«Bibliotime», anno XVIII, numero 3 (novembre 2015)

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Giannandrea Eroli

L'Art Bonus e le Marche. Una ricognizione



Abstract

This report presents the effects in The Marche Region of the Law n. 106/2014 that introduced the Art Bonus, a tax credit deduction on donations on Culture. The first part concerns the comparison between the data detected on web portal artbonus.gov.it and the data collected in all the Region's municipalities. The second part shows the critical issues of the Law and of its application especially about the communications process. This paper represents the first of a periodical series of reports on the Art Bonus in Marche Region.

1. Introduzione.

In occasione dell'incontro "Cittadini ed Imprenditori, nuovi mecenati della cultura" tenutosi il 13 Novembre 2015 a Fano, il Coordinamento MAB (Musei, Archivi e Biblioteche) ha presentato una breve ricerca sull'utilizzo dell'Art Bonus da parte delle Pubbliche Amministrazioni Locali e sull'incidenza di tale strumento riguardo alla propensione di cittadini ed imprenditori a sostenere la Cultura. I dati raccolti, per quanto in continuo mutamento, confermano ed evidenziano le criticità congenite del provvedimento stesso, la difficoltà da parte degli Enti Pubblici a strutturare e promuovere il bando e una oramai nota riluttanza da parte delle imprese, più che delle persone fisiche, ad utilizzare tale strumento di credito d'imposta.

Nonostante il parziale successo, se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno, dell'Art Bonus, indubbiamente il provvedimento ha avuto ed ha il merito di aver aperto uno spazio istituzionale agli investimenti dei privati sulla Cultura che prima mancava, fornendo per altro anche dati concreti allo sviluppo di un dibattito finalmente basato su processi di finanziamento tutt'altro che esclusivamente teorici. Pertanto la questione dell'attuale efficacia dello strumento va inquadrata nella prospettiva del miglioramento e dell'affinamento dello stesso e non nella valutazione dell'opportunità di proseguirlo o interromperlo; un miglioramento ed un affinamento che sarà tanto più profondo ed incisivo, quanto sarà forte la richiesta in tal senso da parte di Comuni, imprese e cittadini nei confronti dello Stato.

Forse è proprio questa la novità più interessante che può sbocciare dall'Art Bonus, ovvero il passaggio da una prospettiva di sovvenzione dei beni e delle attività culturali da parte dei privati, ad una cultura di coinvestimento dove Pubblica Amministrazione, Associazioni, Professioni, Imprese e Cittadini facciano convergere, attraverso le peculiarità di ciascuno, non solo i capitali economici necessari a recuperare un bene o a rendere fruibile una struttura, ma anche i capitali sociali e relazionali che consentono ai beni e alle strutture di essere goduti dalla collettività e di tornare ad essere punti di riferimento e di identificazione della comunità locale.

2. L'Art Bonus: che cos'è.

Il così detto Decreto Cultura (D.L. 31 maggio 2014, n. 83, convertito in L. 29 luglio 2014, n. 106) all'art. 1 [1] introduce un credito d'imposta sulle erogazioni liberali "per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti delle fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo".

Il decreto riconosce una detrazione del 65% sull'elargizione effettuata (Art. 1, Comma1, Lettera a) per i due periodi d'imposta successivi al 31 Dicembre 2013, detrazione che la Legge di Stabilità del 2016 dovrebbe rendere permanente, in luogo della misura originaria che prevedeva a partire dal 31 Dicembre 2015 una riduzione al 50% della detrazione. Il Comma 2 dell'Art.1 determina che le elargizioni che possono godere del credito d'imposta non possano superare il 15% del reddito imponibile delle persone fisiche e degli enti commerciali e del cinque per mille dei ricavi annui ai soggetti titolari d'impresa. Come segnalato da più commentatori, la misura per il reddito d'impresa è piuttosto trascurabile e poco allettante, mentre la misura per le persone fisiche è sembrata sicuramente più equilibrata: tutto ciò ha effetti ben precisi sulla tipologia e la qualità dei progetti presentati.

3. I dati delle Marche.

I dati relativi all'Art Bonus nella Regione Marche sono in parte ricavati dal portale artbonus.gov.it e in parte rilevati dal monitoraggio diretto dei siti dei 236 Comuni compresi nelle cinque Province che compongono la Regione.

I dati secondo artbonus.gov.it

Se ci si limita a considerare i dati ricavabili dal portale, il quadro aggiornato al 15/11/2016 è riassumibile nella seguente tabella:

Tabella 1

http://artbonus.gov.it/

COMUNI / ENTI

PROGETTI

IMPORTI

POPOLAZIONE

ANCONA

6+1

20

€ 3.679.194

171.696

ASCOLI PICENO

-

-

-

-

FERMO

-

-

-

-

MACERATA

3+1

6

€ 4.351.783

64.241

PESARO

3

7

€ 212.203

160.214

TOTALI

14

33

€ 8.243.180

396.151

La Provincia di Ancona è quella che ha presentato più progetti, venti su trentatre, e che ha visto più enti attivi nella proposizione, cinque Comuni [2] e una fondazione teatrale [3]; la Provincia di Macerata vede la partecipazione di quattro enti, tre Comuni [4] e una associazione sinfonica [5], ma per sei progetti, mentre la Provincia di Pesaro vede tre Comuni [6] attivi per sette progetti. Le Province di Ascoli Piceno e di Fermo non hanno alcun loro ente che figuri sul portale di Art Bonus.

Sotto il profilo economico, delle tre Province censite dal portale, Macerata ha presentato il "conto" più alto con una richiesta complessiva di finanziamenti pari a € 4.351.783,00, in gran parte imputabili al progetto dell'Associazione Arena Sferisterio (€ 3.870.000,00); segue Ancona, con € 3.679.194,00, di cui € 3.000.000,00 proposti dalla Fondazione Pergolesi – Spontini. Pesaro infine si "accontenta" di € 212.203,00. Complessivamente la Regione Marche propone finanziamenti per l'Art Bonus pari a € 8.243.180,00.

Un indicatore interessante dell'impatto economico dei progetti proposti è dato dal rapporto tra il costo cumulativo dei progetti e il numero complessivo degli abitanti dei Comuni a vario titolo coinvolti, che possiamo indicare come Indice di Spesa Potenziale Pro Capite (ISPPC).

Tabella 2

RAPPORTO FINANZIAMENTI E POPOLAZIONE

Rispetto a: COMUNI INTERESSATI

Rispetto a: POPOLAZIONE PROVINCIALE

POPOLAZIONE COINVOLTA / POPLAZIONE TOTALE

ANCONA

€ 21,43

€ 7,68

35,8%

ASCOLI PICENO

-

-

-

FERMO

-

-

-

MACERATA

€ 67,64

€ 13,54

20%

PESARO

€ 1,32

€ 0,58

44%

TOTALI

€ 20,81

€ 5,31

25,5%

Il dato complessivo regionale restituisce un ISPPC per i 396.151 cittadini dei Comuni interessati pari a € 20,81. Scomponendo il dato Provincia per Provincia, agli abitanti dei Comuni della Provincia di Pesaro sono quelli a cui viene chiesto un contributo teoricamente inferiore, appena € 1,32, mentre agli omologhi maceratesi viene proposta una spesa di ben € 67,64 pro capite; gli anconetani si avvicinano più alla media regionale con € 21,43 pro capite.

Dato che non di rado capita che usufruiscano dell'Art Bonus persone fisiche o giuridiche non residenti nel territorio del Comune dove viene proposto il progetto, può essere utile capire quale sarebbe la spesa pro capite in rapporto a tutta la popolazione della Regione e delle Provincie che la compongono; come si desume dalla tabella l' ISPPC si abbassa drasticamente: se a livello regionale si passa da € 20,81 a € 5,31 per Macerata si passa da € 67,64 a € 13,54 per Ancona da € 21,43 a 7,68 e per Pesaro da € 1,32 a € 0,58. L'ultimo dato rilevato riguarda il rapporto tra la popolazione dei Comuni interessati dall'Art Bonus e la popolazione regionale e provinciale: il rapporto regionale è al 25,5%, Pesaro al 44%, Ancona al 35,8% e Macerata al 20%.

I dati rilevati da MAB.

Se ai dati che propone il portale artbonus.gov.it si aggiungono quelli rilevati attraverso la breve ricerca condotta da chi scrive per conto di MAB Marche, i cambiamenti che si evidenziano sono tali più sotto il profilo quantitativo che qualitativo:

Tabella 3

Rilevazione

MAB

COMUNI / ENTI

PROGETTI

IMPORTI

POPOLAZIONE

ANCONA

6+2

29

€ 3.875.551

178.552

ASCOLI PICENO

1

3

€ 943.400

50.079

FERMO

2

-

-

41.149

MACERATA

4+1

6

€ 4.351.783

80.271

PESARO

4

20

€ 246.453

160.822

TOTALI

20

58

€ 9.417.187

510.873

I risultati della ricerca evidenziano come sia il numero dei Comuni e Enti impegnati in progetti di Art Bonus come il numero di progetti stessi siano superiori rispetto a quelli riportati nel portale artbonus.gov.it e che conseguentemente siano superiori sia gli importi dei finanziamenti proposti, sia il numero di cittadini residenti nei Comuni interessati. Complessivamente si aggiungono un Ente per la Provincia di Ancona [7], il Comune di Ascoli Piceno per la Provincia di Ascoli, Fermo e Falerone per la provincia di Fermo e il Comune di Isola del Piano per Pesaro (diciannove totali). I progetti passano da trentatre a cinquantotto, di cui ventinove nella Provincia di Ancona, venti in quella di Pesaro, sei in quella di Macerata, tre in quella di Ascoli Piceno e nessun progetto pubblicato in quella di Fermo [8].

Anche gli importi da finanziare crescono di conseguenza: il dato complessivo regionale passa da € 8.243.180,00 a € 9.417.186,00, la Provincia di Ancona da € 3.679.194,00 a € 3.875.551,00, quella di Pesaro passa da€ 212.203,00 a € 246.453,00, quella di Macerata resta invariata (€4.351.783,00), si aggiunge quella di Ascoli Piceno (€ 943.400,00), mentre Fermo resta non misurabile. Parimenti cresce la popolazione dei Comuni coinvolti: i cittadini marchigiani residenti nei Comuni sopracitati sono 510.873: per la Provincia di Ancona 178.552, per quella di Ascoli Piceno 50.079, per quella di Fermo 41.149, per quella di Macerata 80.271 e per quella di Pesaro 160.822.

Il rapporto ISPPC in genere non cambia molto: lo scostamento più significativo si ha nella Provincia di Macerata, dove l' ISPPC per i cittadini residenti nei Comuni coinvolti scende a € 54,21 (da € 67,64) solo perché il Comune di Potenza Picena, pur avendo pubblicato un manifesto e dedicata una pagina web all'Art Bonus, non enuncia progetti e quindi non quantifica gli importi da finanziare. Per quanto riguarda le altre due Province già rilevate in base ai dati del portale artbonus.gov.it, entrambe crescono leggermente: Ancona passa a € 21,43 da € 21,71, mentre Pesaro passa a € 1,53 da € 1,32. Ascoli Piceno esordisce invece con € 18,84. Il dato regionale si ferma a € 18,43, da € 20,81.

Tabella 4

RAPPORTO FINANZIAMENTI E POPOLAZIONE

Rispetto a: COMUNI INTERESSATI

Rispetto a: POPOLAZIONE PROVINCIALE

POPOLAZIONE COINVOLTA / POPLAZIONE TOTALE

ANCONA

€ 21,71

€ 8,09

37,3%

ASCOLI PICENO

€ 18,84

€ 4,46

23,6%

FERMO

-

-

23,3%

MACERATA

€ 54,21

€ 13,54

20%

PESARO

€ 1,53

€ 0,68

44,1%

TOTALI

€ 18,43

€ 6,06

32,9%

Anche l'ISPPC riferito alla popolazione complessiva cresce leggermente, rispetto a quanto rilevato nella tabella 2: fa eccezione ancora una volta Macerata dove l'indice di spesa potenziale pro capite è lo stesso di quello riferito ai progetti che compaiono sul portale artbonus.gov.it, ovvero € 13,54. Ancona e Pesaro confermano la leggera crescita, passando rispettivamente a € 8,09 e € 0,68 da € 7,68 e € 0,58. Ascoli Piceno si attesta invece a € 4,46. Il dato regionale passa a € 6,06 da € 5,31
I dati relativi al rapporto tra popolazione complessiva e popolazione residente nei Comuni dove sono attivi progetti di Art Bonus secondo le rilevazioni MAB registrano a livello regionale un significativo aumento di 114.722 unità, che porta tale rapporto dal 25,5% al 32,9%.

Se si osservano i dati provinciali si evidenzia come la differenza venga fatta dall'inclusione nella ricerca Mab delle popolazioni dei Comuni di Ascoli Piceno, Fermo e Potenza Picena, mentre l'impatto di Falerone, Isola del Piano e Monte San Vito è decisamente meno consistente, in ragione della ridotta popolazione che risiede in tali centri. Pertanto nella Provincia di Ancona il rapporto in questione passa dal 35,8% al 37,3%, in quella di Macerata passa dal 20% al 24,5%, in quella di Pesaro dal 44% al 44,1%. Si aggiungono Ascoli Piceno e Fermo, rispettivamente con il 23,6% e il 23,3%.

La misurazione dell'impatto dell'Art Bonus richiede anche un'analisi circa il numero dei Comuni che hanno deciso di proporre i progetti e nel merito quanti di questi siano stati interamente o parzialmente finanziati.

Il raffronto tra i dati ricavati dal portale artbonus.gov.it e quelli rilevati dal MAB si diversifica per la percentuale dei Comuni sui cui territori sono stati avanzati progetti di ART Bonus (5,1% vs. 7,2%), per il numero medio di progetti per Comune (0,14 vs. 0,25) e sul numero di progetti interamente finanziati (8 vs. 14), mentre il numero di progetti parzialmente finanziati coincide in entrambe le rilevazioni (13).

Tabella 5

Percentuale Comuni su totale (ARTBONUS)

Progetti per Comune

(ARTBONUS)

Progetti finanziati

(ARTBONUS)

Progetti parzialmente finanziati (ARTBONUS)

5,1%

0,14

8

13

Percentuale Comuni su totale (MAB)

Progetti per Comune

(MAB)

Progetti finanziati

(MAB)

Progetti parzialmente finanziati (MAB)

7,2%

0,25

14

13

La differenza più consistente si riscontra per quanto riguarda i progetti finanziati: in realtà tale differenza è apparente, in quanto imputabile ad un diverso criterio di conteggio applicato nel portale artbonus.gov.it rispetto a quanto fatto dal Comune di Fano nella propria pagina web sull'Art Bonus: il Comune, per l'area biblioteche, ha proposto dieci progetti, che sul portale sono stati raggruppati in due sole voci. Inoltre Il Comune di Fano non ha ancora pubblicato su artbonus.gov.it altri cinque progetti, di cui uno già interamente finanziato, che invece compaiono nella pagina web dell'Ente Locale [9].

Se si analizzano ulteriormente i dati relativi ai progetti, questa volta evidenziando in quali territori comunali ne sono stati proposti di più contemporaneamente, si deve notare come i Comuni di Fano e di Jesi da soli totalizzino il 50% dei progetti rilevati da MAB e il 54,5% di quelli presenti sul portale artbonus.gov.it.

Sempre Fano e Jesi risultano essere in entrambe le classifiche gli unici Comuni della Regione ad aver visto completati alcuni dei progetti presentati: a Fano, secondo i rilievi MAB sei su quindici, a Jesi otto su quattordici.

Tabella 6

Non sembra pertanto casuale che il risultato dei due Comuni sopracitati si rispecchi in un costo complessivo dei progetti piuttosto basso, se paragonato a quello che si evidenzia per altre località. Se si eccettuano i due progetti sinfonico-teatrali (Associazione Arena Sferisterio e Fondazione Pergolesi – Spontini), così costosi da costituire il 73% del totale dei finanziamenti richiesti, il Comune che ha presentato progetti per l'importo complessivo maggiore è Castelleone di Suasa (€ 370.000,00) seguito dal Comune di Macerata (€ 260.000,00), da quello di Recanati (€ 196.783,00) e dal Comune di Ancona (€ 182.174,00).

Tabella 7

Un altro elemento di approfondimento è rappresentato dall'analisi delle finalità che i vari progetti hanno dichiarato e ai contesti a cui si riferiscono. Nella tabella successiva le finalità sono suddivise in tre voci Restauro, Allestimento e Servizi mentre i contesti sono declinati in altre cinque voci, Musei, Archivi, Biblioteche Enti / Fondazioni e Monumenti.

Tabella 8

Numero

Restauro / Conservazione

Allestimento / Infrastrutture

Servizi / Spettacoli

Musei

15

12

3

0

Archivi

0

0

0

0

Biblioteche

17

11

6

0

Fondazioni / Enti Teatrali

2

0

0

2

Monumenti

24

21

3

0

Come si può evincere dai dati ora citati, la maggior parte degli interventi previsti dai progetti di Art Bonus, ventiquattro per la precisione, riguarda il recupero del patrimonio monumentale; seguono diciassette interventi relativi alle biblioteche, quindici per i musei, due proposti da fondazioni / Enti teatrali e nessuno per quanto riguarda gli archivi.
Nel complesso ben quarantaquattro progetti su cinquantotto sono dedicati esclusivamente o in larga parte ad operazioni di restauro o conservazione, dodici alla realizzazione di nuovi allestimenti / infrastrutture e solo due a servizi e spettacoli.

Un ultimo dato significativo che MAB ha rilevato riguarda il numero dei progetti presentati nelle Marche rispetto alle altre regioni italiane. Qui, necessariamente, i dati sono ricavati dal portale artbonus.gov.it; pertanto, per rendere plausibile il raffronto, i dati delle Marche considerati nella tabella 9 sono stati ricavati sulla base dei dati regionali presenti nel portale ufficiale dell'Art Bonus, quindi senza considerare i rilevamenti MAB. Nonostante questo, in termini assoluti le Marche sono al quarto posto per progetti presentati, dietro a Toscana (1°), Piemonte (2°) ed Emilia – Romagna (3°), tutte regione con una popolazione numericamente assai più consistente di quella marchigiana. Se infatti si considera il rapporto tra numero di progetti e popolazione, le Marche risultano di gran lunga la prima regione in Italia con un progetto ogni 47.070,2 abitanti (uno ogni 26.781,3 in base ai rilevamenti MAB).

Tabella 9

Le prime quattro Regioni per progetti

Toscana (44)

Piemonte (41)

Emilia- Romagna (38)

Marche (31)

Rapporto popolazione / progetto

1/85136,9

1/107617,6

1/117080,8

1/47070,2

4. Considerazioni finali.

Le Marche sono la Regione italiana con il rapporto più alto in Italia tra progetti e residenti: tuttavia il dato non può nascondere il fatto che l'impatto del credito d'imposta per la Cultura sia stato al di sotto delle aspettative. Le ragioni sono molteplici, in parte imputabili alla struttura stessa dello strumento fiscale, in parte ad un uso dell'Art Bonus poco corretto o semplicemente poco efficace da parte di Comuni ed Enti e in parte alla cattiva comunicazione e alla conseguente scarsa partecipazione di imprese e cittadini.

Per quanto riguarda lo strumento, è oramai palese che la detrazione del cinque per mille sull'imponibile riservata alle persone giuridiche costituisca un vero e proprio collo di bottiglia che restringe il numero potenziale di mecenati; il fatto positivo rispetto al passato è che ora almeno la bottiglia esiste, e quindi i temi da affrontare riguardano la funzionalità dello strumento e l'analisi e la valutazione strategica dei contesti di destinazione. Col Decreto Cultura si è pertanto passati ad una prassi, sicuramente migliorabile, ma finalmente misurabile e valutabile.

La misurazione e la valutazione dell'Art Bonus sui progetti finora presentati introduce un certo numero di variabili, principalmente legate al buon utilizzo dello strumento e alla capacità di chi presenta di costruire intorno all'Art Bonus una serie di processi efficaci. Un approccio al tema strettamente amministrativistico, ovvero con una scarsa riflessione rispetto alle regole dello strumento fiscale e ai contesti di applicazione, spesso e volentieri si rivela controproducente. Nelle Marche sotto questo aspetto si possono evidenziare tre profili di criticità:

  1. Il primo profilo presenta gravi deficienze formali quanto sostanziali: ci si riferisce in particolare a quegli Enti che pur pubblicando in vari modi (web, stampa ecc.) l'annuncio di voler attivarsi sull'Art Bonus, non indicano in alcun modo progetti e importi e non ne danno comunicazione al MiBACT e al portale artbonus.gov.it. Tale scarsa trasparenza è in palese violazione dell'art. 1 comma 5 del DL 05/2014, n. 83, convertito con modificazioni dalla L. 07/2014, n. 106, che prescrive che "I soggetti beneficiari delle erogazioni liberali di cui al comma 1 … " comunichino "… mensilmente al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo l'ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel mese di riferimento; provvedono altresì a dare pubblica comunicazione di tale ammontare, nonché della destinazione e dell'utilizzo delle erogazioni stesse, anche con un'apposita sezione nei propri siti web istituzionali."
  2. Anche sotto il profilo sostanziale tale scarsa trasparenza produce effetti negativi: la lacunosità dell'informazione offerta non consente a cittadini ed imprese di ben comprendere cosa effettivamente sia l'Art Bonus e per quali oggetti o servizi del patrimonio locale questo possa essere utilizzato. L'invito che molti Enti mettono in calce ai manifesti o alle pagine web a contattare questo o quell'ufficio per conoscere quali "progetti" finanziare, oltre ad essere normativamente scorretto, sembra fatto apposta per allontanare i cittadini dallo strumento, ponendo un ulteriore filtro, se non una ulteriore barriera, tra amministratori e amministrati.

  3. Anche il secondo profilo si caratterizza per una presenza di deficienze formali e sostanziali: in questo caso però le seconde sono decisamente più gravi delle prime: in questa categoria possiamo includere tutti quei progetti regolarmente e completamente pubblicati dall'Ente proponente in modo autonomo, ovvero solo localmente e/o solo sulla propria infrastruttura web, senza darne comunicazione al MiBACT e al portale artbonus.gov.it.
  4. Il mancato rispetto della normativa è presente anche in questa fattispecie, per quanto in misura meno grave rispetto al caso precedente. Sotto il profilo sostanziale invece possiamo identificare progetti in tutto e per tutto regolari, se si eccettua la mancata comunicazione di cui sopra, ma scarsamente o del tutto inefficaci. Sono quei progetti che non hanno conseguito una raccolta di erogazioni liberali soddisfacenti o non ne hanno raccolta alcuna. Le ragioni possono essere molteplici, tuttavia l'esperienza marchigiana indica chiaramente come i due soli Enti in Regione a completare dei progetti, i Comuni di Fano e di Jesi, oltre ad aver soddisfatto tutte le prescrizioni di legge, hanno scelto di proporre progetti mai eccessivamente onerosi e in grado di interessare diversi segmenti di potenziali donatori grazie ai diversi livelli di spesa.

    Altri Enti hanno invece proposto progetti decisamente più onerosi: tanto per fare un paragone, i tre progetti proposti dal Comune di Ascoli Piceno ammontano a € 943.400,00, mentre il Comune di Jesi per tredici progetti propone una spesa di € 39.597,00 e il Comune di Fano, per quindici progetti arriva appena a € 22.466,40 [10]. Risulta piuttosto evidente che nel caso di Ascoli Piceno lo strumento dell'Art Bonus va integrato con processi di Fundraising e/o di Crowfunding: la considerevole consistenza finanziaria dei progetti presuppone la raccolta di elargizioni da una molteplicità di mecenati, cosa che comporta una conoscenza approfondita dei diversi segmenti di potenziali benefattori.

    Ciò significa adottare metodologie di comunicazione, presentazione e accompagnamento dei progetti molto lontane dalla prassi della Pubblica Amministrazione, che richiedono l'applicazione di competenze non sempre ad oggi riscontrabili negli uffici pubblici. A sostegno di questa considerazione giova richiamare i dati relativi alla spesa pro capite per progetto: € 18,43 se calcolata solo sulla popolazione residente nei Comuni della Regione Marche nei quali è stato presentato almeno un progetto e € 6,06 se calcolata su tutta la popolazione regionale (rilevamento MAB).

    Tenuto conto che molti progetti si riferiscono a beni che ben definiscono le identità locali e che pertanto rientrano a pieno titolo nel paesaggio emotivo e relazionale delle persone che abitano i relativi territori, non è per nulla remota l'ipotesi che la leva principale per finanziare i progetti più ingenti, ma comunque molto significativi, sia proprio quella emozionale e relazionale. La presenza di tali leve costituisce la premessa essenziale per costruire un doveroso processo di emersione della natura comune di tali beni: solo sulla base di una presenza diffusa della consapevolezza della natura "comune" dei beni culturali locali si possono avviare processi di Fundraising e Crowfunding che partano dall'analisi della disponibilità a pagare per conservare il bene e garantirsene la fruibilità in futuro [11].

  5. Il terzo profilo sotto l'aspetto sostanziale ricalca in gran parte il secondo, mentre sotto l'aspetto formale soddisfa pienamente i requisiti normativi. In questa casistica ricade per esempio il Comune di Castelleone di Suasa, che ha presentato due progetti di restauro formalmente ineccepibili e sicuramente scientificamente e tecnicamente validi, ma sproporzionati se si considera il rapporto tra importi di finanziamento richiesti e il numero di abitanti del comune, € 370.000,00 per 1731 abitanti, che comporterebbe una spesa pro capite di € 213,75 [12].

In questo caso anche l'utilizzo di strumenti di Fundraising e/o Crowfunding non risulta semplice, proprio perché l'importo pro capite che occorre sorpassa di gran lunga quella che si presume possa essere la disponibilità media a pagare. Qui forse troviamo il rischio più grande per una Regione come le Marche, che presenta un tessuto urbanistico fatto soprattutto di centri piccoli e medio – piccoli e nel contempo un patrimonio culturale di notevoli dimensioni ma assai diffuso sul territorio: c'è il serio pericolo che gran parte dei Comuni marchigiani potenzialmente adatti a promuovere dei progetti di Art Bonus restino esclusi di fatto da questo tipo di strumento di finanziamento del patrimonio, perché incapaci di raggiungere un pubblico sufficientemente ampio. Ciò, unitamente ad una scarsa conoscenza dello strumento, probabilmente spiega la modesta partecipazione dei Comuni marchigiani al progetto, il 7,2% secondo i rilevamenti di questo studio.


Altro caso interessante è offerto dal Comune di Recanati, che ha presentato tre progetti: uno relativo al recupero della Torre Civica, un altro relativo al restauro della tomba di Beniamino Gigli e l'ultimo per il restauro del portale della Chiesa di Sant'Agostino. Sul primo progetto le erogazioni ricevute ammontano a € 40.500,00 su € 87.783,20, sul secondo sono pervenuti dalle elargizioni liberali € 7.500,00 sui 76.000,00 Euro richiesti, mentre il terzo è stato da poco inserito nel portale e quindi non registra ancora elargizioni.

Il primo caso dimostra comunque un'attenzione tutt'altro che trascurabile verso il progetto e le sue finalità, cosa che per ora non sembra emergere per quanto riguarda il secondo progetto. In questo caso probabilmente è proprio il contesto che fa la differenza: è sicuramente più facile associare la propria elargizione, e quindi il proprio nome o quello di un'impresa, al restauro di un monumento molto significativo per Recanati come la Torre Civica, piuttosto che ad una tomba, per quanto di un personaggio illustre ed importante per Recanati come Beniamino Gigli.

Con questo non si intende in alcun modo sostenere che fare un progetto per restaurare la tomba monumentale di un grande personaggio sia operazione da evitare: si vuole semplicemente far rilevare che per garantire al secondo progetto quanto meno il successo parziale, ma comunque significativo, del primo, occorre elaborare una strategia di proposizione e degli strumenti di raccolta ad hoc. Sul terzo caso non è ancora possibile effettuare analisi dato il poco tempo intercorso dalla pubblicazione del progetto stesso.

Un'ulteriore considerazione che emerge dai dati raccolti riguarda la destinazione dei progetti: come visto in precedenza, ben quarantaquattro su cinquantotto sono finalizzati al restauro. Dodici all'allestimento o alla creazione di infrastrutture funzionali, appena due ai servizi e agli spettacoli. Se poi si aggiunge il fatto che i soli due progetti collegabili alla categoria "Servizi e Spettacoli" sono quelli avanzati dagli unici due Enti Teatrali della Regione attivi sull'Art Bonus [13], si deve concludere che ancora c'è scarsa attenzione verso i servizi da offrire.

Ciò si deve in buona parte ad un retaggio storico nell'amministrazione del patrimonio culturale, dove una concezione poco dinamica della conservazione impedisce di sviluppare compiutamente le azioni di valorizzazione, nonostante quanto prescritto dalla Costituzione agli artt. 116 - 117 - 118 [14] e dallo stesso Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio agli art. 3 e 6 [15], da tutto il I Titolo (artt. 10-100) dedicato alla Tutela e da tutto il II Titolo (artt. 101 – 127) dedicato alla valorizzazione e alla fruizione.

Pertanto occorrerebbe sviluppare un tavolo di confronto tra le amministrazioni, gli istituti, le associazioni di professionisti per sviluppare una cultura di conservazione e valorizzazione che superi il "complesso dello scatolone vuoto", ovvero il mero restauro e allestimento di uno spazio senza che esso venga popolato da attività e servizi realmente fruibili da parte della collettività. Va benissimo restaurare una pinacoteca, un monumento o un opera d'arte, va altrettanto bene dotare tali luoghi di strumenti tecnologici o d'arredamento funzionali ai loro scopi, ma occorre anche chiudere il cerchio rendendo fruibili tali luoghi e utilizzabili tali strumenti attraverso l'implementazione di servizi costruiti sulle professionalità culturali. Quello che si auspica pertanto è la proposizione di progetti che raccolgano in se queste tre fasi e che quindi abbiano come oggetto tutta la filiera che va dalla conservazione alla fruizione.

La partita dell'Art Bonus, per quanto riguarda la Regione Marche, si gioca su tre ambiti, quello della formazione, quello dell'informazione e quello della comunicazione mirata.

I dati sin qui raccolti dimostrano come molti Enti non abbiano ben compreso il funzionamento dell'Art Bonus né tantomeno le "buone pratiche" per renderlo più efficacie. Tali carenze investono sia il livello politico degli enti sia quello amministrativo: si è visto però come la mera conoscenza ed applicazione della norma non garantisca il successo del progetto. Occorre pertanto sviluppare un'azione formativa che sviluppi anche il concetto di filiera culturale e che affianchi alle competenze tradizionali di ciascun attore, delle competenze laterali ma strumentali al corretto sviluppo e alla riuscita dei progetti culturali in genere e di Art Bonus in particolare. In tal senso giova ricordare come il coordinamento MAB, grazie ad un finanziamento della Regione Marche si sia attivato per proporre corsi di formazione funzionali a quanto detto sino ad ora [16].

Attraverso una buona formazione ed una buona conoscenza degli strumenti operativi di progettazione e valutazione, gli Enti potranno finalmente sviluppare delle analisi di fattibilità dei progetti stessi, che tengano conto del contesto di applicazione e dei processi di informazione/comunicazione verso gli stakeholders e il pubblico in generale.

Come si è visto, fare un progetto valido non ne garantisce di per sé il successo: occorre saper informare correttamente i cittadini e saper indirizzare una comunicazione più strutturata verso quei segmenti di pubblico che si ritengono più predisposti a farsi coinvolgere in progetti di finanziamento della Cultura, come quelli che proposti con l'Art Bonus. Pubblicare i progetti di Art Bonus sui canali istituzionali quindi può non essere sufficiente: occorre saper individuare sin dalla fase di stesura del progetto tutti i potenziali soggetti interessati, ovvero i così detti "stakeholders", costruendo un piano di comunicazione che comprenda strategie di informazione, elementi di formazione e processi di comunicazione mirata su ogni segmento di pubblico individuato.

L'elemento che quindi fa la differenza è la conoscenza del pubblico, tanto nella sua misura reale, quanto nella sua dimensione potenziale: interviste, Focus Group, assemblee aperte, Social Media, rappresentano gli strumenti più comuni che aiutano a determinare i pubblici e contemporaneamente a veicolare e testare le proposte su cui costruire i progetti.

Parallelamente occorre riflettere anche sulla funzione comunicativa del patrimonio: un palazzo, una pala, un libro, un documento storico restituiscono, per ciò che compete loro, una rappresentazione di uno o più fatti o opinioni o credenze, quindi oltre al valore storico ed artistico che hanno, sono anche uno strumento di comunicazione, dei veri e propri Media. Sotto questo profilo è il bene culturale stesso che deve tornare ad essere percepito anche come uno strumento di comunicazione, specie se la presentazione del progetto coincide con la messa in campo di attività e servizi che permettano di fruire del bene stesso in modo più ampio, più coinvolgente e più innovativo.

A chiusura di questo rapporto, preme ricordare come in tutta la Regione Marche non sia stato attivato nessun progetto sugli archivi, istituti che forse più di ogni altro custodiscono la memoria storica e quotidiana dei nostri territori; non ci si può nascondere che l'ambito archivistico abbia delle peculiarità tali da non essere percepito immediatamente come uno dei gestori principali della memoria comune, tuttavia si ritiene che questa possa essere una delle sfide più interessanti e potenzialmente più importanti che l'Art Bonus può avere, cioè quella di restituire una memoria proattiva ad un Paese che troppo spesso pare compiacersi nel manifestare l'ignoranza del proprio passato.

Giannandrea Eroli, Coordinamento MAB Marche, e-mail: giannandrea.e@gmail.com


Note

[1] Art. 1 del Art 2 del D.L. 31 maggio 2014, n. 83, convertito in L. 29 luglio 2014, n. 106. È indubbio che la detrazione fiscale per credito d'imposta per le erogazioni liberali in favore della cultura rappresenti per questo paese una novità, in linea di principio positiva. Tuttavia occorre segnalare come da più parti si siano evidenziate alcune criticità nel provvedimento: come da Confcultura, circa la reale convenienza dell'Art Bonus per imprese e persone fisiche (tra gli altri: L'Art Bonus, quello sconto piccolo piccolo, Antonello Cerchi apparso su "Il Sole 24" e Art Bonus: le critiche dal Presidente di Confcultura, Simone Sassu, su "Quotidiano Arte.it"); oppure sull'esclusione di alcuni importanti teatri autonomi dai benefici del provvedimento (tra gli altri: Federculture: l'Art Bonus alle Fondazioni Liriche non premia le realtà virtuose, e Art Bonus, poco "bonus" per il teatro, Anna Bandettini, "Repubblica", 17 dicembre 2014). Ciò non pertanto alcuni importanti risultati si stanno raccogliendo: Unicredit ad esempio finanzierà attraverso l'Art Bonus il restauro dell'Arena di Verona, mentre il primo ente pubblico italiano ad ottenere un'erogazione liberale grazie alla nuova disciplina è stato il Comune di Jesi, che ha avviato il restauro della deposizione di Lorenzo Lotto grazie al contributo di Caterpillar (Ansa). Per una trattazione dal punto di vista fiscale dell'argomento si segnala Antonella Donati, Art Bonus, Turismo e Agricoltura, Rimini, Maggioli, 2014.

[2] Ancona, Jesi, Castelfidardo, Corinaldo, Castelleone di Suasa e Serra de' Conti.

[3] Fondazione Pergolesi – Spontini di Jesi.

[4] Macerata, Recanati e Visso.

[5] Associazione Arena Sferisterio di Macerata.

[6] Pesaro, Fano e Lunano.

[7] Nel Comune di Monte San Vito la locale Parrocchia di San Pietro Apostolo ha promosso la raccolta dei fondi necessari, ben € 21.325,00, al restauro della cupola della sede parrocchiale, autorizzato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche con nota Prot. n.13720. Al di là della notevole efficacia nel raccogliere le elargizioni da parte del parroco don Andrea Rocchetti, restano parecchi dubbi sulla legittimità dell'inclusione di tale operazione nell'ambito dell'Art Bonus e quindi conseguentemente per la rivendicazione del credito d'imposta, non essendo le parrocchie Enti dello Stato o Enti con funzione pubblica in campo culturale. Nel dubbio, e per rendere merito allo sforzo effettuato per la raccolta, si è comunque deciso di conteggiare anche questo caso nel report.

[8] Il Comune di Fermo ha una pagina sull'Art Bonus ma non sono indicati progetti specifici: <http://cst.comune.fermo.it/default.aspx?menuid=1859&itemid=274#.Vmh3dPnhDWI>. Per quanto riguarda il Comune di Falerone si ricorda un servizio del TG2 che evocava l'utilizzo dell'Art Bonus per l'anfiteatro romano locale, a cui però non risultano essere seguiti progetti reali: <http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Sorgenti-esterne/VideoEmail/visualizza_asset.html_955432523.html>.

[9] <http://comune.fano.pu.it/index.php?id=2215>

[10] Occorre notare che in realtà che tra i due solo il Comune di Jesi ha totalmente soddisfatto le prescrizioni normative, dato che il Comune di Fano non ha ancora pubblicato sulla propria pagina web gli importi di cinque progetti, di cui uno risulta già finanziato: <http://comune.fano.pu.it/index.php?id=2215>.

[11] I valori di esistenza (non uso), di uso, di opzione e di quasi opzione sono utilizzati nell'ambito dell'Economia della Cultura per misurare la disponibilità del pubblico a pagare par garantire l'esistenza di un bene o di un prodotto culturale (non uso), la possibilità di fruirne immediatamente (uso), di riservarsi la possibilità di fruirne in futuro (opzione) e su quale sia il valore del rischio a fronte del presentarsi o meno di una condizione di irreversibilità (quasi opzione). Cfr. M. Maggi, II valore dei beni culturali: un'applicazione empirica, in L. Bobbio - M. Maggi, Economia e politica dei beni culturali, Torino, La Rosa Editrice, 1994; M. Trimarchi, Economia e cultura. Organizzazione e finanziamento delle istituzioni culturali, Milano, Franco Angeli, 1993; O. K. Knudsen - P. L. Scandizzo, Uncertainty and the Economics of Patents for Biotechnology, Working Paper, World Bank, Washington D.C., 2000.

[12] I progetti riguardano il restauro del Palazzo Compiano della Rovere, sede del Museo della Città di Suasa per € 170.000,00 e la Chiesa del SS. Crocifisso o di San Francesco di Paola per € 200.000,00. Ad oggi sono stati raccolti circa € 30.000,00 sul primo progetto, mentre non risultano ancora elargizioni sul secondo.

[13] Associazione Arena Sferisterio di Macerata e Fondazione Pergolesi – Spontini di Jesi.

[14] L'art. 117 della Costituzione attribuisce allo Stato la potestà legislativa esclusiva in materia di tutela dei beni culturali e ambientali, riconoscendo come materia di legislazione concorrente con le Regioni la valorizzazione dei beni culturali e ambientali e la promozione delle attività culturali nel quadro dei principi fondamentali stabiliti dallo Stato; l'art. 116, che indica le Regioni e le Provincie a Statuto speciale riconosce anche alle Regioni Ordinarie ulteriori forme di autonomia per quanto concerne anche la tutela dei beni culturali ed ambientali. L'art. 118 enuncia il principio di sussidiarietà anche per quanto concerne la tutela dei beni culturali e paesaggistici.

[15] L'art. 3, comma primo, dice che la tutela "consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette, sulla base di una adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione". L'art 6 definisce la valorizzazione come "esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso" (comma primo), avendo cura di precisare che essa deve sempre essere "attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze"

[16] I corsi proposti sono: La sicurezza negli istituti culturali; Audience Development; Fundraising.




«Bibliotime», anno XVIII, numero 3 (novembre 2015)

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