiari per lo più disastrate, con gravi problemi di comportamento, obbligate per legge ad andare a scuola fino a 15 anni, assolutamente ingestibili. Entrare in classe e riuscire almeno a fare l'appello era già una conquista, figurarsi parlare di grammatica o di storia o di geografia. Chi sembrava più tranquilla, in realtà stava dormendo! e non sto scherzando. Comunque, un giorno portai a scuola due libricini sottili di una collana per adolescenti, mostrai le copertine e senza spiegare perché, chiesi loro di sceglierne una.

Iniziai a leggere in mezzo alla solita baraonda, cercando il più possibile di dare un senso al testo, di modulare la voce, di far risaltare i dialoghi, insomma di far capire che si trattava di qualcosa di diverso dalla solita ora di lezione. Dopo un po' la prima fila cominciò a mostrare i primi segni di interessamento: qualcuna si svegliò, altre iniziarono ad ascoltare disegnando, qualcuna cercò di zittire le compagne della seconda fila. Alla fine si sentiva solo la mia voce.

Alla campanella chiusi il libro e me ne andai. Così, ogni settimana, dedicavo un'ora alla lettura e ottenevo un'ora di silenzio. A loro non chiedevo nulla. La faccenda suscitò in loro una certa curiosità: mi chiesero dove avrebbero potuto trovare quel libro (l'ora non bastava più), se c'erano altri libri "così". Qualcuna nominò la parola biblioteca... e – magia – qualcuna ci andò sul serio! Non avevo creato un bisogno, ma avevo fatto emergere un bisogno, anzi, più di uno.

Certamente si potrebbe parlare a lungo dell'importanza della lettura ad alta voce, dei suoi effetti benefici che invogliano gli ascoltatori più refrattari ad avvicinarsi al libro, salvo poi scoprire che leggere per conto proprio non a tutti dà la stessa soddisfazione e gratificazione dell'ascolto. Per uditori di tre o di quindici anni, in molti casi, chi legge ad alta voce è un po' Grande Madre e Grandi Coccole, per semplificare l'amplissima letteratura sull'argomento. Tuttavia, quello che in queste mie confusionarie paginette mi interessa rilevare è che le richieste di quelle ragazze corrispondono, fondamentalmente, alle domande base dei nostri utenti, ovvero ai loro "bisogni informativi" elementari:

Da quell'esperienza emerge anche un altro elemento importante: il bisogno di autonomia nella ricerca, ovvero l'importanza per l'utente di acquisire le competenze necessarie e una conoscenza sempre più approfondita degli strumenti disponibili per condurre una ricerca senza "chiedere aiuto". E, aggiungerei, di essere in grado di "chiedere aiuto" in modo consapevole e produttivo [3].

Poiché da piccola volevo lavorare in biblioteca, lasciai la strada dell'insegnamento [4] e cominciai a lavorare in una biblioteca pubblica di media grandezza (Torri di Quartesolo, VI); e dal momento che da grande volevo insegnare, iniziai a seguire la formazione degli utenti, nel senso più ampio del termine, dal Nido (Nati per leggere) fino agli adulti dell'Università Adulti/Anziani.

Naturalmente i contenuti e gli approcci didattici variavano a seconda delle fasce d'età (durante tutto l'anno si organizzavano incontri strutturati con gli studenti delle Materne, Elementari e Medie): dai giochi per imparare ad orientarsi in biblioteca e per sviluppare delle strategie di ricerca (alcuni esempi si possono trovare al link <http://biblioteche.provincia.vicenza.it/promo/promozione.htm>), ai corsi sull'uso degli opac, metaopac e motori di ricerca.

In seguito mi spostai all'università di Padova e lì entrai a far parte del gruppo di formatori della facoltà di Lettere, che da alcuni anni organizzava corsi strutturati a moduli con il riconoscimento di crediti formativi ("La biblioteca e le sue risorse", <http://www.maldura.unipd.it/lettere>). In particolare, sempre assieme ad almeno un'altra collega, mi occupavo di Banche Dati (piattaforma Erl) e di Bibliografia.

I corsi avevano un tetto massimo di partecipanti. La durata di ogni singolo modulo era, se non ricordo male, di 3 ore e si teneva in aule informatiche con un pc per ogni iscritto. Alla fine veniva consegnato agli studenti un questionario di gradimento. La partecipazione è sempre stata molto alta e il feedback molto positivo. Utilizzavamo presentazioni e facevamo molte esercitazioni in classe. Si cercava di utilizzare un metodo didattico che prediligesse la partecipazione attiva degli studenti rendendoli protagonisti del processo di apprendimento, anche chiamandoli alla "cattedra" per provare di persona ad effettuare le ricerche, a volte proposte dagli stessi studenti, o a scrivere una citazione bibliografica. La teoria veniva esposta nel corso della presentazione e spiegata con molti esempi. Nel modulo sulle banche dati, si dava ampio spazio alle strategie di ricerca per il recupero delle informazioni. Nel modulo sulle nozioni di bibliografia/stili citazionali, si seguiva il seguente percorso:

Alla fine di tutti i moduli, si svolgeva il test di verifica finale di cui riporto un esempio:

(<http://www.maldura.unipd.it/lettere/corso/materiali/miro.pdf>)

Ora lavoro all'Università di Bologna e anche qui ho partecipato attivamente ai corsi di formazione, da quelli di base per matricole fino a quelli più specialistici per dottorandi. E mi fermo qui perché mi sto già annoiando, tanto più che sull'information literacy si è scritto, si scrive e si scriverà ancora per molto, il problema casomai è dire qualcosa di nuovo. Cambiano gli strumenti a nostra disposizione per comunicare, aumenta la mole di informazioni, abbiamo a disposizione una variegata scelta di supporti e su queste cose certamente è meglio renderci abili il prima possibile. Quello che non cambia è la necessità di fare formazione, la necessità di usare certe strategie di comunicazione efficaci, di "imparare" ad insegnare, di saper organizzare.

Prendiamo, ad esempio, l'articolo di Paola Costanza Capitani Per una formazione di qualità [5] uscito su Biblioteche oggi dell'ottobre 1993, esatto, proprio 1993 (ma ne ho preso uno a caso sull'argomento e comunque in italiano), dove si parla dell'organizzazione dei corsi di formazione dei bibliotecari, ma con riflessioni e spunti assolutamente trasversali alla questione della formazione utenti.

Proseguiamo poi nella raccolta di articoli e volumi sulla formazione utenti [6] per arrivare al recente Information literacy in biblioteca. Teoria e pratica [7] di Laura Ballestra del 2011 (curiosità: provate a cercare lo stesso titolo in inglese…) passando per La formazione dell'utente : metodi e strategie per apprendere la biblioteca [8] di Patrizia Lucchini del 2007 ed ecco che sorgono spontanee alcune domande: perché è necessario ribadire ancora e ancora concetti simili? Cosa c'è che non funziona? Forse che tra bibliotecari non ci parliamo? Non ci raccontiamo le nostre esperienze, non impariamo dai nostri errori? Sembra che la storia si ripeta: qualcuno grida nel deserto, grida talmente forte che alla fine lo sentono e lo sentono in molti, però grida così forte che non si capisce quello che dice.

Vorrei fare qualche riflessione (ma non sarebbe male se una rivista digitale avesse anche una posta interattiva con il lettore). La formazione degli utenti è utile all'utente, ma lo è anche alla biblioteca perché, se fatta bene, crea fiducia nell'istituzione e nei suoi rappresentanti, si rende più visibile, attira nuovi utenti anche grazie al passaparola e via dicendo.

La formazione degli utenti così fondamentale è demandata all'iniziativa volontaria dei bibliotecari, raramente ha un coordinamento centrale, se è programmatica lo è a livello locale [9], spesso non tiene conto dell'importanza di "educarli fin da piccoli" e quindi manca di progettualità sul lungo periodo. Proprio a questo proposito, secondo me sarebbe molto importante che le biblioteche di ogni "ordine e grado" (ma molte già lo fanno), le scuole di ogni "ordine e grado" e tutte le realtà affini presenti sul territorio (ad esempio centri di formazione, Pro loco, istituti culturali etc.) diventassero punti di snodo di una grande rete collaborativa, mettendo a disposizione risorse (umane e non), competenze e materiali per un'ampia condivisione (e qui mi lancio sull'utopia pura) e per un progetto comune di lifelong learning della cittadinanza. Il massimo della democrazia.

Per riprendere una recente discussione della lista AIB CUR sulla formazione dei bibliotecari, è certamente vero che in Italia una preparazione specifica a livello universitario è relativamente recente, almeno rispetto ai colleghi di altre nazioni. Sarebbe comunque interessante capire quanto spazio viene dato alla preparazione specifica del bibliotecario formatore. Non sempre è possibile partecipare a corsi di formazione per bibliotecari o convegni o altri momenti di confronto e scambio in Italia e, a maggior ragione, all'estero. Non è raro il doverlo fare in modo autonomo prendendo ferie o permessi e aprendo il proprio personale portafoglio. Sembrerebbe quasi che la formazione sia un lusso più che un diritto e un dovere.

E ancora. Il bibliotecario in Italia non può svolgere attività di docenza e quindi, al momento, niente di quello che fa relativamente ai corsi all'utenza viene riconosciuto. Questo incide brutalmente sulla continuità di questo servizio, ma anche sulla qualità, perché, diciamola tutta, siamo essere umani e alle volte a far le cose per la gloria ci cala un pochino l'entusiasmo.

L'organizzazione di corsi all'utenza richiede collaborazione a più livelli, è un lavoro di gruppo che richiede sinergia e disponibilità, ma anche idee e proposte nuove, creatività. Ma anche è un impegno di tempo che spesso va oltre quello del cartellino/badge, è un impegno di studio per tenersi costantemente aggiornati. Però che soddisfazione quando tutto va bene e gli utenti tornano da voi perché di voi si fidano e perché riconoscono la complessità del vostro lavoro.

E le competenze nella ricerca bibliografica quando mai diventeranno parte del curriculum formativo dello studente? Hanno forse meno importanza delle competenze informatiche e linguistiche? In soldoni, è importante che io sappia usare il computer (ma in che modo?) e che sappia una lingua (ma siamo assolutamente d'accordo), ma non è importante che io sappia cercare materiali per una tesi di laurea o dottorato, o cercare un articolo o una legge per il mio lavoro e tutto ciò che ne consegue?

La "biblioteca amichevole" è anche quella che sa istruire i propri utenti partendo dai loro bisogni e quindi anche dalle diverse abilità e competenze. Gli utenti non dovrebbero mai scusarsi di chiedere al bibliotecario qualcosa per paura di disturbarlo. Quando fanno così è perché non hanno capito niente del nostro lavoro: ma chi è il responsabile di questa opinione falsata?

Immediatezza (just in time), ubiquità (in qualsiasi posto del mondo mi trovi), multimedialità (qualsiasi linguaggio e supporto), portabilità (qualsiasi software), interoperabilità (qualsiasi sistema), ma anche personalizzazione, diversificazione e ancora la logistica, la strumentazione e, davvero importante, la comunicazione e il marketing (già! anche quello) e l'elenco potrebbe continuare, sono tutti elementi da prendere in considerazione nella programmazione di corsi all'utenza.

Queste sono solo alcune delle riflessioni che si possono fare sull'argomento della formazione degli utenti. La sensazione è che vorremmo fare di più, ma non siamo nemmeno noi tanto convinti (qui la provocazione è davvero forte) di poterlo fare. Forse siamo proprio noi i primi a non riconoscerci come "professionisti dell'informazione" e a continuare un po' zoppicanti sulla strada del "fai da te". Eppure a guardare i progetti esistenti la realtà è ben diversa, peccato che siano ancora pochi e diffusi a macchia di leopardo sul territorio nazionale.

Ditemi che non è così!

Silvia Tecchio, Dipartimento di Paleografia e Medievistica - Università di Bologna, e-mail: silvia.tecchio@unibo.it


Note

[1] La stessa cosa sarebbe potuta accadere con un film, ad esempio o con una canzone o una fotografia.

[2] Naturalmente, trattandosi di opere di narrativa, la domanda nel caso specifico era riferita all'argomento del romanzo.

[3] A tutti sarà capitato un episodio simile: un giorno entrò nella biblioteca pubblica dove lavoravo una signora "nuova utente", che mi chiese un libro dove potesse trovare indicazioni sui prodotti per la pulizia della casa. Mentre in preda all'angoscia del bibliotecario fallito cercavo nella mia memoria dove potessi trovare tali informazioni, iniziai l'intervista di rito. Bene, la signora doveva partecipare ad una selezione per ausiliaria in una struttura sanitaria e le serviva un manuale per il concorso. L'utente spesso non sa esattamente cosa chiedere, anche perché non conosce il lavoro del bibliotecario oppure non lo ritiene in grado di rispondere alle sue richieste. Intanto mi ero conquistata la sua fiducia.

[4] Durante il quale tenni un Corso di aggiornamento ai colleghi insegnanti del liceo e dell'istituto tecnico commerciale di Arzignano sulla catalogazione su supporto informatico al fine di riorganizzare la biblioteca scolastica per la creazione di un catalogo unico della rete delle biblioteche vicentine (<http://www.rbsvicenza.org/>).

[5] Paola Costanzo Capitani, Per una formazione di qualità, "Biblioteche oggi", 9 (1983), p. 22-26.

[6] La letteratura sull'argomento è davvero molto vasta, mi limito qui ad accennare soltanto a qualche titolo tra i più conosciuti in Italia.

[7] Laura Ballestra, Information literacy in biblioteca. Teoria e pratica, Milano, Bibliografica, 2011.

[8] Patrizia Lucchini, La formazione dell'utente. Metodi e strategie per apprendere la biblioteca, Milano, Bibliografica, 2007.

[9] Si veda Alina Renditiso, L'information literacy nelle biblioteche universitarie italiane: i risultati di un'indagine comparati con le modalità di comunicazione del servizio sul web, "Bollettino AIB" 51 (2011), 3, p. 213-226.




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