«Bibliotime», anno XV, numero 3 (novembre 2012)

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Roberta Lauriola, Marialaura Vignocchi

ACNP, riviste scientifiche e valutazione della ricerca: un'integrazione possibile?



Abstract

With reference to the Italian National research Assessment Exercise (Valutazione della Qualit&agrave; della Ricerca. VQR 2004-2010), the paper intends to investigate the role libraries in general, and, in particular, ACNP (Italian <I>National Serials</I> Catalogue) could possibly play if integrated into the process for research management and assessment. Library professionals and quality bibliographic resources, such as library catalogues, might provide authoritative information as to the identification, the dissemination and usage of research outputs. In particular the paper suggests how ACNP could contribute valuable support to research management and assessment of Italian scientific serial publications if only a national coordination action would bring together the different actors involved into the process.

1. La valutazione della ricerca

La ricerca è stata sempre oggetto di valutazione, ma soprattutto nell'ultimo decennio, anche in Italia qualcosa è cambiato. Sono cambiati i soggetti e gli oggetti, è diverso l'uso che si fa dei risultati della valutazione e di conseguenza anche le procedure sono diventate più severe e rigorose.

L'accesso ai finanziamenti a sostegno della ricerca avveniva in passato prevalentemente attraverso processi di valutazione ex-ante e aveva come oggetto la proposta del progetto di ricerca. L'elenco delle pubblicazioni era a corredo, a garanzia cioè della produttività e della reputazione del ricercatore o del gruppo di ricerca che chiedeva una copertura finanziaria. Nella valutazione ex-ante nessuno si preoccupava di verificare che le pubblicazioni elencate nelle richieste fossero descritte in modo corretto e attendibile, tanto meno si sentiva la necessità di una loro classificazione di merito (rating). Non si aveva quindi la necessità di una validazione dei metadati.

La valutazione ex-post delle pubblicazioni veniva utilizzata in modo sistematico solo nel reclutamento per le posizione accademiche e per l'avanzamento di carriera dei ricercatori e dei docenti. Le strutture, le università e gli enti di ricerca non erano oggetto di valutazione in quanto i finanziamenti ordinari venivano erogati automaticamente e solo in base a dati di dimensione.

Con la riduzione delle risorse disponibili e l'affermarsi, già a meta degli anni '90, di una cultura della rendicontazione e della trasparenza, la valutazione ha riguardato sempre di più i risultati, e ad essere valutati sono state anche le università e gli enti di ricerca con le loro articolazioni scientifiche. Mentre esistono Paesi dove gli esercizi di valutazione sono realtà consolidate da decenni, in Italia si è attuata la prima valutazione nazionale solo nel 2004 con la VTR, che ha preso in considerazione la produzione scientifica del triennio 2001-2003. Nella VTR i prodotti presi a campione non superarono i 20.000 (18.508 a cui vengono tolti circa 1700 prodotti risultati duplicati) e come metodologia venne adottata la peer-review effettuata da panel suddivisi secondo le macro aree disciplinari del CUN [1].

In base a questa nuova cultura della rendicontazione e della performance una percentuale crescente dei fondi di finanziamento ordinario delle strutture viene a dipendere dai risultati e dalla qualità della ricerca e della didattica. In questo modo si dovrebbero individuare le eccellenze e si andrebbe a istituire un meccanismo premiante il merito evitando la dispersione a pioggia di finanziamenti sempre più ridotti e massimizzando il return on investment dello Stato. In questo contesto i prodotti della ricerca diventano un asset strategico per atenei ed enti di ricerca.

2. Valutazione della ricerca e biblioteche: "A tale of two cultures"

Cosa si intende per "prodotti della ricerca"? Il termine, volutamente generico, è stato scelto perché non sono oggetto di valutazione solo le pubblicazioni, ma anche i brevetti, i manufatti, i software, le banche dati, i disegni, le opere d'arte, le composizioni. Il grosso della produzione scientifica è comunque costituito dalle pubblicazioni, di cui la percentuale più numerosa è rappresentata dagli articoli in rivista [2]. Pertanto, ai fini dei processi legati alla valutazione della ricerca, diventa fondamentale classificare correttamente le tipologie delle pubblicazioni, verificarne l'esistenza, la loro identificazione certa, controllare le descrizioni bibliografiche, l'unicità delle registrazioni, la loro attribuzione agli autori affiliati ai vari enti.

Sembrerebbe opportuno il coinvolgimento del personale bibliotecario e il supporto di strumenti bibliografici aggiornati e controllati. Purtroppo in gran parte degli atenei, con poche note eccezioni come ad esempio l'Università di Trento [3], i bibliotecari non hanno mai avuto un ruolo nella gestione amministrativa della valutazione della ricerca, e per questo forse non sono stati coinvolti nella genesi degli applicativi ministeriali a supporto della rendicontazione e delle richieste di finanziamento, affidati ai consorzi storici di supercalcolo CINECA e CILEA-CASPUR.

Pertanto, non c'è forse da stupirsi se nella prima VTR gli unici contributi richiesti all'ultimo minuto ai bibliotecari sono stati la fornitura dei prodotti e la loro digitalizzazione per la sottomissione ai panel.

I sistemi informativi delle biblioteche e quelli della ricerca si sono sviluppati indipendentemente l'uno dall'altro: il "sito Docente del MiUR" [4] e i primi prototipi di anagrafe dei prodotti della ricerca di ateneo erano completamente sganciati sia dai repertori bibliografici sia dai cataloghi delle biblioteche, obbligando i ricercatori e i docenti a ri-descrivere le pubblicazioni già trattate in altra sede dalle loro biblioteche di afferenza e privando i valutatori di informazioni preziose per la valutazione, come ad esempio i dati di disseminazione che ancora vengono usati per determinare la rilevanza di una pubblicazione per la comunità scientifica di riferimento o semplicemente per accertarsi dell'esistenza di una pubblicazione.

3. VQR: lavori in corso

Il primo esercizio di valutazione nazionale ha evidenziato difficoltà organizzative, legali e procedurali soprattutto nel controllo dei metadati e nell'invio dei full-text: difficoltà che le nuove soluzioni software, affacciatesi sul mercato all'indomani della VTR, non sono riuscite a risolvere, in quanto causate da carenze politiche e organizzative più che tecnologiche.

I due prodotti che competono per la gestione integrata della ricerca sono U-GOV Cineca [5], adottato da oltre 35 Atenei, e SURplus Cilea [6] adottato per lo più dalle università lombarde, ma non solo. Entrambi i prodotti dichiarano di essere dotati di funzioni per l'import di registrazioni bibliografiche e per l'upload dei full-text in formato digitale dei prodotti, integrando o rendendo interoperabili i propri sistemi, in modo più o meno efficace e maturo, con moduli per la gestione di institutional repositories. SURplus ad esempio ingloba un DSpace [7] customizzato e prevede il coinvolgimento di professionalità biblioteconomiche per il controllo e la validazione dei metadati nel workflow. Entrambi gli strumenti hanno sviluppato in corso d'opera funzionalità aggiuntive su pressione delle comunità di utenti, ma è certo che la VQR è stata avviata quando ancora questi strumenti di supporto non avevano ancora raggiunto un perfetto funzionamento a regime.

Alcuni atenei hanno avviato politiche istituzionali che incentivano l'archiviazione dei full-text negli institutional repositories, e in alcuni casi hanno adottato soluzioni organizzative che riconoscono il ruolo centrale dei bibliotecari [8]. Tuttavia la VQR è stata bandita troppo presto perché i processi organizzativi appena avviati e le piattaforme tecnologiche potessero dare risultati reali e si potessero elaborare gli opportuni correttivi per gli aspetti problematici emersi nella prima VTR, soprattutto quelli relativi alla gestione documentale e legale. Anzi la VQR ha posto ulteriori criticità per le metodologie valutative scelte (un mix fra peer-review e indicatori bibliometrici) e la maggiore ampiezza del campione richiesto [9].

Come la VTR, la VQR valuterà le università e gli enti di ricerca con le loro articolazioni scientifiche (i dipartimenti) prendendo in esame la produzione scientifica dal 2004 al 2010. Il bando questa volta prevede la valutazione di 3 prodotti di eccellenza per docente/ricercatore in servizio prima del 2006, e a scalare 2 o 1 a seconda della data di assunzione se successiva. La VQR 2004-2010 riguarderà 195.240 lavori di ricerca e 68.237 ricercatori - numeri impressionanti rispetto agli altri esercizi nazionali effettuati fino ad ora [10].

I prodotti valutabili sono ancora riferibili alle tipologie precedenti: articoli su riviste, libri, capitoli di libri, atti di convegno (solo se dotati di ISBN/ISSN), edizioni critiche traduzioni e commenti scientifici, brevetti, composizioni, disegni, design performance, mostre ed esposizioni, manufatti, prototipi e opere d'arte e loro progetti, banche dati e sw, carte tematiche.

I docenti e i ricercatori caricano personalmente nell'applicativo VQR CINECA presente nel Sito docente del MiUR i prodotti che devono essere poi selezionati, validati e trasmessi dalle strutture per via telematica in formato .pdf ai GEV (Gruppi di Esperti della Valutazione) [11]. I prodotti devono essere corredati dalle seguenti informazioni: metadati bibliografici, identificazione del soggetto valutato di riferimento, identificazione dell'Area CUN e del SSD, indicazione della presenza di almeno un coautore con afferenza ad un ente straniero, abstract del prodotto, presenza nelle banche dati ISI o Scopus, eventuale segnalazione da parte della struttura che il prodotto è emergente, interdisciplinare o a forte specializzazione e dunque eligibile per la peer review, informazioni aggiuntive per la valorizzazione del prodotto, quali premi, autorevolezza della rivista dell'editore, recensioni.

Il mix valutativo adottato è una combinazione di diverse metodologie. Ove applicabile i GEV, utilizzando le banche dati concordate con l'ANVUR (WoS, Scopus e in alcuni casi specifici Google Scholar e MathScinet), effettuano una valutazione diretta dei prodotti utilizzando un algoritmo che combina gli indicatori bibliometrici basati sul numero delle citazioni del prodotto con il fattore di impatto della rivista ospitante e l'anno di pubblicazione. Nel caso di articoli di recente pubblicazione, i GEV ricorreranno alla peer-review. Gli articoli di riviste senza impact factor, generalmente di ambito umanistico, saranno classificati sulla base del rating delle riviste stabilito a seguito di un processo di selezione iterativo a cura delle Società Scientifiche, delle Associazioni disciplinari e di esperti della materia validato dai GEV. Il giudizio di qualità si basa su criteri di rilevanza, originalità e innovazione, internazionalizzazione, diffusione editoriale e i prodotti verranno attribuiti a delle classi di merito (rating) [12].

Le polemiche sulla VQR [13] sono state molte e anche volendo assumere un punto di vista costruttivo, come fa Paola Galimberti che ne sottolinea il ruolo positivo per aver stimolato un dibattito nazionale sulle pratiche valutative [14], la questione rimane molto delicata in quanto l'esercizio di valutazione ufficiale determinerà la distribuzione di risorse fra gli atenei.

4. VQR: quale integrazione con i cataloghi e quali sinergie con le biblioteche

Leggendo la documentazione redatta dai GEV e pubblicata sul sito dell'ANVUR, si riscontra il mancato coinvolgimento della componente bibliotecaria e lo scarso utilizzo degli strumenti bibliografici nelle pratiche della valutazione della ricerca [15]. Gli esperti della valutazione non menzionano mai cataloghi collettivi, come ad esempio ACNP [16], quale fonte certificata di metadati per la corretta identificazione dei prodotti. Del resto ACNP non è lo strumento che le procedure ministeriali e le anagrafi locali della ricerca utilizzano come base dati di riferimento per l'inserimento e la descrizione degli articoli in rivista.

La soluzione che ha implementato il CINECA per il supporto alla descrizione bibliografica degli articoli in rivista sul "sito docente MIUR", in uso anche nel modulo "Catalogo dei Prodotti di U-GOV" per le anagrafi locali [17], è andata nella direzione di realizzare un repertorio di riviste ad hoc, gestito e aggiornato in proprio su richiesta dei docenti, l'ANCE [18].

La procedura di richiesta di aggiornamento del catalogo è piuttosto complessa, poiché il docente deve ri-descrivere la rivista inserendone i dati e attendere qualche giorno perché l'ufficio addetto all'ANCE provveda al controllo ed eventualmente all'inserimento della nuova registrazione. Una volta inserita la scheda bibliografica della rivista nel catalogo ANCE tutti coloro che dovranno registrare articoli apparsi sulla rivista potranno catturarne la descrizione.

Considerata la rilevanza numerica degli articoli in rivista come prodotti della ricerca, si sarebbe potuto ipotizzare più proficuamente l'integrazione dinamica con uno strumento bibliografico o catalografico specializzato e continuamente aggiornato come il repertorio ISSN, oppure con il catalogo nazionale ACNP, ad oggi più rappresentativo della produzione periodica italiana per la sua copertura delle riviste senza un ISSN.

Un'altra considerazione che emerge dalla lettura dei documenti dei GEV riguarda la rilevanza attribuita dai valutatori ai dati di posseduto delle biblioteche, indicati già in un documento conosciuto come Bozza Graziosi del 6 marzo 2009, come criteri per la classificazione dei prodotti di area umanistica privi di indicatori bibliometrici [19].

Tali criteri sono stati poi ripresi nei lavori dei GEV e in un documento di sintesi apparso sul sito dell'ANVUR all'indomani della pubblicazione dei criteri di valutazione curato da Andrea Bonaccorsi, membro del Comitato Direttivo ANVUR, che individua fra i requisiti di qualità di una pubblicazione la sua presenza nei cataloghi delle biblioteche disciplinari di riferimento [20]. Anche in questo caso ACNP e in generale i cataloghi delle biblioteche potrebbero fornire dati di qualità in modo automatizzato, come ricorda Giovanni Solimine in un suo contributo sul blog ROAR dedicato alla Library Catalog Analysis [21].

5. ACNP

Con oltre 186.000 registrazioni bibliografiche, 900.000 dati di posseduto, un repertorio di spogli di articoli di 9.000.000 di record integrato con link ai full-text quando disponibili, ACNP ha avuto una fondamentale importanza per la diffusione e la visibilità delle riviste scientifiche in Italia. È un'esperienza unica a livello internazionale per numero delle biblioteche partecipanti e per copertura della produzione periodica nazionale e internazionale. L'integrazione con il repertorio ISSN assicura la qualità dei record e ne garantisce la sostenibilità nel tempo riducendo le attività di catalogazione a carico delle biblioteche partecipanti.

I progetti in corso vanno nella direzione di una sempre maggiore qualità del catalogo in termini di controllo delle registrazioni e maggiore sinergia con il repertorio ISSN. Il progetto SAIISA [22] infatti prevede l'attribuzione di un codice ISSN alle riviste italiane che ne sono prive assicurandone la tracciabilità e la citabilità. Le procedure di import dei posseduti registrati in SBN e dei dati relativi ai periodici elettronici incrementano la copertura del catalogo. Gli obiettivi del gdl ACNP per la classificazione disciplinare delle biblioteche [23] nell'ambito dei servizi catalogo non solo possono facilitare obiettivi di servizio, come l'assegnazione semiautomatica delle richieste del Document Delivery, ma possono contribuire a fornire dati sulla distribuzione dei titoli di rivista presso biblioteche rilevanti per il SSD di riferimento. Infine la scelta di un modello di governance, il Comitato Biblioteche ACNP [24], rappresentativo delle diverse tipologie di biblioteche, ne garantisce l'evoluzione nel rispetto delle reali esigenze della comunità degli utenti e la partecipazione ad iniziative nazionali ed internazionali.

6. Un'integrazione possibile

Una volta completati i lavori dei progetti in corso, il catalogo ACNP potrebbe coprire la produzione scientifica italiana fornendo registrazioni bibliografiche validate, di qualità e corredate dall'ISSN, contribuendo all'identificazione certa delle riviste scientifiche su cui pubblicano i nostri ricercatori.

L'esposizione dei metadati bibliografici in formato XML secondo il protocollo OAI-PMH rende già possibile l'interrogazione e la cattura dei record del catalogo sulla base del numero ISSN, permettendo l'integrazione con le procedure di upload dei prodotti nei repositories o nelle anagrafi, riducendo le attività a carico dei docenti.

Il trattamento catalografico in ACNP sembra inoltre rispondere ai requisiti di qualità suggeriti dai GEV e dall'ANVUR per la classificazione delle riviste scientifiche prive di fattore di impatto, fornendo in aggiunta dati utili alla loro identificazione, localizzazione e disseminazione. Tra i requisiti di qualità delle riviste scientifiche appare infatti la presenza nel catalogo ACNP e l'attribuzione di un codice ISSN. Il catalogo potrebbe inoltre fornire mappe di localizzazioni delle riviste scientifiche che, opportunamente integrate da dichiarazioni di policy per lo sviluppo delle collezioni delle biblioteche, consentirebbero di utilizzare in modo rigoroso la Library Catalog Analysis a supporto della valutazione della ricerca. La presenza della registrazione bibliografica in ACNP facilita l'indicizzazione da parte di cataloghi collettivi e metaopac, contribuendo alla diffusione internazionale delle riviste. Infine il catalogo potrebbe fornire ai valutatori statistiche web e dati di utilizzo registrando le visualizzazioni delle schede e il numero delle richieste di document delivery.

7. La proposta dell'ANVUR: l'Archivio digitale delle riviste e delle monografie italiane

Andrea Bonaccorsi, nel documento di sintesi sulle problematiche emerse in relazione alla valutazione bibliometrica delle discipline umanistiche e sociali [25], fa propri i suggerimenti del GEV 11 (Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche), che puntano ad un mix di strategie per risollevare le sorti delle riviste e delle monografie italiane di ambito umanistico e sociale. Oltre ad ipotizzare il supporto dell'ANVUR alla candidatura in ISI WoS e Scopus delle riviste di ambito umanistico e sociale di fascia A pubblicate in Italia e a suggerire criteri per l'aggiornamento del rating delle riviste e la sperimentazione di indicatori di utilizzo e del web, Bonaccorsi immagina la realizzazione di una joint venture fra piattaforme di editori e aggregatori commerciali e consorzi universitari, per colmare la mancanza di adeguate basi dati di pubblicazioni periodiche scientifiche italiane un "archivio digitale delle riviste" in grado di fornire dati citazionali. Infine suggerisce la realizzazione di una piattaforma sperimentale di ANVUR per il deposito volontario delle references presenti nelle monografie al fine di raccogliere dati citazionali ancora più esaustivi.

Se pur si deve apprezzare l'intenzione dichiarata di Bonaccorsi di coinvolgere i bibliotecari nella valutazione dei documenti dei gruppi di lavoro interni di ANVUR in materia di programmi futuri per lo sviluppo di strumenti e metodologie per la valutazione delle discipline umanistiche e sociali, si deve auspicare che questo avvenga al più presto, perché le soluzioni già in essere sono molto più semplici ed economiche di quanto ipotizzato in seno ad ANVUR. Biblioteche, cataloghi e repository istituzionali con un adeguato mandato che renda obbligatorio il deposito del full-text dei prodotti della ricerca mediante adeguati accordi quadro con gli editori, rappresentano già possibili soluzioni da valorizzare e implementare a supporto della valutazione della ricerca.

Sarebbe inoltre auspicabile la sinergia di tutti i principali attori in materia di gestione bibliografica - i cataloghi nazionali, i gestori di repository istituzionali e la Commissione Biblioteche della CRUI con i suoi sottogruppi, l'AIB, il MiBAC con l'iniziativa "Magazzini digitali" [26] - nello sforzo di creare una reale convergenza su una problematica che ha una ricaduta in termini di sviluppo economico e sociale del nostro Paese. In caso contrario le soluzioni saranno di nuovo autoreferenziali e sicuramente parziali, traducendosi in una duplicazione di sforzi ed iniziative e esaurendosi al termine dei finanziamenti disponibili.

E' vero che allo stato attuale non esiste uno strumento in grado di fornire dati bibliometrici sulle pubblicazione di discipline umanistiche e sociali, ma anche le banche dati commerciali ISI WoS e Scopus non sono risorse particolarmente soddisfacenti da prendere come modello. Allo stesso tempo non sembra conveniente, anche solo nell'ottica ormai condivisa del riuso dei dati e della capitalizzazione delle risorse investite, creare una piattaforma tecnologica completamente nuova e slegata dai servizi bibliografici esistenti, di uso pubblico e mantenuti da una vasta comunità professionale.

Nel dettaglio, però, la "soluzione realistica" tratteggiata da Bonaccorsi va nella direzione opposta, con la creazione di una piattaforma software ad hoc gestita dall'ANVUR [27]. Come spesso accade nel nostro Paese, i problemi vengono attribuiti a carenze tecnologiche. Oggigiorno, tuttavia, raramente la tecnologia è un problema. Continua invece a rimanere tale il mandato politico-istituzionale e il coordinamento nazionale. La scarsa valorizzazione dei repositories istituzionali e del ruolo di supporto dei bibliotecari è dovuta ad un vuoto politico cui è urgente trovare una "soluzione realistica".

Se può essere condivisibile e di indubbia utilità la creazione di una banca dati della produzione scientifica italiana che possa costituire un punto di riferimento per l'elaborazione di dati statistici e bibliometrici collegandosi ad iniziative internazionali come ERIH [28], lasciano tuttavia perplessi, da una parte, la volontà di delega ad attori commerciali secondo modelli già da più parti criticati, dall'altra, una progettualità che riparta da zero senza valorizzare l'esistente.

Se il coordinamento nazionale e le politiche istituzionali sono carenti, anche le biblioteche debbono rafforzare la loro leadership e mettere a punto una vision per il futuro. A nostra unica consolazione possiamo rilevare che nemmeno nei Paesi dove la valutazione dei risultati della ricerca ha una più lunga tradizione le cose sono andate meglio per le biblioteche, se John MacColl, RLG Partnership European Director, nel Research Assessment and the Role of the Library. A companion report to A Comparative Review of Research Assessment Regimes in Five Countries and the Role of Libraries in the Research Assessment Process ha bisogno di ricordare i molteplici contributi che le biblioteche possono portare nel contesto della valutazione della ricerca:

Libraries should be sources of knowledge on disciplinary norms and practices in research outputs for their institutions; Libraries should seek to sustain environments in which disciplines can develop while co-existing with political constraints; Libraries should manage research outputs data at national and international scales; Libraries should take responsibility for the efficient operation of research output repositories across research environments; Libraries should provide expertise in bibliometrics; Libraries should provide usage evidence; Libraries should claim their territory [29].

Pretendere il proprio territorio, significa ottenere riconoscimento della propria professionalità e la possibilità di partecipare fin dall'inizio alla progettazione dei servizi portando il proprio contributo alla soluzione di problemi comuni. Per far questo occorrono efficaci politiche di coordinamento e leadership e vision da parte delle biblioteche e dei servizi bibliotecari.

Roberta Lauriola, AlmaDL-ASDD - Università di Bologna, e-mail: roberta.lauriola@unibo.it

Marialaura Vignocchi, AlmaDL-ASDD - Università di Bologna, e-mail: marialaura.vignocchi@unibo.it


Note

[1] Franco Cuccurullo, Relazione Finale del CIVR, Roma, 8 Febbraio 2007, <http://www.miur.it/Miur/UserFiles/Notizie/2007/conferenzacivr20070208_diapositive.pdf>

[2] Id., slide 6.

[3] Francesca Valentini - Paolo Bellini, Unitn-Eprints: risultati di Utilizzo, prospettive di sviluppo, Atti: L'Archivio E-Prints dell'Università di Firenze: prospettive locali e nazionali, Firenze, 2004, <http://eprints.unifi.it/archive/00000393/>.

[4] Sito Individuale Docente, <http://sitouniversitario.cineca.it/>.

[5] Il Sistema U-GOV Cineca, <http://www.cineca.it/page/sistema-u-gov>.

[6] SURplus. Il servizio, <http://www.cilea.it/index.php?id=surplus>.

[7] DSPACE, <http://www.dspace.org/>.

[8] Università degli Studi di Milano, AIR. Archivio Istituzionale della Ricerca, <http://air.unimi.it/>; Università degli Studi di Milano Bicocca. Bicocca Open Archivi, <http://boa.unimib.it/>; LUISS Guido Carli. LUISSearch, <http://eprints.luiss.it/>.

[9] ANVUR. VQR 2004-2010, < http://www.anvur.org/>.

[10] Paola Galimberti, Bibliometria vs peer review: è possibile la sperimentazione di nuovi percorsi?, XV Congresso AIV, Bari, 19-20 aprile 2012, <http://hdl.handle.net/10760/16974>.

[11] Cineca, Linee Guida per la trasmissione dei prodotti della ricerca nella VQR 2004-2010, 7 Novembre 2011, <http://www.anvur.org/sites/anvurmiur/files/lineeguidatrasmissioneprodottivqr_07112011.pdf>.

[12] ANVUR. Valutazione della Qualità della Ricerca 2004-2010 (VQR 2004-2010). Bando di Partecipazione, 7 novembre 2011, <http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/bando_vqr_def_07_11.pdf>.

[13] Vedi il blog ROARS. Return on Academic Research, <http://www.roars.it>.

[14] Paola Galimberti, cit.

[15] Oltre ad analizzare attentamente la documentazione prodotta dai GEV e disponibile sul sito dell'ANVUR, abbiamo eseguito un banale esercizio di analisi testuale verificando le occorrenze di alcune parole chiave nella documentazione dei GEV. Bibliotec* ad esempio ha 25 occorrenze - 10 in riferimento a indicatori di diffusione raccomandati per la valutazione della rilevanza delle riviste e delle monografie sprovviste di indicatori bibliometrici e 15 dove la parola è parte del titolo di una rivista o è denominazione del raggruppamento disciplinare; catalog* ha 9 occorrenze, 7 come tipologia di prodotto della ricerca e 2 come indicatore di diffusione "presenza nei cataloghi delle maggiori biblioteche nazionali e internazionali di riferimento per l'ambito disciplinare"; ACNP ha 2 occorrenze, 1 fra i requisiti mancanti di una delle riviste selezionate e 1 in qualità di indicatore di diffusione. Tutte le occorrenze si collocano nella documentazione dei GEV di area umanistico e sociale, segno che per quanto riguarda l'eccellenza dei prodotti STM ci si affida completamente agli indicatori bibliometrici per la valutazione e il reperimento dei metadati.

[16] ACNP, <http://www.biblioteche.unibo.it/acnp>.

[17] Cfr. ad esempio U-Gov. Guida per l'Utente, <http://vela.unicam.it/docenti/guida_ugov.pdf>.

[18] Ibid., p. 20.

[19] La bozza è circolata in modo informale fra le diverse associazioni e società scientifiche. Si può leggere ad esempio a questa URL: <www.aipass.org/files/Bozza%20Graziosi%206%20Marzo%202009.doc>.

[20] Andrea Bonaccorsi, Potenzialità e limiti dell'analisi bibliometrica nelle Aree Umanistiche e Sociali. Verso un programma di lavoro, 7 Marzo 2012 <http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/valutazione_aree_umanistiche_e_sociali.pdf>.

[21] "Per la valutazione dell'impatto delle monografie alcuni studiosi propongono di adottare la LCA (Library Catalog Analysis), rilevando se una determinata pubblicazione è presente (e in quante copie) all'interno di un insieme selezionato di prestigiose biblioteche Si tratta quindi di individuare le biblioteche più autorevoli da assumere come riferimento per una determinata area disciplinare ed analizzare le politiche di acquisizione in uso al loro interno: la LCA, infatti, può essere considerata uno strumento affidabile se le biblioteche considerate rispettano rigorosi e trasparenti criteri di selezione e sviluppo delle raccolte, verificabili attraverso una "carta delle collezioni" resa pubblica, se esse adottano un filtro nell'accettazione dei doni, se studiosi qualificati esprimono elevati livelli di soddisfazione riguardo al livello di copertura bibliografica che tali biblioteche garantiscono, e così via" (Chiara Faggiolani - Giovanni Solimine, LCA (Library Catalog Analysis) e la valutazione della ricerca umanistica, "ROARS", 12 Aprile 2012, <http://www.roars.it/online/?author=222>).

[22] Flavia Cancedda, Il progetto per l'assegnazione semiautomatica dei codici ISSN ai periodici italiani presenti in ACNP, Workshop ACNP e NILDE: insieme per un sistema integrato dei periodici", Bologna, 30 settembre 2011, <http://amsacta.unibo.it/3183/>.

[23] ACNP. Classificazione disciplinare, <http://www.biblioteche.unibo.it/acnp/gruppi_di_lavoro/gruppi-di-lavoro/classificazione-disciplinare>.

[24] ACNP. Comitato biblioteche ACNP, <http://www.biblioteche.unibo.it/acnp/comitato-biblioteche-acnp-cba>.

[25] Andrea Bonaccorsi, cit.

[26] I servizi sviluppati dal progetto "Magazzini digitali" sono visibili alla seguente URL <http://www.depositolegale.it/>.

[27] Andrea Bonaccorsi, cit., prf. 4, Creazione di un archivio di riviste italiane disponibili in formato digitale e di metadati e referenze tratte da monografie in lingua italiana.

[28] "ERIH lists can be linked to existing and proposed national databases; this would take advantage of and bring together work being done in the national contexts. Another major challenge for the next phase is how to include books (monographs and edited volumes)", <http://www.esf.org/research-areas/humanities/erih-european-reference-index-for-the humanities/erih-foreword.html>.

[29] John MacColl, Research Assessment and the Role of the Library. A companion report to A Comparative Review of Research Assessment Regimes in Five Countries and the Role of Libraries in the Research Assessment Process, OCLC Online Computer Library Center, Dublin, Ohio, January 2010, <http://www.oclc.org/research/publications/library/2010/2010-01.pdf>.

Siti consultati in data 03.08.2012.




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