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La desertificazione delle biblioteche

Con la progressiva scomparsa delle province, le biblioteche perdono la loro identità

Da Nord a Sud c’è il serio pericolo che le biblioteche perdano, poco alla volta, quelle peculiarità che da sempre ne fanno avamposti illuminati della società, spesso unico presidio culturale disponibile per tutti. La Legge Delrio del 7 aprile 2014 si è inserita in un sistema economico già in crisi che aveva ridotto in modo sensibile le risorse professionali ed economiche delle biblioteche di ente locale e, invece di creare sviluppo, sta mettendo a forte rischio la sopravvivenza dei sistemi bibliotecari territoriali che ogni anno offrono servizi a più di 40 milioni di cittadini. Non solo, la Legge Delrio ha coinvolto oltre 300 bibliotecari in tutta Italia, un numero che comprende dipendenti, lavoratori ad appalto o con incarichi temporanei – tutti professionisti preparati – che il Sistema bibliotecario italiano rischia di perdere se le biblioteche ex-provinciali non riprenderanno l’attività a pieno regime. La terza indagine sulle biblioteche pubbliche realizzata dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, alla quale l’AIB ha attivamente collaborato – dati riferibili all’anno 2014 – rileva che il 23,7% delle biblioteche rispondenti (4.766 biblioteche, un numero rappresentativo della situazione) ha speso meno di € 1.000 per l’acquisto libri e che la capacità di spesa per nuovi titoli è risultata dimezzata dal 2012 al 2014, sebbene ci sia stata qualche leggera compensazione con l’introduzione di servizi di accesso a banche dati elettroniche e al prestito di e-book.

Le Province avevano un ruolo essenziale di coordinamento, sviluppo informatico, sostegno ai servizi evoluti come il prestito interbibliotecario, la formazione e l’aggiornamento del personale. Assieme alle Regioni più avvedute sostenevano le spese di investimento, anche di piccole biblioteche comunali, per centinaia di migliaia di euro, che ora sono venuti a mancare. Anche nei Sistemi bibliotecari provinciali che producevano performances d’eccellenza si sono dovuti interrompere progetti e tagliare servizi, nonché mandare a casa formatissimi collaboratori esterni. Alcuni Comuni e diverse Regioni si sono fatti carico del riposizionamento del personale bibliotecario eccedente, ma questo ha provocato la dispersione e, in numerosi casi, l’annullamento di competenze professionali, costringendo molti bibliotecari, alla fine di marzo 2016, ad accettare incarichi in uffici come Tribunali, Monopoli di Stato e Agenzie delle entrate.

Ecco solo alcuni esempi da nord a sud dell’Italia.

NORD – LIGURIA

Sistema Bibliotecario della Provincia di Genova

Da gennaio 2013 il Centro Sistema Bibliotecario genovese non riceve alcun finanziamento, e dal 1 gennaio 2016 rimangono in servizio presso il CSB solo 2 persone, di cui una a part-time. Mentre è ancora “allo studio” una nuova convenzione tra la Città Metropolitana di Genova e i Comuni del territorio per la creazione di servizi bibliotecari coordinati (l’ultima convenzione è scaduta a gennaio 2015), il CSB continua, con grandi difficoltà, a fornire alle 27 biblioteche aderenti il servizio di prestito interbibliotecario mediante bibliobus, il prestito di lotti librari e di mostre a tema, rivolte in particolar modo a bambini e ragazzi, la consulenza per la gestione del catalogo online, la formazione di base per gli operatori e/o volontari, il sostegno ai progetti locali Nati per Leggere e più in generale al Settore Bambini/Ragazzi. Ma la mancanza di finanziamenti fa sì che non si riesca più ad aggiornare il patrimonio librario, a sostenere le mostre bibliografiche itineranti, a fornire il servizio “vetrina delle novità bambini e ragazzi” ai bibliotecari del Sistema, realizzare iniziative di promozione della lettura sul territorio (Notte dei libri insonni, pubblicazione dello Stuzzicalibro, bibliobus estivo), garantire la quota di manutenzione del catalogo online, organizzare corsi di aggiornamento e/o formazione per il personale delle Biblioteche aderenti al Sistema. Quando entrerà in vigore la nuova convenzione, le uniche certezze riguarderanno l’accordo, che sarà annuale, e tutte le spese vive – tranne quelle per il personale – che saranno a carico delle biblioteche aderenti.

NORD – EMILIA ROMAGNA

Provincia di Modena

Il Centro di documentazione della Provincia di Modena, che era il gestore della rete – più di 100 biblioteche aderenti – su cui tra l’altro si basava anche il Polo del Servizio Bibliotecario Nazionale, è stato semplicemente abolito. Le funzioni essenziali per la gestione della rete sono ora di competenza del Comune di Modena. Il Centro, che ha formato più di una generazione di bibliotecari attraverso centinaia di corsi, svolgeva un importante ruolo di coordinamento anche per gli aspetti informatici e ha portato innovazione sistematica nelle biblioteche del territorio modenese supportate da finanziamenti significativi.

CENTRO – TOSCANA

Sistema Bibliotecario Provinciale

In Toscana sono due le biblioteche gestite dalle Province: la Moreniana a Firenze e la Provinciale Maccarrone a Pisa. La Moreniana è una biblioteca di conservazione, mentre la Provinciale di Pisa, specializzata in diritto, economia e scienze sociali, è un servizio pubblico a tutto tondo e vanta un patrimonio di oltre 86.000 volumi. La Moreniana, a seguito della Riforma Delrio, è gestita dalla Città Metropolitana di Firenze. La situazione della Provinciale Maccarone di Pisa, invece, non è ancora risolta: le 8 unità di personale sono state trasferite, dal 1 novembre 2015, all’Università degli Studi di Pisa; per garantire l’apertura della biblioteca provinciale, il personale svolge metà servizio presso la provinciale e metà presso le biblioteche universitarie; l’orario della biblioteca è stato ridotto; il bilancio 2016 risulta quasi a zero ed è stato sospeso l’aggiornamento del patrimonio librario. Dal 1 gennaio 2016 l’apertura della biblioteca avviene con proroghe mensili. Ad oggi sappiamo che resterà aperta fino al 30 giugno. La Provincia di Pisa, quando ancora non si parlava della Legge Delrio, ha progettato un edificio (progetti PIUSS) dove avrebbe dovuto trovare collocazione la biblioteca provinciale insieme ad altri importanti centri di documentazione. L’edificio in via Gioberti è finito ma completamente vuoto.

SUD – PUGLIA

Le biblioteche provinciali in Puglia erano 4: Magna Capitana di Foggia, Santa Teresa dei Maschi-De Gemmis di Bari, Provinciale di Brindisi, Nicola Bernardini di Lecce.

Con la legge regionale applicativa della Delrio, la Biblioteca Provinciale di Bari è stata devoluta (struttura e personale) alla Città Metropolitana di Bari. Tutto il personale delle altre tre Provinciali, circa 80 persone, è entrato nel ruolo regionale, mentre per gli edifici che ospitano queste biblioteche e per la loro gestione non si è tuttora presa una decisione chiara. Ma per ragioni poco comprensibili la Regione Puglia, con un emendamento in commissione rispetto al testo del governo regionale, ha escluso dalla regionalizzazione i dirigenti (uno a Foggia e due a Lecce), non riconoscendo ad esempio a Franco Mercurio, direttore della ex biblioteca Provinciale “Magna Capitana” di Foggia, l’aver vinto un concorso pubblico nazionale da direttore bibliotecario. Ciò che è accaduto, al netto del salvataggio del posto di lavoro, è stato dunque un taglio lineare, che ha colpito in maniera diretta il management e le professionalità più alte delle biblioteche pugliesi, creando al contempo un danno agli utenti delle biblioteche che si vedranno privati di personale preparato e capace di rispondere alle loro esigenze.

Roma, 14 giugno 2016

 

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