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Manifesto AIB per la ripartenza delle biblioteche italiane

Documento versione 0.1 proposto dall’Associazione italiana biblioteche alla riflessione e alle proposte di integrazione e modifica di tutte le articolazioni AIB e di quanti vorranno contribuire dall’esterno.

22 luglio 2021

 

L’indagine ISTAT sulle biblioteche italiane rileva 7.425 biblioteche aperte al pubblico, una ogni 8.000 abitanti, escluse le biblioteche scolastiche e universitarie. Le biblioteche censite hanno registrato complessivamente 50 milioni di accessi fisici, una media di 8.500 visite per biblioteca e 837 accessi ogni 1.000 abitanti, con 8 milioni di utenti attivi sempre ogni 1.000 abitanti. Esiste almeno una biblioteca nel 58% dei comuni, con 18.600 addetti in totale, di cui circa 11.000 (il 59%) in possesso della qualificazione professionale di bibliotecario.

Si tratta dell’infrastruttura culturale più estesa e più utilizzata di tutte le altre, dai musei ai cinema, e di una delle reti di servizi pubblici o di pubblica utilità più capillare.

Ma il 58,3% di queste biblioteche si trova al Nord, dove si registrano anche gli orari di apertura più estesi, la maggiore dotazione di personale, sedi e attrezzature e le più alte statistiche d’uso, mentre solo il 17,5% e il 24,2% si trovano rispettivamente al Centro e al Sud.

Si tratta di dati perfettamente coerenti con gli indici BES relativi a istruzione e formazione e con gli indici DESI sulle competenze digitali.

Inoltre, sempre nel 2019, 4 addetti su 10, erano in servizio part-time e il 49% di essi erano volontari. Del resto, conoscevamo da tempo la drammatica carenza di personale bibliotecario nei nostri istituti e le innumerevoli situazioni di sotto-inquadramento, appalti al ribasso, sfruttamento del lavoro intellettuale dei bibliotecari e, in generale, dei professionisti della cultura.

Nel 2020, durante la pandemia, una biblioteca su tre di quelle censite ha chiuso. Quelle che sono riuscite a restare attive e che, prima della pandemia, disponevano di sufficienti risorse e tecnologie, hanno moltiplicato la loro offerta di contenuti e servizi a distanza e in non pochi casi persino domiciliari, dimostrando tra l’altro di essere una delle risorse più avanzate a sostegno della cittadinanza attiva e della cittadinanza digitale.

Durante il lockdown totale all’inizio della pandemia e ora che siamo in una diversa fase, quella delle riaperture, si sono moltiplicati appelli e proteste da parte di utenti di varia estrazione, che dimostrano (se ce ne fosse bisogno), l’essenzialità dei servizi bibliotecari e la necessità di garantire a ogni cittadino il più ampio accesso possibile alle biblioteche, alle loro sedi e ai loro servizi locali e online, implementandoli dove mancano e puntando al loro sviluppo quantitativo e qualitativo.

Le biblioteche sono aperte o non sono: sono strutture relazionali, servono ai cittadini di tutte le età, condizioni sociali, cultura e livelli di apprendimento, per informarsi, apprendere, fare ricerca, lavorare, incontrarsi, condividere attività e interessi, partecipare alla vita culturale. Devono accogliere i loro pubblici nelle loro sedi e nei loro ambienti digitali.

Come Associazione rappresentativa dei bibliotecari e delle biblioteche italiani, chiediamo a tutti coloro che, a tutti i livelli, hanno responsabilità di indirizzo, di governo o di gestione in materia di biblioteche e servizi culturali di considerare la ripartenza e il potenziamento del servizio bibliotecario pubblico una priorità assoluta per la ripresa nazionale, impegnandosi a fare ciascuno la propria parte per questa finalità.

In particolare, chiediamo:

  1. Di adoperarsi per la piena riapertura delle biblioteche, limitando le misure di contenimento della pandemia a quelle davvero necessarie (uso dei dispositivi di protezione, distanziamento ecc.), secondo quanto stabilito dal Governo nazionale e dalla Conferenza delle Regioni. Nel rispetto di tutte le regole per la tutela della salute delle persone, riteniamo che si possa e si debba trovare il modo per garantire agli utenti un’esperienza d’uso piena delle biblioteche, incluso l’accesso diretto agli scaffali aperti e il superamento del sistema degli appuntamenti: la normativa vigente obbliga a pianificare gli accessi per garantire il contingentamento delle presenze negli spazi delle biblioteche e il rispetto di tutte le misure per la prevenzione del contagio. Si tratta di una regola fondamentale cui debbono ispirarsi i piani di riapertura. Si può prevedere anche l’utilizzo di sistemi di prenotazione, ma non obbligatoriamente per l’accesso alle sedi fisiche. La prenotazione si è dimostrata efficace per regolare l’accesso a servizi a domanda individuale, come la consultazione dei materiali storici esclusi dal prestito o l’utilizzo delle sale studio. Tuttavia, l’accesso alle sedi bibliotecarie, allo scaffale aperto, alle sale destinate alla consultazione dei periodici, dovrebbe essere garantito con modalità libere e aperte, pur garantendo un ingresso contingentato, se necessario limitando i tempi di permanenza nelle sale. Anche riguardo all’isolamento dei libri, ricordiamo che è necessario solo per quelli rientrati dal prestito e che – alla luce degli studi sulla persistenza del virus sui materiali – tre giorni di isolamento sono più che sufficienti.
  2. Di sviluppare i servizi bibliotecari con investimenti progettuali e finanziari ordinari sulle sedi, sulla qualificazione del personale addetto, sull’accrescimento qualitativo e quantitativo delle collezioni. Le biblioteche non sono depositi, non sono fondi librari chiusi, sono organizzazioni di servizi per la conoscenza fondate sulle persone e rivolte alle persone. Il Piano nazionale per la lettura di cui alla legge 15/2020 dovrebbe integrarsi con gli altri piani d’azione nazionali per l’istruzione, per la ricerca, per la competenza informativa, per le politiche sociali, per la rigenerazione urbana, per la tutela, la valorizzazione e la fruizione a lungo termine del patrimonio culturale, pena la dispersione di preziose linee di finanziamento – reperibili anche nell’ambito del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza -, che invece possono e dovrebbero convergere su obiettivi comuni.
  3. Di individuare nei bibliotecari professionisti una risorsa strategica per il funzionamento e lo sviluppo dei servizi bibliotecari. Occorrono piani assunzionali ad hoc, per evitare di chiudere le biblioteche o di lamentare la carenza dei loro servizi, e occorre una politica delle esternalizzazioni dei servizi bibliotecari rispettosa delle professionalità richieste, garantendo la massima attenzione alla corretta retribuzione del personale e ai diritti previste dai contratti di categoria.
  4. Di definire a livello nazionale, come previsto dall’art. 114 del Codice dei beni culturali, gli indicatori per i livelli uniformi di qualità delle biblioteche e gli obiettivi di miglioramento qualitativo
  5. Di sostenere lo sviluppo dei sistemi bibliotecari territoriali e di servizi bibliotecari di base, in particolare al Sud. Le biblioteche, tutte le biblioteche, possono e devono cooperare tra loro, con gli altri istituti della conoscenza e con tutte le forze attive nelle comunità di riferimento per moltiplicare i servizi offerti ai loro pubblici. Le Regioni e i Comuni hanno un ruolo non meno importante di quello nazionale. Le prime possono definire indirizzi, stanziare finanziamenti strutturali, promuovere il confronto permanente su scala regionale tra tutti i soggetti pubblici e privati del mondo del libro. I secondi devono sviluppare le biblioteche e le reti civiche di biblioteche come servizi essenziali per le rispettive comunità. L’esistenza di servizi bibliotecari civici ben strutturati è preziosa, tra l’altro, anche per facilitare lo sviluppo di servizi bibliotecari specializzati (servizio bibliotecario scolastico in primis).
  6. Di promuovere progettualità condivisa, a tutti i livelli. Regioni e Comuni dovrebbero cogliere l’opportunità di promuovere Patti locali per la lettura dando vita a tavoli di lavoro permanente che vedano coinvolti anzitutto gli attori tradizionali del mondo del libro – le biblioteche, le scuole, le università, le case editrici, le librerie -, ma anche i settori produttivi (Camere di commercio; Unioni industriali), le associazioni culturali e del terzo settore. Queste iniziative non possono che essere affidate a una salda regia pubblica e a una dirigenza tecnica che sappia individuare obiettivi, elaborare piani d’azione, progetti esecutivi e possa coordinare e monitorare le attività. Come esempio di buona pratica, possiamo segnalare il sistema bibliotecario del Comune di Milano, sia in riferimento all’apertura di nuove biblioteche e servizi, sia in riferimento allo stato di avanzamento del progetto per la nuova BEIC, finanziato dal PNRR. Auspichiamo che anche in città come Napoli, carente da sempre di una rete di biblioteche civiche funzionanti, il grande progetto di valorizzazione di Palazzo Fuga, con l’idea di trasferirvi la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, che è tra le più importanti del mondo per le collezioni possedute, si fondi sulla stessa capacità di visione a lungo termine.
  7. Di rafforzare l’infrastruttura dei servizi bibliotecari nazionali, per realizzare una strategia efficace di cooperazione interbibliotecaria per la conservazione, fruizione e accesso a lungo termine al patrimonio documentario e ai servizi delle biblioteche italiane, ma anche per supportare lo sviluppo di nuove biblioteche
  8. Di utilizzare la rete delle biblioteche italiane come struttura portante di una azione nazionale di contrasto al “digital divide”, vale a dire implementare l’uso e la conoscenza dei mezzi informatici tra tutte le fasce di popolazione. La capillarità, la professionalità dei bibliotecari (che andrà ulteriormente sviluppata) e la capacità di coordinamento dimostrata, permettono di considerare le biblioteche come luogo e servizio di riferimento territoriale strategico per un’azione essenziale legata alla crescita culturale e sociale del nostro Paese.


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