«Bibliotime», anno XVI, numero 1 (marzo 2013)

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Giovanna Balbi

Yes, we can! Come muoversi tra i vincoli degli editori e le politiche di servizio



Abstract

Help Licenze UniTO is a tool that provides users and librarians detailed information on electronic resource licences. The database contains the clauses about access rights, authorized users, rules for downloading, sharing, and transmitting documents by ILL. While we were working to the db, the collaborative ALPE project was growing; our aim is to share our experience in order to create a consortium db. The information contained in this db will also be migrated into the ERMs that is being developed by our Staff.

Premessa

Help licenze Unito è uno strumento di informazione dettagliata e puntuale sulle clausole contenute nei contratti di periodici elettronici e banche dati online realizzato dal Sistema Bibliotecario di Ateneo (SBA) dell'Università di Torino e messo a disposizione di bibliotecari e utenti a marzo 2012. Si tratta di un database pensato per informare sia l'utenza istituzionale sia i bibliotecari sui contenuti digitali in abbonamento, in merito a utenti autorizzati, usi consentiti/non consentiti e procedure corrette per l'invio dei documenti da parte degli operatori addetti al servizio di document delivery (DD [1]).

Lo sviluppo dell'Help licenze è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra lo "Staff Biblioteca Digitale", attivo dall'inizio del 2007, con competenze sulla gestione delle sottoscrizioni di contratti a periodici elettronici e banche dati e sul presidio dei software di accesso ai contenuti (Catalogo, declinato in Sebina e Sfx; Discovery Tool; Deposito istituzionale; Catalogazione delle risorse web), e il "Gruppo di progetto per l'armonizzazione dei servizi bibliotecari" (Gruppo Servizi), nato nel giugno 2010 nel contesto di una complessiva riorganizzazione di lavoro per progetti e con competenze tra l'altro sul coordinamento e la formazione dei bibliotecari sui servizi interbibliotecari. Cogliendo l'occasione dall'esigenza di disegnare un nuovo processo di servizio DD sulle risorse online di Ateneo, l'incontro tra le due realtà progettuali ha facilitato l'evoluzione dell'idea, presente da tempo, di approfondire aspetti legati alle clausole contrattuali, nella direzione di un'applicazione concreta.

Mentre questo lavoro nasceva e cominciava a concretizzarsi, si sono definite le linee del progetto ALPE, di cui si è dato conto nel Convegno barese. La sinergia tra le due esperienze, insieme alla nascita e al rapido approfondimento dei progetti UniTo e Cilea legati all'ERMs, cui si accennerà oltre, hanno reso possibile una configurazione più ampia del progetto, che si apre a nuove prospettive di respiro nazionale e che si pone l'ambizione di rispondere concretamente ai nuovi interrogativi legati alla negoziazione dei contratti di periodici elettronici. Help licenze UniTo è quindi uno strumento "nato in casa", ma non mira all'autoreferenzialità. È stato costruito per rispondere ad un'esigenza pratica, ma guarda avanti, e stimolerà nei prossimi mesi una collaborazione col Progetto ALPE.

Vincoli e bisogni. Il contesto in cui nasce il progetto

L'esigenza di sviluppare un database che fornisca informazioni di dettaglio sulle licenze di Ateneo, in merito a usi consentiti/non consentiti, utenti autorizzati e comportamenti di servizio virtuosi relativamente al DD, discende dalla necessità di rispettare i Contratti stipulati fra l'Ateneo e gli Editori, al fine di evitare la sospensione dell'accesso alle risorse a tutta la comunità di utenti dell'Ateneo o l'imposizione di sanzioni da parte degli Editori in caso di violazione, oltre che da obblighi di legge mirati a contrastare la diffusione telematica abusiva delle opere dell'ingegno [2]. Il problema investe il Diritto Italiano, che mostra nel complesso un vuoto normativo per via della mancata citazione delle questioni legate alla trasmissione dei documenti nelle eccezioni della Legge sul Diritto d'autore.

Con la conversione all'online di molti titoli di periodici e il passaggio di molti contratti di Ateneo alla formula online only, si è fatta pressante l'urgenza, per chi opera nei servizi bibliotecari, di avere indicazioni chiare su come comportarsi in merito al sostegno agli utenti sulla definizione di autorizzazioni d'uso e usi consentiti, nonché alla corretta gestione del servizio di DD. La necessità di garantire il rispetto dei Contratti, secondo la specificità delle singole licenze, si incontra con l'opportunità di salvaguardare la politica di servizio user-oriented che caratterizza la comunità bibliotecaria, limitando il rischio di affrontare il problema del DD elettronico in modo superficiale (rischio ancora attuale, come si vedrà nell'analisi dei feedback), ma anche quell'ingessamento burocratico che talvolta si realizza quando una parziale consapevolezza del contenuto dei contratti e una carenza di strumenti di orientamento conducono ad interpretazioni troppo rigide delle norme contrattuali, determinando riduzione di servizi nel timore di violazioni palesi.

La necessità di fornire indicazioni chiare ed esplicite in merito ad una corretta gestione del servizio DD sulle Risorse elettroniche è inoltre stata rinforzata dal progetto di sperimentazione di un servizio DD sulle ER, legato all'import SFX to ACNP di tutti i contenuti digitali di Ateneo. Tale progetto prevede l'erogazione del servizio di fornitura via Nilde da parte di un certo numero di biblioteche UniTO, che aderiscono su base volontaria all'iniziativa e si impegnano formalmente al rispetto di norme, procedure e politiche condivise, fra cui il rispetto delle indicazioni delle licenze di Ateneo circa lo scambio di documenti. Il progetto, elaborato dal Gruppo servizi del SBA, è stato proposto alla comunità bibliotecaria UniTO il 1 marzo 2012, congiuntamente alla presentazione dell'Help licenze Unito, raccogliendo l'adesione di una ventina di biblioteche ed è stato e presentato sotto forma di poster, (cfr. in questo stesso numero di Bibliotime, How to? Bibliotecari tra contenuti e servizi digitali a cura del Gruppo di Progetto Servizi SBA, Università degli Studi di Torino) al Convegno Nilde Acnp di Bari (il dettaglio del servizio è descritto nell'Appendice 1).

L'analisi del contesto esterno ed interno e delle esigenze dei diversi stakeholders (utenti istituzionali e bibliotecari) ha rappresentato in questo senso il punto di partenza del progetto, suggerendo tra l'altro alcuni percorsi di azione parallela e complementare. Tra questi, si segnalano un progetto di collaborazione con la "Divisione Servizi Web Integrati di Ateneo", finalizzato alla profilazione degli utenti ammessi alla consultazione delle risorse online, che ha permesso l'integrazione di diverse professionalità, e uno stretto rapporto di collaborazione con il Gruppo di Progetto "Formazione e promozione" del SBA, che, unitamente al nostro Servizio Formazione UniTO, ha promosso una serie di occasioni di formazione interna per gli operatori sul diritto d'autore e le biblioteche, tra il 2011 e il 2012 [3].

Parallelamente all'analisi dei bisogni, sono state analizzate alcune soluzioni realizzate nel contesto italiano che hanno rappresentato o rappresentano tuttora importanti riferimenti con cui misurarsi.

La prima e principale di queste è l'"Help licenze" di Nilde, cioè l'archivio di clausole contrattuali inerenti il servizio Document Delivery (DD) presenti nelle licenze d'uso di risorse elettroniche, condiviso dal 2006 dalla comunità Nilde. Si tratta di uno strumento sicuramente innovativo e prezioso per gli operatori DD, che ha contribuito positivamente a consolidare comportamenti virtuosi e che è inoltre ben noto ai bibliotecari UniTO, dal momento che quasi tutte le nostre biblioteche aderiscono al network Nilde e gestiscono all'interno di esso la maggior parte delle transazioni DD.

Tuttavia esso presenta alcune criticità, che hanno del resto condotto ad un ripensamento in seno al Progetto ALPE, con il quale da marzo 2012 il nostro SBA ha avviato una collaborazione fattiva. Dall'autunno 2011, muovendo dall'analisi di alcuni aspetti problematici dell'"Help licenze" di Nilde, abbiamo cercato di elaborare localmente alcune soluzioni che consentissero di fornire risposte il più possibile adeguate. Tra queste, ad esempio, l'aggiornamento tempestivo effettuato a livello locale anziché consortile dei contratti stipulati con gli editori da parte dei Consorzi italiani, la traduzione e sintesi dei contratti laddove "Help licenze" NILDE riporta l'estratto del contratto, suscettibile di interpretazioni e di non facile comprensione immediata (il che significa anche che ci siamo assunti la responsabilità dell'interpretazione: su questo occorre dire che in casi di interpretazione controversa o non certa, in attesa di possibili chiarimenti, abbiamo preferito formalizzare la soluzione più restrittiva); l'inserimento nel nostro DB di tutti i contratti UniTO, compresi quelli sottoscritti direttamente, mentre "Help licenze" NILDE non copriva la totalità dei Contratti presenti nel nostro Ateneo, ma solo quelli sottoscritti tramite Consorzio.

Non siamo invece riusciti ad elaborare una risposta adeguata al fatto che i contratti presenti nell'archivio Nilde fanno riferimento a soluzioni Big-deal, e quindi l'informazione viene data a livello di licenza e non di titolo. Tale criticità sarà affrontata sia da ALPE sia, al nostro interno, dal Progetto ERM, al quale il nostro Staff Biblioteca Digitale sta lavorando, grazie a un finanziamento della Compagnia di San Paolo e aperto alla collaborazione col Cilea e col gruppo CARE.

Altre soluzioni esistenti, di carattere complessivo e non granulare, sono state individuate in alcuni modelli comunicativi realizzati dalle Università di Bologna, Genova, Milano Bocconi, Padova [4]. Ad essi ci siamo ispirati per la strategia comunicativa finalizzata alla promozione dello strumento.

La soluzione adottata

Obiettivo concreto del nostro progetto è stato quindi quello di costruire uno strumento snello e di facile consultazione, contenente informazioni di dettaglio utili per le diverse categorie di utenti, continuamente aggiornabile, da arricchire inoltre con dati sulle licenze locali, sulle banche dati e sugli ebook.

Per la realizzazione del DB si è deciso di utilizzare il software open source CWIS (vers.2.04), strumento già utilizzato dal nostro SBA per la catalogazione delle risorse web (servizio PreferiTO) [5]. Tale sw consente di impostare la struttura del DB in modo abbastanza libero, cioè di impostare profilazioni diverse sia sul piano della visualizzazione dei contenuti sia su quello dell'inserimento delle notizie.

La scelta che abbiamo fatto è stata quella di distinguere, sul piano della visualizzazione, due profili: uno pubblico, per tutti gli utenti, che offre la visualizzazione sui diritti di accesso e sugli usi consentiti o vietati; uno "personal" per i bibliotecari (occorre registrarsi), che apre la vista sulle informazioni relative alle clausole del DD. A livello di inserimento dati, invece, abbiamo per il momento previsto due livelli: uno "master", per l'inserimento e la correzione, e uno da amministratore (che può intervenire anche sulla generazione e correzione dei campi).

In futuro, intendiamo differenziare ulteriormente il profilo di inserimento e correzione prevedendo una distinzione tra catalogatori di biblioteca e catalogatori di sistema. Tale soluzione apre maggiori possibilità alla "catalogazione partecipata" delle licenze e alla collaborazione extra UniTO.

Per popolare i campi abbiamo usato, nell'ordine di priorità: il Contratto con l'editore, il Sito web dell'editore (quello che nel progetto ALPE viene definito come "contratto standard"); in mancanza di informazioni ufficiali, abbiamo contattato editori e fornitori, e dove necessario abbiamo più volte inviato richieste di chiarimento.

I campi per il profilo utenti e per il profilo bibliotecari sono stati definiti col team di lavoro dell'ERMs, al fine della massima interoperabilità tra i due strumenti. Dei campi previsti sono visualizzati nell'interfaccia utenti solo quelli relativi a informazioni generali sulla risorsa, sugli utenti autorizzati e sugli usi consentiti o vietati; il bibliotecario avrà una vista anche sulle informazioni di carattere gestionale (durata del contratto, archivi di conservazione, vincoli, ecc.) e sulle norme del DD (formato e modalità di trasmissione).

La scelta e formulazione dei campi è stato uno degli aspetti più impegnativi del lavoro, per la necessità di coprire tutta la casistica potenzialmente affrontata nei contratti; talvolta si trattava più di quesiti raccolti nel corso di anni di lavoro, che non sempre trovano risposta nei contratti, spesso di difficile interpretazione.

Può essere utile richiamare alcuni esempi sui quali ci siamo concentrati per la definizione dei campi: ad esempio le restrizioni sul formato del documento, come l'obbligo di stampare il file e di utilizzare per il DD la sola copia stampata, da inviare via fax. Il caso del contratto nazionale Elsevier 2008-2012 è eclatante in tal senso, in quanto l'Editore non ha consentito l'utilizzo di Nilde. Altri editori parlano genericamente di trasmissione elettronica sicura, altri fanno l'esempio di Ariel o Nilde; altri ancora limitano il DD unicamente a network espressamente citati (è il caso degli Archivi dell'Economist).

L'analisi delle clausole ci ha aiutato nella definizione dei campi, ma resta un lavoro interpretativo per singole questioni: nei casi in cui gli Editori parlano genericamente di software di trasmissione sicura (Wiley, T&F, Science, Informa Healthcare, Project Muse, OUP, RSC), abbiamo inteso che l'invio in trasmissione sicura via Nilde sia consentito.

Su questo punto, è in fase di approfondimento da parte del progetto ALPE la possibilità di trasformare un PDF "selezionabile" in un "PDF Immagine". Esempi di restrizioni sulle modalità di trasmissione sono contenuti nei contratti nei casi in cui si specifichi l'ammissione della trasmissione elettronica sicura, ma precisando che si limita solo ad ARIEL / NILDE (espressamente citato nella clausola); in altri casi si parla di trasmissione elettronica sicura e NILDE non è espressamente citato nella clausola. Altre restrizioni da parte degli editori evidenziano quanto la materia sia diversificata e occorra prestare la massima attenzione ella specificità delle singole licenze.

D'altro canto, sarebbe importante accrescere il ruolo di massa critica dei nostri Atenei, affinché la forza negoziale parta dalle istituzioni. Modelli significativi sono quelli che ci vengono da istituzioni forti, come, per fare pochi ma significativi esempi, le Guidelines for Vendors della Harvard University Library, Digital Library Initiative [6], o le Guidelines for E-resource License Agreement del Florida Center for Library Automation [7].

Parallelamente allo sviluppo dell'Help Licenze, abbiamo impostato un'attività di comunicazione e sintesi, verso gli utenti e verso i colleghi bibliotecari. Nei confronti degli utenti abbiamo cercato di dare la massima diffusione dell'informazione sullo strumento, utilizzando i consueti canali di comunicazione: le mailing list UniTO; la pubblicazione sul sito SBA [8] di una sintesi delle norme d'uso delle Risorse elettroniche di Ateneo per gli utenti finali, che, come si è detto, ha fatto tesoro di altri modelli presenti sui siti di atenei vicini (Appendice 2). Contestualmente, abbiamo sollecitato i colleghi invitati a linkare tale sintesi e l'Help licenze stesso dai siti delle singole biblioteche. È inoltre in corso di studio la possibilità di rendere automaticamente disponibile dalle postazioni PC al pubblico una liberatoria finalizzata all'accettazione delle norme d'uso.

Nei confronti dei colleghi delle biblioteche abbiamo organizzato una presentazione pubblica a tutti i bibliotecari, e abbiamo inoltre pubblicato sulla Intranet SBA delle linee guida per la fornitura del DD sulle Risorse elettroniche di Ateneo per gli operatori addetti al servizio (Appendice 3).

Un primo bilancio

A distanza di alcuni mesi, possiamo fare una prima analisi del feedback, lato utenti e lato bibliotecari. Da parte degli utenti sono giunte via email alcune richieste di chiarimento, anche finalizzate a tutelare la propria attività di ricerca (soprattutto richieste di chiarimento sul significato del download sistematico).

Il dubbio, ad esempio, ricorre in merito al concetto di download sistematico, argomento che ha del resto interessato la comunità bibliotecaria in relazione all'analogo concetto di "ragionevole quantità".

Su questo abbiamo cercato di dare risposte il più possibile chiare, per rendere consapevoli gli utenti dei loro obblighi di rispetto delle norme, sottolineando le ricadute di comportamenti illeciti su tutta la comunità degli utenti, ma al contempo per non scoraggiare l'uso delle risorse online. Abbiamo quindi cercato di spiegare le due possibili tipologie di download sistematico (download effettuati con l'ausilio di appositi software, che permettono all'utente di copiare sul proprio computer l'intera consistenza di una rivista in un tempo relativamente breve, e download manuali, dai quali i sistemi di monitoraggio dell'editore deducano che si sta operando sistematicamente e non per consultare).

Dal punto di vista degli operatori del servizio, invece, abbiamo riscontrato alcune criticità: a molti colleghi non è ancora chiaro lo scopo dello strumento; non sempre è stato ben compreso quali informazioni sia possibile reperire e non a tutti è evidente come consultarlo; alcuni lamentano una certa difficoltà nel puntare direttamente alla singola licenza e di reperire le informazioni sul DD. Qualche difficoltà è anche stata riscontrata sulla comprensione delle accezioni delle etichette dei campi.

Non sarà da sottovalutare che la pubblicazione dell'Help licenze ha messo in evidenza alcuni interrogativi generali sul DD che esulano dal contenuto di esso, sollevando la necessità di acquisire linee guida generali del servizio anche relativamente al cartaceo (es. quali i limiti di invio per i titoli cartacei di editori su cui esistono licenze d'Ateneo?), o a titoli online non in licenza d'Ateneo. Su questo punto, grazie anche all'avvio dal 2012 della procedura di acquisto di periodici tramite gara coordinata centralmente, ci sarà possibile registrare le licenze d'uso per le risorse locali.

In sintesi, le criticità che possiamo rilevare sono di carattere tecnico e organizzativo: tra le criticità tecniche segnaliamo la granularità, che non permette ancora di arrivare al titolo, alcuni limiti del software (es. alcuni contenuti non ordinabili né alfabeticamente né con ordine personalizzato), la mescolanza di inglese e italiano; tra quelle organizzative, spicca la scarsa consapevolezza di alcuni operatori, la difficoltà di raggiungere tutti gli operatori del servizio DD, lo scarso feedback lato utenti e la difficoltà di misurare le consultazioni.

APPENDICE 1

Il modello di Servizio di Document Delivery su Risorse elettroniche di Ateneo.

Proposta di sperimentazione, presentata alle biblioteche nel mese di marzo 2012

Oggi gli e-journals sono caricati solo sul Catalogo di Ateneo, mentre in ACNP si trovano solo catalogazioni occasionali di titoli singoli da parte delle biblioteche. Saltuariamente arrivano richieste di DD sulle Risorse elettroniche di Ateneo (d'ora in poi ER) agli indirizzi di posta info.opac@unito.it e sba@unito.it. Queste richieste vengono gestite dallo Staff Biblioteca Digitale, che le reindirizza ad una biblioteca dell'ambito disciplinare di riferimento.

L'assenza delle ER in ACNP, nel momento in cui interi contratti sono migrati all'e-only, presenta diverse ricadute negative sia sui servizi interbibliotecari (difficoltà ad individuare le biblioteche fornitrici, aumento degli scompensi), sia sulla qualità del catalogo stesso (confusione con print lasciati aperti anche se cessati, discontinuità di fornitura di contenuti).

Vista la disponibilità da parte di ACNP a predisporre soluzioni automatizzate di import da Aleph/Sebina o da SFX al fine di aumentare la presenza dei pacchetti elettronici di Ateneo e garantire una migliore distribuzione del servizio DD, l'Università di Torino ha scelto di effettuare l'importazione automatica SFXtoACNP. Questo determina la necessità di strutturare un servizio DD sulle ER entro tale scadenza.

Scelte possibili

Gli Atenei che hanno già riversato le loro ER in ACNP hanno strutturato il servizio di DD secondo due modelli alternativi:

 

  • Modello distribuito (es. UNIBO, UNIPV). Tale modello prevede che l'Ateneo sia caricato in ACNP come "consorzio" e che tutte le biblioteche siano collegate a tutti i posseduti elettronici individuati effettuando la ricerca nel catalogo ACNP. Sulla scheda del consorzio (es. UniBO) compare il link a tutte le biblioteche che aderiscono al sistema e il richiedente sceglie a chi inviare richieste DD. I vantaggi di tale modello sono: l'assenza di organizzazione centrale del servizio, la valorizzazione del ruolo delle biblioteche e la limitazione del rischio di scompensi. Tuttavia esso presenta alcune criticità legate alla presentazione delle biblioteche collegate al consorzio in ordine di codice, alla difficoltà di attribuire titoli multidisciplinari ad una biblioteca di riferimento e alla presenza di biblioteche multidisciplinari, alla difficoltà di misurazione della circolazione dei titoli elettronici di Ateneo e alla minore possibilità di vigilanza sul rispetto delle licenze.
  • Modello centralizzato (es. UNIRMS, UNIAQ, UNICAM). Tale modello prevede un'organizzazione del servizio tramite account di biblioteca centralizzato registrato su ACNP/NILDE e casella unica di posta elettronica (es. UNIRMS) e la strutturazione di un servizio coordinato in carico a risorse distribuite, con partecipazione su base volontaria (autorizzata) e turnazione sul servizio. I vantaggi di tale modello sono: la piena standardizzazione del servizio (carta del servizio), il controllo diretto della stabilità degli accessi e delle consistenze, il miglior controllo del rispetto delle licenze, la misurazione diretta della circolazione delle ER. Tuttavia anche esso presenta alcune criticità legate a: costo del servizio a carico delle strutture degli operatori, necessità di strutturare una misurazione del carico di lavoro, peso dell'organizzazione centrale del servizio, ma soprattutto svalorizzazione del ruolo delle biblioteche e possibilità di scompensi sul sistema NILDE.

 La nostra proposta

Analizzati vantaggi e criticità dei modelli precedenti, si propone la sperimentazione di un modello intermedio tra i due, con la strutturazione di un servizio distribuito ma "coordinato" tra biblioteche ad adesione volontaria, disponibili ad operare secondo politiche e procedure condivise.

Concretamente questo significa caricare UniTO come consorzio in ACNP collegando tutte le ER ed individuare le biblioteche UniTO disponibili alla sperimentazione e alla sottoscrizione della carta comune del servizio, per poi legarle al consorzio.

Questa proposta consente una piena valorizzazione del ruolo delle biblioteche che scelgono di aderire, evita il rischio di forti scompensi sul sistema NILDE e prevede una gestione centrale del servizio limitata ad un monitoraggio periodico per valutarne l'efficienza e possibili miglioramenti (inizialmente in capo al GdP Servizi). Essa inoltre favorisce una standardizzazione del servizio, la misurazione diretta della circolazione delle ER, la diffusione di buone pratiche nel rispetto delle licenze di Ateneo, un'assunzione di responsabilità sulla stabilità degli accessi.

Sperimentazione

La sperimentazione del servizio nelle modalità proposte è stato avvito a partire dal 1 aprile 2012 con durata di 9 mesi. Al termine della sperimentazione sarà effettuata un'analisi dell'andamento del servizio, finalizzata ad individuare benefici ottenuti e criticità e ad acquisire eventuali suggerimenti di modifica o integrazione della Carta del Servizio.

Modalità di adesione

Condizioni necessarie per l'adesione alla sperimentazione da parte delle biblioteche sono:

  1. l'adesione ad ACNP
  2. l'adesione al network NILDE
  3. la sottoscrizione della carta comune del Servizio

Le biblioteche intenzionate ad aderire sono state invitate a restituire la Carta del Servizio, firmata dal Direttore/Responsabile della struttura e per presa visione dai singoli addetti al servizio.

 

Carta del Servizio

Le biblioteche che partecipano alla sperimentazione del servizio di Document Delivery (d'ora in poi DD) sulle Risorse Elettroniche di Ateneo (d'ora in poi ER) si impegnano a sottoscrivere e rispettare le buone pratiche che seguono:

  1. Al fine di garantire un completo monitoraggio delle transazioni relative alle ER, tutte le transazioni di DD su tali risorse vengono gestite in NILDE, indipendentemente dal canale attraverso il quale pervengono le richieste.
  2. Il servizio viene svolto nel pieno rispetto della normativa vigente sul diritto d'autore e delle licenze di Ateneo, in particolar modo per quanto riguarda le modalità di fornitura dei documenti, secondo quanto definito dall'help licenze fornito dal Sistema Bibliotecario di Ateneo.
  3. Le biblioteche si impegnano ad evadere tutte le richieste che ricevono, indipendentemente dall'area disciplinare di riferimento.
  4. In caso di impossibilità temporanea ad erogare il servizio, le Biblioteche si impegnano ad attivare tutte le consuete procedure atte a comunicare in Nilde la sospensione dell'erogazione e ad inoltrare ad un'altra struttura aderente alla sperimentazione le richieste che pervengono per altro canale.
  5. Le biblioteche si impegnano ad utilizzare correttamente in Nilde il campo obbligatorio "operatore", inserendo nome e cognome di chi evade la singola richiesta.
  6. I DD sulle ER di Ateneo non possono per contratto essere soggetti a tariffazione e devono essere inviati gratuitamente.
  7. Le biblioteche si impegnano al pieno rispetto del Regolamento NILDE e delle relative buone pratiche (https://nilde.bo.cnr.it/wiki//index.php/Best_practices), in particolar modo per quanto riguarda i seguenti aspetti:
    1. Evadere le richieste nel minor tempo possibile e, comunque, in un tempo massimo di 2 giorni lavorativi;
    2. Comunicare in maniera tempestiva alla biblioteca richiedente l'impossibilità a fornire il documento richiesto;
    3. Chiudere la pratica della fornitura del documento dopo aver effettuato la spedizione.
  8. Le biblioteche si impegnano ad informare lo Staff Biblioteca digitale (staff.sbd@unito.it) qualora riscontrino disallineamenti del catalogo.

Nel sottoscrivere le presenti buone pratiche, le biblioteche si impegnano a diffonderle presso i singoli operatori addetti al servizio, che si faranno carico di accettare condizioni e vincoli.

Modulo di adesione alla sperimentazione

La Biblioteca ___________________________________ presa visione delle condizioni di adesione aderisce alla sperimentazione del Servizio di Document Delivery su Risorse elettroniche di Ateneo, impegnandosi al rispetto delle buone pratiche definite nella Carta comune del servizio.

Torino, (data)

Firma del Responsabile/Direttore

Elenco degli operatori addetti al servizio

Nome e Cognome Firma per presa visione della carta del servizio

    1. ____________________________________________________________________
    2. ____________________________________________________________________
    3. ____________________________________________________________________
    4. ____________________________________________________________________
    5. ____________________________________________________________________

APPENDICE 2

[<http://www.unito.it/unitoWAR/page/biblioteche4/B073/P144400145971330505924556>]

Ai sensi dell'art. 1, comma 1 del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla legge di conversione 21 maggio 2004 n. 128, il Sistema Bibliotecario di Ateneo dell'Università degli Studi di Torino comunica che tutti i contenuti delle risorse elettroniche disponibili per contratto di Ateneo sono coperti dal diritto d'autore, nonché dalle clausole contrattuali che ne limitano l'utilizzo stipulate con i rispettivi editori. Pertanto ne è vietata la riproduzione integrale su qualsiasi supporto, e qualsiasi utilizzo commerciale senza il permesso esplicito dell'editore.

  1. NORME D'USO DELLE RISORSE ELETTRONICHE DELL'ATENEO DI TORINO

 

I termini e le condizioni che governano l'uso delle risorse elettroniche sono definiti nei Contratti di licenza d'uso sottoscritti fra l'Ateneo e gli Editori. Se tali condizioni vengono violate, gli Editori hanno il diritto di sospendere l'accesso alle risorse a tutta la comunità di utenti dell'Ateneo. 

Le licenze generalmente limitano l'uso agli utenti autorizzati: docenti, studenti, personale tecnico amministrativo dell'Università di Torino e a tutti coloro che sono legati da un rapporto formale di ricerca e di didattica con l'Ateneo, nonché i visiting professors e gli utenti occasionali ammessi ai servizi delle biblioteche.

Ogni singola licenza d'uso può prevedere specifici o ulteriori permessi o divieti. Per saperne di più  clicca qui. 

È responsabilità del singolo utente assicurare che la consultazione delle banche dati e dei periodici elettronici avvenga solo a scopo di ricerca, studio e didattica; è vietato qualsiasi utilizzo per scopi di lucro o commerciali. Non possono essere effettuate attività economiche in concorrenza con l'editore (rivendita dei contenuti informativi). 

È consentito visualizzare, scaricare, stampare e archiviare un numero ragionevole di articoli in copia singola per uso personale, di istruzione e di ricerca; non è consentito fare copie e archiviare interi fascicoli. Alcune risorse, secondo la propria licenza d'uso, possono essere usate per dispense ad uso didattico citando correttamente la fonte (autore, titolo ed editore). L'archivio di tale materiale dev'essere cancellato quando non più utilizzato. È vietato l'uso di programmi automatici di scansione e download. 

In linea generale:

Si può

  • stampare o salvare un numero limitato di copie degli articoli 
  • usare i documenti per scopi personali, didattici o di ricerca
  • condividere i documenti con docenti anche a contratto, staff e studenti dell'Università di Torino
  • inserire in siti web istituzionali il link a specifici contenuti

Non si può

  • stampare, copiare o fare download sistematici o di gran parte degli articoli 
  • fare un uso commerciale dei contenuti
  • condividere con utenti esterni all'Università di Torino, a meno che non si collabori a una ricerca comune 
  • spedire i contenuti veri e propri a siti web, modificare, alterare o creare opere derivate senza permesso

 

APPENDICE 3

LINEE GUIDA GENERALI PER LA FORNITURA DI DOCUMENT DELIVERY SULLE RISORSE ELETTRONICHE DELL'ATENEO DI TORINO

I termini e le condizioni che governano l'uso delle risorse elettroniche sono definiti nei Contratti di licenza d'uso sottoscritti fra l'Ateneo e gli Editori. Se tali condizioni vengono violate, gli Editori hanno il diritto di sospendere l'accesso alle risorse a tutta la comunità di utenti dell'Ateneo.

Oltre a definire gli utenti autorizzati, ogni singola licenza d'uso dà informazioni sugli usi consentiti ai fini del servizio di Document Delivery, in merito sia all'oggetto, al formato e alle modalità di invio, sia alla consegna del documento agli utenti finali da parte delle biblioteche richiedenti. Per informazioni di dettaglio sugli usi consentiti dalle diverse licenze clicca su <http://library.unito.it/cwis>.

In linea generale:

Si può

Non si può

Note

Inviare singoli articoli

Inviare più articoli o interi fascicoli in maniera sistematica

OUP specifica un limite di 5 copie all'anno per ogni titolo di periodico oltre il quale richiede un pagamento aggiuntivo

Inviare a biblioteche accademiche o di ricerca

Inviare a biblioteche e istituzioni con scopi commerciali

Elsevier, IOP e OUP limitano il DD alle biblioteche situate in Italia.

Inviare il DD direttamente a singoli utenti esterni

 

Stampare gli articoli e inviarli via fax o posta tradizionale

 

Economist Historical Archive non consente neppure l'invio via fax o posta tradizionale (DD non consentito)

Inviare l'articolo in trasmissione sicura via Nilde (NB campo Note)

Inviare il *.pdf scaricato dalla piattaforma editoriale in attachment alla posta elettronica

La trasmissione sicura via Nilde è specificatamente consentita solo dall'editore Springer.

Altri editori parlano genericamente di software di trasmissione sicura (Wiley, T&F, Science, Informa, Project Muse, OUP, RSC), ma possiamo intendere che l'invio in trasmissione sicura via Nilde sia consentito.

Elsevier consente solo l'uso di Ariel (Nilde non consentito)

Si deve

Non si deve

Note

Indicare alla biblioteca richiedente l'obbligo di consegnare all'utente finale la copia cartacea e l'obbligo di cancellare il file inviato dopo la stampa.

Consentire alla biblioteca richiedente di inoltrare il documento elettronico all'utente finale

Per l'editore RSC l'obbligo di cancellare il file non si applica nel caso di utenti ipovedenti

Fornire gratuitamente gli articoli presenti nei pacchetti di Ateneo (salvo rimborso delle spese vive di servizio)

Fornire a pagamento tali articoli applicando una tariffazione

 

Giovanna Balbi, Università di Torino, e-mail: giovanna.balbi@unito.it


Note

I link contenuti in questo articolo sono stati controllati al 10/09/2012.

[1] Si intende il DD nell'accezione che ha normalmente nel contesto italiano, come servizio di trasmissione di documenti, che talvolta viene definito nei contratti come ILL, Interlibrary Loan, per distinguerlo dalla fornitura di documenti a pagamento.

[2] Cfr. Decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, legge 21 maggio 2004 n. 128, "Misure di contrasto alla diffusione telematica abusiva di opere dell'ingegno", che all'art. 1, comma 1, recita: "l'immissione in un sistema di reti telematiche di un'opera dell'ingegno, o parte di essa, è corredata da un idoneo avviso circa l'avvenuto assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi".

[3] Il primo modulo, di illustrazione dei contenuti della Legge Autore, ha fatto emergere diversi interrogativi tra i bibliotecari, raccolti quindi nella forma di quesiti sui quali i relatori hanno lavorato in vista del secondo modulo: questo, svolto in forma seminariale, è stato strutturato in due parti; nella prima sono stati trattati i temi del diritto di prestito, del diritto di noleggio, delle orphan works; del diritto di copia; delle banche dati; dei principi contrattuali. La seconda parte è stata dedicata invece all'analisi di casi concreti e di approfondimento di problematiche specifiche emerse all'interno delle strutture, raccolte dal referente della formazione dello SBA e sottoposte all'attenzione dei relatori.

[4] <http://biblioteche.unibo.it/portale/risorse-elettroniche/linee-guida-condizioni-accesso-alle-risorse-elettroniche/>; <http://www.sba.unige.it/normecopyright.shtml>; <http://lib.unibocconi.it/screens/boc_Copyright_Policy_ForStudents6_ita.html>; <http://www.cab.unipd.it/node/1057>.

[5] <http://scout.wisc.edu/Projects/CWIS/index.php>: erede di Scout Portal Toolkit, sviluppato da Internet Scout Project, è un software per la raccolta, l'organizzazione, il mantenimento e la pubblicazione di collezioni di descrizioni di risorse documentali. La soluzione, semplice e di facile realizzazione, è stata immediatamente adottata in seguito a una prima prova di funzionalità. Si è volutamente rinunciato a effettuare uno studio su altre soluzioni possibili, perché vediamo CWIS come strumento di transizione, in vista del passaggio all'ERMs che conterrà queste informazioni. Pertanto, le nostre energie sono state finalizzate a impostare la griglia dei campi e delle profilazioni piuttosto che alla ricerca di un altro eventuale sw più adatto, ma che avrebbe richiesto costi e impegno di persone più alti. Abbiamo lavorato quindi in stretto contatto con il nostro team ERMs per impostare in modo coordinato il lavoro. CWIS prevede le seguenti funzionalità: Ricerca per parole chiave; Schema base di metadati DC; Modifica e aggiunta di metadati; Profilazione degli accessi. Per una realizzazione ormai consolidata, alla quale hanno contribuito diversi soggetti nell'ottica di una migliore personalizzazione dello strumenti, cfr. Piero Cavaleri, Il nuovo database di DFP, "Biblioteche oggi", (2009) 10, p. 55-57.

[6] <http://isites.harvard.edu/icb/icb.do?keyword=k11228&tabgroupid=icb.tabgroup13778; http://isites.harvard.edu/fs/docs/icb.topic80610.files/vendor_guidelines.NEW.pdf>.

[7] <http://fclaweb.fcla.edu/uploads/FCLA%20Licensing%20Guidelines%20Version%20II%206_18_2012.pdf>.

[8] <www.sba.unito.it>.




«Bibliotime», anno XVI, numero 1 (marzo 2013)

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