«Bibliotime», anno XX, numero 1-2-3 (novembre 2017)

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Giuliana Capriolo

Pratiche di lettura e sistemi di produzione del libro: dal manoscritto universitario all'e-book accademico



Abstract

The article faces some issues related to the ''university book'' in its current electronic form, and also underlines the eventual connections with the medieval manuscript that foreshadows the ''modern'' book both in the graphic-structural arrangement and in the production methods. The new distributive models, the new ways of acquisition of the texts and the low impact of the current digital scientific book give the opportunity to think over the reading practices and the ways of learning involved in the use of the texts in electronic format, their graphic layout, the production, circulation and conservation of e-books in relation to the more traditional survey of the manuscript and printed book. These elements acquire more importance in a massive digital contest and in a changing editorial market.

Una recente giornata di studi dal titolo Ebook e biblioteche accademiche: vantaggi e svantaggi, esperienze, potenzialità e sviluppo , svoltasi il 5 dicembre 2017 presso l'Università degli Studi di Salerno, promossa dal Centro Bibliotecario di Ateneo in occasione del ventennale dell'apertura al pubblico della Biblioteca Centrale "E.R. Caianiello" [1], ha offerto lo spunto per una riflessione su alcune delle problematiche che investono il libro digitale di ambito scientifico e la relativa utenza.

È ben noto come il libro, nel corso del tempo, abbia rivestito connotazioni diverse in relazione al pubblico di riferimento e alle funzioni svolte e oggi più di prima risulterebbe arduo affrontare un discorso che tendesse a unificare e uniformare lettori/fruitori e generi della produzione libraria. Problemi specifici sono legati in particolare alle modalità di approccio alla lettura e alla realizzazione del libro prodotto in funzione dell'utenza universitaria, connesse ai processi di apprendimento e di trasmissione della cultura scritta e oggi più che mai attuali pur se già presenti nell'originario "libro gotico" realizzato tra XIII e XIV secolo [2].

Sebbene già dagli anni Novanta si parlasse di e-book [3], che ha aperto la scena alla "quarta rivoluzione" dei testi e della lettura [4], soltanto nell'ultimo decennio è stato riscontrato un generale incremento delle vendite e un utilizzo più sistematico del libro digitale anche in ambito accademico. Sono state attivate politiche mirate atte a incentivarne l'utilizzo all'interno di varie fasce di utenti [5] e, in tal senso, nelle comunità universitarie, un ruolo da protagonista viene costantemente svolto dalle biblioteche che sempre più assolvono funzioni informative e formative rispetto alle nuove potenzialità delle risorse tecnologiche e di intermediari per la selezione, l'acquisizione e la messa a disposizione degli e-book all'utenza [6].

Ma seppur entrato nei cataloghi delle biblioteche di Ateneo e tra i libri di testo consigliati per i corsi istituzionali, assistiamo ancora a un timido utilizzo del nuovo medium, al quale continua a essere preferito il libro tradizionale, cartaceo, analogico ritenuto funzionale alle esigenze di lettura, apprendimento e assimilazione dei contenuti rispetto al libro elettronico il cui utilizzo, invece, è costantemente in crescita soprattutto nell'ambito della lettura di svago e manualistico-pratico, laddove, quindi, l'applicazione non è strettamente finalizzata allo studio intensivo.

Alla base della preferenza va individuata, quindi, l'esigenza di una lettura e di un approccio efficace ai testi, soddisfatta, almeno finora, da una configurazione strutturale e testuale del libro cartaceo, consolidata nei secoli e caratterizzata da ordine e leggibilità, di contro a una immagine del libro digitale "né pienamente definita né ben consolidata" e ancora agli inizi di una lunga trasformazione [7].

Nell'ambito della produzione e distribuzione degli e-book si sta verificando ciò che avvenne all'indomani dell'introduzione della stampa a caratteri mobili. Come osservato da Antonello Mattone e Tiziana Olivari [8], allora le università "furono toccate solo marginalmente dalla nuova produzione tipografica per la ben efficiente e collaudata organizzazione del libro peciato [9]" che assicurava "una adeguata quantità di testi con alte garanzie di correttezza e di attendibilità". Il libro a stampa era ancora concepito come un'integrazione, uno strumento ausiliario rispetto al corrispondente manoscritto e solo gradualmente lo sostituì in ambito universitario [10]. D'altra parte l'affermazione del libro a stampa si ebbe quando, a opera di Aldo Manuzio, si assisté al "rinnovamento tipografico [non solo nei caratteri, ma anche nel formato e nella preparazione dei testi e alla] nuova organizzazione societaria per la produzione e la vendita dei libri" [11].

Non si sottolinea mai abbastanza che, come ribadito da Giorgio Montecchi [12], considerata la tecnologia a disposizione, alla base dei cambiamenti di forme e contenuti dei "manufatti" sottostanno sempre le mutate esigenze dei lettori. E a questo punto è d'obbligo il riferimento al libro manoscritto universitario, realizzato nel XIII secolo e utilizzato fino all'avvento della stampa, 'voluto' dal nuovo pubblico di lettori, attivo soprattutto presso gli studia delle università di Parigi e Bologna, ma anche presso i conventi, in cui alcuni frati non solo furono predicatori ma anche lectores presso le più note università del tempo. I libri di cui necessitavano dovevano avere specifiche caratteristiche formali funzionali a un efficace apprendimento e riconoscimento immediato dei contenuti.

Le due tipologie di libro prodotte in ambiente universitario (una di grande formato, con ampi margini, testo su due colonne, e l'altra, di piccole dimensioni, priva di margini, con testo a piena pagina, ma con scrittura ben leggibile) [13], e quindi realizzate secondo il sistema dellapecia ed esemplate in scrittura textualis o nella rotunda, pur nella loro divergente configurazione, funsero da modello per tutte le università europee fino al XIV secolo: la prima "esempio di struttura multitestuale, la seconda di miniaturizzazione del manufatto.

Se il libro medievale e universitario in particolare fu oggetto di una "lettura intensiva" [14], visiva e silenziosa, selettiva e personale, per favorire la quale si ricorse ad espedienti (come la separazione tra le parole) e convenzioni grafiche (punteggiatura, divisione della pagina in due colonne strette, suddivisione del testo in sequenze, introduzione di titoli, indici, tavole analitiche), oggi assistiamo al ritorno a una lettura estensiva, sostanzialmente direzionale, se consideriamo il senso di scorrimento del testo sullo schermo (come nello srotolamento del volumen di papiro), alla quale si aggiunge l'approccio multilineare determinato dall'ipertesto, che permette "di far confluire nella sfera dell'attenzione del lettore testi provenienti da fonti diverse" [15]; la lettura, pertanto, da un lato è correlata a "forme reticolari di organizzazione e rappresentazione dei saperi", dall'altro è "rapida e frammentata [per cercare] di catturare, in breve tempo, la maggior quantità possibile di informazioni". Ma rapidità e frammentazione sono stati individuati come la causa di deficit dell'attenzione e quindi della comprensione del testo, nonché dell'efficacia della deep reading che attiva "processi logici, forme di ragionamento inferenziale e deduttivo e capacità di analisi" [16].

Come è noto, un ruolo non indifferente nella visualizzazione del contenuto è svolto dall'interfaccia, intesa sia come supporto (schermo/foglio e relative dimensioni) sia come layout grafico (carattere, mise en page e mise en texte). A partire dal XV secolo, a determinati usi del testo corrisposero rispettivi formati librari che, secondo una felice definizione di Armando Petrucci [17], si circostanziarono in 'libri da banco' (di grandi dimensioni e perlopiù da studio), 'da bisaccia' (di formato medio, maneggevole con testi di varia natura, tra cui prontuari e libri per la predicazione) e 'da mano' o 'da tasca', propriamente portatile (tra cui i libri d'ore delle dame ma anche prodotti di fattura grossolana e per finalità pratiche).

Formati, pratiche di lettura, dinamiche di apprendimento e di fruizione dei testi sono quindi profondamente correlati, pertanto, facendo propria l'affermazione di Ludovica Braida, si può senz'altro sottolineare come "le forme non sono prodotti neutri ma condizionano il processo di costruzione dei significati e, quindi, le pratiche di lettura e gli usi degli stessi testi" [18]. E così, ritornando ai nostri e-book, una segnalazione, seppur a volo d'uccello, meritano le problematiche relative all'apprendimento dei contenuti presentati in formato digitale e all'utilizzo, in ambito universitario, di e-book perlopiù in formato fisso, sostanzialmente ancora legati alle modalità di costruzione e presentazione proprie del libro a stampa.

In merito alla 'fortuna' degli e-book in ambito accademico, analisi recenti attestano che, nonostante "la diffusione degli strumenti portatili per la lettura digitale, ereaders a inchiostro elettronico e tablet [si stia] propagando in modo esponenziale" [19], i ricercatori - più in generale i fruitori di testi per studio - continuano a prediligere il libro stampato a quello elettronico, pur essendo consapevoli della praticità del formato digitale. Si rileva, inoltre, che un buon numero di ricercatori sono inconsapevoli della presenza e della disponibilità, presso la propria biblioteca di ateneo, di e-book relativi alle tematiche di interesse nonché delle funzionalità già offerte da alcuni di essi (download, possibilità di apporre note e commenti) [20].

La maggior parte del pubblico accademico preferisce, quindi, stampare documenti digitali e riportare annotazioni su carta fisica. In realtà uno studio specifico rivolto proprio ai sistemi di annotazione forniti con i testi digitali ha rilevato come esistano in essi delle carenze che ne limitano l'utilizzo: tra queste l'impossibilità di estendere l'apparato di annotazioni ad altri formati di documento o, ancora, ad esempio, la perdita di informazioni sul contesto in cui è stata creata un'annotazione e, inoltre, una capacità limitata di condivisione tra gli utenti collaborativi [21].

Prevale insomma il formato tradizionale di libro a stampa, sul quale è possibile apportare annotazioni al testo in maniera contestualizzata e praticare una lettura intensiva finalizzata allo studio e all'apprendimento dei contenuti. Tuttalpiù, l'alternativa al testo analogico risiederebbe nell'e-book a contenuto statico (.pdf, di cui sovente si procede anche alla stampa), convertendo quindi il testo da elettronico a cartaceo.

Inoltre, un recente studio effettuato su un campione di giovani cinesi tutti laureati nella medesima disciplina [22] ha appurato che mentre la visualizzazione di testi con layout fisso (.pdf) avviene perlopiù su dispositivi con schermi più grandi come laptop e tablet, quelli in formato 'liquido' (come e-PUB) sono più adatti alla visualizzazione su smartphone e su e-reader dedicati. Inoltre lettura veloce e comprensione dei testi forniti in formato e-PUB su e-reader, tablet e smartphone sono più veloci rispetto a quanto avviene utilizzando un testo in formato .pdf che, a sua volta, come già riferito, risulta maggiormente leggibile e comprensibile se presentato su laptop. Complessivamente, comunque, il cambiamento del formato così come lo scrolling di un testo più lungo di una pagina impediscono, di fatto, una lettura efficace e una corretta comprensione del testo [23].

Sul complesso e articolato problema relativo alle "implicazioni cognitive" della lettura digitale e ai processi di apprendimento segnalo due recenti interventi che esaminano vantaggi e svantaggi del libro digitale nell'ambito della formazione. Gli aspetti indubbiamente vantaggiosi sono dati dalla multimedialità, interattività, ipertestualità e social reading, interdisciplinarità e transdisciplinarità [24], quelli svantaggiosi scaturiscono da una pratica di lettura su schermo frammentata, "meno approfondita e concentrata" rispetto a quella riferita al libro cartaceo, che, citando Gino Roncaglia, è invece un "fenomeno percettivo statico […], che esclude distrazioni e richiede isolamento dal mondo esterno, attiva tipologie di fruizione che catturano e assorbono completamente la nostra attenzione" [25].

Nonostante i notevoli progressi nel campo informatico e delle scienze tecnologiche, sulla base di quanto emerso da studi e ricerche specifiche sulle dinamiche di lettura e di utilizzo degli e-book tra l'utenza universitaria, possiamo ancora asserire, dopo circa un ventennio dalle affermazioni di Fabio Ciotti sullo status del libro digitale, che "la lettura mediata da strumenti elettronici" rivolta a testi di approfondimento disciplinare e, quindi, per studio, non si sia affermata con decisione [26]. Soprattutto in ambito umanistico al libro tradizionale si affiancano perlopiù e-book in formato .pdf (più facilmente leggibili su laptop o tablet, impostati secondo le modalità di costruzione del testo del libro cartaceo) [27].

Verosimilmente il gap di utilizzo degli e-book è da attribuire all'età dell'utenza: gli studenti universitari che attualmente frequentano le nostre università rientrano infatti nella categoria dei cosiddetti 'nativi digitali spuri' [28] mentre buona parte del personale docente e ricercatore si può definire "immigrante digitale", educato alla pratica del libro a stampa ma comunque avviato gradualmente all'uso delle tecnologie digitali per i propri interessi di studio e ricerca. Verosimilmente la definitiva acquisizione del digitale tout court si avrà quando la generazione dei 'nativi digitali' avrà accesso incondizionato a tutti gli ambiti tecnologico-culturali. Altro gap è causato, inoltre, dall'attuale configurazione dei device che presentano ancora "molteplici tecnologie hardware e software per la codifica, archiviazione e fruizione dei contenuti digitali che costringe gli utenti a servirsi di numerosi strumenti diversi, ognuno con una sua particolare interfaccia" [29].

Un passo avanti è stato fatto nell'ambito della produzione e distribuzione editoriale con le site licenses rilasciate a prezzi competitivi (favorendo "l'accesso simultaneo ad una pluralità di utenti a tutte le risorse presenti nel pacchetto") e nel campo del self publishing [30]. Solo lievi accenni di apertura e di adeguamento a un mercato dinamico e in evoluzione [31] giungono dal versante della tutela del diritto d'autore, delle licenze (i modelli DRM di protezione dei diritti sono quasi fermi) e della circolazione dei contenuti, attraverso trattative con gli editori anche a favore dell'Accesso Aperto [32].

Inoltre una spinta all'utilizzo del libro digitale è data dalle stesse istituzioni bibliotecarie [33] che, attraverso accordi di cooperazione per la gestione dei contenuti digitali e l'individuazione di aggregatori principali di risorse elettroniche [34] e la sperimentazione di pratiche di digital lending [35], sono parte integrante nel controllo dei nuovi processi di gestione e condivisione dei contenuti digitali, sorta di moderni stationarii, collettori e distributori dei nuovi exemplaria a connessione multipla.

A tal proposito, si segnala che, a seguito di convenzione interuniversitaria, alcuni atenei del Mezzogiorno, tramite le rispettive biblioteche, hanno reso disponibili su piattaforma Universities SHARE non solo i propri cataloghi ma altresì le rispettive risorse digitali ad accesso aperto, tra cui e-book e e-journal scientifici pubblicati direttamente dalle stesse università, passando attraverso revisione tra pari e procedure editoriali certificate [36]. Il libro universitario bassomedievale fu un prodotto dedicato a una specifica tipologia di lettori/utenti ed ebbe una propria connotazione fisico-strutturale funzionale all'uso: si trattò di un prodotto 'omologato' riconoscibile in tutta Europa.

Analogamente i nuovi formati elettronici di e-book non possono limitarsi a essere la trasposizione del modello cartaceo, piuttosto dovranno caratterizzarsi e sfruttare a pieno le potenzialità proprie del digitale che, come affermato da Tom Abba nel Manifesto per il futuro, "è capace di cose che la stampa non può, e non è in grado di fare cose che la stampa fa ". Inoltre, "perché gli e-book estendano il loro potenziale come formato, devono essere più semplici da creare e più facili da usare o adattarsi a una tecnologia più immediata e centrale rispetto a smartphone, e-reader e simili" [37].

Certamente come avvenne per il libro moderno, vanno ripensati i device - dalla consistenza del supporto (e penso, ad esempio ai fogli/schermi di grafite sui quali è in atto la sperimentazione) alla sua articolazione materiale (dimensioni funzionali alla lettura e alla disposizione del testo magari su superfici double face) -, ma innanzitutto l'articolazione dei contenuti, funzionale a nuove modalità di produzione dello scritto, sempre più risultato di una elaborazione partecipata e condivisa [38]. Il pensiero va quindi alla cosiddetta 'edizione ampliata' che contempla, tra le altre cose, la "paternità multipla e la continua rielaborazione dei testi", e, quindi al "libro liquido", avente come unità di base il contributo scientifico, multimodale oltre che multimediale [39].

Così come nel basso Medioevo e poi nell'Umanesimo e con la stampa 'aldina' l'utilizzo di formati e soprattutto di specifici espedienti tecnico-grafici identificò univocamente una particolare tipologia libraria e il relativo ambito culturale di produzione, così il libro digitale, svincolato definitivamente dai modelli formali propri del libro a stampa, potrà configurarsi, secondo una definizione di Gino Roncaglia, come " medium 'esplosivo'", "capace di conquistare rapidamente un territorio prima non presidiato" [40].

Giuliana Capriolo, Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale - Università degli Studi di Salerno, e-mail: gcapriolo@unisa.it


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Note

[1] Gli interventi della giornata sono stati introdotti da Giovanni Di Domenico (Università di Salerno) e Rosa Maiello (presidente nazionale AIB). Marcello Andria (Università di Salerno, direttore del CAB) ha iniziato i lavori con una relazione dal titolo 1997-2017: i vent'anni del CBA. Roberto Delle Donne (Università di Napoli Federico II) ha coordinato i quattro interventi, rispettivamente di Giulio Blasi (MediaLibrary OnLine) su Ebook nelle biblioteche accademiche: modelli distributivi virtuosi "; Ezio Tarantino (Sapienza - Università di Roma), Prima della rivoluzione . Acquisizioni licenze diritti degli ebook nelle biblioteche universitarie ; Sara Dinotola (Biblioteca Civica di Bolzano), L'acquisizione degli ebook nelle biblioteche accademiche: un vero cambiamento di paradigma? ; Maria Rosaria Califano (Università di Salerno): Il Digital Lending del Centro Bibliotecario di Ateneo.

[2] Da tempo tali tematiche sono analizzate e dibattute da studiosi ed esperti operanti nell'ambito delle biblioteche, della comunicazione e dell'editoria, dell'epistemologia e, più in generale, della storia della cultura scritta. Pertanto, la bibliografia di riferimento non ha alcuna pretesa di esaustività. Sul libro "gotico" si veda, ad esempio, Ezio Ornato, Apologia dell'apogeo, Roma, Viella, 2000, p. 79-80.

[3] Per una definizione di e-book e per un approccio al problema si veda, ad esempio, Fabio Ciotti, E-book: la rivoluzione della lettura, in Frontiere di Rete: Internet 2001 - cosa c'è di nuovo, Marco Calvo [et al.], Roma-Bari, Laterza 2001, anche in Mediamente <http://www.mediamente.rai.it/divenirerete/010504/ebook.as p>; si veda anche Michele Santoro, La lunga marcia dell'e-book. Il libro elettronico fra dilemmi tecnologici e utilizzo sociale , "Bibliotime", XIII (lug. 2010), 2 <http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xiii-2/santoro.htm>.

[4] Cfr. Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, Roma, GLF editori Laterza, 2010.

[5] In realtà, come affermato da Giovanni Solimine ( L'Italia che legge, Roma-Bari, Laterza, 2010), i veri acquirenti di e-book sono i lettori "forti" e i libri elettronici sono oggetto perlopiù di "acquisto d'impulso"; inoltre, l'utilizzo di e-book sta contribuendo, ad esempio, ad ampliare la condivisione social dei propri "scaffali virtuali".

[6] Si veda, ad esempio, E-book: scenario attuale e prospettive future, "MinervaWeb", 3 n.s. (giu. 2011) <http://leg16.senato.it/relazioni/21616/309143/326107/326123/331387/331388/genpagina.htm >. Tra le pratiche di recente implementazione va ascritto il digital lending, per cui cfr, Giulio Blasi, Ebook, DRM e biblioteche: una mappa sintetica sulle prospettive del 'digital lending' per libri e altri media in Italia , "Bibliotime", 13, (nov. 2010), 3 <http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xiii-3/blasi.htm>.

[7] Alberto Caldioli, Immagini del libro tra tardo medioevo e contemporaneità, "Doctor Virtualis. Rivista online di storia delle filosofia medievale", 11 (2012) <https://doi.org/10.13130/2035-7362/2197>.

[8] Antonello Mattone e Tiziana Olivari, Dal manoscritto alla stampa: il libro universitario italiano nel XV secolo , "Diritto e storia", 4 (2005) <http://dirittoestoria.it/4/Contributi/Mattone-Olivari-Libro-universitario-XV-secolo.htm>.

[9] Tra la vasta letteratura di riferimento sul sistema della pecia rinvio soprattutto a Jean Destrez, La Pecia dans les manuscrits universitaires du XIIIe et du XIVe siècle, Texte et planches , Paris, Vautrain, 1935 <http://www.persee.fr/doc/rbph_0035-0818_1936_num_15_3_1201_t1_1132_0000_2 > e poi, in ordine cronologico, Guy Fink-Errera,La produzione dei libri di testo nelle Università medievali in Libri e lettori nel medioevo. Guida storica e critica, a cura di Guglielmo Cavallo, Roma-Bari, Laterza, 1983 (Universale Laterza, 419), p. 133-165 (ed. or.: Une institution du monde médiéval: la «pecia», " Revue philosophique de Louvain", 60 [1962], p. 187-210, 261-243); La production du livre universitaire au Moyen Age. Exemplar et pecia, textes réunis par Louis J. Bataillon, Bertrand G. Guyot, Richard H. House, Paris, CNRS, 1988; Giulio Battelli,Il libro universitario (pecia), in Civiltà comunale: Libro, scrittura, documento, Genova, Società ligure di storia patria, 1989), p. 279-313; Robert Marichal,Les manuscrits universitaires, in Mise en page, mise en texte du livre manuscrit, sous la dir. de Henri-Jean Martin et Jean Vezin, Paris, Editions du Cercle de la Librairie-Promodis, 1990, p. 211-217; Ezio Ornato, Apologia dell'apogeo. Divagazioni sulla storia del libro nel tardo medioevo , Roma, Viella, 2000 (I libri di Viella, 22), in particolare p. 79-142; inoltre, a titolo esemplificativo, Nikolaus, Weichselbaumerm, "Quod Exemplaria vera habeant et correcta": Concerning the Distribution and Purpose of the Pecia System , in Specialist Markets in the Early Modern Book World , edited by Richard Kirwan and Sophie Mullins, Leiden, Brill, 2015 <doi: 10.1163/9789004290228>, p. 331-350 <doi: 10.1163/9789004290228_018 >; Gero R. Dolezalek, La pecia e la preparazione dei libri giuridici nei secoli XII-XIII , in Luoghi e metodi di insegnamento nell'Italia medioevale (secoli XII-XIV) , a cura di Luciano Gargan e Oronzo Limone, Galatina, Congedo, 1989, p. 201-217; Maria Elisa Garcia Barraco, In Petiis. Il sistema della pecia e la produzione del libro universitario nel Medioevo , Roma, Arbor Sapientiae editore, 2014 (Medievalia, 2).

[10] Lo stesso e-book, così come è oggi configurato, si può considerare un'opzione al libro cartaceo, una sua versione parallela, di cui si può fare anche a meno.

[11] Cfr. Antonello Mattone e Tiziana Olivari cit.

[12] Giorgio Montecchi, La metamorfosi del libro dai rotoli di papiro al libro a stampa, "Doctor Virtualis. Rivista online di storia delle filosofia medievale", 11 (2012), p. 19 <https://doi.org/10.13130/2035-7362/2174>.

[13] Su struttura e articolazione della Bibbia di Parigi, si veda Sabina Magrini, La Bibbia all'Università (secoli XII-XIV): la 'Bible de Paris' e la sua influenza sulla produzione scritturale coeva , in Forme e modelli della tradizione manoscritta della Bibbia, a cura di Paolo Cherubini, pref. di Carlo Maria Martini; introd. di Alessandro Pratesi, Città del Vaticano, Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, 2005 (Littera antiqua, 13), p. 407-422. Sulle Bibbie portatili veda, ad esempio, Carlo Ruzzier, La Bibbia di Marco Polo e la produzione duecentesca di Bibbie portatili , in"In via in saecula". La Bibbia di Marco Polo tra Europa e Cina, a cura di Alberto Melloni, Roma, Treccani, 2012, p. 3-20 <https://pure.fundp.ac.be/ws/portalfiles/portal/13592016>.

[14] Sulle modalità di lettura nel Medioevo si vedano tra tutti, Paul Saenger, Silent reading: its impact on late medieval script and society, "Viator", 13 (1982), p. 367-414; Jacqueline Hamesse,Il modello della lettura nell'età della Scolastica e Paul Saenger,Leggere nel tardo Medioevo, in Storia della lettura nel mondo occidentale, a cura di Guglielmo Cavallo e Roger Chartier, Roma-Bari, Laterza, 1995, rispettivamente p. 91-116 e p. 117-154. Si veda, inoltre, Ludovica Braida, La lettura silenziosa: una rivoluzione inavvertita, "La fabbrica del libro. Bollettino di storia dell'editoria in Italia", 1 (2013), p. 2-8.

[15] Cfr. Carmine Aceto, L'esperienza della divulgazione della lettura digitale in biblioteca Un progetto della Biblioteca Provinciale di Campobasso "Pasquale Albino", "DigItaliaweb", 1 (2013), p. 94-111 <http://digitalia.sbn.it/article/viewFile/723/497>.

[16] Cfr. Barbara Bruschi, Lettura e scrittura dei testi digitali: lo stato dell'arte della ricerca , in "Form@re. open journal per la formazione in rete", 15 (2015), 1, p. 1-6 <http://dx.doi.org/10.13128/formare-16148>. La studiosa afferma come a tali "forme reticolari di organizzazione e rappresentazione dei saperi" si associa sovente "il sovraccarico cognitivo, il disorientamento e […] il rischio di una perdita dell'autorialità". Sul concetto di autorialità si veda Riccardo Fedriga- Roberto Limonta, Dall'auctoritas all'autore e ritorno. Fonti e circolazione dei saperi tra storia delle idee e della lettura , "Doctor Virtualis. Rivista online di storia delle filosofia medievale", 11 (2012), p. 136 <https://doi.org/10.13130/2035-7362/2199>.

[17] Cfr. Armando Petrucci, Alle origini del libro moderno. Libri da banco, libri da bisaccia, libretti da mano , in Libri, scrittura e pubblico nel Rinascimento. Guida Storica e critica , a cura di Armando Petrucci, Roma-Bari, Laterza, 1979, p. 139-155.

[18] Ludovica Braida, cit.

[19] Cfr. Nicola Cavalli, eReaders ed eBooks nelle università, Milano, Springer, 2012. Si veda anche Siegfried Schomisch - Maria Zens - Philipp Mayr, Are e-readers suitable tools for scholarly work?, "Online Information Review" (marzo 2012) <https://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/1205/1205.1227.pdf>.

[20] Si vedano, ad esempio, gli esiti di un'indagine indirizzata a studenti di area scientifico-tecnologica dell'Università del Kansas, cfr. Julie Waters - Jennifer Roach - Judith Emde - Scott McEathron - Keith Russell, A Comparison of E-book and Print Book Discovery, Preferences, and Usage by Science and Engineering Faculty and Graduate Students at the University of Kansas , "Issues in Science and Technology Librarianship" (winter 2014) <doi: 10.5062/f48g8hn5> o, ancora quella condotta su ricercatori, docenti e laureati presso la Sam Houston State University (SHSU) di Huntsville, cfr. Erin Dorris Cassidy - Michelle Martinez - Lisa Shen , Not in Love, or Not in the Know? Graduate Student and Faculty Use (and Non-Use) of E-Books , " The Journal of Academic Librarianship ", 38 (november 2012), 6 , p. 326-332 <https://doi.org/10.1016/j.acalib.2012.08.005>. E, ancora, i risultati di un progetto di ricerca svolto presso l'Università di Agder, pubblicati da Arthur N. Olsen - Brigitte Kleivset and Henry Langseth, E-Book Readers in Higher Education: Student Reading Preferences and Other Data From Surveys at the University of Agder , "SAGE Open" (April-June 2013), p. 1-8 <http://journals.sagepub.com/doi/pdf/10.1177/2158244013486493>. E, ancora, William Douglas Woody - David B. Daniel - Crystal A. Baker , E-books or textbooks: Students prefer textbooks, " Computers & Education ", 55 (2010) 3, p. 945-948 <https://doi.org/10.1016/j.compedu.2010.04.005>. Da considerare, seppur risalente a una decina di anni fa anche la ricerca condotta su studenti, studiosi e su un più ampio pubblico di fruitori dell'Università dell'Illinois (Urbana-Champaign), per cui si veda Wendy Allen Shelburne, E-book usage in an academic library: User attitudes and behaviors, "Library Collections, Acquisitions & Technical Services", 33 (3009), p. 59-72 <https://doi.org/10.1016/j.lcats.2009.04.002>.

[21] Si veda Christopher Hoff - Ulf Wehling - Steffen Rothkugel, From paper-and-pen annotations to artifact-based mobile learning, "Journal of Computer Assisted Learning", 25 (2009), 3, p. 219-237. Nello studio si propongono i concetti di 'punti di ancoraggio', 'artefatti' e 'spazi'. "I punti di ancoraggio definiscono le posizioni in documenti arbitrari. Gli artefatti catturano annotazioni su più punti di ancoraggio in diversi documenti, consentendo agli studenti di mappare il loro attuale contesto di lavoro che in genere contiene diversi documenti aperti e una relazione tra loro. Gli spazi sono repository per i materiali di apprendimento e le annotazioni che vengono automaticamente replicati tra gli utenti mobili collaborativi".

[22] Cfr. Yuanxiang Zeng - Xue Bai - Jie Xu - Chuqi Gong Huan He, The In? uence of E-book Format and Reading Device on Users' Reading Experience: A Case Study of Graduate Students , "Pub Res Q", 32 (2016), p. 319-330 <https://doi.org/10.1007/s12109-016-9472-5>. Come specificato dagli autori, i limiti di tale ricerca sono dati dal tipo campione selezionato e dal metodo utilizzato, quello dell'intervista. Si vedano anche i dati di una indagine precedente svolta presso la University of Electronic Science and Technology of China, per cui Ying Yang - Jiayan Yang - Xuemei Luo , A Survey on E-Book Utilization in University Libraries, in Digital Libraries: For Cultural Heritage, Knowledge Dissemination, and Future Creation. 13th International Conference on Asia-Paci?c Digital Libraries, ICADL 2011 Beijing, China, October 24-27, 2011 Proceedings, eds. Chunxiao Xing - Fabio Crestani - Andreas Rauber, London-NewYork, Springer Heidelberg Dordrecht, 2011 <doi: 10.1007/978-3-642-24826-9>, p. 379-380. I risultati di un'indagine svolta in varie università italiane "sulle opinioni, le percezioni ed i comportamenti degli utenti accademici circa l'utilizzo degli e-readers (lettori a inchiostro elettronico, tablet, smartphone) e dei contenuti "accademici" fruiti su questi device e su pc sono presentati nel volume di Nicola Cavalli, eReaders ed eBooks cit.

[23] Studi specifici in tal senso, ad esempio, sono stati condotti qualche anno fa in due scuole primarie norvegesi, in cui agli studenti, suddivisi in due gruppi, sono stati sottoposti rispettivamente i medesimi testi sia a stampa sia in PDF sullo schermo di un computer per verificarne comprensione, lettura e vocabolario terminologico. Il testo su PC, quando più lungo di una pagina e quindi scrollabile, è risultato di scarsa comprensione per i giovani sottoposti a test. Cfr. Anne Mangen, Bente R. Walgermo, Kolbjørn Brønnick, Reading linear texts on paper versus computer screen: Effects on reading comprehension , "International Journal of Educational Research", 58 (2013), p. 61-68; si veda anche Caroline Myrberg -Ninna Wiberg, Screen vs. paper: what is the difference for reading and learning? , "Insights", 28 (2015), 2, p. 49-54 <https://insights.uksg.org/articles/10.1629/uksg.236/>.

[24] Cfr. Andrea Nardia, Lettura digitale vs lettura tradizionale: implicazioni cognitive e stato della ricerca , "Form@re. Open journal per la Formazione in rete", 15 (2015), 1, p. 7-29 <http://dx.doi.org/10.13128/formare-15434> e Antonio Marzano - Rosa Vegliante - Iolanda Sara Iannotta, Apprendimento in digitale e processi cognitivi: problemi problemi aperti e riflessioni da ri-avviare , "Form@re. Open Journal per la formazione in rete", 15 (2015), 2, p. 19-34 <http://dx.doi.org/10.13128/formare-17058>.

[25] Cfr. Andrea Nardia cit., p. 10 (cita Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione, cit.).

[26] Sull'attuale panorama scientifico-tecnologico ed editoriale-commerciale in cui si colloca l'e-book si vedano in particolare gli interventi di Gino Roncaglia, Editoria digitale, un bilancio oltre le superficialità e qualche previsione , "Il Libraio.it" (09.02.2016) <https://www.illibraio.it/editoria-digitale-bilancio-previsione-319277/ > e Gino Roncaglia, Libri cartacei e ebook: ormai mercati divergenti? - L'analisi, "Il Libraio" (09.05.2016) <https://www.illibraio.it/libri-cartacei-ebook-mercati-divergenti-339560/>.

[27] Cfr. Nicola Cavalli, L'editoria scientifica e l'e-book: produzione, presentazione e fruizione , in Il libro elettronico e l'editoria digitale umanistica in Italia [prima conferenza virtuale telematica dedicata all'e-book e all'editoria digitale umanistica in Italia, 30 novembre 2002] <http://www.italianisticaonline.it/e-book/forum_2002/relazioni/cavalli_nicola.htm>.

[28] All'interno della macrocategoria dei 'nativi digitali' (da 0 a 25 anni) si distinguono: i nativi digitali puri (di età compresa tra 0 a 12 anni); le coorti di mezzo (13 anni); i Millennials (14-18 anni); i nativi digitali spuri (18-25 anni), cfr. Nicola Cavalli - Paolo Ferri - Andrea Mangiatordi - Andrea Pozzali - Francesca Scenini, Digital learning. La dieta mediale degli universitari italiani, Milano, Edizioni Ledizioni, 2010 (e-PUB).

[29] Nicola Cavalli, L'editoria scientifica, cit.

[30] Ibid.

[31] Sul mercato e degli e-book e sulla loro diffusione oltre Gino Roncaglia, Editoria digitale, cit. e Id., Libri cartacei e ebook, cit., si veda, ad esempio, anche Cristina Mussinelli, Ebook 2010: punto di svolta?, "DigItaliaweb", 1 (2010), p. 43-58 <http://digitalia.sbn.it/article/view/254>.

[32] Sui principali problemi dell'Open Access, tra la vasta letteratura di riferimento, pubblicata anche sulla rivista Bibliotime, si rinvia a Maria Cassella, Open Access e comunicazione scientifica, Roma, Editrice Bibliografica, 2012 (Bibliografia e Biblioteconomia). Politiche e incentivi seri e sistematici a favore dell'Open Access delle pubblicazioni scientifiche e, quindi, della disseminazione dei risultati della ricerca, sono state adottate in circa dieci paesi europei, comprendendo anche Regno Unito e Svizzera. Proprio quest'ultima ha previsto che dall'aprile 2018 "tutti gli articoli finanziati dall'ente dovranno essere pubblicati open access senza eccezione". A partire da ottobre 2018 anche "tutti i capitoli di libro e volumi dovranno essere pubblicati ad accesso aperto", per cui si veda Paola Galimberti, La politica di open access della Svizzera (19 gennaio 2018) <https://www.roars.it/online/la-politica-di-open-access-della-svizzera/>.

[33] Per alcune altre suggestioni sul futuro dell'e-book e sul ruolo delle biblioteche, cfr., ad esempio, E-book: scenario attuale e prospettive future, "MinervaWeb", 3 n.s. (giu. 2011) <http://leg16.senato.it/relazioni/21616/309143/326107/326123/331387/331388/genpagina.htm>.

[34] Cfr. Giulio Blasi, Gli e-book (e i contenuti digitali in genere) in biblioteca. Una mappa a partire dall'esperienza di MediaLibraryOnLine , "DigItaliaweb", 2 (2011), p. 9-28 <http://digitalia.sbn.it/article/view/474>.

[35] Sul prestito/distribuzione digitale si veda Id., Ebook, DRM e biblioteche, cit.

[36] Aderiscono al progetto SHARE le Università di Napoli Federico II, l'Orientale e Parthenope, le Università della Basilicata, di Salerno e del Sannio, per cui si veda Universities share. Scholarly Heritage and Access Research <http://www.sharecampus.it/>.

[37] Cfr. Alex P. Grover, E-Books as Non-interactive Textual Compositions: An Argument for Simplicity over Complexity in Future E-Book Formats, "Pub Res Q", 32 (2016), p. 178-186 <doi: 10.1007/s12109-016-9470-7>.

[38] Come evidenziato da Fabio Venuda nella prefazione al volume di Cinzia Mauri, Leggere in digitale, pref. di Fabio Venuda, Roma, AIB, 2012 (Collana Sezioni Regionali AIB. Lombardia, 1), un buon numero di lettori di e-book vorrebbe "condividere le esperienze di lettura, interagire con gli altri lettori e con l'autore, creare a loro volta contenuti".

[39] Cfr. Giorgina Araceli Torres Vargas, El libro digital universitario. Propuesta de un modelo de negocio, México, UNAM, Instituto de Investigaciones Bibliotecológicas y de la Información, 2016 (Biblioteca digital).

[40] Gino Roncaglia, Editoria digitale, un bilancio oltre le superficialità e qualche previsione, "Il Libraio.it" (09.02.2016) <https://www.illibraio.it/editoria-digitale-bilancio-previsione-319277/>.




«Bibliotime», anno XX, numero 1-2-3 (novembre 2017)

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