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Desiderio Chilovi

Cerco un libro...

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[Introduzione]

Queste parole si sentono pronunziare di continuo da chi studia; si ripetono ad ogni momento nelle sale delle pubbliche biblioteche: e l'idea che esse esprimono, così indeterminatamente, provoca la domanda: Un libro, di chi?... oppure: Un libro, su che?...

E non può essere diversamente; perché, o si cerca un libro in qualche modo conosciuto, o si cerca un libro ignoto e tale che, se rinvenuto, potrebbe agevolare i nostri studî.

E per trovarlo che cosa si fa? È presto detto. Saputo il titolo, si chiede senz'altro alla biblioteca; se manca, e se ci preme di averlo, si cerca altrove; e, potendolo, si acquista. Invece, quando ne ignoriamo il titolo, vorremmo che la biblioteca ce lo indicasse, e, possedendolo, ce lo offrisse di suo.

Poste le cose in questi termini, si domanda: in qual modo il bibliotecario cerca di soddisfare coi suoi lavori alle nostre richieste? Quale aiuto la biblioteca può prestarci nelle ricerche bibliografiche? Quale soccorso efficace possiamo sperare nelle nostre investigazioni dai cataloghi e dal materiale bibliografico d'ogni biblioteca? Ecco i quesiti ai quali sarebbe utile dare una risposta chiara ed esauriente.

[Il bibliotecario]

Il pubblico crede sempre di poter far grande assegnamento sul bibliotecario. Ma questa fiducia è troppe volte esagerata. Di fronte al bisogno il bibliotecario sa sempre troppo poco! Su questo proposito si racconta che nel secolo passato una gran dama di Corte chiedesse al bibliotecario della Nazionale di Parigi certe notizie genealogiche; ma egli non seppe che cosa risponderle. Sorpresa, gli domandò qual stipendio riceveva, e saputolo: «Mi meraviglio», disse, «che vi si possa dar tanto!» E l'altro calmo rispose: «Mi si dà questo, per il poco che so. Se si pretendesse di pagarmi anche per quello che non so, la Francia non sarebbe ricca a bastanza!»

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Di fatto è per tutti evidente che egli potrà conoscere, diciamolo pure, soltanto di vista, un numero relativamente più o meno grande dei suoi libri e, su molti di questi, potrà anche metter la mano in un batter d'occhio; ma aver modo di poterli ricordare assolutamente tutti, e al momento del bisogno, per porgerli al richiedente, sono le due grandi difficoltà contro le quali lotterà costantemente e con varia fortuna. La dottrina del bibliotecario; l'avere egli con tenacia studiato una piccola parte di qualche ramo dello scibile; l'essersi pazientemente addentrato in certi dati argomenti, sono cose che potranno giovargli molto, ma parzialmente, nella sua professione. Fuori di quella cerchia speciale, umanamente limitata, la sua dottrina sarà sempre troppo piccola cosa e impari al bisogno, se si porrà a confronto con le regioni diverse e gli spazi immensi, direi quasi infiniti, attraverso i quali il pensiero dell'uomo ha già peregrinato.

Fatta una eccezione per i conservatori dei manoscritti, per i quali l'erudizione e la conoscenza profonda della lingua adoperata e della materia trattata nei codici a loro affidati, sono assolutamente indispensabili; abbiamo ora, per i libri a stampa, due specie diverse di bibliotecari: quelli che abbagliati dalle antiche e gloriose tradizioni del passato vogliono non solo esser dotti in ogni cosa, ma pompeggiare tra gli eruditi; e coloro che, invece di dedicare tutto il loro tempo e il loro ingegno ad uno studio speciale e determinato, modestamente cercano e si sforzano di conoscere, a vantaggio del loro istituto, almeno a larghi tratti, le numerose vie per le quali il pensiero dell'uomo corre alla ricerca del vero; a qual punto è già arrivato; e quali libri nelle indagini e ricerche sarebbero più efficaci a chi studia. Essi cercano di essere utili in qualche modo ai frequentatori della biblioteca; e non tentano, con pubblicazioni d'ogni sorta, di guadagnarsi ammirazione e plauso al di là delle mura del loro ufficio! Essi non vogliono disporre a loro comodo e a proprio talento di una pubblica biblioteca; non credono esser stipendiati dal Governo per leggere o studiare per loro conto; la biblioteca non è un magazzino di libri da guardarsi semplicemente a vista; ma è uno strumento da rendersi validissimo per lo studio altrui. Sanno che soltanto col loro lavoro paziente ed assiduo possono dare alla biblioteca un valore ed una potenzialità letteraria e scientifica grandemente superiore a quella che, senza l'opera propria, non potrebbe avere.

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Senza un bibliotecario che pensi ed operi così, una biblioteca nazionale, diceva Disraeli, sarà sempre poco più di un Caos letterario.

In questo lento e difficile cammino, in questa improba fatica, il bibliotecario è confortato e sorretto dal pensiero che i suoi studi e l'opera sua potranno un giorno, vicino o lontano, egli non lo sa, giovare ad altri; gli appunti e i ricordi che egli via via raccoglie per i cataloghi – dei quali forse non ha veduto il principio e certo non vedrà la fine – saranno utili a chi studia e studierà.

[I cataloghi della biblioteca]

Nella ricerca dei libri è necessario separare i pochi che una biblioteca possiede dalla immensa quantità dei libri che le mancano, e le mancheranno sempre.

Limitiamoci per ora a discorrere dei cataloghi che registrano i libri della biblioteca: verrà forse in seguito l'occasione di parlare anche degli altri libri e dei mezzi che si hanno per arrivare a conoscerli.

E per prima cosa si domanda: Basta per una grande biblioteca un catalogo solo, o ce ne vogliono più d'uno? Come deve, o come devono essere? In questo le opinioni e i giudizi variano moltissimo. Dopo tanti anni che esistono biblioteche istituite e dirette da uomini di grande ingegno, di dottrina e abilità non comuni, dopo tante prove e così lunga esperienza, il problema non è stato ancora risolto, quantunque la sua importanza sia più grave e molto maggiore che non si creda comunemente.

Su questo proposito nella relazione della grande inchiesta fatta nel 1849 per la biblioteca del Museo Britannico si fa giustamente notare che una nazione «fintanto che non possiede un buon sistema di cataloghi non può conoscere in tutta la loro estensione quanto siano grandi i tesori letterari e scientifici che possiede, e dei quali dovrebbe potersi valere».

A me basta di aver qui accennato brevemente a questa importanza; nè posso, nè voglio esaminare i diversi metodi, le diverse regole con cui si compilano i cataloghi, nè addentrarmi poi in particolari tali, da mettere in rilievo i loro pregi e i loro difetti. È sufficiente che si sappia da tutti coloro che adoperano libri, che alla domanda: – se vi è nelle biblioteche il libro di uno scrittore, –

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risponde il catalogo alfabetico per nomi di autore; e che gli altri cataloghi, tolti quelli che hanno un carattere esclusivamente amministrativo, servono, più o meno felicemente, a far ritrovare negli scaffali i libri non conosciuti e forse preziosi per una determinata ricerca.

[L'arte di fare i cataloghi]

L'arte di fare i cataloghi non è tanto facile, quanto generalmente si crede. Per fare un catalogo qualunque occorre avere una esatta descrizione del libro; e già in passato il dotto compilatore del Catalogo della Bodlejana in Oxford si lamentava che fosse nella mente di molti la credenza in questa facilità; e scriveva: «Cosa vi è, si dice, di più facile che dare un'occhiata a un frontespizio e trascrivere il titolo di un libro?» Ma quando questo titolo deve servire, non per un ricordo personale, ma per un grande Catalogo, allora le difficoltà sorgono numerose sotto ogni aspetto. Le Associazioni dei bibliotecari fanno di frequente studio di questo argomento; ogni biblioteca detta e scrive le proprie norme; e bibliotecari di abilità e di esperienza incontestate redigono e compilano le leggi che si vorrebbero osservate da tutti. Certo, molti lettori resterebbero meravigliati se avessero sott'occhio le memorie e gli scritti intorno a quest'arte; se sapessero di dover leggere e studiare tutto ciò che di importante è stato scritto su questo argomento per poter da loro stessi, e con sicurezza, consultare un grande catalogo; se dovessero fra le norme più autorevoli e universalmente accettate, scegliere le migliori per adoperarle; se per copiare esattamente un titolo dovessero imprimersi nella mente le 91 regole dettate da Antonio Panizzi (1841) per la stampa del catalogo alfabetico della biblioteca del Museo Britannico; le regole del Jewett (1853), destinate ad una vasta collaborazione bibliografica; le regole del Cutter (1876), dello Dziatzko (1886) che ce ne dà 300; del Dewey (1888), per arrivare da ultimo, mentre si aspetta la nuova edizione ampliata di quelle dello stesso Dziatzko, alle 500 regole del Linderfelt (1890); regole che quasi tutte servono unicamente ad insegnare a trascrivere con la dovuta esattezza un titolo, in modo da potergli dare il posto giusto fra le migliaia di titoli del catalogo. È appunto perchè il lettore non conosce tutte coteste regole, che si vede talvolta nel caso di non trovare nel catalogo quello che effettivamente c'è.

Per dare una qualche idea di questa intricata legislazione fatta

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per mettere d'accordo i bibliotecari, e tutto il personale che lavora ai cataloghi, basterà porgere un esempio intorno ai titoli onorifici o ereditari spettanti agli scrittori. La cosa sembra di lieve importanza, mentre, invece, in un grande catalogo ne ha molta per l'identificazione d'un autore; per non confondere uno con un altro; per non arrivare alla strana anomalia che lo stesso autore possa essere denotato come due persone diverse, il che troppe volte succede.

Il Linderfelt, l'ultimo degli scrittori da me ora ricordati, ne parla (§ 422-453) per dire quando, come e dove, si deve prendere ricordo di questi titoli, che egli suddivide in onorifici e individuali; in quelli usati dallo stesso autore; in quelli che un autore si attribuisce e piglia da sè; in quelli ereditari di famiglia, i quali devono essere trascritti come sono nell'originale e non tradotti, come si fa per i titoli dei regnanti; quali sono i cambiamenti che i titoli di nobiltà subiscono secondo la legislazione inglese o l'uso di altri paesi; quando si deve mettere Lord e quando la scrittrice ha diritto di esser chiamata Lady; quando e come si deve prendere ricordo dei titoli di nobiltà che una donna aveva prima di prender marito; alla necessità di notar sempre sulle schede: Mrs, Miss, Lady, Mme, Mlle, Frau, Fru, Fräulein, Fröken, Signora, Signorina, ecc. quando dal nome, e forse dalla sola iniziale del nome, non è dato accorgersi trattarsi d'una scrittrice, ed evitare così il pericolo di lasciare, senza avvertirlo, una signora o signorina in mezzo a tanti uomini.

Per i titoli usati in Oriente, il Linderfelt, ne dà un elenco alfabetico (circa 500), ciascuno accompagnato dal suo significato, per sfuggire il caso di prendere per un casato un titolo o una semplice incombenza onorifica o una designazione qualunque, come sarebbe – giacchè parliamo di donne – Kokona, che in turco designa signora greca o altra signora cristiana.

Questa grande precisione è necessaria. La caratteristica principale che accredita un buon catalogo alfabetico, sta tutta in questo: che il titolo di un libro, nella successione dei diversi titoli, deve occupare un posto prestabilito e determinato; o è là, o nel catalogo non si trova. Quanto maggiori sono in questo proposito le incertezze – molte delle quali derivano appunto dall'allontanarsi nel trar copia di un titolo dalle norme prescritte, o dal non averle usate rettamente – tanto più cattivo e inservibile è il catalogo. Con simili incertezze si perde continuamente tempo nel cercare qua e là

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all'impazzata un titolo, per restar poi sempre col dubbio che il libro, che non si è potuto rinvenire nel catalogo, stia poi nascosto in biblioteca.

Ma il fin qui detto basta: perchè rinunzio al tentativo di voler persuadere e convincere il lettore cortese di queste grandi difficoltà. Ne dubitava persino Antonio Panizzi, il grande maestro. Egli, trattando appunto di queste difficoltà, scriveva a lord Ellesmere: «Profondamente impressionato, come sono, per le difficoltà delle quali le ho spesso tenuto parola, lo sono ancora, e molto più, dalla difficoltà di destare negli altri, intorno ad esse, un senso eguale al mio».

[La forma esteriore dei cataloghi]

Prima di parlare dell'ordinamento diverso dei vari cataloghi sarà bene dire qualche parola della loro forma esteriore, che può essere a tutti comune, perchè anche questa dà al bibliotecario molto da pensare.

Lo scrivere i titoli nell'ordine voluto in un registro, o stamparli sotto forma di libro, ha dei grandi vantaggi: i titoli scritti, o stampati, su di una pagina, rimangono fissi al loro posto e sono riuniti in uno spazio minore; così dallo studioso possono essere più rapidamente veduti e letti senza pericolo che siano disordinati.

Ma con tutti i mezzi immaginati fino ad oggi non è stato possibile lasciare o dar posto in un volume scritto al numero straordinariamente grande dei titoli che via via si devono aggiungere in modo da non scomporre o alterare l'ordine dato. Si pensò di lasciare dello spazio bianco fra titolo e titolo, riservato ai nuovi; si pensò di scrivere su di una pagina, lasciando quella di faccia bianca per le aggiunte; si provò a scrivere in fogli staccati le opere di un solo autore per potere introdurre, poi, altri fogli, fermandoli tutti con legature mobili; e, per la biblioteca del British Museum, si adottò il sistema di scrivere i titoli su striscie di carta e di impastarle alle sole estremità sulle pagine dei registri, per poterle staccare ad ogni momento, quando fosse necessario dar posto a nuove striscie. Al British Museum un legatore è sempre occupato in questa faccenda: ma tutto è inutile! Questi provvedimenti, che sarebbero bastati se il numero delle pubblicazioni si fosse mantenuto entro discreti limiti, sono insufficienti non solo per il numero crescente dei libri, ma più ancora per il numero stragrande dei titoli delle memorie scientifiche e letterarie da doversi, inevitabilmente, prima

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o poi, inserire nei cataloghi. Osservava benissimo il senatore Giorgio Picot che «anche i cataloghi, come tutti gli strumenti di lavoro, sono soggetti alla legge del progresso».

Colla registrazione scritta nel catalogo a volumi si ha anche la scheda, polizza di carta o cartoncino, sulla quale si scrive o si stampa il titolo di un'opera, oppure, ritagliandolo da un catalogo stampato o da una bibliografia, vi si impasta sopra. Riunite le schede, di eguale grandezza e ordinate a piacere, è facile inserire poi migliaia e migliaia di aggiunte nello schedario senza alterare l'ordine prestabilito.

La biblioteca pubblica di Boston stampa colla linotype, su cartoncino, in modo molto bello, tutte le schede del proprio Catalogo: lo stesso fa, per le biblioteche destinate alla cultura generale e per i libri moderni, l'Associazione dei bibliotecari americani; cinque grandi biblioteche americane stampano in società le schede che registrano le memorie inserite in centotrenta pubblicazioni periodiche diverse, fra le quali alcune italiane; e, fino dal 1880, ha fatto così la Biblioteca Universitaria di Gand, per la sua Biblioteca belgica o bibliografia generale dei Paesi Bassi, ed ugualmente il Concilium bibliographicum di Zurigo.

Altre biblioteche invece ritagliano i propri bollettini bibliografici; come ha fatto e fa la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze fino dal 1861, colla Bibliografia italiana, che era ed è compilata sui libri da essa ricevuti: similmente pratica da qualche anno la Biblioteca Nazionale di Parigi usando i suoi due bollettini; e la Reale di Berlino coll'indice dei suoi nuovi acquisti.

Ma la necessità di uno schedario non è avvertita soltanto nelle biblioteche; s'impone anche imperiosamente ai cultori di quelle scienze in cui più che nelle altre è rapido il progredire. Per questa ragione alcune fra le bibliografie più recenti si stampano a libro, lasciando al verso la pagina in bianco, perchè le indicazioni bibliografiche possano essere ritagliate e ridotte a schede, come hanno fatto per le Memorie di medicina il signor prof. Tullio Rossi Doria di Roma; col suo Indice sistematico delle opere di medicina entrate nella Universitaria di Pavia, il signor dott. Luigi De Marchi; il comm. Barbèra di Firenze col Catalogo perenne delle proprie edizioni; per la fisiologia il signor Richet di Parigi; per la geologia il signor Mourlon di Bruxelles, e il Bollettino della bibliografia giuridica italiana contemporanea dell'avv. S. Saladini,

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ed altri molti. Oramai il catalogo scritto in volumi è condannato a sparire e a cedere il posto alla scheda, e le stesse bibliografie, eccettuate quelle retrospettive, dovranno forzatamente esser stampate in modo da potersi ridurre a schede!

[L'ordinamento dei cataloghi]

Dette queste poche parole intorno alla forma esteriore che si dà ai diversi cataloghi, conviene ora dire che, fra tutti, il più alla mano, il più facile a compilarsi, e anche amministrativamente il più necessario, è certo il catalogo alfabetico per nomi d'autore. Ma questo catalogo, destinato a far conoscere allo studioso le opere di uno scrittore possedute da una biblioteca, e al bibliotecario il luogo dove esse sono collocate, non aggiunge alcuna nuova nozione bibliografica a quelle che già si avevano, fatta forse eccezione per qualche scritto ancora a noi sconosciuto di un qualche autore. È un catalogo, che quando è molto esteso offre grandi difficoltà per redigerlo in modo sempre uniforme, ed è più che altro destinato ad agevolare la consegna del libro.

Degli altri cataloghi di una biblioteca, compilati per rispondere alla seconda domanda, per sapere cioè: – quali libri intorno ad un dato argomento la biblioteca possiede, e questa è la cosa che allo studioso più preme – si può dire che due sono le forme principali, meritevoli di essere qui almeno ricordate. Quella che metodicamente raggruppa i titoli dei libri che trattano della medesima scienza o di uno studio particolare e determinato, e che poi dà, a questi titoli riuniti, l'ordine stesso col quale la scienza o lo studio si sono svolti e diramati, nel tracciare la via da essi percorsa fino ai giorni nostri; oppure l'altra, il catalogo a soggetti, nel quale – desunta da un titolo la parola che meglio designa l'argomento trattato – si raggruppano tutte le opere designate con quella parola, che si chiama parola d'ordine.

Queste parole d'ordine si dispongono poi, non in un ordine scientifico o sistematico qualunque, ma semplicemente nell'ordine voluto dall'alfabeto.

[Il catalogo a soggetti]

Parlando di quest'ultimo catalogo, del catalogo a soggetti, ho già detto in un altro mio scritto che «questa specie di musaico, formato coi frammenti e con le spezzature di un catalogo scientifico, buttati là alla rinfusa, e ordinati a gruppi fra di loro

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indipendenti, come esige la parola d'ordine, serve certamente per chi ha scarsa coltura, per chi si inizia ad uno studio, oppure a chi desidera sul momento una indicazione bibliografica qualunque; ma in questa disposizione alfabetica non vi sono traccie di logica o di razionalità».

E qui mi torna ripetere il parere recente di uno scrittore inglese, il quale dopo di avere asserito che con esso si esaltava «an A B C classification», aggiungeva «this is at once its glory and its shame!» Manca poi, e per una grande biblioteca è difetto gravissimo, qualsiasi carattere d'internazionalità.

In un catalogo alfabetico il casato di un autore è unico, è immutabile, è intelligibile allo studioso di qualunque nazione; resta uguale tanto in un catalogo fatto da Italiani, quanto se è fatto da Francesi, da Inglesi, da Tedeschi, ecc., salvo i pochi casi di difettosa e erronea trasliterazione dei casati, scritti in un alfabeto che non è il nostro.

Nel catalogo a soggetti, invece, bisogna necessariamente servirsi di una lingua, e la lingua in cui il catalogo è compilato non può essere conosciuta da tutti.

Ora il catalogo di una grande biblioteca deve, di certo, servire ai nazionali principalmente; ma al tempo stesso presentare agli stranieri, come riflessa in uno specchio, l'attività intellettuale di quel paese; dare ad essi facile modo di conoscere il pensiero, le vicende storiche, le manifestazioni artistiche ed i costumi paesani.

A coloro poi che respingono un sistema di classificazione scientifica, solo perchè le classi, le sottoclassi, le sezioni e le sottosezioni in cui il sistema stesso può esser ripartito non si succedono costantemente a tutto rigore di logica – come in questo istante le condizioni delle scienze esigerebbero – a coloro vorrei chiedere, se nel catalogo a soggetto, nel quale le parole d'ordine scelte si succedono e si avvicendano come in un dizionario enciclopedico, essi trovano questo nesso desiderato, questa successione logica della quale lamentano la mancanza; se saprebbero scoprire e indicare le affinità e le relazioni, che esistono e collegano i soggetti che precedono con quelli che seguono, in questo esempio, tolto a caso dal Catalogo semestrale della Libreria italiana (Milano, 1897, lib. I, pag. 48):

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Mineralogia – Miniatura – Minuetto – Miracolo – Miraglia (Paolo) – Mitologia – Moglie – Molino – Molluschi – Momenti d'inerzia – Monete – Monismo – Monte Allegro – Monte Pensioni pei Maestri – Montenegro – Monti (Vincenzo) – Morale – Morfologia – Morte – Mosto – Muscoli – Musica.

Se questo salterello, che così in piccolo riesce già tanto ameno e grazioso, si vorrà applicare al catalogo di una grande biblioteca, riuscirà ancora più bello e divertente. Perchè vi è anche da notare che, per scegliere queste parole d'ordine, non si ha una norma assoluta e rigida, prescrivente a tutti di servirsi per indicare il soggetto di una parola d'ordine piuttosto che di un'altra equivalente. E così per dare poi un qualche legame, una certa unità a questo catalogo, i richiami da una parola d'ordine all'altra si moltiplicano, si intrecciano, si accavallano: e non basta: si raddoppiano, si triplicano le schede, perchè allo stesso titolo sembra conveniente di assegnare differenti parole d'ordine. In tal modo il catalogo cresce a dismisura, e si gonfia stranamente.

Il R. Istituto Lombardo, che di recente ha adottate – e di ciò dobbiamo essergli molto grati – le schede a stampa per le sue importantissime Memorie, offre già più di un esempio di questo non lodevole gonfiamento. Per citarne uno, che trovo fra i miei appunti, ricorderò la seguente Memoria: Intorno al bordello di Pavia dal 14° al 17° secolo ed ai soccorsi di S. Simone e S. Margherita.

Una scheda stampata – ed è giusto – va con questo titolo sotto il nome dell'erudito autore della Memoria, ed è destinata per il catalogo alfabetico; la seconda, destinata al catalogo per soggetto, porta la parola d'ordine Pavia; la terza, Meretrici; la quarta, Postriboli. Ma volendo seguire con maggiore esattezza questo metodo si deplora la mancanza di una quinta scheda, Bordelli, perchè è proprio con questa parola che l'autore designa questi luoghi turpi, mentre per i ricoveri delle donne traviate di S. Simone e di S. Margherita non si è fatta una sesta ed una settima scheda! In un catalogo scientifico, qualunque sia il sistema seguito, il titolo di questa Memoria non troverebbe altro posto che quello dove stanno riuniti i titoli degli scritti che trattano della Polizia dei costumi. Procedendo così, i soggetti diversi potranno divenire diecimila, ventimila, cinquantamila e più.

Se la Società Reale di Londra adottasse, come il R. Istituto Lombardo, definitivamente questo sistema, per il suo Catalogo delle

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Memorie di scienze esatte pubblicate dopo il 1800; se continuasse anche in avvenire, come fa, a stampare le schede delle sue Memorie (Index Slips) per i suoi Proceedings, da ultimo non le basterebbero centomila parole d'ordine. Chi lo può prevedere? E ne seguirà la necessità d'un catalogo sistematico alle centomila parole d'ordine, per averle tutte presenti nell'assegnarle ad un titolo o nelle ricerche da farsi.

Si aggiunga poi che specialmente nella nuova terminologia scientifica, nella quale l'uso non ha ancora consacrato nè fatto accettare un determinato vocabolo, le incertezze e la confusione devono essere ancora maggiori. Non è molto leggeva in una buona Rivista scientifica popolare, il Cosmos di Parigi, il seguente avvertimento:

Les noms des oeuvres des Rayons X.

Les rayons Roentgen n'ont pas de nom puisque l'initiateur lui-même leur a infligé la dénomination de rayons X; quant à leurs effets, ils en ont trop, ce qui est quelques fois génant. Pour que nos lecteurs puissent s'y reconnaître quand ils ouvriront des revues étrangères, nous les avisons que les photographies obtenues par les rayons X s'appellent:
En France: Radiographie ou Radiogramme.
En Angleterre: Skiagraphie ou Skiagramme.
En Allemagne: Actinographie.
Quand nous recevrons des nouveaux noms, nous les signalerons...

Questo gioverà moltissimo a chi fa un gran catalogo a soggetti. Potrà aumentare il numero dei richiami... e non credere erroneamente che tutti questi termini scientifici siano fra di loro diversi, mentre servono per indicare la stessa cosa. Dispettoso destino! Anche questi raggi che portano la luce perfino attraverso i corpi non gioveranno a chi fa un catalogo a soggetto; anzi, creeranno confusione maggiore.

[Il catalogo scientifico e i sistemi bibliografici]

Parlerò ora del catalogo scientifico, il quale raccoglie in sè tutto il materiale bibliografico, posseduto dalla biblioteca, ordinato nel modo più vantaggioso agli studiosi d'una determinata scienza.

Qui importa distinguere lo schema adottato e il modo col quale poi si adopera. Questo sistema, comunemente detto sistema bibliografico, varia immensamente nella sua composizione, nella sua estensione. Ognuno vede e contempla lo scibile a modo suo, sotto

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cento aspetti diversi, e attraverso lenti d'ogni grado e colore. Pertanto il numero di questi sistemi, sia che abbraccino tutto o una sola parte dello scibile, è molto grande. Ogni biblioteca ha il proprio, e come se ciò non bastasse, molti bibliografi, per smania impaziente di emergere sugli altri, credono di doverci presentare nei loro lavori uno schema vantato come molto più scientifico degli altri. Non ce n'è uno che dica modestamente: «Ho disposto e ripartiti i titoli così, perchè ho creduto in tal modo di rendere più facile allo studioso la sua ricerca». Fra i bibliografi, come tra i nostri giovani scrittori, avviene qualche cosa di simile: questi non si credono uomini di soda dottrina e veri letterati se prima non hanno tormentato, a furia di commenti, alcuni versi di Dante..., commenti che, come asseriva il Montesquieu, parlando di quelli fatti alla Bibbia, lasciano poi tanti dubbi quanti ne sono i versetti; e ciò perchè questi interpreti considerano, egli dice, la Bibbia semplicemente come un libro che può dare ed accrescere autorità ad essi e alle loro idee preconcette: «c'est pour cela qu'ils en ont corrompu tous les sens et ont donné la torture à tous les passages».

Io non parlerò qui delle divisioni principali sotto le quali cotesti sistemi raggruppano i libri, per poi suddividerle e sezionarle da capo in un numero grandissimo di ramificazioni.

Questa enumerazione, come pure ogni discussione sul loro valore e pregi, poco monta per quello che qui voglio dire. A me preme di non inoltrarmi sopra un terreno infuocato, scottante, sul quale, se mai si mette il piede, conviene usare estrema prudenza; perchè al solo avvicinarvisi si ode, portato dal vento, come salutare avvertimento, l'eco dell'aria provocatrice che Lindoro canta a don Bartolo: «Dunque lei?... lei vuol battaglia? Ben battaglia le vo' dar...».

Impegnarsi in una battaglia simile sarebbe inutile; da questa battaglia nessuno uscirebbe vincitore o vinto; ogni combattente porterebbe con sè, a casa sua, parecchio bistrattate, le proprie idee. Però importa notare l'impossibilità di avere e di adoperare, per una grande biblioteca, un sistema bibliografico corrispondente a quell'alto ideale vagheggiato da molti, che sbagliano la classificazione filosofica delle umane conoscenze, colla classificazione, essenzialmente pratica, da darsi ai libri registrati in un catalogo.

Questi tentativi elevati, nobili, grandi, bisogna lasciarli a coloro

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che, dopo lunghi e pazienti studi e ricerche, sono in grado di offrire nel miglior modo possibile allo studioso il materiale bibliografico di una piccola e limitata parte di una scienza; a coloro che d'ogni libro sanno riferire come, quando, perchè e da chi fu scritto; quale valore ha il libro nella scienza, sia isolatamente o nelle sue relazioni con gli altri scritti prima o dopo la sua pubblicazione; a coloro che con la sola disposizione assennata dei titoli segnano le orme luminose lasciate dalla scienza nel suo progredire; in una parola, ai veri bibliografi; i quali, senza scriverla, delineano la storia di una scienza o di una parte di essa; e talvolta hanno nelle loro mani la fortuna di un libro! Qual'è il bibliotecario che può credere di poter far tutto questo per una grande biblioteca, nella quale ogni anno si rovescia una valanga di libri? e non solo credere di poterlo fare, ma di farlo bene? Per me a questa perfezione rinunzio, come a una cosa impossibile; e naturalmente lascio agli altri, senza muover loro rimprovero, la libertà di credere ed operare diversamente.

Che il filosofo ci spieghi l'origine delle idee, che ci parli dello scibile umano, che ci dica lo scopo al quale mira una determinata scienza, e quale importanza essa abbia nelle ricerche del vero; come si suddivida e si dirami nel momento in cui egli scrive; quali relazioni abbia con le altre scienze, è cosa certo utile e sovranamente bella; ma non vedo nessuna necessità o ragione nel bibliotecario, per dar ordine e rendere utile la sua preziosa suppellettile, di mettere in mostra un sistema bibliografico proprio, con la strana pretesa che esso risponda rigorosamente e sempre a tutto quello che si chiede ad un trattato filosofico sulla genesi delle idee o sulle conoscenze umane.

Nella scelta di un sistema bisogna accertarsi che esso corrisponda alle necessità della biblioteca. Il voler correre dietro a un ideale di perfezione è lo stesso che voler prendere e stringere un fantasma. Questa presunzione di far cosa perfetta impedisce che si facciano questi cataloghi, e si metta a disposizione degli studiosi il poco che si è fatto. E questo è male! La scienza cammina trionfalmente veloce, trasformandosi di continuo; non si ferma, per fare il comodo del bibliotecario, neppure un istante; non si lascia riprodurre, e rapidamente fissare dalla luce in una immagine fedele. Fra tanti sistemi scientifici, quello che sembra il migliore, poco dopo essere stato rigorosamente

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delineato, si trasforma per necessità e presto, almeno parzialmente, in un sistema convenzionale.

Nella loro quasi incredibile varietà non se ne è ancora trovato uno che sia stato benedetto e accolto dai più; i bibliotecari non si sono neppure messi d'accordo sul punto di partenza dal quale si dovrebbero prendere le mosse per farlo; e non tutti ci hanno detto quale idea principale ebbero, e con quali criteri hanno tracciata la loro classificazione.

Risalendo verso gli antichi, e prendendo a caso qualcuno di questi sistemi, si ha, per esempio, che il Fontanini e il padre Garnier hanno suddiviso tutto lo scibile giusta le quattro Facoltà: Teologia, Filosofia (comprendendo in questa Facoltà anche le altre scienze e le arti), Storia e Giurisprudenza. Il padre Garnier scrive: Doctrina quae libris comprehenditur perficit hominem secundum omnes animi vires doctrinae capaces; sunt illae vero quatuor: Ratio superior, Ratio inferior, Vis reminiscendi et Vis societatem cum aliis ineundi quae aliarum trium complexio quaedam: homo enim dictus est a veteribus animal Deo cognatum, rationale, politicum. Ma il padre Garnier, da buon cattolico, aggiunse poi quest'altra: l'Eterodossia, per non mescolare i libri cattolici con quelli messi all'indice. Il Lomeier fa precedere il suo sistema, destinato anche ad ordinare i libri negli scaffali, da questa dichiarazione: Librorum dispositio arbitraria est, eam tamen cum iucunditate et utilitate coniunctam esse oportet, e ci dà sette classi principali.

Stando al Leibnitz, invece, le classi principali dovrebbero essere otto. L'abate Girard supponeva l'uomo nello stato selvaggio; e di qui suddivide tutte le cognizioni, che egli potrà un giorno acquistare, in sei classi principali; dimostrando poi una decisa tendenza a suddividere ancora ogni classe per sei; e presentando poi dei riavvicinamenti bizzarri, e davvero selvaggi, come è quello d'accozzare il Corpus iuris colle regole per i giuochi d'azzardo. Il Denis, insigne bibliografo e bibliotecario di Vienna, ripartiva, cento anni fa, lo scibile in sette classi secondo il detto di Salomone (G. I.): Sapientia aedificavit sibi Domum, excidit columnas septem, perchè queste sette colonne che sostengono e ornano la casa della Sapienza simboleggiano il candelabro dell'arca santa, oppure i sette doni dello Spirito Santo.

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Se volessi ricordare con questi sistemi, qui citati a caso, più per l'anzianità della trattazione, che per la loro utilità, anche quelli sbocciati dopo, non finirei mai. Ma a titolo di curiosità voglio far menzione di alcuni, limitandomi alle sole grandi ripartizioni fondamentali, per dimostrare almeno quanto differiscano tra di loro. Eccone un manipolo:
Scienza universale e scienze speciali; scienze necessarie e scienze utili; scienze teoriche, scienze pratiche, arti produttive; scienze razionali, scienze empiriche; scienze antropologiche e cosmologiche; scienze formali e scienze materiali; scienze cosmologiche e scienze noologiche; scienze naturali, antropologiche e trascendentali; polilogia, cosmologia, andrologia, teologia.

In altri sistemi invece tutto il sapere umano è suddiviso con criteri diversi:

Il vero, il bello; memoria, ragione, immaginazione; idea, fede, scienza; memoria, immaginazione, intelletto; Dio, natura, uomo, ecc. ecc.,
e, per finire, citerò anche un sistema: odeogetico-metodico-enciclopedico.

Ora, di tutti questi e di molti altri sistemi, si vorrebbe sapere qual'è la partizione migliore? Quale, in tanta discordanza, è quello che in grandissime linee meglio suddivide lo scibile umano? Quale il più ben accetto ai bibliotecari e agli studiosi?... Questo non si sa e non si saprà mai.

Ma senza volermi diffondere di più e solamente per svelare in parte quello che realmente avviene nelle biblioteche a proposito di questi sistemi bibliografici rigorosamente scientifici, di cui si fa tanto scalpore, posso cedere la parola al signor Taschereau, che dirigeva la Biblioteca Imperiale, ora Nazionale, di Parigi.

Egli, sul finire del 1857, offriva il primo volume stampato del Catalogue des sciences médicales al ministro dell'istruzione pubblica, e diceva: «Je trouvai (1852) provisoirement conservé le système de classification méthodique adopté au commencement du siècle dernier, par Clément. Ce système était devenu inapplicable depuis que l'esprit analytique a fait voir le lien, qui unit ensemble les diverses parties d'une science et les sciences entre elles. La matière médicale fournissait particulièrement la preuve de cette impossibilité. Dans son rangement suranné et sans ordre, où les Eaux minérales et l'Art vétérinaire n'avaient pas trouvé

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place, on voyait la Chimie considerée comme une branche de la Médecine, y rattacher avec elle la Parfumerie et la Cuisine...» Non può esservi dubbio! È evidente che il sistema bibliografico del Clément, ideato nel 1635, era antiquato, non si doveva nè si poteva più conservare, nemmeno provvisoriamente, nel 1852! Anzi, reca meraviglia che sia vissuto fino allora! Cosa doveva fare il signor Taschereau? Fece quello che ognuno gli avrebbe ragionevolmente suggerito, come la cosa più savia e migliore. Non tracciò da sè questo sistema, non volle che lo facessero gl'impiegati superiori della biblioteca, perchè era impresa troppo difficile. Si rivolse al ministro dell'istruzione pubblica pregandolo di chiedere, in questa sua difficoltà, all'Accademia delle scienze mediche di Parigi di volere, nell'interesse pubblico degli studi e per il vantaggio e il decoro della più grande biblioteca del mondo, venirgli in aiuto, e tracciare quella parte soltanto del sistema bibliografico, che comprendeva le scienze mediche.

Il ministro trovò buona e giusta la domanda, l'approvò e scrisse subito all'Accademia. L'Accademia accettò l'onorifico incarico e prontamente nominò una Commissione. La nomina di una Commissione è quasi sempre il primo provvedimento, quando non è lo scappavia di un Corpo deliberante per non discutere una proposta, per non dare un giudizio.

La Commissione non si riunì... e si aspetta ancora la sua relazione... E anche questo non farebbe meraviglia; perchè troppe volte colle Commissioni succede così: ma in questo caso perchè non si riunì la Commissione? perchè non rispose?... Il signor Taschereau non lo dice; ma a me, e forse anche al lettore, questo silenzio sembra molto naturale... Poteva un illustre consesso, formato unicamente di persone che hanno veramente grandi studi e cognizioni, presentarsi a tutto il mondo civile, e dire: le scienze mediche devono essere suddivise così e così? e in questa suddivisione non limitarsi ai grandi gruppi, ma, come esigeva il catalogo, addentrarsi fino alle ultime, estreme e più minute ripartizioni? Poteva l'Accademia accingersi a questo lavoro arrischiato, nella quasi certezza che quando la biblioteca fosse arrivata alla fine della stampa di questo suo catalogo, lo schema non avrebbe più risposto in tutto e da per tutto alle rigorose esigenze della scienza? Poteva attestare ai posteri, vicini o lontani, con un documento solenne che l'Accademia non aveva preveduta nè intravveduta una

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evoluzione ancora latente della scienza, ma pure imminente? di non aver, per esempio, dato allora tutta l'importanza, che hanno presentemente, alle ricerche e agli studi bacterologi?...

Un'Accademia rispettabile non farà mai un simile sproposito. Se è costretta a fare qualche cosa di simile, indicherà nell'albero dello scibile, quali sono i rami più importanti che si staccano dal suo tronco, quali sono i rami minori che da questi rami principali traggono la loro vita; ma non arriverà mai all'ultimo ramoscello, per timore che da una vicina gemma, nascosta e da lei non ancora veduta, nasca un giorno un nuovo ramoscello, un nuovo fiore da destare la meraviglia e l'ammirazione di tutti! Potrà mandare una Commissione in Egitto a sollevare nel tempio d'Iside il velo che nasconde il senso arcano dei geroglifici, potrà trovare un Champollion che riesca a strappar questo velo, ma non indicherà mai, con tanti minuti particolari, le vie sulle quali la scienza dovrebbe muoversi.

Non avendo l'Accademia voluto rispondere, il Ministero, dopo tre anni di una inutile aspettativa, affidò quest'incarico al sig. Dubois, che fece lo schema desiderato, e il sig. Taschereau lo ringraziò pubblicamente perchè «sans le secours de M. Dubois, sans son courage à s'exposer à la critique, nous n'aurions pu remédier au silence gardé par l'Académie».

Di questo catalogo stampato in più volumi si sa ora questo: che serve sempre nella Biblioteca Nazionale di Parigi, che è ancora utilmente consultato dagli studiosi e dalle altre biblioteche del mondo, che lo schema di suddivisione scientifica è infinite volte migliore di quello che prima esisteva, che non presenta difficoltà allo studioso nel valersene... ma che oramai, per tutti coloro che esigono, nella ripartizione del Catalogo di una biblioteca, quella perfezione ideale della quale ho tanto parlato... bisognerebbe pigliarsi la briga di rifarlo e di ristamparlo da capo.

E ciò dovrebbe ammaestrare tutti, che anche nel fare i cataloghi scientifici delle biblioteche, e nel servirsene, bisogna per forza contentarsi di quello che umanamente è possibile; che la desiderata divisione dello scibile è sempre incerta e transitoria, per conchiudere che se uno schema bibliografico pratico, sia pure in parte convenzionale, può facilitare il lavoro da farsi e servire ai bisogni degli studiosi, si può francamente accettare, senza timore di offendere la dignità dell'arte di fare i cataloghi o la maestà della scienza!

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Ma fin qui non ho parlato che dello schema in genere, secondo il quale si ripartiva il catalogo scientifico, e non ho ancora accennato che grandi difficoltà si incontrano allorquando si vuole strettamente assegnare o determinare il posto che un libro deve occupare nelle ultime sezioni o ramificazioni dello schema; della difficoltà gravissima, e per una grande biblioteca insuperabile, di assegnare questo posto tenendo rigorosamente conto degli altri libri che trattano la stessa questione, lo stesso argomento.

A quest'ultima difficoltà si cerca di sfuggire ordinando, entro queste sezioni, i libri, sia cronologicamente, sia per parole d'ordine.

L'ordine cronologico ha talvolta questo difetto, che nella scienza si hanno contemporaneamente intorno allo stesso argomento due o più idee, con intendimenti diversi; e che in una stessa corrente d'idee si ha il suo pro e il suo contro. In teoria esse dovrebbero rimanere separate, benchè corrano simultaneamente. Invece la disposizione alfabetica per nome d'autore o per parole d'ordine disgrega, come ho già osservato, quello che è affine e lo disperde tanto più, quanto maggiore e più minuto è il frazionamento.

Su tale proposito penso che nella classificazione dei libri di una grande biblioteca non si possa badare a questioni di precedenza fra i diversi libri che trattano le medesime materie. Di questa precedenza, di queste relazioni fra i libri intorno ad uno stesso argomento deve, se ne ha bisogno, occuparsi da sè il lettore e il bibliografo. Il bibliotecario non deve andare più in là di quello che per la suppellettile letteraria e scientifica, a lui affidata, giudichi necessario e creda possibile. Non deve volere strafare. La sua riuscita dipende dalle proporzioni giuste e possibili date al proprio lavoro.

Il bibliotecario deve aver la virtù di sapersi fermare a tempo, altrimenti non verrà mai a capo di nulla, finirà, per voler far troppo, col dover interrompere il suo lavoro, come è accaduto alla Nazionale di Parigi, dopo aver stampato il Catalogo delle Scienze mediche e quello della Storia di Francia!

*

[Conclusioni]

Ma lo sperare di contentar tutti coi cataloghi di una biblioteca è vana pretesa, come quella di credere di soddisfare il pubblico mettendo un orologio sul campanile di una piazza. C'è sempre chi trova che l'orologio corre molto o poco, che le lancette si vedono

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poco, che suona troppo forte per i vicini, e che i lontani non lo sentono: proprio come dice l'abate Guichelet nella sua favola:
Tout, jusqu'au savetier, s'en mêle, et puis bavarde,
En tenant cent propos de cette espèce-là:
Elle manquait toujours par ceci, par cela;
On glosait sur le timbre, ainsi que sur l'ouvrage:
Sur ce point important on n'était pas d'accord;
On en trouvait le son trop faible ou trop fort.

Ma anche con tutti questi difetti, veri o supposti, l'orologio in qualche modo segna le sue ore, e tutti, brontolando, se ne servono.

Lo stesso avviene coi cataloghi della biblioteca. A torto o a ragione si dice molto male di quelli che ci sono: si grida, e non a torto, perchè in essi non si trova quello che si cerca e che ci dovrebbe essere; ma poi si finisce coll'adoperarli. Il guaio maggiore è quando non ci sono! Per mettere a nudo i loro difetti, per dire quello che si dovrebbe, o almeno si potrebbe fare, bisognerebbe esaminare, più di quello che ho fatto io qui, la loro compagine; studiare più minutamente il meccanismo che dà loro vita; e soprattutto determinare in modo chiaro e esatto per chi, e a qual fine, cotesti cataloghi dovranno servire, perchè anche i cataloghi, come tutto il resto della biblioteca, possono, o meglio devono, essere adattati ai diversi bisogni del pubblico che la frequenta.

Se per discorrere di tutte queste belle cose, mettessi, incautamente, il piede su cotesta via, e volessi inoltrarmi, il lettore mi abbandonerebbe, e mi lascerebbe solo a girare qua e là nell'intricato laberinto.

Ma se questi cataloghi sono insufficienti, quanto e come potranno servire i cataloghi stampati delle più grandi biblioteche del mondo? Che cosa si pensa di fare per dare a chi studia più rapida e sicura conoscenza di quelli scritti che la biblioteca non ha e non avrà mai, e che potrebbero e dovrebbero agevolare le sue ricerche e i suoi studi?

Queste sono domande serie che vogliono una risposta.


Fonte: Chilovi, Desiderio. Cerco un libro.... Roma: Direzione della Nuova Antologia, 1899. 23 p. Estratto dalla «Nuova Antologia&rquo;, n. 664 (16 agosto 1899), p. 672-690. Ripr. facs. dell'estratto, con note autografe: Cerco un libro... / Desiderio Chilovi; presentazione di Carla Guiducci Bonanni; postfazione di Gianna Del Bono e Marielisa Rossi. Firenze: Biblioteca nazionale centrale, 1989. 23, VII p. (I quaderni de Il Magliabechi; 1).
Per comoditΰ di lettura il testo è stato diviso in paragrafi, a cui è stato assegnato un titolo in parentesi quadre, in corrispondenza di alcuni degli stacchi bianchi dell'originale.
La spaziatura dei segni di punteggiatura è stata regolarizzata e sono stati corretti i seguenti refusi: "rovero" per "provero" a p. 17 riga 17; "utititate" per "utilitate" a p. 18 riga 25; omissione delle virgolette aperte a p. 10 riga 8 e di quelle chiuse a p. 20 riga 2.


Copyright AIB 2015-09-01, ultimo aggiornamento 2015-09-01, a cura di Alberto Petrucciani
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