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Open Data in biblioteche, archivi e musei: la Direttiva Europea 37/2013

Il Parlamento europeo ha approvato lo scorso 26 giugno 2013 – dopo solo 16 mesi dalla proposta della Commissaria Kroes – la Direttiva europea 2013/37/UE relativa alla revisione delle norme sull’utilizzo del patrimonio informativo del settore pubblico. La Direttiva che rafforzerà l’accesso alle informazioni degli enti pubblici anche con l’utilizzo di nuove applicazioni, è rivolta principalmente alle istituzioni che comprendono biblioteche, archivi o musei.
La Direttiva dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 18 luglio 2015, ma in Italia negli ultimi mesi si sono succeduti una serie di decreti che ne hanno, in un certo senso, anticipato i contenuti, entro un insieme organico di atti normativi focalizzati sulla pubblicità dei dati prodotti dalla Pubblica Amministrazione. Il tris di decreti rappresenta un gruppo unitario e organico di tre norme integrate, un atto dovuto verso i cittadini:

  • il D.lgs. 33 del 14.03.2013, subito ribattezzato “Decreto semplificazione” o “Decreto trasparenza” e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.80 del 5-4-2013
  • il Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, detto “Decreto Sviluppo” convertito in legge con modificazioni il 7 agosto 2012, n. 134 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 187 del 11-08-2012.
  • il Decreto-Legge 18 ottobre 2012, n. 179 convertito in legge il 17 dicembre 2012, n. 221 – e pubblicato in Gazzetta Ufficiale 18 dicembre 2012, n. 294 noto come “Decreto sviluppo bis” o anche “Decreto crescita 2.0”.

Con il “Decreto trasparenza” – considerato l’equivalente italiano del Foia statunitense (Freedom of Information Act) – si recepisce il principio sostanziale che i dati, le informazioni e i documenti in possesso delle amministrazioni sono un patrimonio collettivo, un bene pubblico, e come tale devono essere liberamente accessibili. “Tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente sono pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli”(art. 3).
Con il decreto sviluppo del giugno 2012, poi convertito nella legge 134/2012, e il successivo decreto sviluppo bis o decreto crescita 2.0, dell’ottobre 2012 è stato modificato il codice dell’amministrazione digitale, in vigore dal 2005, in particolare in relazione alle informazioni che le pubbliche amministrazioni sono tenute a pubblicare nei propri siti web. Le modifiche apportate hanno introdotto una novità essenziale: l’assunzione del principio “open by default”. Dati e informazioni. in mancanza di una licenza che dispone diversamente, dovranno essere disponibili al cittadino, in modo trasparente e aperto.
Sono passate forse inosservate le indicazioni operative dello scorso maggio 2013, che si concretizzano quale utile soluzione a supporto della trasparenza e ausilio nell’applicazione dei decreti sui dati aperti.
Ci riferiamo a due fondamentali documenti. Il primo riguarda la deliberazione n. 26 del 22 maggio 2013 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 134 del 10/06/2013) che detta alcune prime indicazioni sull’assolvimento degli obblighi di trasmissione delle informazioni all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture sulla base dell’art. 1, comma 32 della legge 190/2012. Il secondo è il comunicato del Presidente del 22 maggio 2013 con le indicazioni operative e le specifiche tecniche per la pubblicazione dei dati, compresi i dataset in tracciati XML, fornito di relativo schema XSD di convalida. Le specifiche tecniche hanno due obiettivi:

  • descrivere in dettaglio le modalità con cui la Stazione Appaltante deve comunicare all’Autorità l’avvenuta pubblicazione dei dati sul proprio sito web istituzionale;
  • descrivere le strutture dati che la Stazione Appaltante deve utilizzare per la pubblicazione delle informazioni in formato standard aperto sul proprio sito web istituzionale.

In un contesto di Unione Europea questa Direttiva è da considerarsi necessario strumento di armonizzazione minima utile a liberare grandi quantità di dati da tutti i paesi, con previsione di norme tra loro coerenti per rendere più facile la gestione transfrontaliera, determinando il tipo di dati pubblici disponibili per il riutilizzo sul mercato interno dell’informazione, coerente con il pertinente regime di accesso. Ciò per impedire che norme diverse adottate dai vari Stati membri ostacolino l’offerta transfrontaliera di prodotti e servizi, e per permettere che possano essere riutilizzati insiemi comparabili di dati pubblici per la creazione di applicazioni paneuropee basate su tali dati.
La Direttiva si compone di soli 4 articoli, di cui nel primo sono contenute tutte le modifiche alla precedente Direttiva 2003/98/CE, recepita in Italia con il Decreto legislativo 24 gennaio 2006 n. 36, e precisamente:

  • istituisce nuovi diritti sui dati pubblici, sancendo il generale principio di riutilizzabilità degli stessi nel rispetto della proprietà intellettuale e della privacy;
  • introduce un principio di disponibilità dei dati/ documenti, in qualsiasi formato o lingua;
  • disciplina il contenimento dei costi marginali obbligando gli enti a rendere trasparenti le regole e le metodologie di calcolo.

Negli altri tre articoli rispettivamente troviamo le disposizioni di applicazione, i destinatari, e le norme di entrata in vigore. Il cambio di rotta rispetto al passato riguarda la prescrizione imposta dal legislatore europeo che obbliga gli Stati membri a consentire l’accesso ai documenti e il loro riutilizzo, a differenza di quanto accadeva fino ad oggi con la vecchia Direttiva che lasciava facoltà di scelta al singolo Stato. Si tratta di una modifica di approccio ai dati del settore pubblico che modifica radicalmente la prospettiva rispetto al passato.
Nei 37 considerando che compongono l’atto normativo, si stabiliscono scopi e obiettivi della Direttiva e si determinano la potenzialità in termini di “apertura” all’informazione e al mercato. L’obiettivo è quello di agevolare la creazione di prodotti e servizi a contenuto informativo estesi all’intera Unione basati su documenti del settore pubblico, andando verso una totale condivisione del patrimonio culturale europeo, in particolare grazie all’apertura dei dati nelle tre istituzioni cardine di questa Direttiva:  biblioteche, musei e archivi.
Di grande interesse per biblioteche musei e archivi i considerando 14 e 15, dove si precisa che l’ambito di applicazione della Direttiva sia esteso alle biblioteche, comprese le biblioteche universitarie, ai musei e agli archivi, specificando che uno degli obiettivi principali della realizzazione del mercato interno è la creazione di condizioni propizie allo sviluppo di servizi su scala europea. “Le biblioteche, i musei e gli archivi detengono una notevole quantità di preziose risorse di informazione del settore pubblico, in particolare dal momento che i progetti di digitalizzazione hanno moltiplicato la quantità di materiale digitale di dominio pubblico.
Tali raccolte del patrimonio culturale e i relativi metadati possono costituire una base per i prodotti e servizi a contenuto digitale e hanno un enorme potenziale per il riutilizzo innovativo in settori quali la formazione e il turismo.” La Commissaria Kroes ha sottolineato il grande valore dell’informazione proveniente dal settore pubblico che con le opportune aperture diviene strumento fondamentale di rilancio dell’economia e di creazione di nuovi posti di lavoro.
Di notevole interesse i considerando 30 e 31 che prevedono progetti di digitalizzazione delle biblioteche in partnernariato con soggetti privati per accelerare i tempi di accesso al patrimonio culturale da parte dei cittadini e garantendo diritti di esclusiva a partner privati per periodi di tempo limitati a massimo dieci anni per i materiali di dominio pubblico. Nei considerando 23 e 24 si toccano gli aspetti relativi agli eventuali corrispettivi che le biblioteche, musei, o archivi possono applicare – anche superiori ai costi marginali – per non ostacolare il normale funzionamento dei servizi.
Gli enti pubblici possono imporre condizioni di utilizzo attraverso licenze che però devono imporre il minor numero possibile di restrizioni al riutilizzo, limitandosi alla citazione corretta delle fonti.
Nel considerando 26 si incoraggia l’uso di licenze aperte che dovranno divenire prassi comune.
Nel considerando 18 sono poste alcune limitazioni al riutilizzo dei dati, lasciando fuori – per le ovvie questioni legate ai diritti e alla normativa in tema di proprietà intellettuale – le istituzioni delle “arti dello spettacolo”, come i teatri, le orchestre e i relativi archivi. Se da una parte il considerando 36 specifica che la Commissione dovrà assistere gli Stati membri fornendo opportuni orientamenti, per quanto riguarda le licenze standard raccomandate, le serie di dati e l’imposizione di un corrispettivo in denaro per il riutilizzo di documenti, dall’altra si toccano gli aspetti correlati ai contratti e alle licenze che concedono diritti di esclusiva e che sono stati conclusi prima dell’entrata in vigore della presente Direttiva. Altre limitazioni riguardano i casi correlati alla sicurezza dello Stato o segreti commerciali, professionali o d’impresa, ma soprattutto l’equilibrio della Direttiva è determinato a non generare conflitti su un terreno scivoloso come quello che concerne documenti su cui terzi detengono diritti di proprietà intellettuale.
Nel considerando 20 vi è un interessante richiamo alla Direttiva (2007/2/EC del 14 marzo 2007 e recepita in Italia con D.Lgs. 32/2010) nota come Direttiva INSPIRE focalizzata sulle politiche che possono avere un impatto diretto o indiretto sull’ambiente. INSPIRE si basa sulla interoperabilità delle infrastrutture di dati spaziali e territoriali creati dagli stati membri. La coerenza con i principi di INSPIRE che disciplinano i requisiti di compatibilità e fruibilità dei dati territoriali è un passo fondamentale verso forme di interoperabilità intese come uniformità, a livello di
formati, granularità, metadatazione che possano garantire il pieno potenziale dei riutilizzo di dati geografici utili per le politiche ambientali, o in settori come l’agricoltura, i trasporti e l’energia.
Resta adesso da vedere il percorso di applicazione di questa Direttiva, che dovrebbe coinvolgere vari ministeri, le attività dell’Agenda Digitale, tutti i livelli amministrativi territoriali e naturalmente musei, archivi e biblioteche. In particolare bisognerà vedere – a livello di strumento normativo – come la nuova Direttiva impatterà sulle recenti norme già emanate in materia, i tre decreti e le specifiche della deliberazione già operativi dalla scorsa primavera.

antonella.derobbio@unipd.it
deveris@aib.it

URL: https://www.aib.it/attivita/2013/37887-open-data-mab/. Copyright AIB 2013-10-03. A cura di , ultima modifica 2013-10-03